Anno A – B – C –
San Torpete- Genova
Introduzione alla Veglia
1.Questa notte facciamo «memoria»[1]
della Risurrezione di Gesù, il cuore della fede cristiana e la ragion d’essere
della nostra vita, in quanto credenti. Da sempre è celebrata nella veglia
notturna che la tradizione definisce «Madre di tutte le veglie». Il calendario
riformato di Paolo VI (1970) prescrive: «L’intera celebrazione della Veglia
pasquale si svolge di notte: essa quindi deve o cominciare dopo l’inizio della
notte, o terminare prima dell’alba della domenica». In questa notte si accende
il Cero simbolo di Cristo Risorto e per noi simbolo attualizzante del passaggio
del Mare Rosso che per i cristiani è immagine del battesimo che nei primi
secoli veniva conferito solo in questa notte[2]. Questa notte, infatti, l’acqua
ha un posto centrale nella celebrazione rituale, simbolo dell’acqua del Mare
Rosso, dell’acqua che dissetò gli Ebrei nel deserto, dell’acqua del Giordano,
ma principalmente simbolo dello Spirito Santo. Allo stesso modo, seguendo la
tradizione giudaica, grande posto occupano le Scritture che danno il senso di
ciò che celebriamo.
2. A Pasqua ogni
ebreo si sperimenta contemporaneo dell’Esodo, l’evento centrale della vita
d’Israele. Quando al mattino si alza, l’ebreo dice a se stesso: «Preparati,
Israele, all’incontro con il tuo Dio» (cf Es 12,1-28; 19, 1-15; Am 4,12). Ogni
singolo Israelita rappresenta l’intero popolo e ha coscienza di essere
responsabile di tutta la nazione e per questo ogni giorno della settimana si
prepara allo Shabàt – Sabato come anticipo della vita eterna. La preparazione
però acquista un significato più radicale e forte a Pasqua sia perché è Dio
stesso a chiedere di purificarsi per andare all’incontro con lui (Es 12,15-28;
19,10-11) sia perché a Pasqua nasce la libertà da ogni schiavitù: a Pasqua è
abolita la prevaricazione di chiunque su chiunque perché a Pasqua ogni singolo
individuo è dichiarato «proprietà di Dio», valore assoluto, limite
invalicabile.
3. A Pasqua ognuno di noi
diventa contemporaneo di Dio e decisamente importante per Dio stesso (v. più
avanti, spunti di omelia). A Pasqua bisogna porre un segno radicale di
rinnovamento, un segno profetico: bisogna eliminare ogni cosa lievitata.
Secondo i rabbini il lievito (ebr.: chamètz) è simbolo degli istinti
dell’egoismo, mentre il pane azzimo (ebr.: matzàh) è simbolo dell’istinto buono
di semplicità, di umiltà e di verità. Per celebrare la Pasqua bisogna essere
almeno in numero di dieci per dire che a Pasqua si fa comunità, aprendosi al di
fuori di sé: è impossibile chiudersi in sé e pensare solo a se stessi perché
Dio è comunione e Agàpe (1Gv 4,8).
4.
La celebrazione eucaristica è il culmine e il vertice di tutta la veglia: in
essa riviviamo la passione, la morte e la risurrezione del Signore, diventando
suoi contemporanei, perché Dio è sempre con noi fino alla fine del mondo (Mt
28,20), presente più di quanto noi non lo siamo a noi stessi[3]. Il suo Nome è
Shekinàh, cioè Dimora, cioè Presenza. Ci prepariamo attraverso un viaggio
ideale e reale: il viaggio della salvezza che si fa storia nella nostra storia.
Ripercorriamo le tappe principali della storia d’Israele dalla creazione,
quando Adam ed Eva scelsero di non «somigliare» al Lògos/Verbo/Sapienza, fino a
Gesù Cristo, il Lògos/Verbo/Sapienza che viene a cercare Adam ed Eva per
ricondurli al «principio» da cui si alloontanarono, cioè a Dio Padre. Quattro
sono le tappe che in questa notte di Veglia dobbiamo percorrere nel segno di
quattro notti:
1. La notte della
creazione: ritorniamo nel giardino di Eden, per riprenderci l’immagine e la
somiglianza di Dio. 2. La notte dell’alleanza: riviviamo la notte stellata di
Abramo, la notte del Patto per sempre. 3. La notte della fede: risaliamo il
monte Moira per il sacrificio di Isacco dove la prova fa risplendere la fede.
4. La notte della Pasqua: attraversiamo il Mare Rosso per andare incontro alla
montagna della Legge di libertà[4].
Due sono i protagonisti di questa notte: 1) La Parola di Dio interviene
a spiegare i gesti e gli eventi e dare loro un significa interiore. 2) Noi
stessi perché con coscienza entriamo nella storia di Dio che è diventata la
nostra, oggi come ieri. Da quando l’esodo del popolo ebraico è stato assunto da
Gesù nella sua morte e risurrezione, noi non abbiamo paura perché nessun
faraone può sopraffarci se restiamo sempre e dovunque contemporanei di
Dio.
5. Questa notte è la notte più
importante dell’anno e non può essere banalizzata in un rito veloce e
approssimativo. Ho accettato di diventare prete solo per questo: potere
celebrare la Santa Notte della Veglia pasquale che
diventa così lo scopo, il punto di arrivo e di partenza di tutta la mia vita di
credente e di prete. Vorrei potere morire questa notte, al termine della Veglia
e ogni anno lo chiedo a Dio come una grazia. Per questo non mi adatterò mai al
ritualismo da precetto. Se noi possiamo celebrare l’Eucaristia ogni domenica la
ragione risiede in questa notte perché da qui partiamo per rinnovare ogni otto
giorni quello che questa notte viviamo e celebriamo. Senza questa notte, tutto
quello che si fa nella Chiesa come atti e gesti religiosi sono solamente atti e
gesti di magìa superficiale e superflua. Senza questa notte, la religione è «un
oppio» che addormenta le coscienze invece di svegliarle e attrezzarle alla
responsabilità del mondo. La liturgia della veglia di memoriale si svolge
privilegiando tre momenti:
a) il Cero
pasquale, simbolo liturgico di Cristo Risorto: Lumen Christi, Lumen Gentium. b)
l’ascolto della Parola che è il Lògos incarnato: «Il Lògos-carne/fragilità fu
fatto» (Gv 1,14). c) il rinnovo delle promesse battesimali perché il fonte del
battesimo è il nostro Mare Rosso che abbiamo attraversato e che questa notte
riviviamo insieme al popolo d’Israele e alla Chiesa. Facciamo spazio al Lògos, al Verbo di Dio che «era in principio»
(Gv 1,1) e che viene a noi per camminare con noi da ogni nostro stato
individuale di sottomissione alla «libertà della gloria dei figli di Dio» (Rom
8,21). Accendiamo la luce della conoscenza, per accedere al tesoro della Parola
di Dio che ci guida lungo i sentieri della storia che diventa salvezza e della
salvezza che diventa la nostra storia.
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto,
dalla condizione di schiavitù. Non avrai altri dèi di fronte a me» (Es 20,2-3).
«Quando tuo figlio domani ti domanderà: “Che significa ciò”? Tu gli
risponderai: “Con braccio potente il Signore ci ha fatto uscire dall’Egitto,
dalla casa della schiavitù”» (Es 13,14). «Questo giorno sarà per voi un
memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in
generazione, lo celebrerete come rito perenne» (Es 12,14). Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio, che
ci hai creati con Adam ed Eva nostri antenati nel giardino di Eden. Benedetto
sei tu, Signore, nostro Dio, che ci hai convocati con il nostro padre Abramo
nella notte dell’Alleanza. Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio, che ci
perdoni per i meriti della prova di Isacco legato come il Cristo. Benedetto sei
tu, Signore, nostro Dio, che ci hai fatti passare illesi il Mare Rosso immagine
del nostro battesimo. Benedetto sei tu, Signore, nostro Dio, re dell’universo
che ci hai conservato in vita per celebrare la Pasqua. Benedetto sei tu,
Signore, nostro Dio, re dell’universo che ci hai liberati dalla schiavitù
d’Egitto per la Pasqua.. Benedetto sei tu,Signore, nostro Dio, re dell’universo
che ci hai comandato di celebrare la Pasqua.
I - LITURGIA DELLA LUCE (Lucernario) [Si
spengono le luci della chiesa. In luogo adatto, si prepara un fuoco]. Fratelli e sorelle, in questa santissima
notte, nella quale Gesù Cristo nostro Signore passò dalla morte alla vita, la
Chiesa, diffusa su tutta la terra, chiama i suoi figli a vegliare in preghiera.
Rivivremo la Pasqua del Signore nell’ascolto della Parola e nella
partecipazione ai sacramenti; Cristo risorto confermerà in noi la speranza di
partecipare alla sua vittoria sulla morte e di vivere con lui in Dio
Padre.
La grazia del Signore nostro
Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre, e la comunione dello Spirito
[Il sacerdote incide una croce sul cero pasquale per configurarlo
a Gesù Cristo; poi incide l'alfa e l'omega, prima e ultima lettera
dell'alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte
le cose; infine incide le cifre dell’anno per significare che Gesù - Signore
del tempo e della storia - vive oggi per noi. Nel compiere tali riti il
sacerdote dice:]
Il Cristo ieri ? e oggi: Principio e
Fine, Alfa e Omega. A lui appartengono il tempo e i secoli. A lui la gloria e
il potere per tutti i secoli in eterno. Amen. Per mezzo delle sue sante piaghe
gloriose, ci protegga e ci custodisca il Cristo Signore. Amen. [Al fuoco nuovo il sacerdote accende il cero
pasquale, dicendo:]
La luce del Cristo
che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito. Lumen Christi. Tutti: Deo gratias.
