XII DOMENICA 22 GIUGNO 2008

Omelia di Mons. Romero

Ger 20,10-13: Il Signore mi libera dagli avversari
Sal 68,8-10.14.17.33-35: Ascoltami nella tua misericordia Signore
Rm 5,12-15: Comunicatevi ciò che vi ho insegnato
Mt 10,26-33: Non abbiate paura di quelli che possono uccidere solo il corpo

Commento

Il Vangelo ci ha conservato alcuni detti o frasi con le quali Gesù esortava la comunità dei discepoli a non lasciarsi intimidire dagli avversari. I discepoli, con frequenza, vedevano le minacce evidenti che rappresentavano i gruppi armati, ma erano incapaci di scoprire il pericolo nascosto in molte persone e istituzioni che alienavano e sottomettevano ideologicamente le persone.

Le comunità cristiane primitive dovettero affrontare le minacce che provenivano dai diversi "attori armati" in conflitto. Da una parte, le autorità romane, con un dispiegamento enorme di forza militare e poliziesca. D'altra parte, i fanatici ribelli disposti ad eliminare chiunque non fosse d'accordo con loro. In mezzo al "fuoco incrociato" stava la comunità con una proposta alternativa di pace e giustizia che non coincideva con quella di nessuna di entrambe le parti.

Per i romani, la giustizia era in gran misura l'applicazione universale dei principi che sostenevano la legislazione romana. La sottomissione alle due condizioni della "pax romana" obbligava le popolazioni delle colonie a pagare forti tributi, a incorporare nella propria religione il culto agli dei imperiali e a destinare grandi masse della popolazione alla schiavitù e al servizio militare obbligatorio. La comunità cristiana per ottenere uno spazio per le sue proposte nella società: volevano una comunità umana nella quale fosse possibile la solidarietà, il rispetto dell'altro, la distribuzione equa delle risorse. Ciò nonostante, in questa lotta erano praticamente soli. I gruppi ribelli che si ponevano come la grande alternativa contraria all'impero erano retti dalla logica della violenza incontrollabile, la sottomissione dei dissidenti e l'imposizione dell'ideologia del gruppo. Questi gruppi fanatici vedevano i cristiani come una minaccia per l'identità del gruppo, perciò, frequentemente lì trasformavano in oggetti di persecuzione e in "capro espiatorio" sul quale sfogare ogni loro frustrazione, prepotenza e intolleranza.

Ma Gesù pone in guardia la sua comunità dall'idea che l'unica minaccia fosse rappresentata dalle armi di metallo, pietra e legno. La minaccia più grave veniva frequentemente dalle ideologie che questi gruppi rappresentavano. Tanto l'ideologia della legittimazione dell'impero romano come gli ideali di vendetta dei fanatici ribelli nascondevano tutto il loro veleno. Ciascun gruppo si presentava come un difensore della giustizia, della pace e della libertà, ma evidentemente le azioni contraddicevano i loro discorsi. Ciascun gruppo perseguiva i propri interessi particolari ignorando i benché minimi principi etici. Il dilemma per i cristiani era quello di allinearsi con una o l'altra banda, credendo così di poter raggiungere gli ideali di giustizia, pace e libertà che Gesù di Nazareth aveva proposto con il suo ideale del Regno di Dio.

Questo stesso problema viene affrontato da Paolo dal punto di vista della giustificazione per mezzo della legge. Le comunità cristiane erano offuscate dalla credenza che il compimento stretto dei precetti religiosi avrebbe condotto inevitabilmente alla salvezza dell'individuo. Ma Paolo denuncia questa falsa credenza denunciando che il mero compimento della lettera della legge non conduce a giustizia. L'osservanza dei doveri di culto, come le offerte, i bagni rituali, i sacrifici, i pellegrinaggi… non garantiscono un'autentica esperienza di Dio. Le riunioni di grandi masse nelle sinagoghe o nei templi non sono espressione di un autentico incontro con il fratello. I favori scambiati tra parenti, colleghi, conterranei o correligionari non costituiscono una genuina solidarietà. Paolo denuncia proprio l'incapacità dei meccanismi abituali della religione ad offrire alla comunità umana un'autentica esperienza di fraternità, speranza e comunione.

