ASCENSIONE DEL SIGNORE - COMMENTI

 

Domenica 4 maggio 2008

 

Omelia di Mons. Romero

nella Festa dell'Ascensione, il 7 maggio 1978

 

At 1,1-11: Tornerà come l'avete visto andare    

Sal 46,2-3.6-9: Dio ascende tra le acclamazioni    

Ef 1,17-23: Ha posto tutto ai suoi piedi    

Mt 28,16-20: Starò con voi sino alla fine

 

   Commento

 

   La prima lettura della liturgia ci offre il racconto dell'ascensione del Signore il cui obiettivo fondamentale è di tracciare i caratteri specifici della speranza cristiana. Gesù, nuovo Elia, ascende al cielo e ciò non significa la fine della storia desiderata dai discepoli come appare nella domanda: "è questa l'ora in cui restaurerai il regno d'Israele?" (V.6). Al contrario, si tratta del tempo della testimonianza che prepara questa fine. Nel salmo responsoriale si proclama l'intronizzazione di Dio come "imperatore" e "re" di tutta la terra; e la lettera ai cristiani di Efeso collega la signoria del Messia, Gesù, alla comprensione che tutti i membri della comunità ecclesiale devono avere della speranza alla quale "apre la sua chiamata" (1,18).

   Il Vangelo, fine del racconto di Matteo, torna a sottolineare questo collegamento. Comprende le circostanze dell'ultimo incontro tra Gesù e i discepoli, e le parole finali del Signore alla sua comunità.

   Rispetto alle circostanze, il testo colloca la scena su una montagna della Galilea. Si produce qui la teofania del risorto che deve essere messa in relazione con la montagna della tentazione e con quella della trasfigurazione. Si anticipa così la signoria di Gesù, tema principale che si comprende dalle parole che egli pronuncia.

   Lontano dal centro della dirigenza religiosa, Gesù s'incontra con gli undici. Il numero è il risultato della sottrazione di Giuda dalla cifra originale dei dodici discepoli e significa la totalità dei seguaci di Gesù che non defezionano. Tutti loro sono beneficiari dell'esperienza del risorto.

   Di fronte a questa esperienza il loro atteggiamento è un miscuglio di adorazione e dubbi. Come Pietro di fronte alla fluttualità delle onde (Cfr. Mt14,23-33), la comunità porta nel suo seno questi due sentimenti contraddittori. Questi due testi sono gli unici in cui Matteo combina i verbi che si riferiscono a questi due sentimenti.

   Le parole di Gesù sono destinate a rafforzare la fede comunitaria su un incarico in cui sono implicati tre soggetti: Gesù, il circolo dei discepoli e "tutti i popoli". Rispetto a se Gesù afferma che ha ricevuto "piena autorità in cielo e in terra". Per l'evangelista l'autorità occupa un posto importante nella presentazione di Gesù. Costui, all'inizio della sua attività, aveva rifiutato l'ultima proposta del diavolo per ricevere "tutti i regni del mondo" (Cfr. Mt 4,8-10); i discepoli avevano visto agire in Gesù il significato del potere divino ma dovevano tenerlo segreto (Cfr. Mt 16,28-17,9). Ora è il momento della proclamazione di questa signoria, ricevuta da Gesù da parte del Padre.

   Gli elementi che sottolineano l'universalismo sono accomunati in questo breve passaggio insieme a "cielo e terra" e alla menzione dei "popoli" si da una significativa ripetizione del termine "ogni", "piena autorità", "tutti i popoli", "tutto ciò che vi ho comandato", "ogni giorno". L'obbedienza al volere divino conferisce a Gesù una signoria universale che si esercita su ogni realtà creata.

   Questa signoria universale è il fondamento per l'esistenza della realtà ecclesiale. L'incontro con Gesù risorto stabilisce la chiesa nel momento dell'irruzione gratuita e definitiva di colui che è stato intronizzato alla destra del Padre. In questo modo inizia una nuova era con la presenza definitiva dell'Emanuele, il Dio con noi.

