IL PECCATO ORIGINALE

 

Alternative nella Chiesa

Un blog a cura di Mauro Borghesi

sabato 17 maggio 2008

 

So che può sembrare inutile o difficile parlare di argomenti che solitamente classifichiamo come filosofici, teologici, o comunque per esperti. So che tutti quanti siamo attratti maggiormente da argomenti di attualità, più tangibili, per lasciare a chi ha tempo da perdere le questioni sull’al di là. Per me invece non è così. Sono sempre più convinto che per capire la storia ed il mondo che ci circonda bisogna prima aver chiaro quale idea ci portiamo dietro del mondo. E anche per capire la Chiesa e le sue prese di posizione bisogna capire da dove attinge, su quali fondamenta si appoggia, perché è da lì che essa trae le sue certezze. E da quei fondamenti, come dirò alla fine, escono fuori direttive anche molto concrete e attuali.

 

Cosa è Il Peccato Originale è uno di quegli argomenti sui quali una gran discussione a livello popolare non si è mai vista. Sembra non solo una questione per esperti, ma anche un problema lontano, una questione che riguarda Adamo, la Genesi, e che dobbiamo sapere così come sappiamo qualcosa su Noè, su Abramo o sul re Davide. Invece il Cristianesimo fonda i fatti accaduti a Gesù come risposta ai fatti accaduti ad Adamo ed Eva, e per comprendere a fondo la salvezza annunciata dal Vangelo occorre sapere bene da cosa dobbiamo essere salvati, cioè il dogma del Peccato Originale. Questo è, sinteticamente, il nome che la Tradizione cristiana ha sempre dato al peccato di Adamo, capostipite dell’umanità. Un peccato dalle conseguenze nefaste per tutto il genere umano, rimediato, annullato, dall’opera redentiva di Cristo, “nuovo Adamo”. Questa lettura cristiana dei primi capitoli della Genesi si rifà in modo particolare all’interpretazione che ne ha fatto San Paolo: “Come a causa di un solo uomo il Peccato è entrato nel mondo e con il Peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini perché tutti hanno peccato. … se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la Grazia di Dio ed il dono concesso in Grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini” (Romani 5,12-14). Altra pietra miliare per la formulazione del Peccato Originale è la definizione assunta dal Concilio di Trento (sessione V, del 1546). Ecco alcune affermazioni conciliari: “Adamo per quel peccato di prevaricazione fu peggiorato nell’anima e nel corpo” “Chi nega che per la Grazia del nostro Signore Gesù Cristo, conferita nel Battesimo, sia rimesso il Peccato Originale… sia anatema. …Questo Santo Sinodo confessa che tuttavia nei battezzati rimane la concupiscenza o passione. Ma essendo questa lasciata per la lotta, non può nuocere a quelli che non acconsentono e che le si oppongono virilmente con la Grazia di Gesù Cristo”. Da queste affermazioni osserviamo la voluta differenza tra Peccato di Adamo, che viene ereditato da ogni uomo e rimesso con la Grazia del Battesimo, e concupiscenza, cioè l’istinto ed il piacere sessuale, che sono una macchia lasciata in qualche modo dal Peccato Originale, ma che non compromette la salvezza operata da Cristo se l’uomo non vi acconsente. In altre parole: Cristo ci salva tramite il Battesimo e senza il suo intervento sacramentale ogni nostro sforzo sarebbe vano, però allo stesso tempo, anche se ci ha riscattato, Dio permette che siamo tentati da questa traccia negativa che è rimasta comunque in noi, perché “la lotta” ci fa bene. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), sulla linea del Concilio di Trento, descrive il Peccato di Adamo, come un peccato “contratto”, anche se non commesso direttamente da ogni uomo; contratto per “propagazione” e non per imitazione dalla prima coppia umana a tutta l’umanità (CCC 404). Cioè trasmesso nell’atto della generazione, quindi, viene ribadito, per via sessuale. La redenzione compiuta da Cristo recupera all’uomo la sua condizione originaria; lo libera, tramite il battesimo, di quel peccato che riceve nel momento stesso del concepimento, ciononostante “le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita ed incline al male rimangono nell’uomo”. E ancora una volta si parla esplicitamente di concupiscenza spiegata come quell’insieme di “forze naturali” che inclinano l’uomo al peccato (CCC 405). Dio in definitiva rimedia al Peccato delle origini, ma la completa riabilitazione della sua creazione avverrà solo alla fine dei tempi, perché di fatto la natura da Lui creata non è più una cosa buona. La natura dell’uomo è ormai irrimediabilmente “ferita, incline al male”, e questa consapevolezza spinge la Chiesa ad agire con impegno nel campo “dell’educazione, della politica, dell’azione sociale e dei costumi” (CCC 407).

