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Elaborare lo shock per la bruciante sconfitta elettorale non vuol dire piangersi addosso. Non significa nemmeno riaprire il teatrino dell’Opera dei pupi dove "marionette armate" confliggono con fragore di sciabole.
Occorre ripartire subito ponendo al centro il tema di una nuova convergenza in quanto vera e propria cultura e non certo come formula dell’alchimia politica. Quella che chiamo convergenza è una cultura sistemica che si nutre del senso del limite, della finitezza e del bisogno dell’altro e può ricevere una spinta da questo doloroso passaggio attraverso il deserto E’ qui, io credo, la vera alternativa di valore al berlusconismo e al leghismo, che invece si fondano sulla cultura della competizione e si nutrono della guerra di tutti contro tutti.
Non partiamo affatto da zero. Fra gli ambiti
in cui la cultura della convergenza ha animato i processi di trasformazione
voglio farne presente uno in cui sono stato e sono inserito e di cui quindi ho
viva esperienza. Si tratta dello storico cambiamento di paradigma
sociale e culturale nel rapporto fra mondo operaio e mondo cattolico
ecclesiale: dalla contrapposizione al dialogo alla contaminazione all’integrazione
nell’ambito di visioni del mondo, di modi di vivere, di valori. E’ un processo
che si è sviluppato per tutto il secolo scorso ma che ha avuto una forte
accelerazione nella resistenza, si è sviluppato durante la
guerra fredda in forma un po’ sotterranea e fiorirà nel periodo del “dialogo
alla prova” e nella stagione conciliare, s’ingrotterà nel tempo della
restaurazione, negli anni di piombo e nel rimbecillimento degli anni ’80, fino
a riemergere nella grande stagione dei diritti globali e dei nuovi movimenti
come unica prospettiva di cambiamento, fino a sfociare nella ricerca attuale di
nuove sintesi politiche.
Quel processo dalla contrapposizione alla integrazione non nasce come obiettivo politico, non è dettato dalle cattedre e dai luoghi del potere, è invece radicato nella coscienza profonda delle persone in carne ed ossa, nella loro vita reale, nel profondo dei loro rapporti, nella loro fatica, nel lavoro, nelle mani, negli ideali e nei sogni. Basta pensare ad esempio all’idea del “Cristo socialista” che ha in parte animato la nascita stessa del socialismo. Quel bisogno di pacificazione e di convergenza divenuto processo storico e progetto politico l’ho visto e vissuto nella Firenze del dopoguerra e in particolare nell’esperienza dell’Isolotto e di quella decina di parrocchie che vennero chiamate “parrocchie rosse” proprio perché si aprivano ai valori e alla cultura del mondo operaio.
Altri, e in qualche modo io stesso, lo hanno vissuto in ambiti diversi e specialmente in quello sindacale. “La CGIL e il mondo cattolico” (a cura di C. Ghezzi, Ediesse, Roma 2008) è una pubblicazione recente che analizza quel processo e lo proietta nel futuro. Le relazioni e gli interventi ivi contenuti sono stati ospitati a un Convegno sullo stesso tema del libro, svoltosi a Roma il 23 febbraio 2007 su iniziativa dell’Associazione Centenario Cgil. “Una grande organizzazione sociale, la Cgil, - è scritto nella Introduzione di Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio - e un universo ampio, radicato e complesso, il mondo cattolico italiano, si confrontano e interagiscono tra loro nella realtà concreta del nostro paese da oltre cento anni. Dall'incomunicabilità, quando non dalla contrapposizione di due mondi avversi nel periodo pre-fascista, sono saputi passare a momenti di grande unità come quella realizzata nella fase che ha portato l'Italia alla riconquista della libertà e della democrazia, per giungere poi alle dinamiche e alle diaIettiche che hanno contrassegnato la seconda parte del Novecento fino ai giorni nostri in un susseguirsi di quotidianità ed episodi emblematicamente consegnati alla storia”. Il libro è pregnante anche perché, secondo me, contiene spunti e stimoli importanti per quel “ ripartire subito ponendo al centro il tema di una nuova convergenza” che ho posto all’inizio come necessità urgente per elaborare la sconfitta elettorale.
Un altro stimolo nello stesso senso viene ora dal tema del Convegno delle comunità cristiane di base, aperto a tutti e ospitale: “ Culture e pratiche dal basso per una società sobria equa solidale”. Si svolgerà a Castel San Pietro (Bologna) nei giorni 25-27 aprile. L’intento è quello di prendere meglio coscienza della violenza insita nell’attuale modello di sviluppo, nelle sue strutture economiche e politiche, nelle dimensioni culturali e in quelle del sacro più sottili e più pericolose. Ma l’obiettivo più ambizioso del Convegno è quello di scoprire e valorizzare le esperienze, le vie percorribili, le pratiche capaci di inserirsi nelle contraddizioni e negli interstizi dell’attuale sistema di dominio, in modo da aprire varchi e sentieri orientati alla costruzione di un’economia, di una politica e di una vita ecclesiale partecipative, di condivisione solidale, promotrici dell’integrità ecologica e della liberazione da ogni alienazione.
Enzo Mazzi
Firenze 22 aprile 2008