[per
tre volte]
Annuncio pasquale Il prete
canta o proclama il preconio pasquale, databile sec. IV: tutti i presenti
stanno in piedi e tengono in mano la candela accesa. Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno
di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. Gioisca la terra inondata da
così grande splendore; la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, e questo
tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa. Tu sei la luce,
tu sei la vita: gloria a te, Signore.
E
voi, fratelli e sorelle carissimi, qui radunati nella solare chiarezza di questa
nuova luce, invocate con me la misericordia di Dio onnipotente. Egli che mi ha
chiamato, senza alcun merito, nel numero dei suoi ministri, irradi il suo
mirabile fulgore, perché sia piena e perfetta la lode di questo cero. Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. In alto i nostri cuori. Sono rivolti al Signore. Rendiamo grazie al
Signore, nostro Dio.
E’ cosa buona e
giusta.
E’ veramente cosa buona e
giusta esprimere con il canto l’esultanza dello spirito, e inneggiare al Dio
invisibile, Padre onnipotente, e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro
Signore. Egli ha pagato per noi all’eterno Padre il debito di Adamo, e con il
sangue sparso per la nostra salvezza ha cancellato la condanna della colpa
antica. Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello, che con il
suo sangue consacra le case dei fedeli. Questa è la notte in cui hai liberato i
figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitù dell’Egitto, e li hai fatti
passare illesi attraverso il Mar Rosso. Questa è la notte in cui hai vinto le
tenebre del peccato con lo splendore della colonna di fuoco. Tutti: Tu sei la
luce, tu sei la vita: gloria a te, Signore.
Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore
del Padre e li unisce nella comunione dei santi. Questa è la notte in cui
Cristo, spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro. Nessun
vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti. Tutti: Tu sei la
luce, tu sei la vita: gloria a te, Signore.
O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per
riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio! Davvero era necessario il
peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo. Felice colpa,
che meritò di avere un così grande redentore! O notte beata, tu sola hai
meritato di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dagli inferi. Di
questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno, e sarà fonte
di luce per la mia delizia. Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti.
Dissipa l’odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace.
O notte veramente gloriosa, che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo
creatore!In questa notte di grazia accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri, nella solenne liturgia del
cero, frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce. Riconosciamo nella
colonna dell’Esodo gli antichi presagi di questo lume pasquale che un fuoco
ardente ha acceso in onore di Dio. Pur diviso in tante fiammelle non estingue
il suo vivo splendore, ma si accresce nel consumarsi della cera che l’ape madre
ha prodotto per alimentare questa preziosa lampada. Tutti: Tu sei la luce, tu
sei la vita: gloria a te, Signore.
Ti
preghiamo, dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per
illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo trovi
acceso la stella del mattino, questa stella che non conosce tramonto: Cristo,
tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce
serena e vive e regna nei secoli dei secoli. Tutti (calmo):
A-a-a-a-A-a-a-a-men.
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II. INTRODUZIONE ALLA LITURGIA PASQUALE
NEL GRANDE CONTESTO DELLA TRADIZIONE GIUDAICA
1. Ascoltare non significa solo udire con gli orecchi, ma, in ebraico,
significa essere presente/custodire/osservare. Vogliamo essere presenti alla
Parola e custodire la sua eco come Maria che custodiva ogni cosa nel suo cuore
(Lc 2,19) e osservare le profondità della Parola perché, ogni parola che Dio
parla ha «settanta significati»: gli antichi pensavano che il mondo fosse
abitato da 70 popoli, per cui ogni parola ha un significato per ogni popolo.
Questa sera di veglia, la Parola di Dio avrà un significato per ciascuno di
noi, un «significato per me» se avremo cuore e orecchi circoncisi per ascoltare
con l’anima. Notte d’amore, notte di silenzio giacché nell’amore il silenzio è
la parola più alta e profonda tra due innamorati: il silenzio d’amore, il
silenzio di contemplazione che assapora l’altro perché è la parte migliore
dell’anima amante. Solo gli innamorati sanno ascoltare col cuore. Nessun altro
interesse che non sia l’ascolto ci distragga da questa intimità
d’amore[5].
2. Nell’ottavo giorno della
Pasqua ebraica, in sinagoga si legge il rotolo (ebr.: meghillàh) del Cantico
dei cantici. Nella tradizione giudaica, l’innamorata del Cantico è Israele e il
giovane amante è Yhwh. Nella tradizione cristiana la sposa è la Chiesa che
ascolta la Parola d’amore del suo Sposo, il Signore Gesù. Ascoltiamo la Parola
d’amore di Dio con lo spirito e l’atteggiamento degli innamorati del Cantico
dei Cantici: «Mi baci con i baci della sua bocca! Si, le tue tenerezze sono più
dolci del vino… Dimmi, o amore dell’anima mia… Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene… Ora parla il mio diletto e mi dice: Alzati, amica mia, mia
bella, e vieni! Perché l’inverno è passato… i fiori sono apparsi nei campi… O
mia colomba… fammi sentire la tua voce perché la tua voce è soave… Sul mio
letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore… Come sei bella, amica
mia, come sei bella!» (Ct 1,2.7; 2,8.10.11.12.14.; 3,1; 4,1). Questo è il senso
della preghiera cristiana: Dio vuole sentire la nostra voce di figli
innamorati, vuole contemplare il volto trasfigurato dell’Assemblea orante. Non
siamo noi che preghiamo Dio, ma è Dio che ha bisogno di vederci e contemplarci
oranti perché Dio non può fare a meno di ciascuno di noi. 3. Il giorno ebraico comincia al tramonto e
finisce al tramonto successivo. Al tramonto del venerdì, quando inizia lo
shabat-sabato, prima di cominciare la cena, in ogni famiglia, alla madre è
riservata l’accensione della candela che illumina la mensa. Può sembrare
banale, ma presso gli Ebrei ha un significato di grandissimo valore perché al
momento in cui la madre accende la candela, Dio concede ai figli d’Israele un
«supplemento d’anima» perché un’anima sola non è sufficiente a celebrare la
Pasqua: non si può celebrare come capita, bisogna avere un’anima rafforzata. Il
privilegio dell’accensione è riservato alla donna perché è lei che dà alla luce
i figli d’Israele e in questo compito somiglia a Dio creatore. Come Dio creò la
luce della creazione, così la donna ebrea accende la luce della Pasqua che
illumina la fede del popolo d’Israele. Al termine della Pasqua o dello Shabàt,
Dio si riprende il supplemento d’anima e lo conserva per il prossimo
appuntamento.
In Mt 26, 17 leggiamo:
«Il primo giorno degli azzimi i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
dove vuoi che ti prepariamo per mangiare la pasqua?». Mangiare la pasqua è
sinonimo di celebrare la pasqua, il cui momento culminante è l’immolazione
dell’agnello nel tempio di Gerusalemme. Nel rito familiare l’agnello è mangiato
insieme alle erbe amare e al pane azzimo per fare memoriale dell’irruzione
liberatrice di Dio a favore di Israele al tempo della sua oppressione in Egitto.
Insieme all’agnello si beve «vino rosso» e il pane azzimo (matzàh) è intinto
nell’harossèt, una salsa rossa ricavata da un misto di vino rosso, fichi e
datteri, in memoria dei mattoni rossi che gli Ebrei furono costretti a
fabbricare per il Faraone.
Quando tutto
è pronto per iniziare il Seder Pesach –Rito di Pasqua il più piccolo
dell’assemblea rivolge al capo famiglia la domanda cruciale: Ma nishtanà
ha-lailà hazèh micòl ha-leilòt? – Cosa distingue questa sera da tutte le altre
sere? Qui comincia l’haggadàh cioè il racconto della liberazione d’Egitto che
nel rito cattolico prevede le letture della storia della salvezza. Il Sèder
Pesàch, prevede quattro coppe di vino rosso che hanno acquistato una lunga
serie di simbologie fino a diventare un segno tra i più importanti di tutto il
rito. Ci soffermiamo su queste coppe perché esprimono tutta la storia della
salvezza e la cui simbologia è spiegata in vari modi dalla tradizione
giudaica:
a) Per il Talmùd di Gerusalemme
(Yerushalmì) i quattro bicchieri di vino corrispondono alle quattro volte in
cui viene citata la coppa del Faraone nei sogni interpretati di Giuseppe in
prigione (Gen 40,11.21). Sono perciò collegati all’esilio, di cui la storia di
Giuseppe costituisce l’inizio. b) Per il Talmud di Babilonia (trattato Sotàh)
le quattro coppe simboleggiano le quattro madri d’Israele che ispirarono le
mogli degli ebrei in Egitto: ebbero il merito di rendersi desiderabili agli
occhi dei mariti, truccandosi nonostante la stanchezza, allo scopo di avere
altri figli e ingrandire il popolo ebraico. Le Madri d’Israele sono Sara,
moglie di Abramo, Rebecca sposa di Isacco, Rachele e Lia mogli di
Giacobbe/Israele: le Sante Matriarche[6]. c) Il Talmud di
Gerusalemme dà un’altra interpretazione: le quattro coppe sono in memoria delle
quattro espressioni di «redenzione» con le quali la Toràh promette al popolo
ebraico la libertà dalla schiavitù egiziana. come è scritto in Es 6,6-8: «Perciò dì ai figli d’Israele: ‘Io-Sono il
Signore e vi farò uscire da sotto le oppressioni dell’Egitto, e vi salverò dal
loro lavoro e vi redimerò con braccio disteso e con grandi giudizi (castighi).
