Categoria: pedofilia, efebofilia
Date: 12 Mar 2007

Dossier pedofilia
Parte prima: pedofilia nel mondo

Abusi e violenze sui bambini: 220 milioni di vittime

 

Dossier a cura della Redazione de “Il Dialogo”

p. Fausto Marinetti 

Pubblichiamo questo dossier sulla pedofilia su cui ha lavorato un gruppo di nostri amici e redattori. E’ un lavoro che ci è costato non pochi dolori, tanto è orribile questa realtà che è molto più diffusa di quello che apparentemente si pensa. Molto diffusa è soprattutto la pedofilia nell’ambito della chiesa cattolica, come risulta dalla seconda parte di questo dossier dedicata propria a tale aspetto. Chiesa cattolica che però continua a porsi, nonostante tutti gli scandali nella quale è immersa, come moralizzatrice e impegnata nella difesa della famiglia e dei costumi sessuali: quanta ipocrisia!
Perché ci siamo impegnati nella realizzazione di tale dossier? Perché molti nostri amici e collaboratori sono impegnati su tale tema? Il motivo che ci ha spinto si può così riassumere.
La chiesa gerarchica si concepisce come una torre inespugnabile. Gli attacchi contro questa torre sono venuti da tutte le parti, ma nessuno ha finora fatto breccia. Non ha fatto breccia San Francesco ai suoi tempi. Non hanno fatto breccia oggi neppure i teologi della liberazione in nome dei "depauperati della terra". La domanda che ci siamo posti è dunque: la pedofilia clericale può rappresentare oggi la BUCCIA DI BANANA sulla quale scivolerà il castello di carte (catechismi, teologie, encicliche, infallibilismi, ecc.) che sorregge la gerarchia e, dalle rovine, nascerà il vero popolo di Dio, dove non ci saranno più caste, privilegi, ma solo fratelli alla pari? Ovviamente non lo sappiamo, ma siamo convinti della necessità di dover fare la nostra parte, per aiutare il popolo di Dio a riprendere nelle proprie mani il proprio destino. Comunque vada si tratta di una questione di cui non possiamo non interessarci e di cui i cristiani devono farsi carico.

 

DOSSIER PEDOFILIA

PARTE PRIMA: PEDOFILIA NEL MONDO

 

ABUSI E VIOLENZE SUI BAMBINI: 220 MILIONI di VITTIME

Una ricerca delle Nazioni Unite offre un quadro sconvolgente sulle violenze e abusi sessuali, di cui i bambini sono vittime: "I bambini subiscono da parte degli adulti violenze mai viste o sentite per secoli. L'ONU esorta gli stati a proibire qualunque forma di punizione corporale, mutilazione genitale femminile, matrimoni prematuri e obbligati, delitti d'onore, violenze sessuali, torture, maltrattamenti disumani e degradanti". Bisogna prevenire la violenza, che è accettata come qualcosa di “normale”, socialmente approvata e anche istituzionalizzata. In 106 paesi sono ammesse le punizioni nelle scuole. Il rapporto, elencando diversi tipi di violenza, dimostra che esiste in tutti i paesi e da decenni questi traumi lasciano gravi ferite psicologiche (2006).

Nel mondo:

-150 milioni di ragazzine, sotto i 18 anni, il 14% della popolazione mondiale

-73 milioni di ragazzi, il 7%

- 82 milioni di ragazze si sposano prima di 18 anni, spesso soggette a violenze.

- 80/93% dei bambini subisce punizioni fisiche a casa e non parlano per vergogna

- 2 milioni i bambini in stato di schiavitù sessuale. Il traffico internazionale “smercia” ogni anno 700.000/1.000.000 di persone, l’80% donne e il 50% bambini (ONU, 2004), rendendo 9,5 miliardi di dollari/anno (FBI 2003). Dopo la droga e le armi, è il mercato più redditizio. 55miliardi di dollari il commercio della pedofilia on line. Una fotografia hard “vale” 30/100 dollari.

- 44 milioni di bambini navigano in Internet ogni giorno (2005)

- 29.000 siti pedofili nel mondo (1996/2000) con 12 milioni di ragazzi coinvolti, di cui  22 milioni e mezzo tra i 10 giorni ai 12 anni di età. La pedofilia ha trovato in internet nuove strade per "commerciare" l'infanzia con “giustificazioni culturali”.

- 1 bambino su 44visita un sito pornografico

- 1 bambino 5 su riceve proposte sessuali

 

In Italia:

 

·  22bambini al giorno sono oggetto di abusi sessuali

·  1.000 e più processi ogni anno

·  60-70 % degli abusi si svolgono tra le mura domestiche.

Sanzioni per lo sfruttamento sessuale dei minori e pedo-pornografia: 6/12 anni di reclusione, il commercio di minori di anni 18 per prostituzione: 6/20  anni; pene più gravi per reati nell'ambito familiare o su minori di età tra i 14/166 anni

 

CHIESA CATTOLICA AMERICANA e ABUSI SESSUALI

La vastità del fenomeno ha richiamato l’attenzione mondiale: 11.093 le vittime di oltre 5.000 preti, compresi 16 vescovi. Costo: un miliardo e mezzo di dollari. Secondo i calcoli degli esperti, se si calcola la media di dieci per pedofilo si arriva a  più di 100.000.

