Carissimi:

con molto piacere apprendo notizie del genere [Link con il portale EdB], che esistono persone animate da spirito evangelico, aiutate da un gruppo di preti sposati, che intendono dare senso alla propria vita aiutandosi ed aiutando in modo gratuito ed evangelico. Che siano benedette!!!

Volevo comunicarvi alcune riflessioni che potrebbero aiutarci a trovare le ragioni per unire il più possibile i diversi gruppi di preti sposati, nonchè il vasto mondo delle donne che per una ragione o per un'altra, hanno lasciato la vita istituzionale religiosa. Questo può valere sia a livello locale nazionale che a livello di federazione internazionale.

  1. Anzitutto è fondamentale avere forte coscienza del problema, e cioè che non è cosa di poco conto che da 80 a 100 mila preti abbiano lasciato il ministero per una ragione o per un'altra. Tre volte tanto il mondo delle suore. Difronte ad una diaspora del genere, continuare a dormire sonni tranquilli soprattutto da parte delle nostre autorità ecclesiali, e da parte nostra, significa irresponsabilità etico-morale difronte ad un imperativo evangelico di chi ha conosciuto la vita della chiesa al suo interno.

  2. Difronte alla marea di persone qualificate che hanno lasciato il ministero non possiamo ergerci a giudici di nessuno. A noi è richiesto il massimo di stima e di rispetto per la dignità di ciascuno dei preti o delle donne che hanno scelto strade diverse da quelle istituzionali-ecclesiastiche. La sofferenza di coscienza di tutte queste persone rappresenta un valore incommensurabile che trascende qualunque istituzione e autorità umana che la guida. La ricchezza di esperienze, di talenti di queste persone sono tali che da sole valgono infinitamente più delle nostre pur motivate visioni teologiche, bibliche, cristologiche, ecclesiali. Le nostre divergenze, le nostre diatribe, le nostre polemiche non valgono un centesimo rispetto a qualunque prete sposato o no, con dispensa o no, convivente o no, omosessuale o no.

  3. Noi, prima di tutto e soprattutto, abbiamo bisogno di fare spazio alle persone dei nostri fratelli preti o sorelle, senza chiedere carte d'identità specifiche, se sono di Pietro o di Paolo o di Apollo....Quindi rimane imprescindibile l'accoglienza massima per il massimo di ascolto

  4. Se sappiamo accogliere ed ascoltare, sappiamo amare!!! Se sappiamo amare non esistono divergenze tali che ci possono dividere a lungo, perchè ne va assolutamente del messaggio evangelico!!!

A mio parere queste sono le precondizioni per avviare una qualche federazione locale, regionale, nazionale, internazionale dei gruppi di preti sposati e di donne che amano il vangelo.

Con molto affetto,

Chino e Nadia di Cesena