Io credo che questa dottrina sul Peccato Originale, così come è tuttora esposta, necessiti di un approfondimento. Essa nasce con la lodevole intenzione di spiegare la presenza del male nel mondo, ma ovviamente non tiene conto delle conoscenze che l’umanità ha acquisito nel tempo. Per l’autore biblico dei primi capitoli della Genesi, come per san Paolo e più tardi anche per sant’Agostino che per primo ha formulato l’espressione “Peccato Originale”, il mondo era fatto in un certo modo. Oggi sappiamo che in natura morte, malattia, errore genetico, ma anche piacere sessuale, lotta per la sopravvivenza, istinto di riproduzione, sono cose normali. Ci sono da quando c’è la natura, indipendentemente dall’uomo. D’altra parte la domanda sul male è inevitabile in una teologia in cui tutto ruota attorno all’idea di un Dio buono, Creatore di ogni cosa e Onnipotente.

 

Verso una nuova formulazione I problemi che non possiamo più rimandare sono in sintesi tre: 1. Bisogna chiarire una volta per tutte che Adamo ed Eva sono personaggi mitologici ed un eventuale peccato che sta alle origini del genere umano, se c’è, riguarda molte persone primitive sparse su un territorio relativamente ampio. E’ la teoria altrimenti detta del poligenismo contro il monogenismo adottato esplicitamente da Pio XII nell’Humani Generis. In realtà la teoria poligenista non è ancora stata dimostrata scientificamente, ma sembra molto più probabile di quella monogenista che suppone la discendenza umana da una sola coppia. Per dimostrare la propagazione del peccato originale da parte di Adamo ed Eva, il Magistero è ricorso all'ipotesi monogenista, non sapendo come conciliare il Peccato Originale con quella poligenista e, nel fare ricorso a tale soluzione, è dovuto ricorrere all'incesto per spiegare la genesi dell'umanità: infatti se Dio ha creato soltanto Adamo ed Eva, l'umanità poteva crescere e moltiplicarsi solo grazie all'unione tra Eva, l’unica donna esistente, ed i suoi figli. Per questo Pio XII scriveva nella Humani generis che, sul momento, in merito all'ipotesi poligenista: "… non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale".

Una affermazione che previene i risultati della ricerca scientifica e gli dicono in anticipo quale risultato troveranno, sulla base della difesa del Peccato Originale. Cosa ben diversa sarebbe a mio parere lasciar fare alla scienza il suo corso, senza incanalarla verso risultati prestabiliti, per poi vedere come le certezze di fede possono accordarsi con tali risultati. In ogni caso non è più possibile, dopo Darwin, sostenere che Dio ha fatto l’uomo all’improvviso, con un salto qualitativo dall’animale all’uomo, un tocco diretto di Dio, senza alcuna gradualità né evoluzione. E non è più possibile, da prima di Darwin, leggere la Bibbia come un libro di storia e di scienza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica usa un linguaggio non chiaro, dove un po’ alla Veltroni, si dice una cosa, ma anche il suo contrario. Infatti “il racconto della caduta utilizza un linguaggio di immagini (quindi è simbolico), ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all’inizio della storia dell’uomo (quindi è storico)” (CCC 390). La scienza è ancora alla ricerca dell’anello mancante, quel fossile che testimoni il passaggio dalla scimmia all’uomo. Ma se la scienza cerca, non significa che nel frattempo la Bibbia la può sostituire. Abbiamo già visto un milione di volte che non si può leggere la Bibbia così, la Dei Verbum ha detto di non farlo più: un po’ di umiltà e di pazienza, in definitiva, non guasterebbe.