Per l’Associazione delle vittime (SNAP: Survivors Network of those Abused by Priests) la cifra è "troppo bassa". Le 11.093 denunce significano, che alcuni sono accusati più volte: il 25% in 2/3 occasioni; il 13%, 4/9, il 3% oltre 10 volte. Il 78% dei bambini è tra gli 11/17 anni, il 16% fra gli 8/10, il 6% meno di 7 anni. Su 11.000 incriminazioni, 6.700 sono confermate, 1.000 rigettate e 3.300 non indagate per decesso. R. Sipe, che da 25 anni studia il fenomeno, dice che esistono cause genetiche: «E' altamente probabile che nell'utero avvenga una qualche programmazione cerebrale di tutti gli esseri umani che contribuirà alle successive esperienze sessuali»; non è fondata l'equazione minore abusato uguale a adulto abusatore: «Nessuno sa perché, da adulti, soltanto alcune vittime di abusi diventeranno a loro volta violentatori di minori»; ci sono anche predisposizioni psicodinamiche, situazioni sociali e corruzione morale volontaria. Il sistema clericale riguardo la corporeità (celibato in specie) «blocca lo sviluppo psicosessuale del prete ad un livello preadolescenziale». Infatti: a) «Le deficienze della struttura dei seminari e il fallimento dell'integrazione di sesso e celibato creano una situazione in cui l'adolescenza è protetta e ritardata, o dove il celibato del prete funge da riparo per conflitti sessuali irrisolti».
b) «La struttura e l'atmosfera di potere della Chiesa tollera e in alcuni casi incoraggia la fissazione e la regressione sessuale». c) «La preferenza per la segretezza gioca a favore dell'affidabilità del prete e dei suoi superiori» d) «La mancanza di credibilità degli insegnamenti della Chiesa sul sesso promuove difese mentali primitive come negazione, razionalizzazione e scissione». Nel libro “Celibacy in crisis”, Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali), sostiene che la pedofilia è un'attività sessuale, ricorrente (almeno 6 mesi), intensa e urgente, perpetrata a danno di adolescenti in età prepuberale (dai 13 anni in giù). Al di sopra di questa età è considerata invece un abuso. Il 2% dei preti cattolici può essere considerato pedofilo in senso letterale. Si può parlare di patologia ecclesiogenica: «la sindrome è causata dalla educazione che rende tabù le aree del sesso e dell'erotismo, proibendone le discussioni in pubblico, che vengono considerate immorali, e a volte soggette a pene». «Le perversioni e le compulsioni sono i sintomi principali quando una sessualità salutare è repressa e negata invece che essere riconosciuta, praticata oppure gioiosamente e volontariamente abbandonata».

Sipe indica i punti, da cui ripartire per una soluzione:

1) La chiesa sa e sapeva della situazione ma ha tollerato, coperto, mentito in osservanza alla legge interna del segreto, che ha la sua parte di responsabilità.

2) Degli esponenti del clero hanno inclinazioni e praticano rapporti omosessuali.

3) La Chiesa non ha saputo monitorare gli abusi e i fedeli esigono la piena affidabilità.

4) Escludendo la donna dai luoghi di comando e di potere, se ne fa una figura idealizzata, verginale e materna, creando una struttura psicologica, che rafforza l'immaturità psico-sessuale e deviazioni di vario tipo.

5) L'insegnamento morale sulla sessualità basato su una «falsità antropologica» scredita il magistero: «Ogni pensiero, parola, desiderio o azione sessuale al di fuori del matrimonio è peccato mortale. Ogni atto sessuale all'interno del matrimonio non indirizzato alla riproduzione è peccato mortale».

6) Solo una riforma sul sesso/celibato darà una risposta efficace agli abusi sessuali e questa è la sfida più significativa che la Chiesa deve affrontare.

In Inghilterra la BBC tratta il caso del Cardinale Cormac Murphy accusato di coprire diversi preti, come Michael Hill accusato da una trentina di ragazzi.

In Irlanda si calcola sul 4% i preti pedofili. Dal 1945 al 2004 si contano 105 casi già condannati, 400 vittime dichiarate. In carcere ci sono 8 preti, 32 sotto processo.

In Italia sarebbero 400.000 i pedofili. Solo alcuni giornali ne parlano. Dal 1998 ad oggi il New York Time ha dedicato 150 articoli, La Repubblica, 40. Il 3% della popolazione è coinvolta con la pedofilia in rete, il 97% dei casi avviene in famiglia, parrocchia, con i vicini di casa. Don Fortunato Di Noto, dopo gli arresti di presunti pedofili, ha minacciato di fare dei «nomi eccellenti», ma quelli di presunti politici italiani non verranno mai rivelati. I casi di pedofilia clericale in Italia, negli anni recenti, sono una cinquantina. Dal 2003 risultano 17 condanne e 24 in giudizio. L’Italia è un caso unico al mondo, perché c’è di mezzo un Concordato, i politici non hanno nessun interesse di inimicarsi la gerarchia cattolica che condiziona il voto dei cattolici e poi si tratta di un paese a sovranità limitata, essendo anche la “parrocchia del papa” (dicono gli storici). Non si sa quanti preti pedofili perseguiti in patria (200 solo negli USA, 3.000 le loro vittime) siano riparati in Italia (almeno una decina) o in altri paesi del terzo mondo.

In Brasile il 50% del clero non rispetta il celibato, il 30% mantiene relazioni eterosessuali, il 15% omosessuali e il 5% presenta comportamenti problematici (travestitismo, pornografia). I preti pedofili sarebbero 1.700. La gerarchia tende alla loro copertura e alla colpevolizzazione delle vittime.

