Grauseditore
Piazza S. Domenico Maggiore, 9
Con “Andrai e
tornerai” Umberto Castagna esce dalla lunga consuetudine con gli archivi,
che ne ha fatto un esperto agiografo. Ancora oggi la sua penna è richiesta. Ma,
per la prima volta - superando con molto coraggio ogni antica reticenza -
scrive della sua esperienza personale, e si addentra nelle anse della sua crisi
esistenziale e nella ricostruzione del lungo travaglio che lo portò alla
rinunzia di una vita e di un ministero che non ha mai smesso di amare.
Ne è nato questo libro,
che non è una denunzia: è una testimonianza. E’ un racconto di quanto gli
avvenne, di quanti dirupi e sentieri accidentati percorse in quegli anni col
cuore in gola a ritroso nella sua vita (ecco il perché del titolo) per capire,
per non commettere altri errori, per fare pace con se stesso. Con l’aiuto di
una spietata analisi del profondo, si mise a sviscerare inesorabilmente la
propria storia, alla ricerca delle radici della vocazione alla vita religiosa e
dei motivi autentici che lo avevano portato tra le mura di un convento.
La scoperta di un cumulo
di macerie - la distruzione della sua casa e la tragica morte del padre - gli
apparve allora finalmente il fondamento fallace della sua vocazione e quindi la
fonte riconoscibile dell’angoscia e del disordine della vita. Ma uscirne fu
così doloroso da condurlo sulle soglie del suicidio. “Guarisci presto, Umberto.
Torna da me”, gli scriveva Nella, la donna apparsa nella sua vita, mentre
l’analisi lo rivelava a se stesso e lui si chiedeva:”Guarire da una vocazione?
Si può? È lecito? Io ho amato questa vita che mi stava distruggendo…”.
Altri religiosi e sacerdoti, costretti da motivi
diversi ad abbandonare la scelta fatta in gioventù, letto il libro, hanno
riconosciuto nella lucida narrazione del suo amaro percorso quello fatto anche
da loro, percorso ignorato, o esposto al sarcasmo di un giudizio ingeneroso e
superficiale.
Certamente, “Andrai
e tornerai” contiene problematiche che possono essere sollevate, ma lo
scopo per il quale è stato scritto non è quello di provocarle. E’ un racconto
schietto e senza sottintesi, quasi un
romanzo. E la penna consumata di Umberto Castagna ne rende la
Piero Graus