Commento alla Liturgia 9
Mar 2008 5ª D. di Quaresima A
Omelia
di Mons. Romero nella 5ª
Domenica di quaresima A, il 12 marzo 1978
Ez
37,12-14: Infonderò in loro il mio spirito e vivranno
Sal 129: Dal Signore viene la misericordia
Rm 8,8-11: Lo Spirito che risuscitò Gesù abita in voi
Gv 11,1-45: La resurrezione di Lazzaro
Commento
Molti
popoli della terra, nel passato e oggi si sono visti forzati ad abbandonare la
propria terra, per andare in esilio. I loro abitanti formano le legioni di
sfollati e rifugiati che, giorno per giorno, le nazioni unite, attraverso del
loro Alto Commissariato per i Rifugiati (ACNUR), si sforzano di assistere. Per
uno sfollato non c'è peggior disgrazia che morire in esilio, lontano dal suolo
patrio, dal paese familiare, dalla terra natia.
Il
profeta Ezechiele, nella prima lettura, affronta questa situazione di fronte al
suo popolo giudaico, venti secoli fa: iniziavano a morire gli anziani, i malati
i più deboli, lontano da Gerusalemme, dalla terra che Dio aveva promesso ai
patriarchi, la terra alla quale Mosé aveva condotto il popolo, che era stata
conquistata da Gesué. Al dolore per la morte dei propri cari si assomma quello
di vederli morire in suolo straniero, di doverli seppellire tra estranei.
Ma
la voce del profeta si trasforma in consolazione di Dio: egli stesso toglierà
dalle tombe il suo popolo, aprirà i loro sepolcri e li farà tornare all'amata
terra d'Israele. Il suo popolo saprà che Dio è il Signore quando effonderà in
abbondanza il suo Spirito sui sopravvissuti.
Nell'Antico
Testamento non appare esplicitamente un'aspettativa di vita eterna, di vita al
di là della morte. Gli israeliti aspettavano le benedizioni divine per questo
tempo di vita terrena: lunga vita, numerosa discendenza, abitare nella terra
che Dio diede al suo popolo, ricchezze sufficienti per vivere decorosamente. Al
di là della morte restava solo di sdraiarsi per dormire con i padri, con gli
antenati; le anime dei morti abitavano nello "sheol", l'abisso
sotterraneo dove non si gioiva, ne soffriva.
Solo
negli ultimi libri dell'antico testamento, per esempio in Daniele, nella
Sapienza e nei Maccabei, troviamo testi che parlano più o meno confusamente di
una speranza di vita al di là della morte, di una possibilità di tornare a
vivere per volontà di Dio, di resuscitare. Questa timida speranza sorge nel
contesto della domanda sulla retribuzione e sull'esercizio della giustizia
divina: quando Dio premierà il giusto, il martire della fede, per esempio, o
castigherà l'empio persecutore del suo popolo, se la morte ci ha portato via?
Quando Dio realizzerà pienamente le promesse a favore del suo popolo eletto?
Alcune correnti del giudaismo contemporaneo di Gesù, come il fariseismo,
credevano fermamente nella resurrezione di morti come un avvenimento
escatologico, degli ultimi tempi, un avvenimento che avrebbe fatto brillare la
giustizia di Dio sui giusti e i peccatori. I Sadduccei, al contrario, si
attenevano alla dottrina tradizionale, gli bastava questa vita di privilegi per
la loro casta, e consideravano compiuta la giustizia divina nello "status
quo" che essi difendevano: il mondo stava bene come stava, in mano dei
dominatori romani che rispettavano il loro potere religioso e sacerdotale sul
popolo.