Qualche commento della stampa

Vittorio Zucconi scriveva il 5 dicembre 2002 a commento della pedofilia clericale negli USA:

 “Tremila pagine di vergogne indicibili, un "faldone" processuale pesante come una macina da mulino appesa al collo della cattolicissima Boston, della sua diocesi, della Chiesa americana tutta che tenta di non affogare nella bancarotta finanziaria, e soprattutto morale, nella quale si è trascinata. Sarebbe facile chiamare il processo di Boston contro il molto poco reverendo Paul Shanley e, indirettamente, contro il Cardinale Law, un calvario, perché questa che vediamo nell’aula del tribunale non è una scalata al cielo, ma una discesa all’inferno, percorsa da bambini tormentati da chi li doveva guidare, da novizie stuprate e sedotte nel nome di Cristo, di cocaina in oratorio, di ménage a trois, di scene da orridi conventi medioevali, non da diocesi nel secolo XX. Eppure questo brulica fuori dal sepolcro di ipocrisia scavato da una gerarchia di vescovi e di cardinali più preoccupati di "sopire e sedare", di evitare lo scandalo, piuttosto che di punire i colpevoli e di proteggere il gregge. Ora i giornali ci sguazzano, il Boston Globe riempie pagine intere con i documenti presi dal faldone processuale, e così fanno le televisioni, le radio, così facciamo noi perché ci consoliamo al pensiero di farlo per il bene. Ma che cosa ci può essere di bene nel prete che tirava di cocaina davanti ai catechisti affidati a lui, che offriva a donne tossicodipendenti una "linea" in cambio di sesso a tre o quattro, del direttore spirituale nel convento delle novizie che le toccava e le molestava spiegando loro che quelli erano i contatti con il corpo di Cristo? Niente, se non la rabbia che a Boston, come nelle altre diocesi d’America squassate da dozzine di casi come questi, si sta alzando contro i prìncipi e i pastori della Chiesa che nascondevano la verità a loro stessi, prima che ai fedeli. E giocavano alle tre cartine con i preti pedofili, drogati, corruttori spostandoli di parrocchia in parrocchia dopo qualche tentativo a vuoto di psicoterapia. Tutti sapevano tutto, dentro le stanze della curia, e nessuno faceva niente. Sulla lettera di accompagnamento per un prete dimesso da un centro di rieducazione, padre Robert Burns, e sottoposta al cardinale Law perché fosse riassegnato, c’è una notazione a mano a grandi lettere, problem: children, è un pedofilo. E padre Burns fu mandato a lavorare in una parrocchia del vicino New Hampshire, nel 1982 e soltanto nove anni, e molte denunce di stupro su bambini piccoli, dopo, nel 1991, fu finalmente rimosso con una lettera di encomio dal cardinale. La curia di Boston, la città del cattolicesimo irlandese e poi italiano, fiera della propria primazia gerarchica, di avere prodotto il primo e unico presidente cattolico, Kennedy, tentava di rimescolare la carte, di muovere da una parrocchia all’altra gli almeno 57 preti che in questi anni venivano denunciati, nella disperata illusione, come scrisse il vescovo ausiliario Madeiro, oggi cardinale di New Orleans, "che ricominciare da zero, in ambiente nuovo" potesse aiutare questi disgraziati fratelli a emendarsi, perché i sacerdoti sono sempre troppo pochi, perché le messe non hanno mai abbastanza celebranti, perché la speranza della grazia, del pentimento, della resurrezione non voleva morire in un pastore. Le tremila pagine diffuse dal giudice che presiede la causa contro padre Shanley raccontano una storia ben diversa. Ci sono le lettere terrificanti contro un certo padre Morissette, che attirava le vittime in sacrestia mostrando loro raccolte di materiale pornografico. C’è la denuncia di una parrocchiana contro Thomas Forrey, dal quale lei era andata per chiedere aiuto a salvare il proprio matrimonio e fu percossa, violentata e sistemata in una casa che padre Forrey aveva costruito per lei, tenendola schiava con le botte e con il ricatto della rivelazione vergognosa, fino a quando lei trovò la forza di denunciarlo. E’ facile immaginare i giorni di sconforto e di scoramento, nelle vecchie stanze della curia al centro di Boston da dove si vede attraverso i mosaici dei vetri il porto dal quale il "gregge" arrivò per decenni, tra pie statue e vecchi libri, quando tre novizie trovarono il coraggio di fare il nome di padre Robert Meffan, che le aveva convinte a fare sesso con lui spiegando che quello sarebbe stato "il matrimonio con la Chiesa" e che lui portava a loro "il secondo avvento di Cristo" nella fusione mistica di "carne e spirito". Eppure ancora e ancora, almeno dal 1984 quando Bernard Law divenne cardinale di Boston, le risposte della gerarchia furono evasive, minimizzatrici, addirittura apologetiche. O consumate in piccole transazioni private con le vittime, tacitate con piccole somme, con la temporanea rimozione del reprobo o intimidite dalla potenza di una diocesi troppo importante per una novizia sedotta o per un bambino violentato, anche se portava i filmini girati da un complice del prete, durante l’atto. Fino a quando il paravento di porpora non ha retto più e la legge, i pubblici ministeri, i giudici lo hanno strappato. Troppe denunce, troppe testimonianze, troppi documenti e soprattutto troppe vittime - 470 soltanto nel processo in corso contro padre Shanley, che ha prodotto le 3 mila pagine - perché tutto fosse mitomania di donne e di uomini, avarizia di avvocati, concorrenza di altre confessioni che, nel mercato americano della religione, competono per le anime e i borsellini del popolo. Il lungo silenzio della Chiesa cattolica si ruppe a Chicago, a Milwaukee, a New York, a New Orleans, a Miami, a Washington. I Pm e i giudici costrinsero monsignori e vescovi a deporre, minacciando anche il Cardinale Law di carcerazione se non avesse consegnato i documenti, perché nessuno, né un Cardinale di Santa Romana Chiesa né un Presidente, può sottrarsi alla legge o rifugiarsi, in un caso tanto atroce, sotto le sottane del Quinto Emendamento e non rispondere. Una prima condanna tributò 500mila dollari alla vittima di un prete bostoniano. Milioni di dollari li seguirono, mentre i fedeli, nella colletta domenicale, cominciavano a tirare indietro la mano dal bussolotto, inorriditi, scandalizzati da "queste rivelazioni di orrore indicibile" come le chiama la portavoce della Curia, la signora Morissey e decisi a boicottare il Cardinale Law che non si dimette. E ancora nessuno aveva visto il faldone delle tremila pagine, sentito il peso del macigno. Si mormora di una prossima dichiarazione di bancarotta, di insolvenza, da parte della Curia di Boston che è, come tutte le Curie americane, una società privata non profit, dove tutto è formalmente di proprietà del Cardinale in carica. Ma ci vorranno anni, non dollari, perché una madre di Boston possa lasciare il proprio bambino a un prete senza tremare”.

