Commenti alla liturgia di Domenica 24 febbraio 2008
      3ª domenica di Quaresima A  
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Omelia di Mons. Romero 3ª Domenica di quaresima A, il 26 febbraio 1978
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Es 17,3-7: Poco manca che mi lapidino
Sal 94,1-2.6-9: Ascoltate la voce del Signore: non indurite il vostro 
cuore
Rm 5,1-2,5-8: Cristo è la prova dell'amore di Dio
Gv 4,5-42: Conversazione tra Gesù e la samaritana
 
Commento
 
      Il testo che oggi la liturgia ci offre è quello della samaritana. 
Praticamente l'intero capitolo quarto del Vangelo di Giovanni. Una cosa che ci 
sembra importante ogni volta che si commenta un testo di questo Vangelo è il 
richiamo al suo carattere simbolico peculiare. Giovanni non è un Vangelo 
sinottico, non è un testo narrativo, né - a volte - ciò che ci racconta è 
strettamente storico. Giovanni è un Vangelo in gran parte "simbolico". In 
Giovanni non si usano comparazioni, ma identificazioni: io sono la vite, farà 
dire Giovanni a Gesù; non "sono come la vite", ma "sono la vera vite". "Io sono 
il pane vero". "Io ho l'acqua vera". 
 
      E' bene ricordare anzitutto lo stile letterario e simbolico interamente 
peculiare di Gesù; in particolare che non stiamo semplicemente ascoltando un 
racconto della conversazione così come avvenne, ma che si tratta di una 
sofisticata composizione teologica che ha intenzioni molto profonde e a volte 
difficili da identificare. E' chiaro che questa si inscrive nel mondo culturale 
e ideologico di Giovanni, molto lontano dal nostro, e che questa barriera 
culturale che ci separa dall'autore esige la capacità di operare una mediazione 
interpretativa.
      Delle molte interpretazioni che questo testo può essere oggetto, ci 
concentriamo su due dimensioni molto significative per l'oggi: il superamento 
della religione e di conseguenza l'apertura al dialogo interreligioso. 
 
      Oggi giorno, nella teologia e nel cristianesimo in generale, si presta 
molto interesse al dialogo interreligioso. La situazione mondiale che stiamo 
vivendo non solo lo rende possibile, ma inevitabile. A differenza di altre 
situazioni storiche che abbiamo conosciuto, nel mondo attuale le società sono 
pluraliste tanto dal punto di vista culturale che religioso. Le migrazioni, gli 
scambi e la stessa "mondializzazione" rendono le religioni presenti le une alle 
altre, inevitabilmente. Oggi si incontrano, mentre per millenni hanno vissuto 
praticamente separate, tanto distanti da poter vivere pensando comodamente di 
essere l'unica religione della propria società. Gesù non visse in questo 
contesto pluralmente religioso, ma doveva passare dalla Samaria nel suo viaggio 
dalla Galilea a Gerusalemme e quest'episodio del Vangelo di Giovanni ci permette 
di comprendere il comportamento di Gesù rispetto a questo popolo che, se non era 
proprio un'altra religione, era considerato molto distante, essendo ritenuto 
eretico o scismatico. 
 
      Gesù dialoga con la samaritana, di propria iniziativa. Giovanni non ce lo 
presenta sulla difensiva o solo rispondendo. L'iniziativa originale, 
l'avvicinamento è di Gesù. L'importante è sottolineare che Gesù dialoga 
interreligiosamente perché ha uno sfondo di "teologia pluralista delle 
religioni", diremmo nel linguaggio di oggi, con un evidente anacronismo. Non 
viene prima il dialogo e poi la teologia delle religioni, ma il contrario: 
perché solo se si ha una visione aperta delle relazioni interreligiose, si può 
anche essere aperti al dialogo interreligioso. 
 
