[
Rispondi
| Avanti
| Indietro
| Su
]
MONS. SAMBI DI NUOVO ALLA
RIBALTA
Uno dei retroscena più importanti
nella preparazione della prossima
visita papale è il significativo contrasto nelle aspettative...
evidenziato
oltremodo da situazioni opposte all'interno dello stesso
apparato ecclesiastico.
Fin dal primo momento dopo l'annuncio, la Santa Sede ha cercato di
inquadrare la visita del 15-20 aprile
di Ratzinger come un primo passo
verso una "nuova gioventù, una nuova primavera, una nuova
Pentecoste"
- essenzialmente un rilancio del progetto cattolico americano dopo
la
destabilizzazione a cui si è assistito di recente.
La convinzione che la chiesa statunitense "può fare nuove tutte le
cose in
Cristo" è la parola chiave. Ma in qualche modo, molti sono
certi che la priorità sarà ripulire il
National Park, con i magnifici
doni dello Spirito assicurarsi un posto in prima fila, vendere più
biglietti possibile, gadget e simili.
Si dice che "se vuoi fare qualcosa di buono, fallo da solo".
Quindi,
per ridare ordine alle discussioni, la voce solitaria che tiene
alta
l'attenzione sulla visita papale - il nunzio Arcivescovo di Washington
Pietro Sambi - continua le sue
incursioni sulle prime pagine del New
York Times... ma senza che le sue citazioni acquisiscano nessuna
particolare rilevanza.
Il Money cita:
"L'immagine di Benedetto XVI non
solo è sconosciuta, ma è
visibilmente distorta", dichiara Sambi, nunzio apostolico, il primo
diplomatico vaticano degli Stati Uniti.
"E' ritenuto un uomo
intransigente, quasi disumano", ha
affermato l'arcivescovo in una intervista rilasciata all'Ambasciata
Vaticana di Washington. "Sarebbe
sufficiente ascoltarlo per cambiare
completamente l'idea che sia una
persona disumana"
"Non è un uomo che parla tanto
per parlare" ha detto Sambi.
"E' un
pensatore, e, prima di parlare, riflette. E prega molto..."
Sambi
dice inoltre che questa circostanza è volta a
commemorare l'anniversario delle
diocesi di New York, Philadelphia,
Boston e Bardstown, Kentucky, la sede della prima diocesi
dell'entroterra. Sono inoltre
trascorsi 200 anni da quando la prima
diocesi cattolica, Baltimora, è diventata un'arcidiocesi.
Sebbene il papa arrivi
nel bel mezzo delle elezioni
presidenziali, dice Sambi "Posso
assicurarvi che il papa non
interferirà col processo elettorale. Non incontrerà nessuno dei
candidati".
Ma è possibile che
Benedetto farà un vago riferimento al tema
delle
elezioni: la povertà, la guerra in Iraq, aborto ed eutanasia, il
matrimonio dei gay, il degrado
ambientale e gli immigrati.
Alcuni di questi temi
probabilmente saranno inclusi nel suo
discorso alle Nazioni Unite. L'aborto,
in particolare, è un tema
previsto nell'incontro con i giovani cattolici, alcuni con gravi
disabilità, al St. Joseph Seminary di
Yonkers.
Benedetto ha evidenziato
in precedenza come gli insegnamenti
cattolici si debbano applicare a tutti
questi argomenti.
Sambi ha detto "Il papa
parlerà della dottrina della chiesa,
stabilita 2000 anni fa, molto prima della creazione dei partiti
democratico o repubblicano negli Stati
Uniti".
Questa è la prima visita
papale dagli scandali di abusi
sessuali emersi negli Stati Uniti,
scandali che hanno provocato molte
vittime, famiglie e parrocchie devastate, preti demotivati,
risarcimenti miliardari e hanno
ridotto le diocesi in bancarotta...
Sambi ha affermato di
essere fiducioso che Benedetto parlerà
di questi scandali durante la sua
visita.
L'argomento potrebbe
venire fuori durante l'incontro di
preghiera con i vescovi americani a
Washington. Si è pensato dovesse
essere trattato privatamente, ma verrà invece aperto ai media.
L'arcivescovo
ha detto "Se fosse stato affrontato a porte chiuse,
potete immaginare la fantasia dei
giornalisti cosa avrebbe inventato?
Meglio farlo apertamente..."
Sambi,
alla domanda se i discorsi del papa sarebbero stati
controllati e se si da chi, ha
obiettato dicendo "Queste sono faccende
interne".
Ha pubblicato una lettera che ha scritto lo scorso mese ai
monasteri
del
paese, chiedendo alle suore, ai frati e ai preti di farsi carico
ciascuno di un evento dell'itinerario
papale e pregare per il successo
dello stesso.
Devono pregare, ha scritto, che la visita papale produca "una nuova
gioventù, una nuova primavera" per la chiesa degli Stati Uniti. Vi
suona familiare? Chi l'ha detto?
