Carissimi amici

Ho letto con grande sollievo il comunicato e mi sono rincuorato perché significa che, nonostante la paralisi e stasi del nostro Movimento qualcuno e qualcosa si muove ancora (e lasciatemi la libertà di ricordare a questo punto, senza che se ne vantino, i carissimi amici, Fausto Marinetti, Lorenzo Tommaselli e Castagnola, nonché il fervore del gruppo dell'Emilia Romagna: Chino, Guido ed altri).

Sul testo e sugli interrogativi avrei molte cose da dire, però ne dirò solo alcune:

    Mi sorprende che di queste cose dobbiamo parlarne per scritto e a distanza. Non si era definito a Sessa Aurunca ed a Frascati che ci saremmo incontrati nei giorni 1-2-3 giugno per un incontro programmatico  col C.N. ed altri amici proprio per parlare di queste cose? Bene! E parliamone anche per scritto. Io ci sto ancora. E' da tempo che vado sostenendo a voce e per scritto la necessità ed urgenza di unire intenti e forze anche se ho trovato qualche opposizione in carissimi amici. Facciamo un atto di coraggio collettivo e riprendiamo i contatti col gruppo degli amici dell'Emilia-Romagna e con altri gruppi di simile ispirazione (quali sono? Chi li contatta? Cosa diremo?) Le diversità ci saranno sempre ed è bene che ci siano ma la nostra Caritas ci deve consentire di superarle perché il bene comune non è monopolio di nessuno.

Basta con le primedonne o con i diritti di primogenitura! Non abbiamo più la forza di camminare da soli!

Più volte mi sono dichiarato favorevole ad una Federazione, nonostante qualche riserva di alcuni amici (certo non come la intende Bossi). Da parte mia, appena ho saputo dell'incontro di Serrivoli ho scritto loro una lettera di sostegno e condivisione col cuore in mano (anche se mezzo scassato) ed ho constatato che questo mio gesto è stato accolto molto benevolmente dagli amici romagnoli.

Sono d'accordo sulla costituzione di un Ufficio Stampa che per noi in questo momento è di fondamentale importanza per fare sentire la nostra voce ad una gerarchia ed un magistero ecclesiale allo sbando. Spesso ho sostenuto l'opportunità di sostituire la Rivista con un Bollettino. Sono stato un caldo sostenitore della proposta che anni fa ci aveva fatto Gianni Avena per un'intesa ADISTA-VOCATIO e nessuno ha più ripreso questo discorso.

Cominciamo a deciderle certe cose. Poi le forze ed i soldi per realizzarle usciranno.

E se qualcuno non è d'accordo o non ce la fa più abbia l'umiltà ed il coraggio di tirarsi indietro e lasciare spazio ad altri. Quante volte mi sono fatto questo discorso ed ho pensato di tirarmi indietro. Ma certi segni di ripresa mi hanno ridato speranza ed ho deciso di mettere al servizio di Vocatio quelle poche forze che mi sono rimaste perché credo ancora in un suo rilancio ma assieme ad altri, non a rimorchio.

Per quanto riguarda il Trentesimo del Movimento, penso che sia opportuno interpellare forze giovani e vicine a noi per individuare cosa dire, come ed a chi.

Inoltre proporrei di battere sull'impegno comune a noi ed a tanti altri movimenti e gruppi (CdB, Noi siamo Chiesa, Pax Christi, ed altri) per una Chiesa Altra, fedele al Vangelo che sia veramente Altra nei confronti di quella di oggi (gerarchia, magistero e popolo di Dio) confusa e troppo compromessa col potere ed in aperta competizione con la società civile ed il mondo e troppo servile con la destra mondiale: Questa istituzione che vuole tornare al Cesaropapismo, in piena restaurazione, che ha dichiarato guerra a tutte le innovazioni del Concilio Vaticano II e della Teologia della Liberazione. Che pur di fare fronte unito per la sua tenuta istituzionale, rifiuta il dialogo con i fedeli, che in modo emorragico stanno lasciando il suo ovile (vedi il moltiplicarsi di certe nuove forme di cristianesimo: i legionari di Cristo, Sant'Egidio, i neocatecumeni, il rinnovamento dello Spirito ed altri di cui è molto informato Adista).

Penso che dovremmo soffermarci poco sul Celibato, anche se dovremo parlarne necessariamente dopo i tanti scandali di questi ultimi tempi.

Apriamo gli orizzonti a livello mondiale (dopo il fallimento e le oscenità dette da Ratzinger in Brasile) e facciamo nostre tutte le istanze e le sfide che il mondo di oggi lancia alla chiesa istituzione ed al capo della Città Stato Vaticano che ha dimenticato di essere un Pastore (anche se tedesco! per tornare ad essere un capo di Stato che per diplomazia e comodo riceve anche gli imbroglioni, i pubblici peccatori e gli assassini tutta gente che si arricchisce ed uccide in nome di un Dio che si sono inventati a loro sbafo). Diamo voce agli impoveriti ed oppressi senza temere di essere attaccati da chi non sa più come difendersi sostenuti da una pubblica opinione mediatica pruriginosa e con degli addetti incapaci, incompetenti, pieni di frivolezze  ed incapaci di capire certe nostre problematiche.

Prevederei una o due relazioni solide e stimolanti e darei molto spazio alla discussione collegiale. Non escluderei una conferenza stampa forte essenziale e breve.

Facciamoci vedere e sentire in modo credibile, dignitoso e con proposte stimolanti anche se faranno incazzare il papa ed il suo codazzo curiale. ANCHE NOI SIAMO CHIESA ed è giunta l'ora che sentano anche la nostra voce non solo quella del capo del Vaticano.

Spero di non avervi tediato con la mia solita irruenza appassionata.

Vi abbraccio tutti con grande affetto

Napoli1 7-06-07

Renato Cervo