La
seconda lettura è tratta dalla lettera di San Paolo ai romani, considerata il
suo testamento spirituale, redatta mediante alcune categorie antropologiche
complicate, molto lontane dalle nostre, che si prestano facilmente alla
confusione. Il frammento di oggi è scelto per fare una consonanza con il tema
che abbiamo ascoltato nella prima lettura: noi cristiani abbiamo ricevuto lo Spirito
che il Signore aveva promesso nei tempi lontani dell'esilio, non siamo più
nella "carne" cioè - nel linguaggio di Paolo -: non siamo più nel
peccato, nell'egoismo sterile, nella cupidigia sfrenata. Siamo nello spirito,
ossia, nella vita vera dell'amore, del perdono e del servizio, come Cristo che
possiede pienamente lo Spirito per darcelo senza misura. E se lo Spirito
resuscitò Gesù dai morti, resusciterà anche noi, perché partecipiamo alla vita
piena di Dio.
Il
passo evangelico che leggiamo oggi, la "reviviscenza" di Lazzaro,
narra l'ultimo dei sette "segni" o "opere" che
costituiscono l'intelaiatura del quarto Vangelo. Secondo Giovanni, prima di
affrontare la morte Gesù si manifesta come signore della vita, dichiara
solennemente in pubblico che egli è la resurrezione e la vita, che i morti
rivivranno per la fede in lui, che i vivi che credono in lui non moriranno per
sempre…
Bella
la scena, ben costruito il racconto tremende e lapidarie le parole di Gesù,
ricco di simboli tutto l'insieme… Ma difficile il testo per noi oggi, così
lontani dalla mentalità di Giovanni e della sua comunità. Non siamo attirati
tanto dai miracoli di Gesù come dal suo atteggiamento e dalla sua prassi
ordinaria. Preferiamo guardarlo dal suo lato imitabile più che nel suo aspetto semplicemente
ammirabile che non possiamo imitare. Non siamo nemmeno molto portati a credere
facilmente alla possibilità dei miracoli. Per la mentalità adulta e critica di
una persona di oggi, una persona della strada, questo testo non è facile…
Nella
molto sofisticata elaborazione del Vangelo di Giovanni, questo è il
"segno" culminante di Gesù, non solo per essere più vistoso degli
altri (niente meno di una reviviscenza) ma perché presentato come quello che fa
traboccare l'ultima goccia della pazienza dei nemici di Gesù, che per questo
miracolo decidono di uccidere Gesù. Forse per questo è stato scelto per questa
ultima domenica prima della Settimana Santa. Ci stiamo avvicinando al clima del
dramma della vita di Gesù e questo fatto della sua vita è presentato da
Giovanni come quello che provoca l'evento finale.
La
causa della morte di Gesù fu molto più che la decisione di alcuni nemici,
timorosi della crescita della popolarità di un Gesù taumaturgo, come qui lo
presenta Giovanni. Questo può essere un filone della riflessione di oggi:
"perché muore Gesù e perché lo uccidono".
Un
altro tema può essere quello della "fede" o del "credere in
Gesù", senza identificare la fede con il semplice fatto che Gesù possa
fare miracoli. La fede è qualcosa di più profondo. Uno potrebbe credere in Gesù
senza credere che Gesù storico abbia fatto miracoli… La fede in Gesù deve
essere qualche cosa di più profondo, che concerne la sua persona, il suo
messaggio, la sua causa.
Un
terzo tema - ancora più complesso - per la nostra riflessione, può essere
quello della resurrezione. Proprio perché quella di Lazzaro non fu una
resurrezione. Logicamente, a Lazzaro venne concessa semplicemente una proroga,
un supplemento… di questa stessa vita. E il Lazzaro "risorto" - come
fu chiamato tante volte - doveva tornare a morire. Perché per noi "vivere
è morire". Ogni giorno che viviamo è un giorno che moriamo, un giorno di
vita in meno, un giorno in più che spendiamo di vita…ma "resuscitare"
è un'altra cosa. Qui bisognerà sottolinea e denunciare che è molto probabile
che nella testa della maggior parte di noi l'idea della resurrezione sia
sbagliata, per la stessa ragione per la quale diciamo che Lazzaro viene
erroneamente chiamato "risuscitato": perché pensiamo, o meglio
immaginiamo, la vita risorta una specie di prolungamento, supplemento,
continuazione di questa. La differenza non sarà semplicemente che quella vita
non finirà, o che non avremo bisogni materiali, perché lì saremo come angeli
nel cielo… E' che un'altra cosa. E' soprattutto un mistero. Possiamo dire che
le nostre immagini non possono spiegare il mistero in cui crediamo ed
esaurirlo. Oggi giorno si rende necessario uno sforzo di purificazione e forse
anche di ascesi per saper ammettere di non sapere/potere esprimere bene quello
in cui crediamo… E' un punto molto importante e sottile per arrivare a parlare
della resurrezione di Lazzaro e della nostra senza bisogno di troppi preamboli…
Per
la revisione di vita
Ad
una settimana dalla Settimana Santa, come la sto programmando, come la preparo?