Veterano della
diplomazia pontificia, l'invio da parte di Benedetto
XVI del "Super-Nunzio" con i suoi
super-poteri è stata, in conformità
con i cinquant'anni di tradizione del
Vaticano, una delle sue prime
mosse in politica estera.
Prima di arrivare a Massachusetts Avenue nel marzo 2006, Sambi
aveva
rappresentato il Vaticano in Burundi, Indonesia e nella sua amata
Santa Patria, dove ha organizzato il
pellegrinaggio storico di
Giovanni Paolo II nel 2000.
A conferma dell'ossessione sempre crescente verso le nuove
tecnologie, verso le strategie
mediatiche e di stampa, ciò che i
"supporter" hanno trascurato è che la chiesa ha come bene primario
non
certo un budget o un imperativo istituzionale, ma ciò che avrebbe
sempre dovuto rappresentare: il potere
inestimabile, di basso costo,
che deriva unicamente dalla fede, una voce umana credibile. Alla
luce
di
questo, e forse intenzionalmente - cioè nella mente di Ratzinger -
l'uomo di Benedetto in Massachusetts è
diventato ciò che si descrive
come il più abile comunicatore del momento.. non certo grazie alle
sue
esperienze nelle pubbliche relazioni, ma perché non c'è mai dubbio
alcuno che conosca Gesù... ad un
livello che neanche il grande esperto
di comunicazione Deepak Chopra potrebbe eguagliare.
Quanto al "copione" del suo viaggio, comunque, ogni parola è
essenzialmente soppesata, praticamente fino all'ultima virgola... e
non certo perché si debba correggere
l'inglese del pontefice prima che
affronti la platea anglofona. Per fare un esempio, un membro della
gerarchia americana che dovrà
consumare un pasto con il pontefice, è
stato costretto a spedire il testo della conversazione in anticipo
per
l'approvazione.
Lo Spirito ci farà liberi... ma questa volta, perfino a pranzo,
niente viene lasciato al caso.
-----------
Insegnamenti
di un'era straordinaria della teologia cattolica dal Vaticano II
di Roger
Haight
http://www.americamagazine.org/content/article.cfm?article_id=10686
I cattolici dovrebbero essere stupiti
di quanto la teologia si sia
sviluppata negli ultimi 40 anni. Da Karl Rahner a Jon Sobrino, da
Edward Schillebeeckx a Elizabeth
Johnson, il territorio esplorato dai
teologi della nostra era regge il confronto con la transizione dal
monestero all'università dopo il medio
evo. Teologi differenti
racconterebbero storie differenti, naturalmente, ma la versione che
segue è piuttosto stravagante. La
illustro in sette fasi (la terza ha
due parti). Per ciascuna di esse farò i nomi di teologi che
rappresentano gli sviluppi proposti e
le relative lezioni acquisite.
Racconto la
storia in sintesi, saltando molti passaggi, dato che il
senso non viene determinato dai
dettagli, ma dagli accadimenti
complessivi di quel dato periodo della storia della teologia
cattolica. Concluderò ponendo ai
teologi due importanti questioni.
Il progresso teologico è diverso dallo sviluppo tecnologico, in cui
un dato modo di fare le cose soppianta
l'altro - es. il computer
sostituisce la macchina da scrivere. Invece nella teologia un passo
conserva in sé quello precedente, ma
con un orizzonte più ampio e
percezioni più profonde, consentendo la migliore comprensione del
tema.
La nostra storia comincia alla fine del Concilio Vaticano II nel
1965.
Sicuramente prima di allora esistevano già teologi progressisti,
particolarmente nella cosiddetta
"nuova teologia", vista in un alone
di sospetto e implicitamente
condannata, costringendo al silenzio i
seguaci nei primi anni '50. (Due di questi, Henri de Lubac e Ives
Congar, divennero poi cardinali). La
teologia prevalente a quell'epoca
era quella insegnata nei seminari dai manuali standard. La distanza
coperta da allora è esemplificata al
meglio dal lavoro di Karl Rahner,
il teologo che più contrastò quei manuali dell'epoca.
Fase n. 1: Karl Rahner
La svolta verso l'Esperienza
La svolta di
Rahner verso la persona e l'esperienza umana rappresenta
un traguardo enorme per la teologia
cattolica. Esiste un profondo
parallelismo tra la teologia di Rahner e la cultura protestante
degli
inizi
del XIX secolo, unitamente al metodo esperienziale utilizzato
dai modernisti cattolici tipo Maurice
Blondel e Lucien
Laberthonnière. Ma, mentre questi pensatori sono rimasti inascoltati
dalla chiesa cattolica, Rahner è
diventato un padre della chiesa nel
XX secolo. Il suo metodo teologico si basava sulla struttura
universale dell'esperienza umana e lo
portò ad essere il più
significativo successore del neo-scolasticismo.
