23
novembre 2007
Ospito volentieri nel mio blog questo
ricordo di don Franco Maggiotto da parte del Rev. John Tallach con la
traduzione dall'inglese di Leonardo Casavola.
Rev. Franco Maggiotto: Lunedì 5 febbraio 2007
Il Rev. Franco Maggioto era un uomo che aveva una
missione. Avendo sperimentato il perdono di Dio nella propria anima dopo una
lunga ricerca spirituale, si sentì spinto dal desiderio di condividere
l'Evangelo insieme agli altri. Il Rev. John Tallach, ora ministro della Chiesa
Cromarty Parish Church, ci dà un apprezzamento personale di Franco, il cui ministero
nel Nord Italia è stato sostenuto dal Blythswood Care per oltre un quarto di
secolo.
FRANCO MAGGIOTTO
Franco è nato a Torino, Italia, il 7 luglio 1937.
Fin dalla sua primissima età, Franco sentiva una fortissima pulsione verso Dio.
Per un certo periodo ha condotto una vita dura in un monastero nei pressi di
Roma, dopo di che ha studiato per diventare prete. Egli voleva trovare Dio per
se stesso, tuttavia, pur avendo trascorso un certo periodo di tempo cercando di
vincere il peccato in sé e parlando di Dio agli altri non riusciva a
raggiungere quella pace personale con Dio che tanto desiderava.
Franco ottenne questa pace improvvisamente e
inaspettatamente in un giorno in cui stava celebrando la Messa in una grossa
chiesa di Imperia. Uno studente stava leggendo un passaggio dell¹epistola agli
Ebrei, capitolo 10 e le parole del versetto 10 arrivarono come un messaggio dal
Cielo per Franco: «in virtù di questa volont๠noi siamo stati santificati,
mediante
l¹offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per
sempre.» Per la prima volta nella sua vita, Franco capì che quanto aveva
cercato durante tutti questi anni, gli era stato donato grazie alla croce di
Cristo circa duemila anni prima. A partire da quel momento in avanti e fino al
termine della sua vita, Franco ha sempre avuto il desiderio ardente di
condividere l¹Evangelo di Cristo insieme agli altri.
Non era facile lavorare con lui. Era così tanto
individualista che faceva fatica a fare parte di un¹equipe. Tuttavia Blythswood
ha avuto il privilegio di incanalare almeno un po¹ di fondi per aiutare questo
uomo impareggiabile dal 1980 fino al giorno della sua morte.
Egli era estremamente dotato. Quando trovava una
qualsiasi formula spirituale, non se ne sentiva mai soddisfatto e nemmeno
voleva applicarla rigidamente alle varie situazioni che incontrava. Egli
interagiva costantemente con l¹Evangelo a livello personale ed era perennemente
alla ricerca di nuovi modi con cui applicare l¹Evangelo ai problemi con cui si
doveva confrontare.
Mi ricordo che una volta mi recai insieme a lui a casa
di un ministro in Scozia che si considerava un grande campione dei principi
della Riforma. Franco rispose ai commenti di questa persona con queste parole:
«Lei guarda ai tempi della Riforma, ma lei non è come i Riformatori che invece
guardavano in avanti e che pensavano guardando centinaia di anni davanti a
loro. Non restavano fissi nel passato. Se vogliamo essere davvero come loro non
dobbiamo farci controllare dal passato, ma dobbiamo guardare al futuro come facevano
loro.» Per quella volta, quel ministro non ebbe niente da dire. Questa era una
caratteristica dominante del carattere di Franco. Egli era un piccolo uomo
coraggioso e non parlava mai per compiacere gli altri o per essere popolare con
le persone che lo ascoltavano.
Ecco una cosa che Franco mi aiutò a capire nei trentanni
della nostra conoscenza. Era rimasto deluso da una chiesa che cercava di
attrarre l¹attenzione su se stessa. Dopo essere riuscito a conoscere Gesù come
suo Salvatore e Signore, capì profondamente che il dovere della chiesa
consisteva nell¹allontanare le persone da sé per dirigerle verso Gesù.
Mi ricordo alcune delle persone delle quali Franco era
stato ministro. La profondità e l¹ampiezza della loro comprensione
dell¹Evangelo erano una testimonianza dell¹alta qualità del suo ministero. In
particolare, mi ricordo di una donna cristiana, dolce e matura, che una volta
mi disse: «Per me Franco è stato un altro Paolo.» Questo potrebbe sembrare
esagerato, ma quella signora aveva solo espresso dal profondo del suo cuore il
suo sentirsi in debito verso qualcuno che Dio aveva usato per aiutarla
veramente ad afferrare l¹Evangelo della grazia di Dio. Sempre a questo
riguardo, durante la funzione funebre, quando il corpo di Franco fu deposto in un
cimitero valdese, una delle chiese lesse un tributo commovente, dicendo che
egli era un mezzo di fondazione.
Il ministero di Franco è stato realistico, dovendo
fronteggiare le stesse difficoltà che devono affrontare le persone normali.
Esso è stato anche pregno di una speranza nata dal Dio della speranza. Entrambi
questi aspetti del suo ministero sono riflessi nella meditazione che Franco
aveva scritto su Romani 8:25: «Ma se speriamo quel che non vediamo, noi
l¹aspettiamo con pazienza.» Questa meditazione accompagnò l¹ultima Lettera
sulla Preghiera mandata per conto di Franco prima del suo decesso. Noi daremo
la nostra speranza a chi non ha speranza, la nostra gioia a chiunque sia
triste. Aspettare con perseveranza e pazienza significa entrare in conflitto,
nella tristezza e nella sconfitta della razza umana. Tuttavia, la promessa del
Signore ci accompagna nel nostro viaggio di fede e ci permette di vedere, al di
là degli orizzonti della tristezza, la luce del suo regno che viene, così che
noi possiamo dire: «Vieni, Signore Gesù» (Apocalisse 22:20).
Per Franco, dopo tutti gli anni di ricerca, dopo gli
anni in cui prese la croce e seguì Cristo in un ministero che era difficile ma
i cui frutti perdureranno, quella preghiera ricevette una risposta poco prima
della mezzanotte del 20 dicembre 2006.
Il nostro amore e le nostre preghiere circondino la sua
carissima moglie Aurora, sua figlia Tabita e suo figlio Alberto.
John Tallach