18/08/05 - L’Unità

“Dal gennaio 2005 esiste presso la Corte distrettuale di Harris County (Texas) un procedimento a carico di Joseph Ratzinger. Insieme al responsabile della diocesi di Galveston Houston, l’arcivescovo Joseph Fiorenza, i sacerdoti Juan Carlos Patino Arango e William Pickand figura anche il nome dell’attuale pontefice. È chiamato in giudizio con l’accusa di aver coscientemente coperto, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sacerdoti accusati di abusi sessuali effettuati su minori. A muovere l’accusa, documenti vaticani alla mano, è l’agguerritissimo avvocato Daniel Shea, difensore di 3 vittime di molestie di pedofilia […] ha manifestato in piazza san Pietro insieme ad esponenti del partito radicale contro le coperture assicurate ai preti pedofili. Tutto parte dal «Crimen Sollicitationis», un documento «strettamente confidenziale» del Sant’Uffizio a firma del cardinale Ottaviani del lontano 1962 che vincolava al segreto più assoluto, pena la scomunica immediata, tutti coloro, comprese le «vittime», che fossero coinvolti in procedimenti ecclesiastici riguardanti casi di pedofilia o molestie sessuali compiuti da religiosi. Secondo l’avvocato Shea quell’antica «istruzione» avrebbe avuto validità sino al 2001, così le gerarchie ecclesiastiche e vaticane avrebbero finito per «coprire» e favorire «deliberatamente» i «preti pedofili». La prova sarebbe in una nota dell’epistola «De Delictis Gravioribus» del 18 maggio 2001, che Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva fatto recapitare ai vescovi e agli altri ordinati e membri della gerarchia ecclesiastica. A questa accusa le gerarchie vaticane hanno risposto che le norme contenute nel documento del 1962 non hanno più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico, ma per Shea la lettera di Ratzinger non lascia spazio a dubbi. Ora la Corte di Houston ha il potere di chiamare in giudizio Joseph Ratzinger, ma l’attuale pontefice, avrebbe avanzato «richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti, che non ha ancora reso nota la sua decisione in merito». Il presidente George W. Bush può solo suggerire al tribunale di valutare questa opportunità. La Corte potrebbe autonomamente riconoscerla. Questo non fermerebbe l’avvocato Shea che ha assicurato di essere pronto, pur di difendere gli interessi dei suoi assistiti, a ricorrere sino alla Corte suprema contro questa decisione. In nome della separazione tra Chiesa e Stato si dice pronto a chiedere la messa in discussione del riconoscimento diplomatico da parte di Washigton della Santa Sede come Stato sovrano”.

Voci fuori dal coro:

Deal Hudson parla di “Dieci miti sulla pedofilia dei preti”

1. Non c'è prova che i preti siano più inclini alla pedofilia rispetto ad altri gruppi umani, è estremamente rara, solo dello 0.3%.

2. Il celibato non è causa di pedofilia, perché uomini sposati sono inclini quanto i preti all'abuso di bambini (Jenkins).

3. I cattolici del dissenso sfruttano la crisi, esigono l’abolizione del celibato obbligatorio come se il matrimonio riuscisse a impedire agli uomini di nuocere ai bambini.

4. Nella Chiesa Cattolica d'Occidente il celibato previene il nepotismo, permette di essere più indipendenti e disponibili. Il celibato per noi è la testimonianza vivente di questa vita in cui l'unità e la gioia del matrimonio tra un uomo e una donna è sorpassata nella perfetta comunione d'amore con Dio.

5. Non esiste una connessione logica tra il comportamento deviante di un'esigua minoranza del clero maschile e l'inclusione delle donne nelle sue fila. Ci sono ragioni per cui la Chiesa non può ordinare donne.

6. Gli omosessuali sono tre volte più inclini ad essere pedofili rispetto agli uomini eterosessuali. Questa forma di comportamento deviante è il tipo più comune di abuso da parte del clero ed è direttamente connesso al comportamento omosessuale. Purtroppo esiste una subcultura omosessuale all'interno della Chiesa. Ciò è dovuto a diversi fattori. La confusione della Chiesa in conseguenza della rivoluzione sessuale degli anni '60, il tumultuoso seguito del Concilio Vaticano II, e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella cultura diffusa hanno creato un ambiente in cui gli uomini omosessualmente attivi sono stati ammessi e tollerati nel sacerdozio. La Chiesa confidava nella psichiatri[c]a??? per vagliare i candidati e per curare i preti con problemi. Mentre il modo di rivolgersi da parte della Chiesa nei confronti di coloro che lottano con le attrazioni omosessuali è stato compassionevole, essa è stata ferma nel mantenere il punto di vista secondo il quale l'omosessualità è oggettivamente disordinata e il matrimonio tra un uomo e una donna è il contesto proprio per l'attività sessuale.