Lezione n. 1: Il significato del cristianesimo risiede
nell'esperienza del soggetto
cristiano. Si può generalizzare
l'intricato metodo teologico di Rahner, ma non si può sottovalutare
la
svolta verso l'esperienza umana come significato essenziale del
senso
cristiano. Il metodo riconduce il focus teologico al fatto che la
rivelazione di Dio valga per le nostre
vite nel mondo di oggi. Può
darsi che sia stato proprio questo il problema, ma la teologia di
Rahner definisce l'importanza della
rivelazione in risposta ai grandi
quesiti della gente.
Fase n. 2: Schillebeeckx, Metz, Tracy
Teologia
Storica e Politica
Questi tre teologi si soffermano sulla
cultura storica ed
intellettuale, cosa che Rahner non fece. Nel 1965 Edward
Schillebeeckx, 51enne, era un teologo
della francia neo-scolastica, 10
anni più giovane di Rahner. Influenzato dal Vaticano II nel suo
approccio al mondo moderno,
Schillebeeckx studiò la secolarizzazione,
l'ermeneutica e le teorie sociali neo-marxiste e si reinventò quale
teologo storicamente cosciente.
Scrisse libri su Gesù di Nazareth, su
Gesù Salvatore e sul Cristo, e sullo sviluppo della chiesa. In
ognuno
di essi
interpretò gli insegnamenti passati ri-leggendoli nei termini
legati alle questioni culturali e
sociali dell'attualità.
Johannes B. Metz, nato nel 1928, era allievo di Rahner ed è famoso
per aver considerato la dimensione
socio-politica della coscienza
umana correlandola alle implicazioni teologiche. Coi suoi
confratelli
teologi politici Jürgen Moltmann e Dorothee Sölle, entrambi
cresciuti
all'ombra dell'olocausto, Metz cercò di avvicinare la teologia
cristiana all'aspetto tragico della
storia sociale e di assumersi la
responsabilità per il corso degli eventi storici. I tre pensavano
che
la
teologia cristiana deve prendere in considerazione la storia della
sofferenza e cercare di risolverla nel
futuro.
L'attenzione di David Tracy al metodo teologico e il suo grande
eclettismo dimostrano la vastità
dell'immaginazione analogica
cattolica. La sua abilità nel conversare virtualmente con tutta la
gamma della cultura umanistica ed
intellettuale d'occidente ha
preservato la tradizione cattolica accademica come poche altre
hanno
fatto.
Gli studi di questi tre teologi espandono le premesse teologiche in
molti modi, ma è importante citarne
almeno due.
Lezione n. 2: La conoscenza umana, incluse le formulazioni
classiche,
è
storicamente condizionata e quindi peculiare. La rilevanza
universale di una data idea o valore
non può essere presupposta.
Origine e
provenienza differiscono. Una deve essere interpretata per
comprendere la rilevanza di
testimonianze del passato, del presente e
del futuro.
Lezione n. 3: La conoscenza umana rappresenta gli interessi e le
preferenze di un dato gruppo. Questa
massima marxista è alla base del
pensiero occidentale attuale, sia dei più colti che di quelli che
non
lo
sono, e a volte attualizzata nel modo più cinico. Comunque la cosa
è chiara: per confermare la validità
di una testimonianza, anche la
teologia deve spiegarsi. La teologia non può vantare una propria
autorità; piuttosto, una spiegazione
deve provarne l'autenticità
mediante un comportamento che la rispecchi. Per questa ragione Metz
riavvia una teologia fondamentale in
termini di disciplina pratica.
Fase n. 3: Gutiérrez, Segundo, Sobrino, Ellacuría
La Teologia
della Liberazione in America Latina
Due elementi fondamentali
riflettono la logica essenziale della
teologia della liberazione. Il primo è l'esperienza negativa che
porta
alla
consapevolezza di una condizione disumana di gran parte dei
popoli. L'esperienza ha tre
dimensioni: una situazione sbagliata,
sappiamo che deve e può essere cambiata, la necessità di cambiare
il
male in
bene. Cosa dice la teologia cristiana in merito a questa
situazione?
Il secondo
elemento fondamentale della teologia della liberazione
cerca la risposta a questa domanda. La
risposta è nascosta nella
parabola del Buon Samaritano nel Vangelo di Luca, che può essere
letta
nell'ottica di un amore di Dio che si manifesta nell'amore al
prossimo. La verità del principio è
sostenuta dal fatto scioccante che
solo il Samaritano lo ha capito. Il modernismo aggiunge il
convincimento che oltre a sciogliere
le angosce delle vittime, un
amore vero farà della strada verso Gerico la reale salvezza di
tutti.
Con questi
presupposti la teologia della liberazione riscrive la
parabola per il mondo intero.
Lezione n. 4: la pratica sociale è una dimensione intrinseca della
fede cristiana dalla quale non si può
prescindere. Uno dei doni che la
teologia della liberazione ha
riservato alla comunità cristiana è che
l'azione e la pratica non sono solo conseguenza della fede, ma
l'intrinseca testimonianza della sua
autenticità. Come ha insegnato
Ignazio da Loyola nei suoi Esercizi Spirituali "L'amore può
manifestarsi con i fatti, più che con
le parole" (N. 230). Affinché
questo amore divenga efficace ed autentico, deve essere focalizzato
sull'umanità sofferente.