Trovo tempo per me stesso, per la mia interiorità, per una sosta e per
esaminare la mia vita, per fare una revisione della mia relazione con Dio?
Per
l'incontro di gruppo
-
Il caso dell'amicizia intima di Gesù con Lazzaro e le sue sorelle, ci presenta
un aspetto di Gesù che in qualche modo sembrava scomparsa anticamente; non
sembrava "rilevante" né "rivelante" per la
"cristologia verticale" che quasi vedeva in Gesù un essere quasi solo
divino e non umano. Il Gesù che piange per la morte di Lazzaro che è ospite - o
forse si rifugia - nella casa di questi amici… è un Gesù "molto
umano". L'umanità piena fa parte della sequela di Gesù commentare la
rilevanza di questi tratti "tanto umani" di Gesù e il suo perché.
- "Resuscitò" Lazzaro? Cosa c'è nella "resurrezione" di
Lazzaro che non ha nulla a che vedere con la "resurrezione" in cui
crediamo noi? "Re-suscitare" è una parola latina che significa
"tornare ad alzarsi", creata a partire dall'immagine del cadavere che
recupera la vita. Non sarà che la parola - e con essa il concetto stesso - sia
debitrice di un'immagine adeguata? Dovrà esserci la rianimazione di un cadavere
perché ci sia "resurrezione", che è l'oggetto della nostra fede?
Possiamo esprimere con la massima rigorosità quale sia l'essenza della
"fede nella resurrezione" spogliandola di tutte le aderenze
immaginative culturali…? Quale sarebbe il nucleo essenziale minimo assicurato
come contenuto della fede nella resurrezione? La resurrezione, oggetto della
fede cristiana, non sarà uno di quei temi di cui è meglio non parlare se non lo
si può fare con il massimo rispetto e ogni sfumatura?
Per
la preghiera dei fedeli
-
Per l'umanità, perché mantenga sempre viva l'utopia della felicità per tutti…
- Perché rinasca la speranza dei più poveri e oppressi in un mondo più
egualitario e condiviso…
- Perché quelli che rischiano le loro vite per il bene degli altri rimangano
fermi e non cedano allo scoraggiamento…
- Perché sempre rimanga viva in noi la speranza di raggiungere l'utopia del
Regno e arrivare a viverlo in tutta la sua pienezza…
- Perché appoggiamo e difendiamo sempre la vita in tutte le sue manifestazioni…
- Perché tutti i paesi sopprimano la pena di morte…
- Perché si mantenga sempre viva in noi la speranza nella resurrezione e
trasmettiamo questa buona notizia a tutte le persone…
Orazione
comunitaria
Dio,
Padre e Madre universale, che da sempre ispiri negli uomini il desiderio di una
felicità piena e persino "eterna", una felicità che trionfi anche
sulla morte. Ti esprimiamo umilmente il nostro desiderio di essere coerenti con
questa forza interiore che abita in noi, per cercare la sua realizzazione con i
mezzi più onesti e attraverso il cammino più benefico per noi e per quanti ci
circondano. Uniti agli uomini e alle donne di tutte le religioni, noi te lo
chiediamo per Gesù, tuo Figlio e nostro fratello. Amen.