7. La gerarchia cattolica non ha fatto abbastanza per far fronte alla pedofilia. Il Codice di Diritto Canonico del 1983 dice: «Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti» (CIC 1395, 2).

Nel 1995 la Commissione ad hoc sugli abusi sessuali pubblicò delle direttive di condotta. La pedofilia venne riconosciuta come un disordine che non poteva essere curato e un problema che stava diventando più diffuso a causa dell'aumento della pornografia. Prima del 1994 i vescovi confidano troppo nel successo delle terapie degli psichiatri convinti che potesse essere curata con successo.

8. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è il vero problema, non la pedofilia. L'insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale è radicato nella dignità della persona umana e nella bontà della sessualità umana e condanna ogni abuso come lo stupro, l'incesto, la pornografia e la prostituzione infantile. Se quest'insegnamento fosse rispettato non ci sarebbe la pedofilia. Per la Chiesa l'attività sessuale senza l'amore e l'impegno fondati sul matrimonio insidia la dignità della persona umana ed è distruttiva.

9. I giornalisti cattolici hanno ignorato il problema della pedofilia.

10. L'obbligo del celibato limita il numero di uomini candidati al sacerdozio, col risultato di un numero elevato di sacerdoti sessualmente squilibrati. La grande maggioranza dei sacerdoti è normale, sana e fedele. Ogni giorno si dimostrano degni della fiducia e della confidenza di coloro che sono affidati alla loro responsabilità. Una vocazione sacerdotale, come il matrimonio, richiede il mutuo e libero consenso di entrambe le parti. Così, la Chiesa deve discernere se il candidato sia degno e adatto mentalmente, psichicamente e spiritualmente per impegnarsi in una vita di servizio sacerdotale. Il desiderio di un candidato al sacerdozio non costituisce la vocazione.

 Costanza Stagetti

E' vero che tra il clero cattolico ci sono più pedofili che in  altri gruppi sociali?

Secondo Jenkins non c'è nessuna evidenza che sia più comune nel clero cattolico che in altre denominazioni religiose o tra i laici. C’è certamente un problema nella Chiesa Cattolica, ma non è esattamente quello che viene mostrato dai media. Con il termine pedofilia si fa riferimento al desiderio sessuale verso bambini in età prepuberale. Solo una manciata di casi in vari decenni hanno coinvolto dei sacerdoti pedofili. Quasi tutti i casi presentati in realtà riguardano un’attrazione verso ragazzi adolescenti sessualmente maturi ma sotto i 18 anni nella legge civile e di 16 per il diritto canonico. Questo comportamento è una forma di omosessualità chiamata efebofilia. Jenkins sostiene che l’evidenza “suggerisce un tasso dello 0.2 %”. La vera natura del problema nella Chiesa Cattolica non è la pedofilia ma l’omosessualità e la maggioranza degli abusi riguardano adolescenti. Non chiarendo questo punto, i media hanno dato l’impressione che la Chiesa Cattolica attragga preti malati cui piacciono i bambini, invece che omosessuali cui piacciono i teenager (cosa che è sicuramente riprovevole moralmente, ma sempre meno disgustosa della pedofilia). C’è una sub-cultura omosessuale dentro la Chiesa accentuata con la rivoluzione sessuale degli anni 60, il tumulto conseguente al Concilio Vaticano II e la maggiore approvazione del comportamento omosessuale nella società, creando un ambiente in cui gli omosessuali attivi erano ammessi e tollerati nel sacerdozio. La Chiesa faceva grande affidamento sul parere degli psichiatri per vagliare i candidati  e per trattare quei sacerdoti che risultavano problematici. Nessuno sa quale sia la percentuale di religiosi  omosessuali. Donald Cozzens riporta tassi che vanno dal 23 al 80%. Un altro studioso, Leon J. Podles, ritiene che il tasso sia ben sotto il 20%, sebbene questo sia comunque da 7 a 8 volte maggiore che nella popolazione generale.

Il  matrimonio del clero non è stato una panacea per le chiese protestanti. Non ha impedito che anche loro avessero problemi con il clero omosessuale e con la pedofilia. La vera pedofilia è presente molto più spesso all’interno delle famiglie; il celibato allontana la maggior parte dei preti cattolici da tentazioni di quel tipo. Il matrimonio dei preti ha i suoi specifici problemi, che non vengono quasi mai riconosciuti nella discussione sul celibato. Primo, c’è il problema dell’infedeltà e del divorzio. L’opportunità di sposarsi non sembra aver diminuito i peccati sessuali nel clero, persino nelle chiese più conservatrici. Questi hanno effetti particolarmente devastanti sulla chiesa locale a causa della violazione delle promesse coniugali da parte del religioso e da parte della donna coinvolta. Inoltre, che cosa fare del pastore divorziato? Anche qualora fosse innocente egli non è più per il suo gregge un modello di matrimonio cristiano. Infine, c’è il problema delle love-story del clero che cerca moglie. Questo include non solo le tentazioni delle avventure, ma l’inevitabile pettegolezzo ed altri scompigli nella vita della chiesa. Ci sono problemi anche per il clero felicemente sposato. Molti matrimoni sono esemplari ed edificanti, ma buona parte del clero sposato non ha vita facile. La moglie e i figli sono sotto stretto controllo. La moglie non si sente padrona della situazione perché deve rendere conto alla chiesa di ogni minimo dettaglio della sua vita. Quando i bambini si comportano male essi sono un doppio peso per il padre. Se il pastore ha una famiglia piccola non è un esempio di fiduciosa generosità per quei cristiani che non vogliono figli. Se ha una famiglia grande è condannato a vivere in povertà o a diventare oggetto di critiche da parte di quei  parrocchiani che non possono permettersi una famiglia numerosa, quindi perché dovrebbe permettersela il pastore?

