SI AIUTI IL POPOLO BIRMANO

 

Roma, 10 maggio 2008

 

Non è concepibile alcun attendismo mentre in Birmania (o Myanmar che dir si voglia) l’entità della tragedia si aggrava in modo considerevole di minuto in minuto.

Il nostro paese ha il dovere di impegnarsi affinché in quella terra martoriata dalla dittatura militare e da calamità che di “naturale” hanno poco o niente giungano i necessari aiuti umanitari. E’ semplicemente allucinante che un governo impedisca i soccorsi ad un popolo stremato.

Il quadro che ci giunge è rabbrividente.

Sicuramente il numero dei morti provocati dal ciclone Nagis è di gran lunga superiore a quello fornito dalle autorità.

 Il regime birmano, arroccato nella cittadella di Pyinmana, rinominata "Naypyidaw", ha precise responsabilità e i suoi componenti meriterebbero di essere sottoposti quanto prima al giudizio della Corte penale internazionale.

I drammatici eventi della Birmania confermano quanto i radicali hanno sempre sostenuto, e cioè che la prima causa della miseria e della fame va rinvenuta nell’assenza di democrazia.

 

 I “professionisti della pace” nostrani, quelli che marciano con le bandiere iridate e magari contestano l’invito rivolto agli scrittori israeliani a partecipare alla Fiera del libro di Torino, non hanno proprio nulla da dire?

 

Sono davvero a posto con la propria coscienza?

 

Dichiarazione di Francesco Pullia membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani