LASCIARE
IL MINISTERO
Il
nostro sito è visitato da molte persone, anche da preti che hanno una storia
con una donna e da donne che hanno una storia con prete. L'interesse di costoro
per il sito è rivolto anche a come concludere positivamente un rapporto d'amore
iniziato e deciso di far confluire in una vita a due, possibilmente senza traumi
oltre il necessario. Trattare sinteticamente l'argomento è un po' difficile. Ci
provo usando il sistema dialogico.
Le
domande, di carattere molto pratico,sono molte ed arrovellano il cervello di
una coppia che è già in crisi per motivi che sono di facile intuizione. Le
espongo in una sintesi che, senza la pretesa di essere esaustiva, può essere
una buona pista di partenza.
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Cosa
deve fare una coppia in crisi?
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Come
lasciare il ministero? Quali conseguenze?
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Ne devo
parlare con il vescovo prima o dopo?
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Dove
andare a vivere e come vivere?
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Come
cercare una casa e un lavoro?
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Sposarsi
in municipio, convivere o aspettare la dispensa?
-
Come
sistemare la posizione pensionistica (INPS)?
-
Ci sono
aiuti da parte della diocesi?
Una premessa fondamentale: la scelta di
vivere assieme deve essere matura e responsabile.
Mi rivolgo ai preti: quando procedono
all'esame degli sposi per coniugare una coppia, invitano a riflettere sui beni
del matrimonio e, se si accorgono che qualcosa scricchiola (es. matrimonio di
riparazione per "fuitina" o gravidanza), molto responsabilmente invitano la coppia a pensarci bene. Medesima
riflessione dev'essere compiuta quando si tratta di se stessi.
COSA
DEVE FARE UNA COPPIA IN CRISI
1. Verificate reciprocamente che questo
rapporto non sia un capriccio, non sia solo bisogno di sesso, né necessità
psicologica di appoggiarsi ad un cuore femminile o maschile.
2. Consigliatevi con qualcuno. Potrebbe essere il direttore spirituale, un
amico prete o no, uno di noi che ha
lasciato il ministero, una che ha avuto la stessa storia… (consultare i siti
linkati in questo sito)
3. Potreste anche confrontarvi, come coppia, con chi è già passato attraverso
questa esperienza.
4. Siate sinceri son voi stessi: anche se
il rapporto dura da tempo e vi sembra poco bello dire all'altro o all'altra che
non ve la sentite di vivere assieme la vita, abbiate il coraggio di farlo.
Meglio una sanguinare prima che vivere
una vita d'inferno dopo.
COME
LASCIARE IL MINISTERO?
La S.Sede ha pensato anche ai
preti o vescovi che si sposano. Non solo non li vuole più con sè, non solo essi
non possono più esercitare il ministero attivo, ma...ha pensato di
regolarizzare la cosa anche nel Concordato con l'Italia del 1929. Come si sa,
l'11 febbraio di quell'anno il card.
Gasparri – Segretario di Stato Vaticano e Plenipotenziario per la trattativa
fra le Alte Parti – e il Cav.B. Mussolini, Capo del governo italiano, posero
fine alla questione romana con il "Concordato fra la S.Sede e
l'Italia" che era costituito da tre atti distinti: un trattato, una
convenzione finanziaria e un concordato.
Il trattato garantiva alla Santa sede
un'assoluta indipendenza, riaffermando che la religione cattolica è la sola
religione di stato (articolo 1 dello Statuto), e riconosceva la Santa Sede come
soggetto di diritto internazionale in quanto stato della Città del Vaticano. La
Santa sede riconosceva il Regno d'Italia con la capitale a Roma.
La convenzione finanziaria impegnava
l'Italia a riparare i danni inferti alla Santa Sede con l'occupazione di Roma
nel 1870 dietro versamento di 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo
in titoli di stato al cinque per cento.
Il concordato prevedeva diverse cose. Ad esempio:
imponeva ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato Italiano, ma soprattutto
stabiliva alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio
religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano
sotto i tribunali ecclesiastici; l'insegnamento della dottrina cattolica,
definita fondamento e coronamento dell'istruzione pubblica, diventava
obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano
ottenere o conservare nessun impiego pubblico nello stato italiano.
Come si sa i Patti Lateranensi vennero modificati nel 1984 con il Concordato
Craxi-Casaroli.
La sostanza è rimasta invariata.
Vi sono casi, però, in cui un sacerdote che ricorre può ottenere giustizia.
So di un ex sacerdote che per ottenere
assistenza medica, ha dovuto fare causa. Ha vinto. Ma ha dovuto far causa, cioè
spendere soldi. Un altro sacerdote ha dovuto fare causa per farsi riconoscere i
contributi versati all'INPS come Fondo Clero. Ha vinto anche lui, ma ha dovuto
spendere.