E vi prenderò per Me come popolo e sarò per voi come YHWH, e voi saprete che
Io-Sono il Signore che vi fa uscire da sotto le oppressioni dell’Egitto. E vi
porterò alla terra per la quale ho alzato il mio braccio (= ho giurato) di
darla ad Abramo, Isacco e Giacobbe. E la darò a voi in possesso: Io-Sono il
Signore.’». «Da dove [impariamo che dobbiamo bere] i quattro bicchieri [di
vino] a Pesach? Disse R. Jochannàn ‘In rapporto alle quattro redenzioni: vi
farò uscire, vi salverò, vi redimerò, vi prenderò.’» (TJ Pesachim 10,
1)[7].
4. Un’altra tradizione, forse la
più importante, dice che le quattro coppe simboleggiano le quattro notti
dell’alleanza all’origine della storia delle salvezze (al plurale). Dice il
Salmo 116/115,13: «Alzerò la coppa delle salvezze (kos ye shuòth) e griderò il
nome del Signore». Il documento pasquale più antico che ne parla è il Targum
Onkelos a Es 12,42. Le notti sono:
a)
La prima notte quando il Signore si manifestò sul mondo per crearlo: «Il mondo
era deserto e vuoto e la tenebra si estendeva sulla superficie dell'abisso, ma
il Verbo del Signore era la luce e illuminava. Ed egli la chiamò: notte prima»
(Qiddush, prima coppa; cf Lc 22,14-18) . [E’ la prima coppa]. b) La seconda
notte quando il Signore si manifestò ad Abramo all’età di cento anni, mentre
Sara sua moglie, aveva novanta anni, affinché si compisse ciò che dice la
Scrittura: “Certo Abramo genera all’età di cento anni e Sara partorisce all'età
di novant’anni” (Targum a Gn 18,12). Isacco aveva trentasette anni quando fu
offerto sull’altare. I cieli si abbassarono e discesero e Isacco ne contemplò
le perfezioni e i suoi occhi rimasero abbagliati per le loro perfezioni. Ed
egli la chiamò: notte seconda. [E’ la seconda coppa]. c) La terza notte quando
il Signore si manifestò contro gli egiziani: nella notte di fuoco, la sua mano
uccideva i primogeniti d’Egitto e la sua destra proteggeva i primogeniti di
Israele per compiere la parola della Scrittura: “Israele è il mio
primogenito”(Es 4,22) Ed egli la chiamò: notte terza. [E’ la terza coppa]. La coppa di Gesù. Tutta la tradizione
giudaica insiste sulla redenzione. Gesù con i suoi gesti dichiara che questa
redenzione si compie nella sua persona e nel suo sacrificio. Durante l’ultima
Cena prende la terza coppa e la distribuisce ai suoi discepoli, modificando
ancora una volta le parole del Seder Pesàch: «Questa coppa è la nuova alleanza
nel mio sangue che è sparso per voi» (Lc 22,20; 1 Cor 11,25). «Questo è il mio
sangue dell’alleanza versato per tutti» (Mt 26,28; Mc 14,24). Ogni volta che
celebriamo l’Eucaristia e beviamo alla coppa del vino, noi non solo facciamo
memoria di Gesù, ma rinnoviamo anche l’esodo di liberazione che è un processo
ancora in corso perché tre quarti di umanità attende di essere liberata dalla
schiavitù della fame, della sete, della casa, del lavoro, della dignità. Gli
Ebrei attendono ancora il Messia, noi lo abbiamo incontrato e con lui
celebriamo la Pasqua di redenzione. Gesù, infatti, muore sulla croce alle tre
del pomeriggio (Mc 15,34), l’ora in cui il Sommo Sacerdote, nel Tempio
sacrificava l’«agnello Tamìd – l’agnello perpetuo» per la remissione dei
peccati del popolo. La terza coppa secondo il Talmud di Gerusalemme è la coppa
della redenzione perché vi corrisponde il verbo «vi redimerò». [E’ la terza
coppa].
d) La quarta notte quando il
mondo giungerà alla sua fine per essere redento. Le sbarre di ferro saranno
spezzate e le generazioni degli empi saranno distrutte. E Mosè salirà dal
deserto e il re messia dall’alto: l’uno camminerà alla testa del gregge e
l’altro camminerà alla testa del gregge e il suo Verbo camminerà in mezzo a
loro ed essi cammineranno insieme [il testo è incompleto, ma possiamo
immaginare Mosè da un lato, Elia dall’altro e il Messia (il Verbo/la Parola)
tra i due, come riferisce Lc nel racconto della trasfigurazione(9, 30-31)]. È
la notte di Pasqua nel nome del Signore notte predestinata e preparata per la
redenzione di tutti gli Israeliti in ogni loro generazione» [E’ la quarta
coppa].
Israele alza le quattro coppe,
cantando l’Hallèl, cioè il grande inno pasquale ebraico che comprende i Salmi
dal 113 al 118 più il Sal 136. Anche Gesù ha cantato l’Hallèl pasquale dopo la
Cena, dopo avere bevuto le quattro coppe, come testimoniano gli evangelisti
Marco e Matteo che riportano: «Detto l’inno, uscirono verso il monte degli
Ulivi» (Mc 14,26; Mt 26,30). Ancora oggi, la cena pasquale ebraica si conclude
in silenzio dopo avere gustato la quarta coppa, la coppa d’Elia, tenendo in
cuore il desiderio di vedere il giorno del Messia e di partecipare alla
ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Per questo prima di lasciarsi ogni
ebreo, dovunque nel mondo conclude la cena pasquale con l’augurio per sé e per
tutti gli Ebrei della diaspora: Hashanà haba'à beYerushallàyim – l’anno
prossimo a Gerusalemme. «Notte di veglia fu questa per il Signore per farli
uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore
per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione» (Es 12,42).
Ripercorriamo anche noi le notti delle salvezze, ascoltando la Parola di Dio.
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III. LITURGIA DELLA PAROLA 1° Lettore
Prima lettura Gen 1,1-2,2: la notte della creazione Al principio, quando
nemmeno il tempo esisteva, era la notte della vita. Dio irrompe nelle tenebre e
crea l’universo e la terra. Per cinque giorni prepara il giardino, lo orna di
luce, di cielo, di terra, di alberi e cibo, di pesci e uccelli e animali
selvatici. Il sesto giorno crea l’uomo e la donna a sua immagine, a sua
somiglianza. E’ la coppia di uomo e di donna l’immagine di Dio, che può
esprimere insieme il volto creatore di Dio. In questa notte prima scoppia la
vita. Il racconto è solenne e drammatico nella sua monotonia orientale.
Immaginiamo Dio come un sommo sacerdote che celebra la liturgia della vita.
L’universo è il suo tempio e il popolo è rappresentato dalla cose create che
partecipano con un ritornello, come di salmo responsoriale: E fu sera e fu
mattino giorno primo, secondo… terzo… quarto… quinto… sesto. Il giorno settimo
è riservato a Dio perché senza questo giorno, anche gli altri sei si perdono
nel nulla e si smarriscono nel vuoto. Oggi impariamo che senza la domenica, per
il cristiano non ha senso la settimana che segue, perché Dio è il principio e
il fine, il Signore e creatore, custode del tempo. 2° Lettore Dal libro della Genesi 1, 1 -2,2 Nel principio del
“creò Dio il cielo e la terra”, 2 quando la terra era informe e deserta e le
tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque, 3 disse
Dio: «Sia la luce!». E la luce fu. 4 Dio vide che la luce era cosa buona e
separò la luce dalle tenebre. 5 Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le
tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo. 6 Disse Dio: «Sia un
firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». 7 Dio fece
il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che
sono sopra il firmamento. E così avvenne. 8 Dio chiamò il firmamento cielo. E
fu sera e fu mattina: giorno secondo. 9 Disse Dio: «Le acque che sono sotto il
cielo si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto». E così avvenne. 10
Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mare. Dio vide
che era cosa buona. 11 Disse Dio: «La terra produca germogli, erbe che
producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme,
ciascuno secondo la propria specie». E così avvenne. 12 E la terra produsse
germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi
che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che
era cosa buona. 13 E fu sera e fu mattina: giorno terzo. 14 Disse Dio: «Ci
siano fonti di luci nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla
notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni 15 e siano fonti
di luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra». E così avvenne: 16 E
Dio fece le due fonti di luci grandi: la fonte di luce maggiore per governare
il giorno e la la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle. 17
Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra 18 e per governare
il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era
cosa buona. 19 E fu sera e fu mattina: giorno quarto. 20 Disse Dio: »Le acque
brùlichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al
firmamento del cielo». 21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri
viventi che guizzano e brùlicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti
gli uccelli alati secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona. 22 Dio
li benedisse: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli
uccelli si moltiplichino sulla terra». 23 E fu sera e fu mattina: giorno
quinto. 24 Disse Dio: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie:
bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne:
25 Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo
la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo la loro specie. Dio
vide che era cosa buona. 26 Disse disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine,
secondo la nostra somiglianza: dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli del
cielo, sul bestiame, su tutte gli animali selvatici e su tutti i rettili che
strisciano sulla terra».
27 E creò Dio
Adam a sua immagine; / a immagine di Dio lo creò; / pungente e perforata li
creò.
28 Dio li benedisse e disse loro:
«Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui
pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia
sulla terra». 29 Disse Dio: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è
su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro
cibo. 30 A tutte gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti
gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in
cibo ogni erba verde». E così avvenne. 31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco,
era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: giorno sesto. 1 Così furono
portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. 2 Dio, nel
giorno settimo, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel giorno
settimo da ogni suo lavoro. – Parola di Dio.