   Questo "racconto di vocazione della comunità ecclesiale descrive la trasmissione che Gesù gli fa di "tutto il suo potere". Grazie a Lui possono convocare nuovi discepoli mediante il battesimo e gli insegnamenti. Per il battesimo Gesù aveva iniziato il compimento definitivo della giustizia del Regno (Mt 3,15); allo stesso modo il battesimo cristiano inserisce ciascun battezzato nella stessa dinamica. Con il battesimo l'altra caratteristica dell'esistenza cristiana è l'insegnamento. Non si tratta di una teoria che deve essere proclamata, ma della Buona Notizia del Regno di fronte al quale ogni credente è un seguace da cui si esige un comportamento coerente. Si tratta di "osservare tutto ciò che vi ho comandato". In questo modo, ogni opera e parola di Gesù si trasformano nel punto di riferimento che ciascuno deve aver presente per la propria vita.

   I l comando di Gesù impegna tutta la comunità ecclesiale e la responsabilizza di fronte a tutte le nazioni. Sebbene già iniziato nel circolo dei discepoli, la signoria di Gesù non può affossarsi all'interno della vita delle comunità cristiane. Perciò conta sull'assistenza del suo Signore: "io sarò con voi". Questa assistenza infonde il coraggio necessario per superare tutti i timori e le tempeste, e conferisce un ambito illimitato per l'azione di salvezza.

   Ma per ciò, si esige dalla chiesa la stessa obbedienza di Gesù. Solo nel rifiuto del potere di domini, nell'obbedienza filiale al Padre, potrà realizzare il suo compito. Questo "manifesto" finale del Signore risorto lega intimamente la missione della chiesa al cammino percorso storicamente da Gesù di Nazareth, uomo e Dio.

   Per la revisione di vita

   "Che il Dio del Signore nostro Gesù Cristo vi dia spirito di sapienza e illumini gli occhi del vostro cuore perché comprendiate quale è la speranza.": chiedere insistentemente questo spirito di sapienza e la luce che illumini gli "occhi del cuore", per "comprendere la speranza". Superare ogni residuo di spiritualismo e ogni mancanza di fede; combinare nella mia vita il cielo e la terra, l'idealismo e il realismo, l'utopia e il compromesso, l'escatologia e la storia.

   Per l'incontro di gruppo

   - L'ascensione del Signore, fu un fatto storico, fisico, spirituale,teologico.?    - Qual è il messaggio fondamentale del mistero dell'ascensione?    - La terra è l'unica strada che abbiamo per andare in cielo. Commentare questa famosa frase di P. Charles

   Per la preghiera dei fedeli

   - Perché i cristiani non perdano di vista il Signore Gesù, il fratello maggiore che vogliamo seguire.    - Per tutti i cristiani che se ne stanno "lì piantati a guardare il cielo", incuranti dei problemi della terra, convinti che i problemi del mondo lì distraggano dai beni celesti, perché superino questo spiritualismo dualista.    - Per gli uomini e le donne che guardano solo la terra, perché la nostra testimonianza di fede, che non aliena ma libera, lì porti a scoprire una fede capace di umanizzare.    - Perché i cristiani sappiano combinare adeguatamente il cielo e la terra, l'al di là e l'al di qua, la trascendenza e l'immanenza, la fede e le opere, la speranza e l'impegno qui e ora.    - Perché la fede nella vittoria della vita sulla morte ci dia una riserva di speranza incalcolabile che contagi i nostri fratelli e sorelle.

   Orazione comunitaria

   Dio, Padre nostro e del Signore Gesù Cristo, dacci il tuo Spirito di sapienza e illumina gli occhi del nostro cuore, perché comprendiamo la speranza a cui siamo chiamati, quale la ricchezza di gloria che dai in eredità ai santi e qual è la straordinaria grandezza del tuo potere per noi. Per Cristo nostro Signore.    

 

  Servizio Biblico Latinoamericano