E' vero che la gerarchia cattolica non ha fatto niente per contrastare la pedofilia?

Sicuramente la gerarchia non ha fatto abbastanza per impedire gli abusi, tuttavia affermare che la Chiesa non ha fatto niente è sbagliato.

M. Caterina Jacobelli “reagisce” di fronte a distinzioni sottili (e speciose?) come la distinzione tra pedofilia ed efebofilia:

 

“Come donna e come cristiana, - sono dottore in teologia morale - sento il dovere di rendere tutti i miei fratelli, credenti e non credenti, partecipi dell’indignazione profonda che si è impadronita di me dopo aver letto il comunicato ufficiale dei vescovi statunitensi al termine della riunione interdicasteriale sulla pedofilia dei preti. Al punto 7 si legge (Osservatore Romano 25.4.2002, p. 7): “(…) i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi (…) si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia”. É un’affermazione talmente turpe da non aver bisogno di commento. Mi chiedo come un consesso di persone giunte ai più alti gradi della gerarchia cattolica possa, insieme con il pontefice, giocare così sulle parole, di fronte ad un problema di tale enormità. Gesù ha detto: ”Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli (…) sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina (…) e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). Per quello che ho letto, nessun giornale - e men che mai l’Avvenire lo ha rilevato. Quale credibilità può avere una chiesa ai cui vertici siedono persone di tanta ipocrisia? Sono felice di aver ricevuto il dono della fede, sono felice di essere cristiana. Mi vergogno profondamente di questa chiesa. É in corso la campagna per l’otto per mille. Spero che gli italiani  - come già fanno i cattolici americani - negando il loro contributo diano l’unica risposta che queste persone probabilmente comprenderanno” (2.5.2002).

 

II PARTE

 

Un testo sconvolgente sulla pedofilia clericale negli Stati Uniti:

R. Sipe, A.W.R. Doyle, P.J. Wall: Sex, priests, and Secret codes. The celibacy Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse, Volt Press, Los Angeles, 2006.

 

11.093 le vittime di oltre 5.000 preti, compresi 16 vescovi. Costo: un miliardo e mezzo di dollari. Se si calcola la media di dieci per pedofilo si arriva a 100.000.

Per la prima volta si rivela l’enormità di un delitto, che, senza il contributo dei vescovi, non sarebbe stato possibile. Lo scandalo è che la “strage” si sia consumata “con” le mani consacrate di uomini di Dio. (Su Google, "pedophilia catholic church", appaiono più di 600.000 testi, quanto basta per dire l’importanza che gli viene data).

 

 

Gli autori:

 

-Padre Thomas P. Doyle o.p.: dottore in diritto canonico, avvocato presso l’ambasciata vaticana negli USA, intervista e difende più di 2.000 vittime.

- Richard Sipe: sposato, già monaco benedettino per 18 anni, psicoterapeuta, da 34 cura vittime e carnefici.

- Patrick J. Wall, già monaco benedettino, sposato, studioso di teologia, politica e diritto canonico, è un esperto in materia giuridica riguardante la pedofilia.

 

- Dati sulla Chiesa negli USA: su 67.3 milioni di cattolici, ci sono 42.271 preti, 14 cardinali, 48 arcivescovi, 373 vescovi, 14.493 diaconi (in aumento del 10% l’anno, il 90% è sposato), 67.773 suore (30 anni fa erano più del triplo), nel 2005 si sono ordinati 438 preti, di cui il 37% è di origine latino-americana.

 

 

La storia

 

Fin dal 1924 i preti con disturbi mentali vengono ricoverati in casa di cura. Negli anni ’50 sottoponendo i seminaristi ai test psicologici, si scopre che i loro “problemi” non sono di natura mentale/morale, ma di immaturità emozionale, che non si cura con la preghiera. Il 20% del clero soffre di depressione, schizofrenia, abusi sessuali. Circolano voci, sospetti, segnalazioni. Dall’alto si rassicura: la pedofilia è trattata come una malattia mentale (anni ’60). Nel 1962 gli Stati deferiscono alle autorità centrali le violenze sui minori e dal 1968 si danno una legislazione, che nel 1974 diventa federale. Le case di cura mentale si moltiplicano (anni’60), l’aumento dei preti dediti all’alcool, droga, abusi sessuale, è allarmante (anni ’70). Nel 1968 la Conferenza Episcopale Americana (=NCCB) ordina una ricerca sul fenomeno.

1971: su 1.500 preti presi in esame (anni 1930/70), il 20/25% ha gravi difficoltà psichiatriche, il 60/70% soffre di immaturità emozionale con attività etero/omosessuale. Secondo un’altra ricerca il 74% è immaturo: “La sessualità, non risolta né integrata, in molti è a livello adolescenziale”. Il disastro è annunciato ma i vescovi non vogliono vedere. Nel 1976, Sipe e Bartemeier li mettono in stato di allerta: il 6% dei preti è pedof

ilo. Le denunce aumentano, le case di cura funzionano a pieno ritmo (1).

 

I fatti

1983/84: il caso di  p. Gauthé, 37 stupri, suscita l’indignazione nazionale. Lo psichiatra descrive la situazione della vittime come “di una tale assurdità che non si riesce neppure a descrivere”. Diversi ragazzi vivono in un incubo permanente e sono sotto terapia. La diocesi di Lafayette è citata in giudizio per aver occultato gli abusi risalenti al 1972. La prova della complicità del vescovo è di pubblico dominio. Per la prima volta i media fanno sapere “come” è gestita la “cosa”. Il delitto è così diffuso, che non si riesce più a nasconderlo: 2.000 casi solo nel 1985.