3° Lettore: Salmo responsoriale 103/ 104: Inno a Dio creatore Rit. Manda il tuo Spirito, Signore a
rinnovare la terra. 1. 1 Benedici il Signore, anima mia! Sei tanto grande,
Signore, mio Dio,! Sei rivestito di maestà e di splendore, 2 avvolto di luce
come di un manto.12 In alto abitano gli uccelli del cielo e cantano tra le
fronde. 4. 13 Dalle tue dimore tu irrighi i monti, e con il frutto delle tue
opere si sazia la terra. 2. 5 Egli fondò la terra sulle sue basi, non potrà mai
vacillare. 6 Tu l’hai coperta con l’oceano come una veste; al di sopra dei
monti stavano le acque.14 Tu fai crescere l’erba per il bestiame e le piante
che l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra, 5. 24 Quante sono le tue opere,
Signore! Le hai fatte tutte con saggezza, 3. 10 Tu mandi nelle valli acque
sorgive perché scorrano tra i monti. la terra è piena delle tue creature.
Benedici il Signore, anima mia
1° Lettore Seconda lettura Gen 22,1-18: la notte della prova e
dell’alleanza. Per i meriti del figlio Isacco, Abramo riceve l’alleanza da Dio.
Nel 2° millennio è diffusa la pratica dei sacrifici umani. Il Dio di Israele
rifiuta questo culto perché lui dà la vita, non la toglie. Mette alla prova
Abramo, chiedendogli di sacrificare la garanzia del suo futuro: «Prendi tuo
figlio, il tuo unico che ami, Isacco…e offrilo in olocausto». Mai padre si era
trovato in questa angoscia. Come ubbidire? Il figlio che Dio gli ha dato nella
vecchiaia, ora lo chiede indietro. Dio è così crudele… Per avere una posterità
deve uccidere il figlio. Se Dio esiste non può volere la morte dell’innocente!
Abramo si fida di Dio e sa che anche se «adesso» non capisce, Dio non può
venire meno alla sua parola e si abbandona totalmente alla sua volontà, dove
incontra quello Dio incomprensibile che «ora» gli restituisce il figlio
generato due volte. Isacco ora è anche figlio dell’obbedienza e della fede. La
tradizione ebraica dice che Isacco avesse 37 anni al momento del suo sacrificio
e mentre il padre lo lega come un agnello per il sacrificio, lo supplica di
legarlo bene perché non accada che per paura possa mettersi a scalciare e
rendere nullo il sacrificio. Il figlio unigenito incoraggia il padre a legarlo
per ubbidire al Signore che sa quello che fa. Isacco legato alla legna del
sacrificio sull’altare di pietra, sul monte Moria, dove secoli dopo sorgerà il
Tempio di Gerusalemme, è simbolo di Cristo, il Figlio Unigenito legato al legno
della croce e sacrificato sull’altare dell’espiazione all’età di 37 anni.
Abramo dice a Dio: quando in futuro i figli di Isacco ti pregheranno e ti
chiederanno qualunque cosa, tu li ascolterai, ricordandoti dell’aqedàh/legatura
di Isacco. Per i meriti di Cristo legato alla croce, noi siamo salvati. Questa
sera, se qualcuno pensa che per lui non vi sia salvezza, questa notte pecca
contro lo Spirito
Santo.
4° Lettore Dal libro della Genesi 22,1-18 In quei giorni, Dio mise alla
prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 2 Riprese: «Prendi tuo
figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo
in olocausto su di un monte che io ti indicherò». 3Abramo si alzò di buon
mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la
legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva
indicato. 4 Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.
5 Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il
ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». 6 Abramo
prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il
fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme. 7 Isacco si rivolse
al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese:
«Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». 8Abramo
rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!».
Proseguirono tutti e due insieme. 9Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva
indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco
e lo depose sull’altare, sopra la legna. 10 Poi Abramo stese la mano e prese il
coltello per immolare suo figlio. 11 Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal
cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». 12 L’angelo disse:
«Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi
Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito». 13 Allora Abramo alzò
gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo
andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. 14 Abramo
chiamò quel luogo: «Il Signore vede», perciò oggi si dice: «Sul monte il
Signore si fa vedere». 15 L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la
seconda volta 16 e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu
hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, 17 io ti
colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le
stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza
si impadronirà delle città dei nemici. 18 Si diranno benedette nella tua
discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia
voce». – Parola di Dio,
5° Lettore:
Salmo responsoriale 103/104: Salmo di fiducia Rit. Proteggimi, o Dio, in te mi rifugio.
1. 5 Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia
vita. 8 Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò
vacillare. Rit.anche il mio corpo riposa al sicuro, 10 perché non abbandonerai
la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Rit. 3.
11 Mi indicherai il sentiero della vita, 2. 9 Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla
tua destra. Rit.
1° Lettore Terza lettura Es 14,15-15,1: La notte dell’esodo: la
salvezza attraverso l’acqua E’ la lettura chiave di questa notte. E’ il punto
di partenza. In questa notte Dio libera Israele dall’oppressione della
schiavitù per introdurlo alla libertà del servizio. In questa notte Dio
dichiara illegittima ogni autorità dispotica e oppressiva e afferma il diritto
di ogni persona e di ogni popolo a vivere nella dignità di individuo e di
nazione. Nessuno può sopraffare un altro. Questa notte terribile e stupenda è
segnata dal sacrificio dell’agnello, dal sangue dell’agnello che protegge la
vita dei perseguitati, dalle acqua minacciose del Mare Rosso pronto a
inghiottire, dalla Parola di Dio che guida attraverso il profeta Mosè, armato
solo del bastone di Dio. Durante l’ultima cena, Gesù, celebra questo evento e prende
la terza coppa di vino e pronuncia la benedizione della nuova ed eterna
alleanza, dichiarando così che l’esodo d’Israele si compie nel suo sangue,
agnello sacrificato. La croce è la nuova arca di Noè che traghetta l’umanità
dalla morte alla sponda della risurrezione. Anche noi, in questa notte, beviamo
la terza coppa, la coppa del Messia.
6°
Lettore Dal libro dell’Esodo 14,15-15,1 14 Il Signore disse a Mosè : «Perché
gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. 16 Tu
intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli
Israeliti entrino nel mare all’asciutto. 17 Ecco, io rendo ostinato il cuore
degli Egiziani, così che entrino dietro di loro e io dimostri la mia gloria sul
faraone e tutto il suo esercito, sui suoi carri e sui suoi cavalieri. 18 Gli
Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando dimostrerò la mia gloria
contro il faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri».19 L’angelo di Dio, che
precedeva l’accampamento d’Israele, cambiò posto e passò indietro. Anche la
colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro. 20 Andò così a porsi tra
l’accampamento degli Egiziani e quello d’Israele. La nube era tenebrosa per gli
uni, mentre per gli altri illuminava la notte; così gli uni non poterono
avvicinarsi agli altri durante tutta la notte. 21 Allora Mosè stese la mano sul
mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte
vento d’oriente, rendendolo asciutto; le acque si divisero. 22 Gli Israeliti
entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro un muro a
destra e a sinistra. 23 Gli Egiziani li inseguirono, e tutti i cavalli del
faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro di loro in mezzo al
mare. 24 Ma alla veglia del mattino il Signore, dalla colonna di fuoco e di
nube, gettò uno sguardo sul campo degli Egiziani e lo mise in rotta. 25 Frenò
le ruote dei loro carri, così che a stento riuscivano a spingerle. Allora gli
Egiziani dissero: «Fuggiamo di fronte a Israele, perché il Signore combatte per
loro contro gli Egiziani!». 26 Il Signore disse a Mosè : «Stendi la mano sul
mare: le acque si riversino sugli Egiziani, sui loro carri e i loro cavalieri».
27 Mosè stese la mano sul mare e il mare, sul far del mattino, tornò al suo
livello consueto, mentre gli Egiziani, fuggendo, gli si dirigevano contro. Il
Signore li travolse così in mezzo al mare. 28 Le acque ritornarono e sommersero
i carri e i cavalieri di tutto l’esercito del faraone, che erano entrati nel
mare dietro a Israele: non ne scampò neppure uno. 29 Invece gli Israeliti
avevano camminato sull’asciutto in mezzo al mare, mentre le acque erano per
loro un muro a destra e a sinistra. 30 In quel giorno il Signore salvò Israele
dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del
mare; 31 Israele vide la mano potente con la quale il Signore aveva agito
contro l’Egitto, e il popolo temette il Signore e credette in lui e in Mosè suo
servo. Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero: 7° Lettore Salmo responsoriale Es 15,1-2;
3-5; 6-7; 17-1: Cantico di Miriam dopo il passaggio del mare Rosso Rit.
Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria. Rit. Cantiamo al Signore:
stupenda è la sua vittoria.
1. 1 Voglio
cantare in onore del Signore, perché ha mirabilmente trionfato: cavallo e
cavaliere ha gettato in mare. 2 Mia forza e mio canto è il Signore, egli è
stato la mia salvezza. E’ il mio Dio: lo voglio lodare, è il Dio di mio padre:
lo voglio esaltare! Rit. 2. 3 Il Signore è un guerriero, Signore è il suo nome.
4 I carri del faraone e il suo esercito li ha scagliati nel mare e i suoi
combattenti scelti furono sommersi nel Mar Rosso. Rit.la tua destra, Signore,
annienta il nemico. Rit. 4. 17 Tu fai entrare il tuo popolo e lo pianti sul
monte della tua eredità, luogo che per tua dimora, Signore, hai preparato, 3. 5
Gli abissi li ricoprirono, sprofondarono come pietra. 6 La tua destra, Signore,
è gloriosa per la potenza,santuario che le tue mani, Signore, hanno fondato. 18
Il Signore regni in eterno e per sempre! Rit.
