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Categoria: SEGNI DEI TEMPI
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“Il teologo non aveva inoltre la libertà di criticare il governo, e per questo motivo ha dovuto subire anche quattro anni di carcere.” Dio mio no! Betto è stato in carcere, ma durante la dittatura, insieme ad altri domenicani (a questo proposito, chi ha scritto dovrebbe leggersi “Battesimo di sangue”), non sotto Lula.
La libertà di criticare il governo, poi, Betto se l’è presa una volta dimessosi da consigliere speciale, anzi: ha scritto un bel libro che non credo sia ancora stato tradotto in Italia. Il libro è “A Mosca azul: reflexao sobre o poder”, una analisi filosofica e politica dell'esperienza di governo della sinistra in Brasile e al contempo un'ampia riflessione sul potere, sul socialismo e sulla globalizzazione (chiamata «globocolonizzazione»). Nel libro vengono lucidamente esposte le contestazioni di una parte della sinistra brasiliana alla traiettoria governativa del Pt. Frei Betto rivisita i principali pensatori che si sono occupati del potere: Platone, Aristotele, Montagne, Machiavelli, Marx, Proudhon, Weber e molti altri. Perché alla fine si tratta del problema del potere: come possa esercitare il potere una forza socialista che ha optato per la legalità in un mondo dominato da logiche neocapitaliste.
Betto scrive: «Il Pt, nato da varie tradizioni di sinistra - dal marxismo-leninismo al trotskismo, dalle Comunità ecclesiali di base, dal sindacalismo combattivo -, risultò in un amalgama di tendenze flessibili (...) Ma aveva consistenza ideologica e principi etici. E un obiettivo strategico: soppiantare la vecchia politica, sradicare la miseria, costruire il socialismo». In seguito, i condizionamenti a cui la sinistra ha dovuto sottostare sono individuati da Frei Betto.
La necessità di alleanze con partiti borghesi, la necessità di denaro, con conseguente dipendenza da chi lo possiede («che non sono gli operai o i disoccupati»), la dipendenza dai media e dagli specialisti del marketing «risulta nella progressiva perdita di caratterizzazione delle campagne elettorali, il che significa abbandono della proposta socialista». La figura di Lula è descritta con affetto e ammirazione. Ma il presidente non riesce a compiere nel governo il medesimo rinnovamento che aveva operato nel sindacato: «La macchina dello stato, oliata dagli interessi delle elites gli frenò le idee e le aspirazioni. Influenzata dai tucanos, la politica economica si impose come priorità delle priorità, senza riflessi significativi nell'area sociale».
Nel 2004 le dimissioni di Frei Betto da Consigliere speciale del presidente per il programma Fome Zero sono causate dal suo disaccordo con gli indirizzi economici del governo. La sua opposizione al neoliberalismo è totale, sia sul piano etico che sul piano culturale: «A forza di misure strutturali, aggiustamenti fiscali, superavit primari e bilancia dei pagamenti, milioni di esseri umani sono privati di reddito, lavoro, terra e beni essenziali alla sopravvivenza». Secondo Frei Betto, il principale errore del Pt al governo «è stato abbandonare ciò che possedeva di più prezioso: la rete di appoggio dei movimenti sociali. Furono loro che costruirono il partito e gli dettero legittimità e rappresentatività».
La corruzione è una conseguenza della deideologizzazione e della perdita del rapporto con le rappresentanze dei settori più poveri della società. Frei Betto indica la via della decentralizzazione attraverso il rafforzamento dei movimenti popolari, «che sono per loro natura organi della società civile. Quanto più essi sono organizzati, tanto migliore è la loro relazione di alterità con il potere istituzionale e tanto più si rafforza la democrazia». Dopo la caduta del muro di Berlino gli ideologi neoliberali hanno diffuso l'idea che si è giunti al termine della Storia, che il capitalismo è l'unica società possibile, il modello definitivo. Come osserva Frei Betto, questa illusione si è affacciata varie volte nella storia, ed è sempre stata puntualmente smentita.
Normanna