      "Dove bisogna adorare, in Gerusalemme o sul Garizim?" Gli chiede la 
samaritana. Vale a dire, qual è la vera religione? E Gesù ha una risposta 
veramente rivoluzionaria, che i teologi del pluralismo religioso non hanno 
ancora assimilato. Gesù non dice che Gerusalemme o il Garizim siano opzioni 
invalide (false religioni), ma dice che chi vuole andare al fondo ("i veri 
adoratori") non deve andare in un luogo o nell'altro, né ad una religione o 
all'altra, ma adorare "in spirito e verità". E' questa la risposta 
rivoluzionaria: le religioni sono relative. Non ce né nessuna assoluta, alla 
quale le altre debbano cedere il passo. L'unica religiosità assoluta è 
l'adorazione in spirito e verità, al di là dell'una o dell'altra religione. Un 
autore come Sheenan (The First Comming: how the kingdom of God became 
christianity, Random House 1986), sostiene che la novità di Gesù consiste 
nell'abolizione di tutte le religioni, in modo che possiamo riscoprire la nostra 
relazione con Dio nello stesso processo della creazione e della vita, nella 
storia. Può spaventare una simile affermazione, ma solo all'inizio. Ricordando 
bene, sappiamo che Gesù non "fondò" la chiesa (è essa che si fondò, dopo, in 
Gesù), che restò sempre giudeo, e mai pensò di fondare un'altra religione, ma di 
portarla a compimento. Sarà stato il cristianesimo un'insufficiente comprensione 
di ciò che desiderava Gesù e che si cristallizzò nel secolo IV in mezzo agli 
enormi condizionamenti storici di quell'epoca segnata da un impero in decadenza? 
Sarà che oggi, in mezzo ad una grande crisi delle religioni, ed in particolare 
delle istituzioni religiose, ci si presenta una nuova e migliore opportunità di 
comprendere e mettere in pratica il messaggio di Gesù?
 
      Per la revisione di vita
 
      Gesù insegna alla samaritana che "i veri adoratori adorano il Padre in 
spirito e verità", vale a dire con il cuore e con le opere della giustizia e 
dell'amore; non tanto con i riti o le pratiche della "vera religione" 
(Gerusalemme o Garizim). La mia religiosità.
      È ancora molto dipendente da qualche "religione" o ha raggiunto la 
profondità di una "religione al di là della religione formale"?
      Che tipo di culto rendo a Dio? "In spirito e verità"?
      Vedo il tempio come un valore assoluto o riconosco che Dio abita, 
soprattutto, nei poveri, nella giustizia e nell'amore?
 
      Per l'incontro di gruppo
 
      - Ci giustifica la fede o le opere? Quale relazione deve esserci tra l'una 
o le altre? Abbiamo speranza o ne siamo defraudati? Qual è il fondamento della 
nostra speranza? Cos'è più forte agli occhi di Dio: il nostro peccato o la 
fedeltà fino alla morte di suo figlio?
      - Le risposte di Gesù ai dubbi della samaritana si elevano a principi 
fondamentali che oggi riguardano in modo particolare il tema del "pluralismo 
religioso". Dove bisogna adorare, in Gerusalemme o nel Garizim? Qual è la "vera 
religione"? Che senso ha questa pluralità tanto numerosa di religioni? C'è una 
religione che è vera rispetto alle altre? Il Tevere di Roma è qualcosa di più o 
migliore del Giordano in Palestina, del Gange in India o di qualsiasi altro 
fiume che abbia un significato religioso per l'umanità?
      - Analizzare in gruppo la risposta di Gesù alla samaritana. Fare delle 
applicazioni all'oggi, soprattutto in riferimento alla tematica del pluralismo 
religioso.
 
      Per la preghiera dei fedeli
 
      - Perché la chiesa agisca in maniera tale che tutti scoprano la presenza 
del Signore tra noi.
      - Perché viviamo con quella fede autentica che si mostra nelle opere di 
amore e di giustizia, il vero "culto in spirito e verità".
      - Perché mai dimentichiamo che Dio ci ama, e rimane sempre fedele alle sue 
promesse.
      - Perché quelli che nella nostra società muoiono di sete di amore, di 
affetto, di compagnia incontrino persone vicine e solidali.
      - Perché tutti beviamo l'acqua viva che viene da Dio e che Gesù ci porta, 
la sola che sazia la nostra sete.
 
      Orazione comunitaria
 
      Dio, Padre e Madre Universale, che in Gesù ci indichi la vera religione, 
al di là di ogni religione formale; fa che comprendiamo che è venuto il momento 
in cui, come veri adoratori, ti adoriamo in spirito e verità, in giustizia e 
amore, in apertura e solidarietà con tutti i nostri fratelli. Come ce lo insegnò 
Gesù, tuo figlio e nostro fratello. Amen. 
 
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        Servizio Biblico Latinoamericano