Lezione n. 5: Le considerazioni etico-sociali sono intrinseche alla
comprensione teologica. La teologia
cattolica è arrivata a una nuova
consapevolezza delle implicazioni etico-sociali della fede
cristiana.
Dopo un
periodo in cui etica e teologia sono state separate, la
teologia ha riconosciuto la necessità
di una interazione. Nel 1971 il
legame essenziale tra fede e giustizia è rientrato negli
insegnamenti
magisteriali quando il Sinodo Mondiale dei Vescovi ha scritto che
"agire per la giustizia e partecipare
alla trasformazione del mondo ci
sembra essere una dimensione costitutiva dell'annuncio evangelico"
(La
giustizia nel mondo, 30 novembre 1971).
Fase n. 3 bis:
Johnson, Copeland, Aquino, Espin, Phan
Piuttosto che riferirmi alle
considerazioni dei molti teologi della
liberazione dell'America Latina, voglio considerare il lavoro di
cinque individui. Nel Nord America, lo
sviluppo più importante della
teologia, iniziato alla fine degli anni '60, era rappresentato dal
sorgere di un movimento femminista
della teologia della liberazione.
Gli scritti di Elizabeth Johnson sono stati tradotti e pubblicati
in
tutto
il mondo.
Shawn Copeland è forse la più profonda interprete della teologia
femminista cattolica; l'importanza del
suo lavoro trascende i limiti
dell'esperienza delle donne nere.
Maria Pilar Aquino e Orlando Espin sono due rappresentanti tra
coloro
che
hanno lavorato per le comunità immigrate, cercando di preservare
gli standard accademici. La teologia
ispanica, come la teologia
Americo-Asiatica di Peter Phan, è profondamente americana poiché
focalizzata sulla popolazione
immigrata.
Lezione n. 6: La teologia deve essere una disciplina pluralista.
L'esigenza del
pluralismo è sorta molto prima in via teoretica, ma
queste teologie "collegiali", che sono
maggiormente distintive e
differenti dalle altre (che nascondono il pregiudizio dietro il
mantello dell'oggettività), dimostrano
l'essenza del pluralismo, cioè
le differenze in una ambito comune. Sono fondamentali per tutti in
una
comunità basata sulla solidarietà della fede.
Lezione n. 7: La teologia è una disciplina democraticizzata,
praticata da un gran numero di
teologi. I teologi della liberazione
prendono le distanze da due aspetti della teologia cattolica,
specialmente nel Nord America. Primo,
dall'essere una disciplina quasi
esclusivamente clericale; la teologia
deve essere laicizzata. Una
grande maggioranza di teologi cattolici sarà presto composta di
soli
laici.
Secondo, la disciplina, derivata dal pensiero di una
aristocrazia di élite, viene
democraticamente diffusa tra i teologi
più affermati e preparati. Non esistono più testi standard, ma
bibliografie estese su qualunque
tematica, un segno positivo.
Fase n. 4:
Il dialogo cattolico bilaterale
Teologi
cattolici ecumenici
Nei 40 anni successivi all'adesione
della chiesa cattolica al
movimento ecumenico, i dialoghi ecumenici hanno prodotto una gran
quantità di documenti e dati. I
risultati dei dialoghi sono rimasti
praticamente sconosciuti ai fedeli e così anche i teologi. Sebbene
gli
ufficiali ecclesiastici abbiano fatto ben poco rispetto alla fatica
operata per radunare il materiale, i
documenti rimangono la fonte
privilegiata per la teologia. Le stime riguardo al livello di
coinvolgimento della gerarchia nel
movimento ecumenico varia secondo
le differenti aspettative degli osservatori.
Lezione n. 8: L'allargamento dell'orizzonte del movimento ecumenico
sottolinea il principio di una
gerarchia della verità. Questo
principio, che deriva dal Vaticano II, stabilisce che le verità
variano nella loro relazione con i
fondamenti della fede cristiana.
Gli ostacoli
alla definizione dell'identità delle chiese si possono
trovare ovunque. Questo sarà oggetto
di dibattito sia all'interno che
all'esterno delle varie chiese; ma il principio è comunque valido e
deve essere sempre perseguito. Per
farlo sono necessari un linguaggio
misurato e concentrarsi al cuore della fede cristiana in Dio così
come
rivelato da Gesù Cristo. Questo implica l'accettazione che molte
divisioni tra le chiese si basano su
errori di valutazione riguardo
cosa divida e cosa unisca.