Lasciare il ministero non è semplice. Per
un po' di tempo non si è nessuno e, quel che è peggio, ci si sente nessuno. Non c'è un lavoro stabile (un consiglio:
mettere da parte un po' di soldi se si prevede di sposarsi non è un peccato
contro la povertà, ma è ascoltare il monito di Cristo: semplici come colombe,
ma scaltri come serpenti), non si sa che professione dichiarare sulla carta di
identità, se si cambia casa e paese non si ha subito la residenza ( e vi sono
sindaci che prima di dare la residenza fanno penare) con tutto quel che ne
consegue.
Ecco perché consiglio, se è possibile, di
pianificare le cose. Lo so che si freme. Si vorrebbe essere a posto in fretta e
subito, ma è meglio:
1.
Decidere in modo maturo di sposarsi
2.
Avvertire i genitori della cosa
3.
Darsi dei tempi (qualche mese)
4.
Individuare un alloggio (a nome di lei)
possibilmente in città dove la vita sarà più cara, ma è più anonima e ci sono
più possibilità di trovare un lavoro anche temporaneo
5.
Dare un "terminus ad quem" al vescovo per
lasciare la casa parrocchiale
QUALI CONSEGUENZE ?
-
Rimozione dall'ufficio ecclesiastico (CIC, can 194
– par 3)
-
Non si perde lo stato clericale se non con la
dispensa che viene concessa direttamente dal Romano Pontefice (CIC, can 290)
-
Se si è religiosi si viene dimessi dall'Istituto
religioso ipso facto (CIC, can 694 – par 2)
-
Si perde la facoltà di celebrare tutti i sacramenti
(CIC, can 975)
-
Senza la dispensa si attenta invalidamente al
matrimonio religioso (CIC, cann 1087-1088)
-
Si è scomunicati latae sentientiae (CIC, can 1394 –
par 1 e 2)
NE
PARLO CON IL VESCOVO?
Assolutamente sì.
Quando? Prima o a cose fatte?
Se il vescovo è una persona seria, prima.
Se è uno che è arrivato lì per carriera,
dopo.
Dipende dal rapporto che il vescovo sa
instaurare con i suoi preti.
DOVE
ANDARE A VIVERE?
1. All'inizio consiglio di convivere. Non conviene formalizzarsi.
2. Rimango dell'avviso che non conviene
vivere nel paese dove si è esercitato il ministero o nel proprio paese di
origine. Meglio, come ho detto sopra e per le ragioni già esposte, puntare alla
città.
3. L'arredamento della casa dovrebbe
esserci già. Al massimo si tratta di ricuperare un letto matrimoniale e
procedere alla tinteggiatura, alla richiesta degli allacciamenti della luce,
del gas e richiedere la residenza al comune.
COME CERCARE UNA CASA ?
La casa si trova o per conoscenze o
rispondendo alle inserzioni messe sui giornali locali. Il problema di trovar
casa è relativo. E' l'affitto che va trattato.
Consigli:
-
Non accettare affitti con i patti in deroga, né
come seconda casa
-
Non firmare nulla se non si è sicuri di quel che si
firma
-
Attenzione alle spese condominiali che in genere
vengono esposte genericamente, ma poi sono sberle. Il Conduttore (cioè
l'inquilino) deve pagare solo le spese di gestione ordinaria, quelle straordinarie
sono a carico del Locatore. In ogni caso, esiste il SUNIA (Sindacato Inquilini)
che può essere molto preciso al riguardo.
COME
CERCARE UN LAVORO ?
Ecco il punto più dolente.
Il prete deve sapere che sarà fortunato se
troverà un lavoro che gli è congeniale. Se decide di sposarsi deve cominciare a
pensare cosa farà e come manterrà la famiglia.
Anche la futura moglie deve pensare a
questo.
Il rischio è che si pensi che l'amore
aggiusta tutto. NO. L'amore aiuta a superare le difficoltà anche economiche, ma
non a pagare le bollette.
Si aprono due strade:
-
Lavoro autonomo
-
Lavoro dipendente.
Il lavoro autonomo consiste nella libera
professione. Si deve aprire una partita IVA, iscriversi alla Camera di Commercio
locale dichiarando un'attività specifica, prestare la propria attività
presso…presso chi? Già…presso chi? Qui bisogna sapersi dar da fare. Si può
essere agenti, prestatori di mano d'opera…In ogni caso si deve sapere che le
tasse ci prendono circa il 38 per cento del reddito lordo. Potrò essere più
preciso a domande precise.
