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Categoria: Religione e politica
Ieri sera
all'auditorio San Rocco il teologo e scrittore brasiliano Frei Betto è stato
ospite della Scuola di Pace, incontrando un numeroso pubblico sul tema
"All'ascolto dei poveri che fanno la storia".
Introdotto dal
Professor Vittorio Mencucci e con l'ausilio di Fausto Marinetti per la
traduzione, il teologo ha fatto subito un distinguo sul modo di intendere la
pace da parte di G.W. Bush e da parte del profeta Isaia: per il primo la
pace è il risultato di un equilibrio di forze, per il secondo è possibile
solo come frutto della giustizia.
Secondo l'ONU, circa 4 miliardi di persone nel mondo soffrono, vivendo sotto
il limite di sopravvivenza: 2 miliardi e 800 milioni vivono con una rendita
mensile di 60 dollari; 1 miliardo e 200 milioni sono definiti "miserabili",
e sono coloro che la rendita mensile ce l'hanno di appena 30 dollari; di
questi ultimi, 840 milioni soffrono di fame cronica.
Esistono quattro
fattori di mortalità: la violenza, gli incidenti sul lavoro, le malattie e
la fame. Si assiste ad una notevole mobilitazione per contrastare queste
cause, ma per quanto riguarda la fame, quella che incide di più, si fa una
sorta di distinzione di classe, è quella su cui infine si lavora di meno.
Con queste premesse, Frei Betto si chiede "cosa significa lottare per la
pace?" Non può essere solo assenza di conflitto, ma è saper gestire i
conflitti stessi. La migliore spiritualità viene da lui definita quella di
Gesù: tutta la sua vita è nel conflitto, fin dalla nascita, quando Giuseppe
non abbandona Maria alla notizia dell'attesa di un figlio, perché sapeva che
sarebbe stata lapidata non essendo ancora sposata.
Nel professare la
Teologia della Liberazione, che è speranza di liberazione sociale, Frei
Betto, religioso che si occupa di tematiche sociali, si sente apostolo del
"prigioniero politico" Gesù: tutto nella nostra vita ha a che fare con la
politica, e così come Gesù predicava nel regno di Cesare, oggi si predica un
mondo nuovo in un mondo capitalista.
Costruire la pace è lottare per la giustizia. Nell'America Latina la fede è
il mezzo di liberazione dall'oppressione di alcuni governi dittatoriali: i
poveri leggono la Parola di Dio, e si imprimono autostima e volontà di
migliorare il mondo.
I poveri non si
chiedono mai cosa fare per conquistare la vita eterna; questa domanda se la
pone chi ha già la vita terrena assicurata e cerca un investimento anche per
quella posteriore alla vita. A loro Dio risponde con ironia o aggressività.
Quando invece i poveri si domandano come conquistare vita in questa vita,
come un cieco che chiede di vedere, o uno zoppo che chiede di camminare, Dio
risponde con compassione, dà impulso per rivitalizzare la vita stessa.
Per arrivare a Dio, nel Cristianesimo, si passa attraverso il prossimo:
quando si fa qualcosa al prossimo, si fa a Dio.
L'amore secondo Gesù non è tolleranza assoluta, ma sincerità con l'altro,
anche se potrebbe far male. Siamo consapevoli che siamo umani, ma in quale
momento si è passati da scimmia ad essere umano? In realtà l'anello
mancante, sostiene Frei Betto, siamo noi stessi, siamo degli esseri in
divenire: non possiamo ancora considerarci esseri umani, perché manchiamo
nelle relazioni fondamentali. Con noi stessi, con il prossimo, con la natura
e con Dio. Abbiamo molte difficoltà a relazionarci prima di tutto con noi
stessi, ma viviamo, senza rendercene conto, dando un "bacio" alla natura,
quando respiriamo ossigeno e restituiamo anidride carbonica all'aria.
Manca un'educazione
al silenzio, alla meditazione: chi sa meditare impara ad amare sé stesso e
gli altri, migliorando tutte le relazioni, perché non prova invidia del
prossimo, ma umiltà. Si rende consapevole che ognuno è singolo ma in
comunione con il creato: mangiare è un atto eucaristico, qualsiasi cosa
venga mangiata, prima era viva, animale o vegetale. Si può considerare il
mangiare da soli quasi come peccato. È in questa comunione che l'universo è
tutto abbracciato da un processo di salvezza, in cui si sente Dio anche se
non si può vedere, e si sente quando si ama.
Esorta a costruire ciò che sosteneva l'utopia socialista: un uomo e una
donna nuovi. Un "uomo nuovo" che abbia le caratteristiche allo stesso tempo
di una Santa Caterina da Siena e di un Ernesto Che Guevara.
Frei Betto parla
anche di quando fu invitato a collaborare al progetto del Presidente del
Brasile Lula, "Fame Zero", in cui l'obiettivo era mettere fine alla fame di
40 milioni di persone, renderle quindi indipendenti nel giro di un anno e
mezzo. Presto però si accorse che il governo non desiderava che la gente si
emancipasse, ma che anzi, preferiva una forma di assistenzialismo che
potesse garantire più voti al potere. Il teologo non aveva inoltre la
libertà di criticare il governo, e per questo motivo ha dovuto subire anche
quattro anni di carcere. Riferisce anche che l'America Latina sta vivendo
ora un momento positivo, una "primavera democratica popolare", in cui "il
popolo sta votando in chi ha la faccia di popolo".
di Isa del
06/03/2008 ore 10:25:24
Sono un'atea con
particolare curiosità ed attenzione alla teologia della liberazione,
alle messe campesinas, alle terribili scelte di vita di Padre Laviana
del Nicaragua. Ernesto Cardenal, anni fa, mi fece notare quanti e quali
punti di convergenza vi fossero, all'origine, tra cristianesimo e
marxismo; mi sembrò allora un azzardo, ma certo le aspirazioni dei
popoli emarginati possono trovare sbocchi in queste dottrine: l'una,
l'altra o addirittura entrambe.
Ora vorrei persone come Frei Betto da poter votare prossimamente, ma
nulla di simile è presente nel panorama italiano. I candidati nostrani
sono piuttosto simili tra loro, all'insegna degli egoismi personali e
globali. Una pena infinita!