1° Lettore Quarta lettura Ez 36,16-28: la notte dell’esilio Israele non
è stato fedele all’alleanza e ha preferito allontanarsi dal Dio di Abramo e
Isacco, ritrovandosi in terra straniera, in esilio, di nuovo schiavo. E’ il
sec. V d.C. A Babilonia, tra gli esiliati c’è il profeta Ezechiele, che invita
a guardare verso l’o-rizzonte della storia: anche se i vostri peccati fossero
rossi come lo scarlatto, Dio è più forte perché solo lui può perdonare e ad una
massa di ossa aride può ridare la vita e il respiro. E’ necessaria però la
conversione, il cambio di direzione, il capovolgimento del pensiero perché i
miei pensieri non sono i vostri pensieri, dice il Signore. Solo Dio converte e
dalla dispersione raduna nell’unità; solo lui può purificare con l’acqua che
sgorga dal costato di Cristo, immagine del battesimo; solo lui può fare il
trapianto del cuore: da quello di pietra a quello di carne. Credere è solo una
questione di cuore. Domani sera Gesù rimprovererà i due discepoli di Emmaus di
essere stolti perché «tardi di cuore a credere alla parola dei profeti» (Lc
24,25), ma dopo averlo incontrato nell’Eucaristia, essi potranno esclamare:
«ardeva il nostro cuore mentre ci spiegava le Scritture» (Lc 24,32). 8° Lettore Dal libro del profeta Ezechiele
36,16-17a.18-20 16 Mi fu rivolta questa parola del Signore: 17 «Figlio
dell’uomo, la casa d’Israele, quando abitava la sua terra, la rese impura con
la sua condotta e le sue azioni. 18 Perciò ho riversato su di loro la mia ira
per il sangue che avevano sparso nel paese e per gli idoli con i quali
l’avevano contaminato. 19 Li ho dispersi fra le nazioni e sono stati dispersi
in altri territori: li ho giudicati secondo la loro condotta e le loro azioni.
20 Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e profanarono il mio nome santo,
perché di loro si diceva: “Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono
stati scacciati dal suo paese”. 21 Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo,
che la casa d’Israele avevano profanato fra le nazioni presso le quali era
giunta. 22 Perciò annunzia alla casa d’Israele: “Così dice il Signore Dio: Io
agisco non per riguardo a voi, casa d’Israele, ma per amore del mio nome santo,
che voi avete profanato fra le nazioni presso le quali siete giunti. 23
Santificherò il mio nome grande, profanato
fra le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le nazioni sapranno
che io sono il Signore – oracolo del Signore Dio –, quando mostrerò la mia
santità in voi davanti ai loro occhi. 24 Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò
da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25 Vi aspergerò con acqua pura e
sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i
vostri idoli; 26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito
nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò
il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò
osservare e mettere in pratica le mie norme. 28 Abiterete nella terra che io
diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”». –
Parola di Dio,
9° Lettore: Salmo
responsoriale Sal 42/41: Salmo di fiducia dell’esiliato che torna a rivedere
Gerusalemme Rit. Come la cerva anela ai corsi d’acqua. così l’anima mia anela a
te, o Dio 1. 3 L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e
vedrò il volto di Dio? Rit. 2. Avanzavo tra la folla 3. 3 Manda la tua luce e
la tua verità; siano esse a guidarmi, mi conducano alla tua santa montagna,
alla tua dimora. Rit. la precedevo fino alla casa di Dio, dfra canti di gioia e
di lode di una moltitudine in festa. Rit.4. 4 Verrò all’altare di Dio, a Dio,
mia gioiosa esultanza.. A te canterò con la cetra, Dio, Dio mio. Rit.
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[Si accendono le candele sull’altare e
s’intona l’inno seguente] GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI… e pace in terra
agli uomini di buona volontà. Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti
glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re
del cielo, Dio Padre onnipotente. [breve pausa 1-2-3] Signore, Figlio Unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di
Dio, Figlio del padre: tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi; tu
che togli i peccati del mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla
destra del Padre, abbi pietà di noi. [breve pausa 1-2-3] Perché tu solo il
Santo, tu solo il Signore, tu solo
l’Altissimo: [breve pausa 1-2-3]
Gesù
Cristo con lo Spirito
Santo, nella gloria di Dio Padre. Amen.
Preghiamo (colletta). O Dio, che illumini questa santissima notte di veglia con
la gloria della risurrezione del Signore, rinnova in noi lo Spirito del Risorto
perché, come famiglia nuova e rigenerata nel fuoco e nell’acqua, possiamo
vivere la nostra vita come veglia in attesa di te, Dio dell’esodo, redentore di
Abramo, Isacco e Giacobbe, guida di Mosè e Padre del Signore nostro Gesù Cristo
che con te vive e regna nell’unità dello Spirito
Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Amen!
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1° Lettore Quinta lettura (Rm 6,3-11)
celebra la nostra identità che nasce a Pasqua Paolo non trova parole adeguate
ad esprimere compiutamente l’avvenimento della fede, per cui inventa anche un
vocabolario nuovo: con-sepolti, con-crocifissi, con-viventi. Non è una unione
morale o spirituale. Sulla croce veramente ci siamo noi, nel sepolcro veramente
ci siamo noi, dal sepolcro veramente risorgiamo noi e la sua vita è veramente
la nostra vita. Cristo risorto è la pietra angolare che sta a fondamento della
fede che questa notte è rigenerata e proclamata sulle strade del mondo. 10° Lettore Dalla Lettera di
San Paolo apostolo ai Romani (Rm 6,3-11)
[Fratelli e sorelle,] 3 Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo
Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo
dunque stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu
risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo
camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a
somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua
risurrezione. 6 Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con
lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo
più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. 8 Ma se
siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che
Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.
10 Infatti egli morì, e morì , egli morì per il peccato una volta per tutte;
ora invece vive, e vive per Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al
peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù. – Parola di Dio. 11° Lettore: Salmo responsoriale dal Sal
118/117,1-4.167.22-23: Inno di lode al Messia «pietra angolare» Rit. Alleluia,
Alleluia, Alleuia. 1. Rendete grazie al Signore, perché è buono; perché il suo
amore è per sempre. 2 Dica Israele: il suo amore è per sempre. Rit.17 Non
morirò, ma resterò in vita e annuncerò le opere del Signore. Rit. 3. 22 La
pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. 2. La destra del
Signore si è innalzata 16 la destra del Signore ha fatto prodezze.23 Questo è
stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi. Rit.
1° Lettore Vangelo-A Mt 28,1-10: E’ risorto e vi precede in
Galilea. Secondo la legge del tempo, la testimonianza delle donne era invalida.
Gesù affida il primo annuncio in assoluto della sua risurrezione alle donne,
travolgendo così una mentalità che le voleva (e ancora oggi le vuole) inferiori
e suddite silenziose. Pasqua etimologicamente vuol dire «passare oltre» e i
Rabbini dividevano il termine in due «Pe sach = la bocca parla». A Pasqua
saranno le donne a passare oltre il fiume Giordano per entrare nella Terra
Promessa delle liberazioni e andare dagli apostoli per portare la parola del
Signore: «Egli vi precede in Galilea». Pasqua è veramente la festa dell’altra
metà del cielo: ad esse che giuridicamente erano inattendibili perché la loro
testimonianza era invalida, Gesù affida l’annuncio e la testimonianza decisiva
della sua vita. Le donne sono le prime apostole del Risorto che annunciano il
vangelo della risurrezione agli stessi apostoli. Impariamo da Gesù a superare
ogni barriera e ogni discriminazione.
Dal vangelo secondo Matteo 28,1-10 1 Dopo il sabato, all’alba del primo
giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la
tomba. 2 Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti,
sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3
Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4 Per lo
spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. 5
L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il
crocifisso. 6 Non è qui. E’ risorto, infatti, come aveva detto; venite,
guardate il luogo dove era stato deposto. 7 Presto, andate a dire ai suoi
discepoli: “E’ risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo
vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». 8 Abbandonato in fretta il sepolcro, con
timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9
Ed ecco, Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi!». Ed esse si
avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse
loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea:
là mi vedranno». – Parola del Signore.
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Spunti di omelia Desidero richiamare la
vostra attenzione su alcune suggestioni. Nel mondo ortodosso, dalla notte di
Pasqua e fino a Pentecoste (per 50 giorni), quando due s’incontrano
sostituiscono il normale saluto abituale con queste parole: «Christòs
anèsti!/Cristo è risorto!» e l’altro risponde: «Alithôs anèsti!/Veramente è
risorto!». Vi auguro che possiate essere veramente donne e uomini risorti in
ogni situazione e circostanza della vostra vita. Anche a voi ripeto la
consolazione di Gesù alle donne: «Non temete!» perché la risurrezione è il
principio di una vita nuova e l’appello a ciascuno di voi che la vostra vita è
sorgente di risurrezione. Nessuno di voi è nato per essere banale o
insignificante. Questa notte ognuno di noi riceve un vangelo personale: «tu sei
importante per il Signore perché egli questa notte ha vegliato ed è risorto per
te». Tutto è ancora possibile, anche un altro mondo è possibile veramente.