Fase n. 5: Nyamiti, Amaladoss, Pieris
L'inculturazione
in Africa ed Asia
La decolonizzazione è iniziata in
America Latina nel XIX secolo, ma
un senso di identità culturale nazionale si è intensificato dopo la
seconda guerra mondiale. Questo
processo ha generato la profonda
convinzione tra i cristiani d'oriente che la fede e la pratica
dovessero essere reinterpretate
utilizzando la simbologia della
cultura locale così che il cristianesimo non fosse più percepito
come
estraneo o in qualche modo alienante.
La teologia di inculturazione nel mondo non è stata sempre
percepita
consapevolmente come oggi; essa produce concetti con molteplici
applicazioni: ad esempio, l'idea di
"ibrido" in parallelo al
"sincretismo".
Una analisi delle molteplici relazioni che costituiscono persone e
gruppi, mostrano che non esistono
identità pure o stabili nella
storia. Questo mitiga quelle connotazioni negative di un
sincretismo
religioso. Gli effetti a lungo termine dell'inculturazione possono
essere stimati solo in parte.
Come possono testimoniare gli anglicani, l'inculturazione è
necessaria, difficile e pericolosa.
Quasi in nessun altro luogo la
teologia cattolica è più creativa e vitale come nei progetti come
quello di Charles Nyamiti che ha
creato l'opzione "cristologica
ancestrale" dei poveri dell'Asia e la sua correlazione col
Buddismo,
oppure il dialogo di Michael Amaladoss con la cultura e la
religione
dell'India e le loro applicazioni sul cristianesimo.
Lezione n. 9: la teologia cattolica ha superato l'occidente ed è
diventata culturalmente policentrica.
Questa consapevolezza però non è
completamente assorbita dalla chiesa cattolica. Una organizzazione
di
un
miliardo di membri produce una coscienza globale; l'attuale corpo
dei teologi cattolici supera i confini
dei continenti. La prevalenza
di linguaggi comuni, come l'inglese o lo spagnolo, permette ai
teologi
di
leggersi a vicenda favorendo un dialogo interculturale. Questo
processo di fertilizzazione reciproca
di concetti e percezioni è una
base fondamentale per la teologia.
Fase n. 6: Dulles, Knitter, Clooney
La teologia
comparativa
La teologia comparativa riconosce
esplicitamente il pluralismo nel
tentativo di comprendere un soggetto. E' un processo analogico che
ha
molti
campi di applicazione e diverse strategie metodologiche, ma i
fondamenti restano gli stessi: le
conoscenze teologiche devono essere
coscienti delle differenze e in grado di integrarle su ogni tipo di
argomento.
Queste intuizioni fondamentali possono essere riscontrate nel
lavoro
dei
teologi per quanto differentemente l'uno dall'altro. Ad esempio
Avery Dulles ha identificato i modelli
multipli dei temi teologici,
come chiesa e rivelazione; i teologi ecumenici, che lavorano di
solito
divisi
in commissioni, cercano comparazioni e contrasti mantenendo la
comunione; Paul Knitter, la cui
teologia compara l'approccio teologico
cristiano al pluralismo religioso e Francis X. Clooney, che pratica
la
teologia cristiana attraverso un dialogo comparativo con i testi di
altre religioni su temi comuni.
Lezione n. 10: L'apertura dell'orizzonte delle religioni apre nuove
fonti per i temi cristiani. Tutto
sembra differente quando ci si rende
conto che siamo uniti dalla ricerca di un comune senso religioso,
che
non può
essere ridotto ad un ambito puramente filosofico o teologico.
L'antropocentrismo di Rahner acquisisce un nuovo significato se visto
nell'ottica di una nuova speranza di
riconciliazione dell'umanità, in
cui la religione aiuti ad unire e non
a dividere. E' possibile che la
religione cessi di essere competitiva e crei riconciliazione?
Fase n. 7:
Toolan, Haught, Edwards
Teologia cosmologica sensibile
La gente più
istruita sa che le teorie del cosmo del XX secolo sono
ormai superate. Al loro posto esiste
una narrativa su come l'universo
sia iniziato e la precisa data di creazione. Questa storia è
grandiosa
e religiosamente evocativa. I dati sulla grandezza e sull'età del
nostro universo vanno oltre
l'immaginazione umana.
Una nuova percezione di noi stessi come parte di questo universo ha
numerose implicazioni teologiche,
tanto grandi quanto il passaggio
dalla comprensione giudaica di Dio e della salvezza
all'interpretazione greca di entrambi
i fatti.
David S. Toolan ha studiato l'impatto di un nuovo mondo scientifico
sulla nostra identità spirituale
cristiana; John Haught studia le
connessioni tra i metodi scientifici e la teologia; Denis Edwards
colloca le dottrine nell'ambito di
nuovi contesti interpretativi. Ci
vorrà del tempo e molte discussioni prima che tali interpretazioni
possano essere presentate, criticate
ed accettate dalla comunità in
genere. Ma non è troppo presto, comunque, per imparare qualcosa da
questa nuova consapevolezza cristiana.
