16 maggio 2008
L'intervento: «No alle crociate contro i rom»
«Sono desolato. Una opportunista utilizzazione del cosiddetto tema
sicurezza sta creando un tipo di rifiuto vicino all'odio»
Alcuni amici tra le milleottocento aziende italiane operanti in
Romania mi dicono che hanno cominciato ad assumere rom e, con loro grande
sorpresa, li hanno trovati operai attivi e intelligenti. Io stesso osservo a
casa mia alcune decine di Rom che lavorano duro dalla mattina presto alla sera.
Nessun dubbio che chi commette reati debba essere punito. Detto questo, è
possibile oggi affermare che ogni forma di discriminazione razzista almeno nei
suoi effetti è un grave peccato contro Dio? Come cristiano e come prete sono
desolato per i giudizi, gli insulti, i comportamenti di molte persone, singoli
cittadini e amministratori i quali esprimono solo parole e azioni di rifiuto,
rancore, disprezzo. Il giovane studente picchiato dai suoi compagni perché
«sporco romeno» è uno degli esempi delle conseguenze possibili e purtroppo
reali.
Una esagerata, opportunista utilizzazione del cosiddetto «tema
sicurezza» sta creando nei nostri quartieri, tra molte persone, soprattutto gli
anziani e le persone che vivono condizioni di povertà, un tipo di rifiuto che
sta molto vicino all'odio. E l'odio è, per un cristiano, il peccato più grave.
Il clima che viviamo è la prova
|
|
|
Don Gino Rigoldi |
più provata della debolezza del messaggio cristiano nella nostra città.
Non credo sia giusto parlare di fallimento della azione evangelizzatrice della
Chiesa italiana ma qualche riflessione andrà pure fatta e qualche posizione
presa anche perché è intollerabile il fatto che molti dei promotori di questa
«sicurezza» si definiscano difensori della fede. Posso assicurare che non si
può difendere la fede bestemmiando Dio e la vera bestemmia contro Dio è ogni
forma di rifiuto, di rancore o addirittura di odio. L'amore del prossimo
prevede certamente anche il conflitto, la pena e la punizione. Ma anche quando
punisco o accompagno ai confini chi deve essere rimandato nella sua nazione
devo sapere che sto trattando con un mio fratello e una mia sorella. Perché il
nucleo della fede cristiana sta nella affermazione che ogni uomo e ogni donna,
di qualunque religione, nazione, colore, appartenenza, sono comunque figlio o
figlia di Dio. Noi possiamo avere opinioni politiche o sociali diverse. Sulle
questioni diverse dal dogma o dai fondamenti della morale possiamo addirittura
essere in disaccordo col Papa.
Ma non possiamo, come cristiani, permetterci di essere in disaccordo con
Gesù Cristo. Credo che un bel po' di cristiani debbano pensarci un qualche tempo
prima di ritornare in chiesa e fare la comunione perché, come ha detto Gesù: «Chi
mi ama osserva i miei comandamenti». Qualcuno pensava in passato che fosse
difficile credere ai concetti, ai ragionamenti teologici. Oggi, più che mai, la
difficoltà della fede sta nel credere alla legge della giustizia e dell'amore.
Vale la pena che cominciamo a mettere in seria crisi il nostro modo di essere
cattolici. Infine, come cristiano e come sacerdote, raccomanderei a chiunque di
non ergersi quale difensore della fede. Dio sa difendersi benissimo anche da
solo. Quello che dobbiamo sapere e fare è già scritto.
Gino Rigoldi