Paolo invita la comunità a non lasciarsi ingannare dalle trappole del legalismo, del ritualismo e della religione di massa. La giustizia che ci unisce al Dio della vita è un dono per tutta la comunità. L'autentica religione è quella che ci conduce dal fratello a Dio, mediante la compassione, la misericordia e la solidarietà.

Il cristiano che si è impegnato con la causa del Regno può allora fare sue le parole del profeta Geremia e proclamare: "a te, Signore, ho affidato la mia causa". Ma non come espressione superflua di trionfalismo religioso né come pura esaltazione individualista dei beni ricevuti, ma come espressione dell'unica giustizia possibile: la vita piena del povero. Perché la vita piena è manifestazione palese che l'ideologia della morte non ha prevalso. Se il povero vive, vive per grazia di Dio e per l'opzione radicale delle comunità umane che non si lasciano trascinare nella logica legalizzata della barbarie. Perciò il profeta ci invita a lodare il Signore, perché Egli ha salvato la vita del povero.

Tanto la violenza, l'affanno della vendetta, l'imperialismo come il ritualismo, il legalismo e l'alienazione sono armi ideologiche occulte che conducono impercettibilmente la piccola comunità verso la morte. Questi sono i nemici che possono uccidere non solo il corpo, ma anche l'anima e portare la gente nelle implacabili fiamme del fanatismo. Se una comunità non va a fondo nella sua conoscenza della parola di Gesù, se non scopre i pericoli occulti all'interno di se stessa, se non è radicale nella sua opzione per la vita è molto probabile che finisca per credere che la pace sia azzanna di guerra e che la giustizia sia una questione individuale, negando così la grazia e la giustizia come beni maggiori.

Per la revisione di vita

Ho paura della croce? Soffro nella mia vita qualche forma di persecuzione? Temo la persecuzione, sebbene sia nella forma minima di "timore per quello che diranno"? O come Geremia, continuo convinto e senza timore della croce?

Per l'incontro di gruppo

- La croce, la persecuzione per il Vangelo… fanno parte dell'esistenza cristiana. Quale croce, quale persecuzione per il Vangelo? Quando si può dire che siamo di fronte ad una persecuzione per il Vangelo? Quali sono le sue cause? Quale croce e quale persecuzione non hanno a che fare con il Vangelo?
- Geremia è il caso tipico di un profeta che deve affrontare la persecuzione dei suoi contemporanei, di coloro a cui risulta scomoda la sua predicazione profetica. E Geremia si rivolge a Dio chiedendogli perché lo a posto in questo conflitto che non desidera, ma finisce per restare fedele alla sua missione nonostante le difficoltà. Ha un parallelismo con Gesù?
- Un famoso slogan diceva: "cerca la verità, la croce le la imporranno". Commentare.

Per la preghiera dei fedeli

- Per la chiesa, perché avanzi senza timore in mezzo alle difficoltà del mondo e mantenga sempre viva la sua fiducia nell'amore del Padre…
- Per tutti i cristiani perseguitati a causa della loro fede e della difesa dei poveri, perché non abbiano paura di coloro che possono uccidere il corpo, ma non lo spirito…
- Per tutti coloro che lavorano per il bene degli altri, per la promozione della pace e della giustizia, perché le difficoltà e le incomprensioni non li scoraggino nel loro lavoro…
- Per tutti quelli che hanno paura a dichiarare pubblicamente la propria fede, perché il Signore gli dia forza e coraggio…
- Per tutti i governanti, perché mettano tutto il loro impegno nella ricerca della pace, della libertà, della giustizia e del bene comune…
- Per tutti noi, perché il nostro impegno con il prossimo sia ogni giorno più autentico e deciso…

Orazione comunitaria

Signore, ti chiediamo di camminare sempre al nostro fianco, per non cedere mai di fronte alle difficoltà della vita, per sentire sempre la tua forza che ci incoraggia e per continuare a lavorare con speranza e allegria, ogni giorno, per costruire il tuo Regno. Per Cristo nostro Signore.

 

 

Servizio Biblico Latinoamericano