Lezione n. 11: La nuova coscienza di espansione cosmica produce un
nuovo teocentrismo. La misura e la
complessità dell'universo
suggerisce teorie talmente grandi, sia a livello macro
dell'astronomia
che a livello micro della realtà sub-atomica, che l'immaginazione
viene portata inevitabilmente verso
idee di un'intelligenza e un
potere infiniti. Chi siamo noi razza umana in tutto questo?
L'antropocentrismo sembra talmente
radicato nel pensiero umano che non
si può scappare. Nonostante il principio antropico, le coordinate
spazio-tempo del pensiero umano si
sono talmente sviluppate che sembra
quasi intrinsecamente sbagliato considerarci al centro di tutto.
Gradualmente
questa nuova percezione si sposta verso un nuovo
teocentrismo per i cristiani. Questa è
una delle frontiere emergenti
più importanti della teologia cristiana.
Il futuro della teologia cattolica
Si possono
trarre numerose conclusioni dalla storia dello sviluppo
delle teologia cattolica degli ultimo
40 anni. I temi più urgenti per
la chiesa cattolica sono due; senza considerarli, la salute della
chiesa ne risentirebbe.
Il primo riguarda le dottrine della fede cristiana così come
formulate dalla comunione cattolica
romana, cui ci si riferisce nel
credo. Non vengono fatti sforzi creativi di nessun genere verso una
nuova interpretazione di queste
dottrine così che possano avere un
senso per la gente della società occidentale evoluta. Il mondo
occidentale ha bisogno di vivere
l'inculturazione anche nella
teologia. Nel frattempo, i teologi cattolici si occupano di
questioni
minori nella gerarchia delle verità, come: possiamo andare
d'accordo
in una comunità pluralista? Ne consegue una sorta di ignoranza
teologica dei laici e il continuo
riferimento del clero ai vecchi
accademici. Così pure i laici più informati non trovano risposte
alle
loro
domande e si allontanano.
La seconda esigenza è nella ricerca di una devozione o spiritualità
critica e cosciente.
Ci può essere spazio in una conversazione umana globale, aperta a
diverse tradizioni religiose, per la
spiritualità cattolica? Può
esistere un'immagine dell'universo che i bambini di oggi possano
prendere per vera? O forse la
devozione religiosa richiede una
consapevolezza personale indefinita? Il movimento verso una
concezione
più aperta e diffusa della relazione dell'uomo con Dio significa
automaticamente una perdita di fede
religiosa?
I teologi devono esplorare più
attentamente le modalità con le quali
una teologia con basi più ampie possa
diventare la base di una
identità religiosa e spirituale cristiana più vitale. Una
comprensione
critica di come il cristianesimo possa essere universalmente
rilevante
e allo stesso tempo aperto alle altre esperienze religiose conferma
l'identità del cristiano, certo non la
sminuisce.
La nostra fede nel Dio di Gesù dovrebbe convincerci che l'apertura
alle altre chiese e alle altre
religioni è una attitudine spirituale
connaturata al cristianesimo. I tempi e le nuove correnti
teologiche
ci portano verso nuove forme di spiritualità.
Roger Haight, S.J., è docente aggiunto alla Theological
Seminary di
New York. Ha concluso di recente un'opera in tre volumi
sull'ecclesiologia, intitolata
Christian Community in History.
(Traduzione di
Stefania Salomone)
Sambi All Over
One of the
notable backstories in the lead-up to next month's papal
visit has been
a significant clash of expectations... brought to you
by competing
emphases from within the church's own apparatus.
From the first minute of its public announcement, the Holy See
sought
to frame the 15-20 April Ratzipalooza's purpose in terms of
jump-starting
a "new youthfulness, a new springtime, a new Pentecost"
--
essentially, a relaunch of the American Catholic project after the
most
destabilizing moment in its history.
The US church "can make all things new in Christ, our hope!" went
the
emphatic first line. But somewhere along
the way, more got made of the
newness of Nationals Park, with the
energizing gifts of the Spirit
taking a back seat (if not the trunk) to
the sending-forth of tickets,
teddy-bears, logos and the like.
They say that "if you want to do something right, do it yourself."
And
so, to restore order to the talking
points, the lone voice keeping
Rome's visit-as-revival line in the mix
-- the papal nuncio to
Washington Archbishop Pietro Sambi --
continued his recent news-blitz
with a long debut in the pages of
today's New York Times... and all
without a single prop in evidence.
Money quotes:
"The image of Benedict XVI is not
only not well known, but it
is badly known," said Sambi, who as
apostolic nuncio is the Vatican's
top diplomat in the United States.
"He is known as an
intransigent man, almost an inhuman man,"
the archbishop
said of Benedict in an interview at the Vatican Embassy
in Washington.
"It will be enough to listen to him to change
completely the
idea of this tough, this inhuman person."...
"He is not a man of blah,
blah, blah," Archbishop Sambi said.
"He's a thinker, and before speaking, he thinks. And he prays a
lot."...
