SINTESI (breve) degli interventi nell’incontro sulla LAICITA’ - Sorrivoli
27.1.2008.
Vincenzo: dopo un percorso storico alla
ricerca del legame tra la parola laicità e la sua radice lontana, laòs, popolo,
ha concluso l’introduzione osservando che il termine laicità é divenuto
indicativo di un modo di essere, di uno stile, comune al credente e al non
credente, che esprime ad un tempo il rispetto per l’autonomia della persona
(secondo la propria coscienza) nelle scelte, e l’autonomia delle realtà terrene
secondo le regole e i criteri propri di ciascuna di esse.
La
parola laicità esprime anche l’inammissibilità in via di principio della
pretesa che norme, leggi e regole proprie di qualsiasi religione o sistema di
pensiero, siano tradotte di per sé e per questa loro provenienza, in norme di
legge e comunque di disciplina civile. E’ infatti attraverso la mediazione
culturale delle persone, nel libero e democratico confronto con le persone
portatrici di altri principi e criteri, secondo le regole proprie della
politica e delle altre realtà terrene, che principi e valori possono permearle
e disciplinarle.
E’
evidente a questo punto che laicità si coniuga con democrazia, laòs con demos,
e che la radice originaria, popolo, viene recuperata, arricchita di
significato: laicità é anche un modo di essere della partecipazione dei
singoli, dei gruppi, delle comunità, alla costruzione della casa comune,
mediante l’appartenenza sostanziale e attiva ad un popolo.
Chino con un efficace excursus
storico ha individuato nei privilegi concessi alla Chiesa in cambio del
sostegno al potere, e nel potere via via acquisito dalla Chiesa, le cause della
progressiva clericalizzazione della società e della pretesa ecclesiastica di
governare le cose del mondo.
Giobbe ha sviluppato una ricerca nei
vari ambiti in cui si pone il problema della laicità, ha sottolineato la
ricchezza della molteplicità e le vere e proprie caricature a cui sottoponiamo
gli altri (tutti, dagli atei agli indifferenti, dai musulmani ai non cattolici
e tra cattolici e cattolici) a seguito di tre snaturamenti: la trasformazione
del Messaggio da Vita a Dottrina; il primato di Pietro trasformato da pastorale
a dottrinale, con il corollario dell’infallibilità personale; la
gerarchizzazione contro la collegialità (altri tempi quella del “Camminare
insieme” del card. Pellegrino!).
Guido ha sottolineato l’importanza di
vivere e capire la nostra situazione, personale e comunitaria, oggi alla luce
del Vangelo secondo questo percorso: esperienza>Vangelo>comunità. Ha
quindi incentrato la riflessione riguardo alla laicità sull’essere uomo, che
dagli altri uomini (e donne) riceve gli strumenti della propria laicità (della
propria azione nel mondo). L’uomo planetario é l’uomo postcristiano (E.
Balducci). Essere nel mondo “come se Dio non ci fosse” (etsi Deus non daretur, D. Bonhoeffer). Evoluzione della fede: Dio
non fa le cose, fa in modo che le cose siano, che l’anima si faccia (C.
Molari).
Franco (pastore avventista) ha
sottolineato: 1) l’importanza di cercare nella Bibbia, Antico e Nuovo
Testamento, le linee guida per la nostra vita privata e per il nostro
coinvolgimento nella vita pubblica; 2) l’interpretazione protestante del testo
di Matteo 16,18 “Tu sei Pietro” attribuendo a Cristo, pietra angolare, la centralità
e la sola guida della Chiesa, come é stato nei primi secoli, 3) la difficoltà
per la Chiesa Cattolica, data la sua posizione di maggioranza, di capire le
posizioni di minoranza. Anche se lo Stato laico non dovrebbe fare proprie
posizioni di maggioranza religiosa (esempio efficace delle inaugurazioni di
opere civili a cui é presente oltre al sindaco anche il vescovo, mai un
pastore, un imam, un rabbino...).
Condivide
il richiamo a Bonhoeffer: Dio ci lascia liberi nella sequela e ci chiede di
lasciare liberi i fratelli.
Anche
Graziella ha ripreso Bonhoeffer. Quando ha scritto “Etsi Deus non
daretur” Dio stava morendo nei campi di sterminio. Ci sono popoli, gruppi,
persone, che chiedono solo di vivere. Gesù é stato incontro. Pensa a un Dio che
é relazione. Convivialità delle differenze, Ascoltare chi viene da lontano. Una
Chiesa che ascolta, che cambia buccia, assume l’altro. Una Chiesa che non
pretende di essere soltanto ascoltata. Fare della laicità la capacità di vedere
come le cose stanno veramente. Leggere i libri scritti da donne.
Abdallah: l’erosione dei confini
nazionali comporta un cambiamento di prospettiva con cui l’uomo guarda se
stesso e le modalità di comunicazione. Ragionare come comunità di destino.
Laicità come tolleranza. “quando lo straniero si affaccia alla comunità, la
comunità si rispecchia in lui”. C’é una certa laicità nell’Islam. Dovrebbe
essere possibile tuttavia concepire nella società una “nicchia” in cui il musulmano
possa vivere le proprie regole senza dare fastidio a nessuno.
Raffaele: prendere sul serio
l’incarnazione e quindi la laicità. Se Cristo rinuncia ad esser simile a Dio,
accetta che sia l’uomo a dirgli chi é lui, che cos’é l’umanità. Dio pianta la
tenda in mezzo a, noi, si pone in cammino con noi. Altra é l’impressione che si
trae dalla lettura dei documenti ufficiali, un allontanamento dall’annuncio.
Errore
considerare il pluralismo come mondi contrapposti (ad esempio, tante
scuole...). Parabola del samaritano: il paradigma non é il prete (che tira
diritto) ma il samaritano, lo straniero.
Anna Maria ha sottolineato l’importanza
del fatto che “qui ci incontriamo”, esperienza concreta di pluralismo e
accoglienza. Il rischio dell’integralismo é ovunque.
Mino: clericale é tutto ciò che
viene dall’alto. Nel Vangelo c’é lateralità, Gesù ti si mette a fianco. Forse
siamo bravi ad accogliere ma pessimi a farci accogliere.
50
anni fa il teologo Daniélou auspicava che la Chiesa si emancipasse dall’
Occidente. Oggi invece é dominante l’opinione che Cristo e la Chiesa sono parte
dominante della civiltà occidentale.
La
sintesi é estrema. Si può tuttavia osservare come tutti gli interventi,
attraverso angolature diverse, sono risultati complementari e convergenti su di
un punto nodale: é l’umanità, la condizione umana, la molteplicità e
originalità degli esseri umani, delle loro culture, dei popoli, a esigere un
approccio alla politica, alla costruzione della società, in termini di dialogo e
di disponibilità a cercare e a camminare insieme, senza precondizioni. In ciò
si riassume la laicità.
Vincenzo Andreucci