Nessuno dica: per me non c’è speranza, perché oggi Cristo Gesù, Creatore e
Redentore, morto e risorto «per noi», ha spalancato delle porte della speranza
che non ci abbandonerà mai, nemmeno nell’ora più buia, nell’ora del dolore e
della morte. Questa notte è «il principio» della nostra storia e del nostro
tempo. Questa notte noi nasciamo e da questa notte possiamo iniziare a
calcolare il tempo perché a partire da adesso, noi vivremo l’anno diviso in
frazioni di sette giorni in sette giorni e lo segneremo con la celebrazione
dell’Eucaristia. L’Eucaristia diventa così la misura dell’eternità perché
scandisce il nostro tempo e la nostra vita nel ritmo della domenica che è la
Pasqua della settimana. Senza questa notte non possiamo celebrare la domenica
che dà sapore al nostro tempo e alla nostra coscienza di essere «immagine di
Dio». Vivere la domenica come giorno del Signore significa confessare che Gesù
è risorto e in lui Dio è il nostro Creatore, il Redentore, il nostro unico Dio.
La domenica che sorge da questa notte come prolungamento nel tempo di tutto ciò
che qui abbiamo vissuto e celebrato è il tempo della nostra dignità perché
nella domenica noi somigliamo a Dio che nel settimo giorno cessò da ogni
attività lavorativa per concentrarsi nella contemplazione della comunità
orante. Non trasformate la domenica nella pattumiera della settimana, in cui
ammucchiate tutto ciò che non riuscite a fare nel sei giorni precedenti. Non
uccidete la vostra dignità di uomini e donne «immagine di Dio». Senza Pasqua
non può esserci domenica e senza domenica non può esserci fede. Sia la domenica
il giorno consapevole della Pasqua perenne che questa notte abbiamo assaporato,
sia il giorno del vostro riposo, di un maggiore silenzio, di un più intimo
ascolto, sia il giorno in cui amate di più e meglio, il giorno in cui vi fate
servi degli altri. Sia il giorno in cui dalle nostre dispersioni rispondiamo
alla chiamata dello Spirito che ci convoca all’Eucaristia per essere comunità
celebrante e per condividere insieme la Parola, il Pane, il Vino e la
fraternità ecclesiale. Per un cristiano senza l’Eucaristia domenica, la
settimana è senza senso perché senza Pasqua. «Voi non abbiate paura» (v. 5)
dice l’angelo alle donne e «Non temete» (v. 10) aggiunge Gesù risorto. Lo
scandalo di oggi consiste nell’avere paura gli uni degli altri: il mondo è
dominato della paura dell’altro, visto come nemico, come ostile, come
concorrente: l’Israelita teme il Palestinese, il Palestinese ha paura
dell’Israelita, l’occidentale ha paura dell’immigrato di cui ha estremo bisogno
e l’immigrato teme la nuova schiavitù di sfruttamento che la «civiltà
cristiana» di un occidente corrotto gli impone in nome e per conto del «dio
denaro». Non è la minaccia dell’inferno che converte i cuori, ma il desiderio
della risurrezione; non è la condanna che salva le persone, ma la misericordia
data con gioia; non è il terrore che convince, ma la proposta di un progetto
grande e illimitato, dove ognuno possa essere contenuto e compreso. La
risurrezione è il progetto di Dio che questa notte ci viene offerto e
consegnato: spetta a noi scegliere e decidere. Cristo non è venuto a condannare
il mondo, ma a salvarlo dando la sua vita gratuitamente e senza contropartita.
Oggi si staglia davanti a noi il «Crocifisso-risorto» che molti anche credenti,
anche vescovi e papi vogliono come simbolo culturale di una civiltà che ha poco
o nulla di civile, e proprio nulla di cristiano. Il Crocifisso risorto non ha
un regno di questo mondo e quindi non s’identifica con alcuna cultura, ma
assume tutte le culture e tutte le civiltà dentro il suo costato aperto, senza
distinzione, senza preferenze. Il Signore non ci ha mandato a difendere il
segno del crocifisso come ornamento delle pareti, ma ci ha comandato di
annunciare al mondo intero che egli è morto e risorto per tutta l’umanità. Chi
difende i simboli della «civiltà occidentale cristiana» o i «valori
occidentali» perché cristiani è ateo perché non sa quello che dice. Chi
identifica il crocifisso con l’occidente rinnega lo scandalo della croce e
l’annichilimento di Dio che si svuota di sé per riportare l’umanità intera
all’unità di una sola famiglia di Dio: Cristo è morto per tutti non soltanto
per alcuni. Cristo non è bianco, ma è palestinese; Cristo non è europeo, ma
ebreo di nascita, di formazione, di religione; Cristo non è occidentale, ma
orientale. Cristo non è di parte, ma universale. Cristo non è un valore da
conservare, ma una Persona da amare e annunciare con amore. Di fronte agli
immigrati cristiani dell’America Latina, ai mussulmani arabi, agli atei e ai
non credenti, quale testimonianza diamo di Dio? Se è il Dio di Gesù Cristo,
allora è tempo che convertiamo e cambiamo atteggiamento davanti ad ogni uomo,
popolo, cultura e religione. Cristo non è un vessillo da sbandierare
all’occasione contro qualcuno, ma al contrario, è la pietra d’inciampo
dell’identità cristiana, colui che sconvolge l’ordine della nostra vita
chiedendoci atteggiamenti e scelte di vita che sono contro natura: amare i
nemici, porgere l’altra guancia, perdonare sempre senza condizione, dare la
vita, non giudicare mai, ma giudicarsi severamente Siamo chiamati a rendere
ragione della credibilità di Dio. Come possiamo farlo? Una settimana ha 168 ore
di tempo, un tempo gratuito che Dio ci regala, senza nostro merito perché
possiamo morire all’improvviso in ogni istante: quale garanzia abbiamo di
vivere a lungo? Nessuna! Siamo fragili, siamo mortali, siamo passeggeri. Gesù
ci segnala che non siamo capaci di vegliare con lui nemmeno un’ora (Mt 26,40):
168 ore contro una alla settimana. Forse da questa Pasqua dovremmo cominciare a
fare qualche calcolo più esatto. Il futuro è nelle mani di Dio e noi non
abbiamo potere sul tempo. Nessuna garanzia di vita o di morte, solo la
misericordia provvidente di Dio ci tiene in vita. Dire che «non abbiamo tempo»
davanti a Colui che ci regala tutto il tempo è per lo meno poco corretto. Che
Dio ci aiuti ad essere coerenti e responsabili. Tornando a casa da questa
Veglia di Pasqua, non abbiate più paura di nulla, non temete di non farcela,
non lasciatevi rassegnare a ciò che vi accade perché da questa notte vi portate
dentro il germe della immortalità e della risurrezione perché ognuno di voi
vale la vita stessa di Dio. Ciascuno di voi può generare risurrezione e vita,
amore e servizio, generosità e affabilità. Lasciatevi contaminare da Dio perché
lui è più grande di ogni vostro limite e paura. Cristo è risorto per dirci che
abbiamo un compito di vita, un compito di risurrezione nei vari ambienti dove
siamo chiamati a vivere. «E’ la Pasqua del Signore!» (Es. 12,11). Abbiamo letto
tre letture che narrano di tre notti, simboleggiate da tre coppe di vino della
cena ebraica: manca ancora una coppa, la quarta. E’ la coppa che simboleggia la
fine del mondo. La coppa di Elia che precederà il Messia alla fine dei tempi.
Bevendo questa coppa gli Ebrei anticipano il gusto dell’ultima notte, quando il
Messia sarà tutto in tutti e noi lo vedremo Dio come egli è (1Gv 3, 2).
Portiamo il sapore di questa coppa con noi e versiamolo su tutto ciò che
amiamo, che soffriamo, che incontriamo, che speriamo, che temiamo, che
progettiamo, che disperiamo: nulla è più senza senso perché tutto acquista un
significato di vita da questa notte e per sempre. Il Signore risorto è qui e ti
chiama per nome, uno per uno. «E’ la Pasqua del Signore!». Portiamo ovunque la
Pace che nasce da questa Pasqua e con l’aiuto dello Spirito, sappiamo
raccogliere i brandelli di croce che sono disseminati in tutto il mondo per
poterli riunire e ricostruire la croce luminosa del Signore che ci chiama ad
essere aperti al mondo, comunità di credenti, t testimoni della sua morte e
risurrezione, figli della luce perché figli della Pace. Siate in pace con voi,
con le persone che amate e con quelle che incontrate nella vita o nelle
professioni che esercitate, amate le persone per le quali soffrite. Siate per
tutti un germe di speranza, un seme di risurrezione. Con l’aiuto di Gesù
risorto, con la forza dello Spirito del Risorto, nel Nome del Padre che è nei
cieli perché è la Pasqua del Signore. E’ la nostra Pasqua! Buona Pasqua a tutte
e a tutti voi, dal profondo del cuore.