The timing, said Sambi,
is intended to commemorate the 200th
anniversary of
the dioceses of New York, Philadelphia, Boston and
Bardstown,
Kentucky, the seat of the first inland diocese. It is also
200 years
since the nation's first Catholic diocese, Baltimore, was
elevated to an
archdiocese.
Although the pope is
arriving in the midst of a presidential
election,
Sambi said, "I can assure you that the pope will not at all
interfere with
the electoral process. He will not meet with any of the
candidates."
But it
is likely that Benedict will touch on issues germane to
the election:
poverty, the war in Iraq, abortion and euthanasia, gay
marriage,
environmental degradation and immigrants.
Some of those issues will
probably arise in his address to the
United Nations. Abortion is an expected topic when he meets with
young
Roman Catholics, some severely disabled, at St. Joseph Seminary in
Yonkers.
Benedict has spoken
before on how Catholic teaching applies to
all of these issues.
Sambi said, "The pope
will speak about the doctrine of the
Church, which was established 2,000 years ago, much before there
was
any Democratic or Republican party of the United States."...
This is the first papal
visit since Catholics in the United
States
suffered an abuse scandal that revealed thousands of victims,
devastated
families and parishes, demoralized priests, cost the church
more than $2
billion so far and left five dioceses bankrupt....
Sambi said he was
confident that Benedict will speak of the
scandal during
the visit.
The subject could come up
at a meeting and prayer service with
American bishops in Washington. It was initially billed as private,
but is now
open to the media. The archbishop said, "If it would have
been
closed-door, can you imagine the fantasy of the journalists to
invent what
they don't know? Better to be open."...
Sambi demurred when asked
whether the pope's speeches will be
vetted, and if so by whom, saying, "All this is an internal
matter."
He shared a letter he wrote last month
to monasteries throughout the
country, asking nuns, monks, priests and
brothers to each adopt an
event on the papal itinerary and pray
for its success.
They should pray, he wrote, that the pope's visit produce "a new
youthfulness, a new springtime" for the church in the United
States.
Sound familiar? Anyone?
A veteran of
papal diplomacy, B16's dispatching of the "Super-Nuncio"
to the
superpower was, in keeping with a half-century Vatican
tradition, one
of the new Pope's first personal stamps on his foreign
service.
Before arriving on Massachusetts Avenue in March 2006, Sambi
headed the
Vatican missions in Burundi, Indonesia, and his beloved
Holy Land,
where he arranged John Paul II's historic 2000 pilgrimage.
For all the current obsessions with new technologies, hammering
points
into print and "proactive" press-strategies, what the "pros" have
often lost
along the way is that the church's most crucial
message-asset
is neither a budget, a sound-byte, nor any number of
institutional
imperatives, but the same thing it's always been: the
low-tech,
inexpensive, inestimable power that only comes from the
believing,
believable human voice. In that light, and perhaps
intentionally
-- that is, in Papa Ratzi's mind -- Benedict's man on
Massachusetts
just so happens to be the nation's most effective
ecclesiastical
communicator of the moment... not thanks to any
specialized
degrees or PR experience, but because there's never any
doubt (even in
print) that he knows Jesus... to a degree even Deepak
Chopra
couldn't resist.
In terms of the trip's "script," however, every word is essentially
in
the can... practically to the last
comma... and not just because
Benedict's English might be in for a
quick buff around the edges
before he heads on his first jaunt to an
Anglophone country. To offer
but one example, scheduled to toast the
pontiff over a private meal,
one top native hierarch was required to
submit his text for approval.
The Spirit might make us free... but this time, even at lunch,
nothing's
being left to chance.
Lessons From an Extraordinary Era
Catholic
theology since Vatican II
By Roger Haight
http://www.americamagazine.org/content/article.cfm?article_id=10686
Catholics
should be amazed by how theology has developed over the past
40 years. From
Karl Rahner to Jon Sobrino, from Edward Schillebeeckx
to Elizabeth
Johnson, the expanded territory covered by the
theologians of
our era bears comparison to the transition from the
monastery to
the university in the High Middle Ages. Different
theologians
would tell the story differently, of course, but the
version that
follows is not completely idiosyncratic. I present the
plot in seven
stages (stage three has two parts). At each stage I name
theologians
who embody the development described and present a lesson
or two learned
at that stage. I tell this story in an abbreviated
form, skipping
over much, for the point does not lie in the details
but in what
has happened cumulatively during this brief period in the
history of
Catholic theology. I conclude with two urgent matters for
Catholic
theologians to address.
Theological progress differs from development in technology, where
one
way of doing things supplants another-the computer making the
typewriter
obsolete. Instead, in theology one stage takes the former
into itself,
slowly widening its horizon and deepening perceptions,
allowing a
complexification of issues that leads to greater
understanding.
Our story begins at the end of the Second Vatican Council in 1965.