1990: R. Sipe nel libro Mondo segreto: sessualità e indagine sul celibato, analizza 1500 interviste (1960/1985): il 6% è pedofilo, il 20/25% frequenta donne, il 15% uomini (2).

1992: i media amplificano il caso di p. James Porter, 200 stupri, 8 anni di carcere. Tra il 1985/1992 si accumulano le prove contro i prelati, che trasferiscono i pedofili da una parrocchia all’altra, diffondendo l’epidemia. 

1993: le vittime si organizzano in associazione.

1997:  p. Kos, in tribunale a Dallas, di fronte a 12 vittime. Nonostante le prove e il giuramento sulla Bibbia, il card. Mahony nega di essere al corrente, ma è condannato per complicità. La vicenda risale al 1993 quando le vittime di tre preti, Kos, Hughes, Peebles, sporgono denuncia. La diocesi rifiuta di patteggiare per un milione di dollari e solo per p. Kos ne pagherà 32. La diocesi di Louisville sborserà 25 milioni, Boston 85, Orange 100. La gente non è più disposta a sostenere una Chiesa inaffidabile.

2002: la notizia di 150 stupri di p. John Geoghan sconvolge l’America. Il Boston Globe ottiene l’autorizzazione giudiziaria di consultare l’archivio segreto della curia: emergono dal nulla 1.200 tragedie, 150 preti pedofili. L’indagine viene estesa a tutto il paese.  Il papa convoca i cardinali, il card. Low è costretto a dimettersi, la NCCB nomina una commissione.

2005: a Boston p. Paul Shanley è condannato a 12 anni di reclusione. 

 

Alla fine degli anni ’70 i vescovi si chiedono: che fare per prevenire la strage? come curare vittime e trasgressori? A volte i violentati sono trattati come seduttori. Un vescovo dirà che quei preti “sono vittime ingenue di ragazzacci di strada”. La gerarchia attribuisce le aberrazioni sessuali alla società materialista, alla sovra-esposizione del sesso, all’enfasi dei media. Parte la crociata in difesa del celibato. Una condotta sconcertante: come può un’istituzione dalla rigida morale sessuale permettere migliaia di abusi? Non si vuole ammettere che la causa principale è l’immagine che la Chiesa ha di se stessa: governo gerarchico di istituzione divina; il papa incarna ogni potere: giudiziario, legislativo e esecutivo (can. 331, 333); ogni vescovo ha lo stesso potere nella sua diocesi (381). Senza distinzione di poteri, non c’è possibilità di controllo. La Chiesa si dichiara “società perfetta”, indipendente e autosufficiente. Il Vaticano II la definisce “popolo di Dio”, ma il diritto canonico conserva la struttura monarchica e, grazie a Giovanni Paolo II, si torna al Vaticano I (1870).

 

Tre casi emblematici

 

Tre casi, nella stessa diocesi, sono il paradigma di tutto il paese.

 

Padre Peebles: la sua ordinazione viene rinviata due volte per alcolismo. Nel ‘79 il primo stupro. Nessuna indagine, è nominato assistente degli scout (‘81) e poi cappellano militare. Nel 1982 violenta un altro minore. In caserma, altro tentativo. La diocesi convince familiari e autorità militari che “la denuncia causerebbe più male che bene”. Nominato cappellano a Dallas (‘84), nel 1985 diventa parroco. Un anno dopo, altri abusi. La diocesi è preoccupata più della sua immagine che delle vittime.

 

Padre William Hughes, ordinato nel 1982, cappellano a Dallas. I genitori non immaginano che ci sia morbosità tra lui e la figlia quattordicenne: “Impossibile che un prete faccia certe cose”. La madre scopre delle lettere compromettenti, la notizia dello stupro arriva al vescovo. Nominato cappellano della gioventù, nell’88 passa a un’altra parrocchia, rimanendo in situazione di rischio fino al 1990, rovinando altri minori.

 

Padre R. Kos, sposato nel 1966, divorziato nel 1971, ottiene l’annullamento (’76), chiede di farsi prete. La moglie informa che il matrimonio non è stato consumato, per le tendenze morbose del marito: da militare ha stuprato un ragazzo. Ordinato prete continua ad approfittare dei minori. Nel 1992 lo psichiatra raccomanda di allontanarlo dagli ambienti educativi. Nel ‘93 viene sospeso. I responsabili hanno omesso il loro dovere di indagine, non c’è scusa per una condotta così imprudente.

 

Cospirazione del silenzio

 

Come è stato possibile il silenzio così a lungo? La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino; i giudici insabbiano le indagini; la polizia riconsegna i colpevoli; giornalisti ed editori non  interferiscono. I seminaristi vivono in un ambiente di soli maschi, le donne sono considerate una tentazione. Negli anni ’80 il bubbone scoppia, la pedofilia clericale fa notizia. Si denuncia la cospirazione del silenzio. Solo la pressione delle vittime, dei parenti, dei media smuove la gerarchia. Nel 1985 i padri Doyle, Peterson e l’avvocato Mouton, elaborano un “Manuale di istruzioni” per i vescovi. Non viene preso in considerazione, perché lo interpretano come un’ingerenza. Solo nel 1993 la NCCB nomina una commissione ad hoc e un’altra nel 2004, che produce un rapporto, il quale biasima il comportamento della gerarchia. Si interpella la John Jay University, che, prendendo in esamine il periodo 1950/2002, parla di 4.500 pedofili e 10.000 vittime.