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Preghiera dei fedeli In questa notte di
Pasqua vogliamo guardare al mondo intero e farci compagni e compagne di
viaggio, pellegrini di vita con chiunque vive accanto a noi e lontano da noi,
perché noi siamo parte vive dell’umanità dispersa ai quattro angoli della
terra. In questa notte pasquale vogliamo essere solidali: - con le famiglie
unite e felici che vivono questa Pasqua nell’armonia e nell’amore; - con le
famiglie separate o divorziate, specialmente con figli: perché la loro
sofferenza e fatica non sia inutile, ma trovi nella Pasqua la forza per
affrontare le difficoltà; - con tutte le persone che, per storia e condizioni
personali non sono in grado di formarsi una famiglia e scelgono altre forme di
convivenza, perché possano sempre e comunque essere se stesse e fedeli al
progetto d’amore di Dio per loro; - con tutte le persone che si amano e che
amano come sono capaci con il loro entusiasmo e la loro fatica,con i loro
limiti e le loro possibilità, perché il loro amore sia condiviso e contagioso;
- con tutti i fidanzati e coloro che si sposeranno entro questo anno, perché
siano felici, fedeli, gioiosi e testimoni dell’amore che il Dio Risorto riversa
nei loro cuori, - con quanti portano nel cuore un peso segreto, una sofferenza,
una preoccupazione, una solitudine: sappiano che in noi trovano il calore
dell’accoglienza e della tenerezza, - con tutti i bambini e le bambine del
mondo perché nessuno violi la loro anima e il loro corpo: è meglio per costoro
mettersi un macigno al collo e buttarsi nel mare perché ogni bambino/bambina è
inviolabile come l’eucaristia; - con tutti i bambini abbandonati, venduti,
uccisi per il trapianto di organi, violati e soli; - con tutte le persone
anziane perché siano stimate e accettate con i loro limiti e la loro lentezza:
oggi è Pasqua per loro che si avviano alla Pasqua della vita eterna, - con le
persone che in questo momento, in tutto il mondo, stanno morendo, in guerra,
negli ospedali, per le strade, nelle case, in compagnia o in solitudine, - con
quanti servono senza chiedere in cambio nulla e sono così segno visibile tra
noi dell’amore di Dio perché il servizio non sia mai un privilegio, ma
un’esigenza del cuore grande e gratuito per somigliare al Signore che è venuto
per servire e non per essere servito (Mc 10,45). - Con tutte le persone che
questa notte si scambieranno un augurio di Pasqua con gli occhi colmi di amore
e il cuore pieno di luce: possano illuminare il mondo intero. Vogliamo fare
Pasqua anche con i nostri morti, che sono presenti nella Gerusalemme celeste e
celebrano Cristo Luce perenne: sentiamo la loro presenza, la viviamo e con loro
preghiamo e attraverso di loro invochiamo la Risurrezione di Cristo come
benedizione su di noi e le nostre famiglie.
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IV. LITURGIA BATTESIMALE – PROFESSIONE
DI FEDE E RINNOVO DEI VOTI BATTESIMALI Nella notte di veglia per il Signore,
memori … 1. dell’acqua della creazione, sulla quale aleggiava lo Spirito di
Dio,
Benediciamo il Signore. 2.
dell’acqua del diluvio che salvava Noè e altre sette persone, Ti ringraziamo, o Signore. 3. dell’acqua
del Nilo trasformata in sangue dal bastone di Mosè, Proteggici, o Signore. 4. dell’acqua del Mare Rosso in cui fu
battezzato il popolo d’Israele,
Purificaci, o Signore. 5. dell’acqua della Roccia che dissetò Israele
nel deserto,
Guidaci, o Signore. 6.
dell’acqua del Giordano santificata dal battesimo del Signore,
Santificaci, o Signore. 7. dell’acqua
del pozzo della Samaritana dissetata alla sorgente della fede,
Dissetaci, o Signore. 8. dell’acqua della piscina di Sìloe che
guarisce i malati,
Guariscici, o
Signore. 9. dell’acqua che sgorga dall’altare del Tempio di Gerusalemme, Benedici il tuo popolo, o Signore. 10.
dell’acqua mista a sangue che scende dal costato del Signore crocifisso, Tu ci hai redento, o Signore. 11. dell’acqua
del battesimo dalla quale siamo nati noi e oggi anche Luca, Accoglici, o Signore. 12. dell’acqua che
benediciamo questa notte per essere benedetti…
Benedici il mondo intero, Signore.
I Santi e le
Litanie dei santi [cantate]
Signore,
pietà!
Tutti: Signore, pietà! Cristo, pietà! Tutti: Cristo, pietà!
Signore, pietà! Tutti: Signore, pietà!
Gesù, Figlio del Dio vivente,
Ascolta la nostra supplica.
Benedizione dell’acqua Benedetto sei tu,
Dio, Padre onnipotente: hai creato l’acqua che purifica e dà vita. Gloria a te,
o Signore!
Benedetto sei tu, Dio, unico Figlio,
Gesù Cristo: hai versato dal tuo fianco acqua e sangue, perché dalla tua morte
e risurrezione nascesse la Chiesa. Gloria a te, o Signore! Benedetto sei tu,
Dio, Spirito
Santo: hai consacrato il Cristo nel
battesimo del Giordano, perché noi tutti fossimo in te battezzati. Gloria a te,
o Signore.
Vieni con la tua potenza, o Padre, e
santifica quest’acqua, perché in essa gli uomini, lavati dal peccato, rinascano
alla vita nuova di figli. Ti preghiamo, Signore!
Santifica quest’acqua, perché Luca
battezzato nella morte e risurrezione di Cristo sia conforme all’immagine del
tuo Figlio. Ti preghiamo, Signore!
[Il celebrante, con la mano destra tocca
l’acqua, e prosegue:]
Benedetto sei Tu,
Gesù, Benedizione del Padre!
Benedetto
sei Tu, Cristo, Redenzione dell’umanità. Benedetto sei Tu, Dio che ci accogli
figli benedetti.
Benedetto sei Tu,
Signore che ci benedici!
Tutti [dal Sal
139,1-3]: Sorgenti delle acque, benedite il Signore: lodatelo ed esaltatelo nei
secoli. Signore, tu mi scruti e mi conosci. Tu sai quando seggo e quando mi
alzo. Tu penetri da lontano i miei pensieri. Tu mi scruti quando cammino e
quando riposo. Ci benedica e ci protegga la benedizione della tenerezza del
Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo. Scenda la Shekinàh del Tuo Nome
nel nostro cuore e nella sua vita. Amen!
Rinnovazione delle promesse battesimali
Rinnoviamo le promesse della nostra fede. Quando siamo stati battezzati eravamo
troppo piccoli per avere coscienza della nostra scelta cristiana. Altri hanno
deciso per noi: papà e mamma ci hanno trasmesso la fede che a loro volta
avevano ricevuto. Ora che siamo adulti e responsabili, spetta a noi alimentarla
e renderla adulta e consapevole. Oggi possiamo farlo, ringraziando mi nostri
genitori per il dono che ci hanno fatto e condividendola con tutti i credenti
sparsi ai quattro punti cardinali della terra.
Rinunziate al peccato, per vivere nella
libertà dei figli di Dio?
Rinunzio.
Rinunziate alle seduzioni del male, per non lasciarvi dominare dal
peccato?
Rinunzio. Rinunziate a
satana, origine e causa di ogni peccato?
Rinunzio.
Credete in Dio, Padre
onnipotente, creatore del cielo e della terra? Credo. Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore,
che nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede
alla destra del Padre?
Credo. Credete
nello Spirito
Santo, la santa Chiesa cattolica, la
comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne e
la vita eterna?
Credo. Tutti. Questa è la fede della Chiesa. Questa
è la fede nella quale siamo stati battezzati. Questa è la nostra fede che ci
gloriamo di professare nella e con la nostra vita. Dio onnipotente, Padre del
nostro Signore Gesù Cristo, che ci hai liberati dal peccato e ci hai fatto
rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in
Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna. Amen.
[Segue la Messa con il rito della
presentazione delle offerte]
Nota. Con
la raccolta di questa notte aiuteremo alcune famiglie cristiane di Gerusalemme
di nazionalità araba con figli portatori di handicap che non hanno alcuna
assistenza se non la rassegnazione alla morte.
Presentazione delle offerte. Benedetto
sei tu, Signore, Dio dell’universo, dalla tua bontà noi riceviamo questo pane e
questo vino, frutti della terra, della vite e del lavoro dell’uomo e della
donna. Noi li presentiamo a te perché per noi diventino cibo e bevanda di vita
eterna. Benedetto nei secoli il Signore.
Preghiamo (sulle offerte). Accogli, Signore, le preghiere e le offerte
del tuo popolo, perché questo santo mistero, gioioso inizio della celebrazione
pasquale, ci ottenga la forza per giungere alla vita eterna. Per Cristo nostro
Signore. Amen.
PREGHIERA EUCARISTICA II (detta di
Ippolito, prete romano del sec. II) La creazione loda il Signore – Prefazio
proprio: Cristo, Agnello Pasquale
Il
Signore sia con voi. E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori.
Sono
rivolti al Signore. Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio. E’ cosa buona e
giusta. È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questa
notte nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. Agnello di Dio che
prendi su di te il peccato del mondo, dona al mondo la pace (cf Gv 1,29.36).
Osanna nell’alto dei cieli.
È lui il
vero Agnello che ha preso su di sé i peccati del mondo, è lui che morendo ha
distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. Santo, Santo, Santo il
Signore Dio dell’universo. La salvezza appartiene a te, nostro Dio, che siedi
sul trono e all’Agnello! (cf Ap 7,10). Osanna nell’alto dei cieli. Kyrie,
elèison. Christe, elèison.
Per questo
mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la
terra, e con l’assemblea degli angeli e dei santi canta l’inno della tua gloria:
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Degno sei tu, o Agnello
immolato, di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e
lode! (cf Ap 5,12). Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna
nell’alto dei cieli. Christe, elèison. Kyrie, elèison.
Padre veramente santo, fonte di ogni
santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino
per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore. Ti benedice,
Signore, l’anima nostra: Signore, nostro Dio, quanto sei grande! (cf Sal
104/103,1).
Egli, nella notte in cui, tradito, fu
consegnato alla morte, offrendosi liberamente alla sua passione, prese il pane
e rese grazie,lo spezzo, lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E
MANGIATENE TUTTI: QUESTO É IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI. Di
questo gioisce il nostro cuore perché non lascerai che il tuo
Santo veda la corruzione (cf Sal 16/15,
9-10).
Dopo la cena, allo stesso modo, prese il
calice, rese grazie, lo diede ai suoi discepoli, e disse: PRENDETE, E BEVETENE
TUTTI: QUESTO É IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA,
VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. Alzeremo il calice della
salvezza e invocheremo il tuo santo Nome, o Signore Risorto (cf Sal 116/115,
13).
FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.