Certainly progressive theology existed before then, most
significantly
in the "new theology," which lay under a
cloud of suspicion and was
implicitly condemned in the silencing of
its practitioners in the
early 1950s. (Two of them, Henri de
Lubac and Yves Congar, were later
made cardinals.) The prevailing theology
at that time was taught in
seminaries from standardized manuals.
The distance covered since is
best exemplified by the work of Karl
Rahner, the most prominent
theologian to react against the manuals.
Stage 1: Karl Rahner
The Turn to Experience
Rahner's turn
to the human person and experience represents a
monumental
achievement for Catholic theology. Deep parallels and
analogies
exist between Rahner's theology and the Protestant shift at
the beginning
of the 19th century and the experiential method employed
by such Roman
Catholic modernists as Maurice Blondel and Lucien
Laberthonnière.
But while these thinkers failed to gain a hearing in
the Catholic
Church, Rahner became a 20th-century church father. His
method of
theology appealed to a universal structure of human
experience,
and it became the most significant successor to
neoscholasticism.
Lesson 1: The house of Christian meaning lies in the experience of
the
Christian subject. Many generalizations could be made based on
Rahner's
intricate theological method and huge corpus, but I single
out an
implication of the turn to human experience as the
clearinghouse
of Christian meaning. The method redirects the focus of
theology to
the significance that revelation from God bears for our
lives in the
world today. This may always have been the case, but
Rahner's
theology draws out the relevance of revelation for the real
questions
people are asking.
Stage 2: Schillebeeckx, Metz, Tracy
Historical and
Political Theology
These three theologians turn to history
and intellectual culture in a
way that Rahner did not. In 1965 Edward
Schillebeeckx, at 51, was an
established neoscholastic theologian, 10
years younger than Rahner.
Influenced by Vatican II's embrace of the modern world,
Schillebeeckx
read secularization theory, hermeneutics
and neo-Marxian social theory
over several years and reinvented
himself as a deeply historically
conscious theologian. He wrote
comprehensive works on Jesus of
Nazareth, on Jesus as savior and the
Christ, and on the development of
the church. In each case he interpreted
past teaching by reading it in
terms of today's cultural experience and
questions.
Johannes B. Metz, born in 1928, was Rahner's student and is famous
for
opening up the social-political dimension of human consciousness
and
drawing out its implications for theology. With his fellow
political
theologians, Jürgen Moltmann and
Dorothee Sölle, both of whom grew to
maturity in
the shadow of the Holocaust, Metz urged Christian theology
to take
account of the tragic side of social history and to assume
responsibility
for the direction history takes. Christian theology,
these thinkers
argued, must take into account the history of suffering
so as to
minimize suffering in the future.
David Tracy's attention to method in theology and his far-ranging
eclecticism
demonstrates the breadth of the Catholic analogical
imagination.
His ability to converse with virtually the whole range of
Western
humanistic intellectual culture has preserved the Catholic
intellectual
tradition in the secular academy as few others have.
The study of these three theologians expands the presuppositions of
theology in
many ways, but two are worth noting here:
Lesson 2.
Human knowledge, classic formulations included, is
historically
conditioned and thus particular. The universal relevance
of any given
idea or value cannot be presupposed. Its source and
provenance
differ from our own. One needs to interpret in order to
draw out the
relevance of authoritative witnesses from the past for
the present
and future.
Lesson 3. Human knowledge represents group interests and bias. This
Marxian maxim
is presupposed by almost everyone in the West today,
whether or not
they are educated, and sometimes in a most cynical way.
Still, the point is clear: to bear witness to truth, theology too
must
explain itself. Theology cannot presuppose its own authority;
rather,
explanation must prove its authenticity
by a matching behavior. For
this reason Metz recasts fundamental
theology as an ultimately
practical discipline.
Stage 3: Gutiérrez, Segundo, Sobrino, Ellacuría
Latin American
Liberation Theology
Two fundamental elements reflect the
essential logic of liberation
theology. The first is negative
experience, which leads to an
awareness of the dehumanized condition
of large numbers of people. The
experience has three dimensions: a
situation is wrong; we know it
could and should be different; the
contrast fuels an urge to right the
wrong. What
does Christian theology say to this situation?
The second
fundamental element of liberation theology seeks to answer
that question.
The response appears embryonically in Luke's parable of
the Good
Samaritan, which can be read as dramatizing the principle
that love of
God is displayed as love of neighbor. The truth of the
principle is
conveyed with climactic force by the shocking fact that
only the
Samaritan had internalized it. Modernity adds a conviction
that beyond
tying up the victim's wounds, true love will make the road
to Jericho
safe for all. With this addendum liberation theology
rewrites the
parable for the whole world.
Lesson 4. Social practice is an intrinsic dimension of Christian
faith
from which one cannot prescind. One of the deepest principles
liberation
theology presents to the Christian community is that action
and practice
are not just the consequences of faith, but the intrinsic
testimonial of
its authenticity. As Ignatius of Loyola postulated in
his Spiritual
Exercises, "Love ought to manifest itself more by deeds