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Il 9 aprile 1945 DIETRICH BONHOEFFER è
stato impiccato nel campo di concentramento di Flossebürg. Messo a lato dalle
burocrazie religiose ecco alcuni dei suoi tanti pensieri.
"Essere cristiano non significa essere
religioso in un determinato modo, fare qualcosa di se stessi (un peccatore, un
penitente o un santo) in base ad una certa metodica, ma significa essere
uomini. Cristo crea in noi non un tipo d'uomo, ma un uomo. Non è l'atto
religioso a fare il cristiano, ma il prender parte alla sofferenza di Dio nella
vita del mondo" "Si ha l'impressione che la stupidità non sia un
difetto congenito, ma piuttosto che in determinate circostanze gli uomini
vengano resi stupidi, ovvero si lascino rendere tali. Osservando meglio si nota
che qualsiasi ostentazione di potenza, politica o religiosa che sia, provoca
l'istupidimento di una gran parte degli uomini. La potenza dell' uno richiede
la stupidità degli altri".
"Coloro che sono stati spinti
nell'abisso della miseria umana, abbassati e umiliati, devono essere innalzati.
L'affamato ha bisogno di pane, il derelitto di una casa, chi è stato calpestato
ha bisogno di giustizia, il solitario di compagnia, l'indisciplinato di ordine,
lo schiavo di libertà. Sarebbe un'offesa contro Dio e contro il prossimo
lasciare l'affamato alla sua fame, dicendo che Dio è particolarmente vicino ai
bisognosi". "Non è l'atto religioso a fare il cristiano, ma il
prendere parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo" (da lettera di
Bonhoeffer a Bethge, 18 luglio 1944).
"Una spiritualità centrata sul
mistero della storicizzazione di Dio che non riconosce a nessuno l'autorità di
imprigionare il messaggio cristiano né in un'istituzione, come vorrebbe la
gerarchia cattolica, né in un testo, come vorrebbe il fondamentalismo
protestante".
Coloro che sono stati spinti nell'abisso
della miseria umana, abbassati e umiliati, devono essere innalzati. Ci sono fra
gli uomini abissi di servaggio, di povertà e di ignoranza che impediscono la
venuta misericordiosa di Cristo. Il dovere di preparare la via costituisce un
compito di altissima responsabilità. L'affamato ha bisogno di pane, il
derelitto di una casa, chi è stato calpestato ha bisogno di giustizia, il
solitario di compagnia, l'indisciplinato di ordine, lo schiavo di libertà.
Sarebbe un'offesa contro Dio e contro il prossimo lasciare l'affamato alla sua
fame, dicendo che Dio è particolarmente vicino ai bisognosi.
Ad un detenuto italiano che gli chiedeva
come lui, cristiano e pastore, potesse prender parte ad un complotto che
cercava la morte di Hitler, Bonhoeffer rispose: "Quando un pazzo lancia la
sua auto sul marciapiede, io non posso, come pastore, contentarmi di sotterrare
i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, saltare e
strappare il conducente al suo volante." (Bonhoeffer, "Resistenza e
resa")
" Il tempo della religione come
potere è ormai giunto alla fine, resta quello dell'interiorità, della
coscienza. La mia diffidenza e la mia paura nei confronti della religiosità
sono diventate qui più grandi che mai" «La vita cristiana è partecipazione
all'incontro di Cristo con il mondo». Già Dietrich Bonhoeffer aveva posto il
problema della fede nel tempo della sciagura nazista. Oggi - diceva Bonhoeffer
- urge una fede matura, che sappia vivere "etsi deus non daretur",
come se Dio non ci fosse. E questa fede in Dio è l'azione incondizionata per
l'altro uomo. Esistere-per-gli-altri: è la dimensione della fede nel nostro
tempo.