 

Celibato sotto accusa

 

Il tribunale si interroga: “Come è possibile con tanto di celibato?”. Il diritto canonico non prevede delle pene? Il trasferimento da una parrocchia all’altra non è un castigo. Da un lato la pedofilia è un’offesa tanto grave da tenere segreta, dall’altro non si istruisce il debito processo. I trasgressori sono ammoniti e si ricorre al rimedio spirituale, perché il caso è considerato un problema morale. Eppure si sa, la confessione assolve il colpevole, non cura il disordine sessuale, tanto meno la sua causa. Nei casi più gravi il reo è spedito in casa di cura, che sarà sfiduciata per l’alto tasso di recidività (anni ’80) (2). Nonostante le centinaia di indagini, non si conosce un solo caso, che sia stato sottoposto a processo canonico. Le omissioni d’ufficio dei vescovi erano risapute almeno fin dal 1976, ma nessuno é intervenuto. Il diritto ecclesiastico non ha competenza in una materia che spetta all’autorità civile. Un danno psico-fisico non si cura con ammonimenti e pratiche di pietà. Gli avvocati denunciano non solo l’esecutore materiale del delitto, ma anche chi può essere considerato come il mandante. Quando questa accusa è rivolta all’autorità insorge un conflitto di interessi, perché il vescovo, essendo giudice assoluto nella sua diocesi, é come se dovesse giudicare se stesso.

 

Quando i vescovi hanno saputo  

 

Nessuna amministrazione civile può derogare alla denuncia di un’attività criminale senza incorrere nel reato di associazione a delinquere.  E’ insostenibile che un delitto così grave non sia investigato e processato. Nell’ambito ecclesiastico spesso non si procede nell’indagine con la scusa della mancanza di più accusatori. Le diocesi negano l’esistenza di documenti ma l’ordinanza del giudice li costringerà a esibirli. Spesso le vittime citano in giudizio anche il vescovo, perché, in quanto supervisore, è responsabile dell’operato dei suoi preti. Ma come e quando i prelati hanno cominciato a sapere? Dalle prove risulta che conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo tengono nascosto di proposito. Il metodo della segretezza è un codice familiare a ogni sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei suoi membri. I cardinali, giurando di non diffondere nulla che “possa danneggiare o disonorare la santa Chiesa”, si impegnano ad occultare lo scandalo. Qualora l’occultamento implicasse responsabilità penale, come farà a denunciare i fatti, essendo legato da un giuramento sacro? Un vescovo, richiamato dal suo prete per aver giurato il falso in tribunale, risponde: “Io mento solo quando devo mentire”. Nel 2002 un giudice della sacra Rota sostiene, in un articolo approvato dal Vaticano, che i vescovi non devono denunciare alle autorità civili le violenze sessuali dei loro preti. Anche tra loro ci sono alcuni sessualmente attivi? Vescovi e preti che violano il celibato sono 4 volte più dei pedofili e 3 volte più degli omosessuali. Il reciproco ricatto è troppo facile.

 

Impensabile=indicibile

 

I documenti forniscono una registrazione parziale dell’attività sessuale di vescovi e preti. Ma se resta chiusa in cassaforte a che serve? Le cose si sanno, ma non si dicono, perché  impensabili e quindi il sesso del clero è da tenere sotto chiave. L’educazione impartita ai fedeli inculca che sarebbe un sacrilegio parlare del sesso del papa, un po’ meno di quello dei vescovi e dei preti. Hanno rinunciato, eppure sono considerati degli esperti per consigliare ai fedeli il comportamento sessuale in ogni evenienza. La Chiesa si ritiene arbitro supremo e detta legge sui rapporti coniugali, contraccezione, bioetica. Dove attingono tanta competenza? Lo studio della morale fornisce le linee guida, il confessionale la conoscenza pratica. Al suo interno il sesso può essere conosciuto, esaminato e la confessione diventa una lavatrice automatica. Al prete spetta un trattamento speciale, perché è un “uomo speciale”: anche i sospetti su di lui non sono leciti. Invece dicerie, indiscrezioni, lamentele devono essere prese sul serio, senza dare per scontato che il prete è un asessuato, un angelo. La totale fiducia deve essere riconsiderata e il sesso non deve più essere un tabù relegato in un sistema di segretezza.

 

Né nuovo né locale né passeggero

 

Ormai si ammette che la formazione è inadeguata. Le regole del seminario fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente artificiale, che pare favorire l’omosessualità. Si ritiene che il 40/50% dei preti abbia un orientamento omosessuale e sia sessualmente attivo. Il 10% ha iniziato a fare sesso con i colleghi o in seminario. La pedofilia ha radici profonde e sistematiche. Le stime dei pedofili vanno dal 5 al 7% (3) e il numero delle vittime dovrebbe essere moltiplicato per dieci (4). Il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi (1991). La rivelazione di migliaia di abusi indica, che la gerarchia può negare di non conoscere la natura scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e criminale. Vista l’alluvione di informazioni distorte diffuse dalla Chiesa negli ultimi 20 anni, il pubblico ha diritto di sapere come migliaia di preti abbiano potuto violentare decine di migliaia di bambini.

 

Archivi, segretezza, confidenzialità

 

Nessun argomento è oggetto di tanta controversia giudiziaria quanto questo. Gli archivi producono prove (5). A Los Angeles più del 50% delle parrocchie hanno un prete indagato. Nel 2005, 540 denunce, ma il card. Mahony, per non consegnare i documenti, fa ricorso al principio della “formazione privilegiata”: “La confidenzialità è essenziale per il no