RISPOSTA A DON LEONARDO ZEGA

 

 

 

                                                                 Caro Don Leonardo Zega,

 

                                                                                                          vorrei formulare, in qualità di laico cristiano, alcune riflessioni, in merito al commento di Matteo Verzelli, da Te pubblicato sulla rivista “Oggi”, nella rubrica “I dubbi dell’anima”, del 30 aprile 2008, n. 18, pag. 21.

                                                                  Prendo atto della chiarezza e sincerità con cui papa Benedetto XVI ha voluto chiedere scusa alle vittime dei preti pedofili americani e dell’asprezza con cui ha giudicato certi trasferimenti affrettati e superficiali, senza rendersi conto della gravità della situazione provocata da vescovi e cardinali, che con questi provvedimenti cercavano di differire il problema, ma non di risolverlo.

                                                                  Mi sembra di capire come questo papa in fatto di teologia, preferisca toni chiari e sostanziosi, scevri da dubbio (al quale forse siamo stati abituati), e come tenda a concepire una fede quasi in termini cartesiani; l’elogio della razionalità umana, che quasi per il papa tedesco, non sembra che condurre alla fede. Ma nella realtà cosi’ non avviene. E come anche nella pratica, sia poco propenso a dialogare con la cultura laica e tener maggiormente conto delle conclusioni del Vaticano II.

                                                                  Prova ne siano le spalle rivolte al popolo di Dio (hanno solo valore si simbolo? O sono anche spalle voltate al concilio a dimostrazione della superiorità del Papa? Dove sono andate le aperture conciliari di Paolo VI? E prima ancora le liturgie locali del Card. Giulio Bevilacqua, allora Parroco di Chiusure in Brescia e del card. Giacomo Lercaro, il papa rosso della diocesi di Bologna, e moderatore del Concilio? Perche’ ora dobbiamo assistere, in tempi di aperture planetarie,  ad una europeizzazione della curia romana stile Giovanni Paolo II: mentre Paolo VI aveva voluto esplicitamente l’internazionalizzazione della stessa?

 

                                                                   Mi sembra di aver capito come egli preferisca “il pochi ma buoni”, su cui potremmo anche essere d’accordo, perche’ potrebbe sembrare un’osservazione dettata da buon senso e razionalità, che noi applichiamo a tanti altri settori della vita e dell’esperienza umana. Ma se per caso, metti fuori il naso dalla tua piccola parrocchia per visitare siti e chiese oltre gli angusti confini della tua chiesuola, tu ne trovi “tanti e mediocri”, anche di preti, che non fanno eccezione. Ed allora che fare?

 

                                                                    Non basta abolire e distruggere occorre creare e costruire in positivo. Per quanto concerne la formazione culturale, spirituale ed affettiva del sacerdote non si tratta solo di necessità di controllo continuo, non e’ solo questione di seminari da chiudere: chi ne ha fatto esperienza ora non ha piu’ dubbi. Ma e’ soprattutto la mentalità della chiesa ufficiale, di fronte alla visione  della donna in se’ e nella società, nella chiesa e nella morale sessuale, proposta in maniera cosi’poco credibile e scarsamene praticata, che fatica a cambiare.

 

                                                              C’è tutta un’epoca preconciliare che non vuole per nulla essere messa in discussione. La chiesa deve ancora rivedere criticamente il suo ’68 postconciliare. La chiesa non ha ancora risolto questo problema della visione negativa delle realtà mondane, da in inserire in una visione cristologica, ed ecclesiologica piu’ inclusive e solidali.

 

                                                                     La Chiesa cita sempre i Vangeli, esalta la figura di Cristo e della Samaritana, delle donne bibliche ha fatto un monumento retorico; ma poi e’ estremamente maschilista nelle sue gerarchie, nelle sue commissioni, nelle sue istituzioni. Quante donne ci sono nello Stato della Città del Vaticano? Sarebbe interessante un’indagine non pilotata a questo proposito.

 

                                           Infine per rispondere alla domanda posta da don Leonardo Zega, penso che non basterebbe un papa ed un intero papato, per abrogare la legge ecclesiastica sul celibato obbligatorio: sarebbe forse necessario un altro concilio preparato ad hoc. Per questo la Chiesa ha estremo bisogno di valorizzare i laici che sono disponibili, ad inginocchiarsi davanti a Cristo ed a rimanere in piedi davanti ai Papi: coscienti cioe’ dei propri diritti e dei propri doveri. E far rientrare,  quel grosso esercito di preti sposati, che potrebbero rendere un grande servizio ad una chiesa solidale aperta e moderna. Perche’ potrebbero coniugare scienza e fede, esperienza e vita, in maniera piu’ autentica e credibile.

 

                                           Purtroppo invece, questa chiesa si nutre ancora di mezze misure di laici devoti, che ragionano come preti, e adesso anche di atei devoti e sottomessi; con i risultati di una mediocrità e scarsa credibilità che sono sotto gli occhi di tutti.

 

 

 

                                                                                                                       (CARLO  CASTELLINI)