[ Rispondi | Avanti | Indietro | Su ]
LA VIOLENZA "IMPERIALE" E
"INTIMA" DEL PROSELITISMO CATTOLICO
Magdi come don Milani Quando è per paura
che si cambia religione
Enzo Mazzi
-------------
Dovrebbe svilupparsi un più vasto e
approfondito dibattito in relazione alla preghiera per la conversione degli
ebrei introdotta dal papa nella liturgia in latino del venerdì santo e alla
esposizione mediatica della conversione di Magdi Allam battezzato da Benedetto
XVI nella notte di Pasqua davanti al mondo.
Non si ha la consapevolezza che i due
episodi non piovono dal cielo, sono piuttosto il segno contingente di una
radice di violenza insita nella struttura costitutiva della religione
cristiana. Il principio della conversione universale al cristianesimo come
compimento del disegno divino della salvezza è uno dei pilastri della religione
cattolica fin dalle sue origini nel quarto secolo.
Cattolico infatti significa
letteralmente universale nel senso preciso dell'universalismo imperiale. Non
era cattolico il cristianesimo dei primi due secoli. All'inizio non era neppure
propriamente una religione. Diventa "religione universale" quando
entra in simbiosi con l'universalismo violento dell'Impero e si trasforma così
in religione essa stessa appunto universale, cioè cattolica. La politica di
simbiosi iniziata da Costantino fu compiuta come si sa da Teodosio che proclamò
nell'editto del 380 la religione cristiana religione dell'Impero: «Vogliamo che
tutti i popoli a noi soggetti seguano la religione che l'apostolo Pietro ha
insegnato ai Romani … Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico;
gli altri invece saranno stolti ed eretici … essi incorreranno nei castighi
divini e anche in quelle punizioni che noi riterremo di infliggere loro». La scelta
dell'universalismo imperiale non fu indolore. Creò una profonda spaccatura interna al
cristianesimo. E fu una spaccatura verticale. Gli strati del cristianesimo più
lontani dal centro imperiale ed ecclesiale e socialmente più umili, in
particolare i contadini poveri della Chiesa africana, insieme ad alcuni loro
episcopi, percepirono l'alleanza fra la Chiesa e l'Impero come un tradimento
del profetismo evangelico. L'eresia più importante fu il Donatismo. I donatisti,
ma anche altre eresie analoghe, riuscirono a dare profondo contenuto teologico
alla loro rivolta sociale e morale. Da lì, sia dalla collusione fra potere
ecclesiastico e potere imperiale da una parte sia dalla resistenza del
donatismo dall'altra, si dipana la storia fino ad oggi del cattolicesimo nelle
sue due anime: l'anima totalitaria e l'anima positivamente ribelle.
Ma la conversione degli ebrei, per ora
solo auspicata, o la conversione di Magdi Allam, così pesantemente
pubblicizzata, ci viene detto che non sono frutto di totalitarismo e violenza:
avrei qualche perplessità a dare per scontata una simile affermazione. C'è una
violenza psicologica, intima, inconfessata, sepolta nel profondo che può essere
anche più distruttiva rispetto alla violenza fisica. Ho molto rispetto per le
scelte personali di conversione sancite del resto dalla Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo. Ma ciò non mi può impedire di analizzare i
meccanismi culturali, sociali e psicologici che in via generale regolano tali
scelte.
Ho passato gli anni del seminario vicino
a Lorenzo Milani e con lui ho vissuto l'ossessione del senso di colpa,
l'angoscia del peccato e la paura della privazione di Dio, temporale e
soprattutto eterna. Lì in quell'angoscia ho visto e in qualche modo toccato il
segreto della conversione al cattolicesimo del figlio di una delle famiglie più
eminenti dell'alta borghesia fiorentina di origine ebraica. Il rapporto diretto
col biblico Dio, sconfinato amore ma anche infinita giustizia, onnipotente,
onnipresente e onniveggente, è capace di procurare un'angoscia insostenibile:
«chi vede Dio muore» dice la Bibbia. La mediazione della Chiesa che può dare il
perdono e lavare il peccato, attenua l'angoscia e rende più accessibile il
confronto con Dio.
Ma non finisce qui perché affidarsi al
potere ecclesiastico ha un costo, esige una contropartita: si può protestare
anche duramente contro i singoli detentori di tale potere, come faceva don
Milani, ma alla fine, davanti all'autorità che possiede le chiavi del perdono e
della salvezza totale ed eterna, non si può fare a meno di piegare il capo. «Se
perdo il legame con la Chiesa, chi mi salverà dal peccato e dalla dannazione?»
mi disse una volta. Per il priore di Barbiana "L'obbedienza non è più una
virtù" valeva solo nei confronti dei poteri mondani; l'obbedienza al
potere ecclesiastico restava la virtù suprema. La vicenda di Magdi Allam la
conosco solo attraverso le sue dichiarazioni pubbliche, dove ho trovato qualche
significativa affinità con la conversione di don Milani. Scrive nel suo saggio,
dal titolo già di suo significativo, Vincere la paura : «Sto sperimentando
sulla mia pelle sia "l'Islam che mi fa paura" sia la globalizzazione
dell'estremismo ideologico e del terrorismo». Di fronte alla paura di un Islam
fanatizzato e violento l'intellettuale illuminato preferisce la dolce violenza
dell'abbraccio materno e protettivo della Chiesa cattolica. Anche per Magdi
come per don Milani la conversione al cattolicesimo come antidoto alla paura
avrà probabilmente un costo: l'alienazione della propria autonomia nelle mani
del potere della Chiesa nel nodo più profondo della esistenza personale e cioè
il rapporto fra la coscienza e la verità, fra la coscienza e l'etica.
Individuare queste radici di violenza
nelle religioni e particolarmente nel cattolicesimo è un compito che attende i
cattolici aperti, impegnati nel costruire "un mondo nuovo possibile",
e non solo loro ma anche i laici inquieti per un certo "ritorno del
sacro" che da qualche tempo inquina la politica a livello mondiale e non
risparmia questa campagna elettorale.
26/03/2008 - su Liberazione pag.4 - http://www.liberazione.it/