Nostra forza e nostro canto sei tu, Signore che ci salvi. Sei il nostro Dio e
ti vogliamo lodare, sei il Dio di dei nostri padri e ti vogliamo esaltare (cf
Es 15,2)
MISTERO DELLA FEDE. Ogni volta
che mangiamo di questo pane e beviamo a questo calice annunziamo la tua morte,
Signore, nell’attesa della sua venuta.
Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio, ti
offriamo, Padre, il pane della vita e il calice della salvezza, e ti rendiamo
grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale.
L’anima nostra ha sete di te, o Dio, Dio vivente. Verremo al tuo altare, a te,
o Dio della nostra gioia, del nostro giubilo (cf Sal 42/41,3.4). Ti preghiamo: per la comunione al corpo e al
sangue di Cristo lo Spirito
Santo ci riunisca in un solo corpo. Tu
sei la pietra scartata dai costruttori e sei divenuta testata d’angolo, la
pietra angolare della creazione e della Chiesa (cf Sal. 118/117, 22-23)
Memoria dei Volti e dei Nomi sulla terra
Ricordati, Padre, della tua Chiesa diffusa su tutta la terra: e qui convocata
nella notte gloriosa della risurrezione del Cristo signore nel suo vero corpo:
rendila perfetta nell’amore in unione con il nostro Papa Benedetto, il Vescovo
Angelo, le persone che amiamo e che vogliamo ricordare… e tutto l’ordine
sacerdotale che è il popolo dei battezzati. Tu ci prendi dalle genti, ci raduni
da ogni terra e ci conduci alla santa Gerusalemme. Ci dài un cuore nuovo, metti
dentro di noi uno spirito nuovo, togli da noi il cuore di pietra e ci dài un
cuore di carne (cf Ez 36,24-26).
Memoria dei Volti e dei Nomi nella Gerusalemme celeste Ricordati dei
nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione e
di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza…. ammettili a godere la
luce del tuo volto. Insieme ricordiamo tutti i morti di violenza in ogni parte
del mondo. L’eterno riposa dona loro, Signore, e splenda ad essi la tua luce
perpetua della risurrezione dai morti
Memoria dei credenti di ogni tempo Di noi tutti abbi misericordia:
donaci di aver parte alla vita eterna, insieme con la beata Maria, Vergine e
Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi, che in ogni tempo ti furono
graditi: e in Gesù Cristo tuo Figlio canteremo la tua gloria. Noi non abbiamo
paura perché tu, Signore risorto, sei sempre con noi e noi ti annunciamo al
mondo intero. Dossologia [è il momento culminante dell’Eucaristia: il vero
offertorio]
PER CRISTO, CON CRISTO E IN
CRISTO, A TE, DIO, PADRE ONNIPOTENTE, NELL’UNITA’ DELLO SPIRITO SANTO, OGNI
ONORE E GLORIA, PER TUTTI I SECOLI DEI SECOLI. AMEN. Padre nostro in aramaico: Idealmente riuniti con gli Apostoli sul
Monte degli Ulivi, preghiamo Dio insieme come Gesù ci ha insegnato e preghiamo
nella sua lingua materna, l’aramaico:
Padre nostro che sei nei cieli - Avunà di bishmaià sia santificato il
tuo nome - itkaddàsh shemàch venga il tuo regno - tettè malkuttàch sia fatta la
tua volontà - tit?abed re?utach come in cielo così in terra - kedì bishmaià ken
bear?a. Dacci oggi il nostro pane quotidiano - Lachmàna av làna sekùm iom
beiomàh e rimetti a noi i nostri debiti - ushevùk làna chobaienà come noi li
rimettiamo ai nostri debitori - kedì af anachnà shevaknà lechayabaienà e non
abbandonarci alla tentazione - veal ta?alìna lenisiòn ma liberaci dal male. -
ellà pezèna min beishià. Amen!
Antifona alla Comunione Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: celebriamo dunque la festa con purezza e verità, alleluia.
Preghiamo. Infondi in noi, o Padre, lo Spirito della tua carità, perché nutriti con i sacramenti pasquali viviamo concordi nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Benedizione
Il Signore risorto che è apparso alle donne e agli apostoli sia con voi, Amen.La Veglia pasquale è finita come rito,
comincia la Pasqua della vostra vita per l’anno 2007-2008: Andate in pace,
alleluia, alleluia.
Rendiamo grazie a
Dio, alleluia, alleluia.
A tutti un caro, sentito augurio di
Buona Pasqua: dovunque siete a vivere, possiate essere uomini e donne di risurrezione
che fanno risaltare i germi di vita anche se appassiti, tralasciando i segnali
di morte che popolano i nostri sentieri. Solo chi ama sa lasciarsi risorgere e
sa vivere da risorto. Buona Pasqua e lasciatevi amare dall’amore e sedurre per
amore perché nulla è come prima, nulla è più scontato: Cristo è risorto. E’
veramente risorto! Siate felici di questa Pasqua e condividetela con chi
potete, specialmente con chi non può ricambiarvi nulla. Siate risorti nel Nome
santo di Dio che ha risuscitato Gesù Cristo come primizia di un popolo di
risorti. Buona Pasqua!
© Veglia Pasquale A – B – C – Parrocchia di S. M. Immacolata e S.
Torpete – Genova [L’uso di questo materiale è libero purché senza lucro e a
condizione che se ne citi la fonte bibliografica] Paolo Farinella, prete –
22/03/2008 -
San Torpete - Genova
Appendice Per riflettere Sul significato
dell’agnello pasquale, che, quando ancora esisteva il tempio, era sacrificato
in questa occasione da ogni famiglia ebrea, proponiamo una riflessione del
Rabbino Shlomo Riskin (n. 1940).
Rav
Shlomo Riskin,
Sangue e Redenzione (Jerusalem Post International il 15.01.1995; cf sito Torah.it). Che rappresenta l’agnello pasquale? Un curioso Midrash insegna che, arrivato per Dio il momento di redimere gli ebrei dalla schiavitù egiziana, si presentò un problema a bloccare il loro esodo, a cui allude il verso che indica gli ebrei «nudi senza abito». Il Midrash legge il verso in senso metaforico. «Senza abbigliamento» significa che davanti al Sinai sarebbero stati nudi – senza comandamenti! Ed allora Dio dà il comandamento del sacrificio pasquale. Ma il comandamento del sacrificio pasquale non è semplicemente uno dei 613 comandamenti; esso sta per l’esperienza essenziale dell’essere ebreo, la fede assoluta e la dedizione all’unico Dio. Quando agli Ebrei fu comandato di sacrificare il capretto pasquale, uno degli dèi adorati in Egitto, veniva loro chiesto di fare una delle più forti dichiarazioni del mondo antico: di essere disposti a mettere in gioco le loro vite per il loro Dio, per la loro fede, per il loro popolo, per l’unica identità nazionale che affondava le sue radici nella negazione dell’idolatria. Il Midrash quindi ci sta spiegando che prima di poter essere redenti, dobbiamo capire che la redenzione non può avere nessun significato profondo se non siamo disposti a sacrificarci, ad assumere dei rischi. L’immagine del sangue sugli stipiti può essere dura da digerire, ma deve esserci quel momento di totale apertura esistenziale, di dichiarazione della propria fede nel Dio Unico a costo della propria vita, del proprio sangue. Questo momento nel tempo, ci dice la Torà, è da celebrarsi e da commemorare per sempre. E solo dopo aver raggiunto questo livello siamo pronti per la redenzione, simboleggiata per sette giorni dalla matzàh, il pane senza lievito che mangiammo quando lasciammo la schiavitù egiziana per la libertà nel deserto, diretti a Israele. Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimale «Il luogo della sepoltura è stato un giardino e vi è stata piantata una vite. “Io sono la vite”, disse. Quindi, essa è stata piantata in terra perché fosse sradicata la maledizione venuta attraverso Adamo: la terra era stata condannata alle spine e ai rovi. Dalla terra è uscita la vera vite perché si compisse la parola: “La verità è sorta dalla terra e la giustizia ha guardato dal cielo”. E che dirà colui che è sepolto nel giardino? “Ho raccolto la mia mirra con i miei aromi”. E ancora: “La mirra e l'aloe con tutti i profumi”, poiché tutti simboleggiano la sepoltura. Anche i Vangeli dicono: “Le donne si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato”. Vi andò anche Nicodemo, che “portò una mistura di mirra e aloe”. Infatti, prima di entrare attraverso le porte chiuse, lo sposo e il medico delle anime era stato cercato dalle donne dal cuore forte. Le sante donne andarono al sepolcro a cercare colui che era risorto... Secondo il Vangelo, Maria andò, si mise a cercare e non trovò, poi raccolse il messaggio degli angeli e, infine, vide il Cristo. Anche queste circostanze erano state descritte? Sì, Maria dice nel Cantico: “Sul mio letto ho cercato l'amato del mio cuore”. In quale tempo? “Sul mio letto, lungo la notte”... “Maria, dice il Vangelo, si recò al sepolcro quand'era ancora buio”. “Sul mio letto l’ho cercato, ma non l'ho trovato”. E i Vangeli: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Ma allora vennero gli angeli : “Perché cercare fra i morti colui che è vivo?”... Maria non lo riconosceva ed è a nome suo che il Cantico dei cantici diceva agli angeli: “Avete visto l’amato del mio cuore?... Appena li ebbi incontrati (si tratta degli angeli) trovai l’amato del mio cuore! Lo strinsi fortemente e non lo lasciai”». Da un’antica «Omelia sul Sabato santo» (Pg 43, 439. 451. 462-463). La discesa agli inferi del Signore Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione. Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà. Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un'unica e indivisa natura. Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta. Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all'albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire. Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del t