Il lavoro dipendente è più difficile da
trovare. In genere si trovano i cosiddetti contratti a termine rinnovabili.
Il lavoro si trova, come per la casa, o per
conoscenze o rispondendo ad inserzioni.
Non bisogna aver vergogna di presentarsi,
anche se si ha una certa età.
Consigli:
-
All'inizio accettare di tutto, basta portare a casa
qualche soldo, poi, con calma, si può pianificare il proprio futuro
-
Non confidare molto sull'insegnamento della
religione cattolica che qualche vescovo può proporre.
-
Con il tempo si capisce per che cosa si è portati
-
Se si vuole inserirsi nel mondo della scuola o nel
pubblico impiego ci vuole una laurea e si debbono fare i concorsi (in edicola
si trova TUTTOCONCORSI che è un giornale che riporta riferimenti precisi per
tutti i concorsi di ogni genere), ma bisogna avere pazienza…tanta pazienza
Mandare il curriculum?
Sì. Inviare un curriculum serve.
Come compilare il curriculum?
Se si maneggia un po' il computer vi sono
programmi come Word, Publisher che presentano delle tracce.
Scrivere che si è stati preti?
Meglio di no. In sede di colloquio, se
l'interlocutore ci ispira, lo si può dire. Dichiararlo per iscritto può essere
vantaggioso e svantaggioso.
A chi inviare il curriculum?
Ovunque vorremmo lavorare.
Ultimo consiglio: presentarsi bene. Non
occorre tenere il cappello in mano, ma neppure essere spocchiosi.
SPOSARSI
IN MUNICIPIO O ASPETTARE LA DISPENSA?
Se si decide di sposarsi in municipio occorrono
tempi tecnici. Se poi si desidera
l'esonero dalle pubblicazioni civili, la dispensa deve venire dal Presidente
del Tribunale che esamina la domanda, dopo che si è espletata deposizione
giurata (con due testimoni per ogni coniuge) presso la Cancelleria.
Normalmente si va all'ufficio di stato
civile e si chiede di sposarsi. Se nel frattempo è nato un figlio, si avrà cura
di registrarlo sotto il nome del padre (adesso si possono attribuire entrambi i
cognomi o anche solo quello della madre riconoscendo il padre) e poi lo si
denuncerà come parte del nucleo familiare in sede di matrimonio civile.
Attenzione alla normativa sulle coppie di fatto.
Se si desidera contrarre matrimonio
religioso si può attendere la dispensa.
Come si sa il nostro matrimonio è concordatario.
Ci si può sposare prima in municipio e poi
in chiesa.
Per il matrimonio sacramentale occorre la
dispensa che è normata dalla Lettera Apostolica "Per litteras ad
universos" di Giovanni Paolo II.
Tempi e modi per la dispensa.
Sarò sintetico:
-
C'è chi dice che la dispensa si ottiene più
facilmente se si è già sposati civilmente, si hanno figli e si convive da
almeno cinque anni.
-
Si dice inoltre che per ottenerla bisogna avere
qualche santo in paradiso.
-
Gira voce che Benedetto XVI non blocchi nessuna richiesta,
ma abbia dato solo disposizione che la scelta sia matura e motivata.
In base alla mia esperienza è tutto vero.
POSIZIONE
INPS
Consiglio di andare subito all'INPS locale
per farsi dare un estratto della propria posizione, oppure di farlo tramite
Internet al sito www.inps.it.
L'estratto dei contributi versati va
controllato.
Occorre:
-
richiedere
il ricongiungimento dei contributi versati in modo da poter avere una
situazione chiara (passerà qualche anno) fra quelli pagati dalla scuola (se si
è insegnato religione) , quelli del Fondo Clero e quelli di lavoro autonomo o
dipendente.
-
Verificare la congruità
-
Periodicamente (ogni tre, quattro anni) chiedere
l'aggiornamento
CI
SONO AIUTI DA PARTE DELLA DIOCESI ?
L'Istituto Centrale per il Sostentamento
del Clero prevede un contributo per la sopravvivenza. Le norme ci sono, ma ogni
Istituto Diocesano le applica a suo modo.
Occorre trattare la cosa con il presidente
diocesano dell'Istituto o il Vicario Generale. A tale proposito si possono
consultare i siti www.faci.it e www.chiesacattolica.it
L'art. 2 del regolamento dell'Istituto
Centrale del Sostentamento del Clero (che deve essere recepito da ogni
organismo diocesano) recita che l'aiuto
può essere concesso per un anno e protratto per altri sei mesi (per la metà
dell'importo) oppure può essere versato in soluzione unica purchè si rilasci
una liberatoria.