 

2. Non è possibile continuare a sostenere che la morte ed il dolore siano entrati nel mondo con il peccato del primo uomo. E’ ormai più che documentato che la morte c’era già da un pezzo, ancor primo che dell’uomo ci fosse anche solo l’ombra. Violenza, lotta per la sopravvivenza, terremoti, glaciazioni, ma anche errori genetici e implacabile selezione naturale. Tutto questo c’era già quando l’uomo è arrivato, e non l’ha portato lui. Ciò non significa negare una qualche validità del dogma del Peccato Originale, ma cercare di esprimerlo in una forma nuova e diversa da quella a-scientifica che ci continua a proporre il Catechismo: “L’armonia nella quale essi (Adamo ed Eva) erano posti … è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell’anima sul corpo è infranta; l’unione dell’uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all’asservimento. L’armonia con la creazione è spezzata … Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell’ipotesi della disobbedienza si realizzerà: l’uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell’umanità.” (CCC 400). Di certo non la morte fisica, che c’era e sempre ci sarà perché fa parte del ciclo naturale dove tutto nasce, muore e si trasforma: dalle stelle ai microbi.

 

3. Il Peccato delle origini non può essere trasmesso a tutta l’umanità per via sessuale. La dottrina cristiana ha sempre sostenuto che Dio crea l’anima umana nell’attimo stesso del concepimento. Al di là della sostenibilità di questa posizione, ciò significa che non è certo con l’anima che l’uomo si tramanda la macchia del Peccato Originale, perché se è creata direttamente da Dio (CCC 366), non si può pensare che Dio crei qualcosa con il peccato dentro. Allora non rimane che pensare che questo peccato venga trasmesso tramite la componente fisica dell’uomo. Ma dire questo è come sostenere che da qualche parte, nel nostro codice genetico, c’è il Peccato Originale. Se così fosse, a parte che lo si potrebbe trovare ed eventualmente in futuro “correggere” come si fa per un qualunque ogm, prenderebbe una brutta piega la nostra idea di un Dio buono e Creatore. Possibile che per il peccato di un uomo, un solo peccato, di un solo uomo, tutto il genere umano venga compromesso? Miliardi e miliardi di uomini “rovinati” da un errore. Come una di quelle espressioni di algebra che se fai un piccolissimo errorino di distrazione all’inizio, che so, un - per un +, poi nonostante tutto l’impegno quell’errore te lo porti dietro senza saperlo e passaggio dopo passaggio diventa sempre più grande, con numeri e operazioni sempre più assurde… Beh, se le cose sono andate così, questa creazione non è stata un buon affare.

 

Le conseguenze Dicevo all’inizio che data una certa impostazione, derivano determinate conseguenze. Brevemente, i tre concetti appena esposti, se non risolti portano inevitabilmente ad alcune nefaste conclusioni: 1.evocare l’intervento diretto e miracoloso di Dio ci induce a seguire questa pista. Se Dio interviene così spesso: quando crea la vita sulla terra, quando crea l’uomo, quando manda il diluvio, quando sceglie Abramo, quando con Mosè libera Israele e lo fa passare nel mare, e poi quando nasce Gesù, quando risorge, quando ascende in cielo, quando manda lo Spirito, … è chiaro che può intervenire anche nella mia vita privata, nel mio tempo, facendo miracoli, liberandomi dal male, guarendo le malattie. Dio diventa un “tappabuchi”, come diceva Bonhoeffer. 2.pensare che il dolore e la morte siano entrati nel mondo per il peccato del primo uomo ci induce a pensare che ogni dolore inspiegabile è una sorta di punizione che per qualche motivo non sempre visibile ci meritiamo. Gesù, di fronte alla domanda dei suoi discepoli sul perché un uomo sia cieco dalla nascita, ebbe bisogno di precisare che “né lui ha peccato, né i suoi genitori” (Giovanni 9,3). Il dolore e la morte fanno parte della vita. E piovono sui giusti e sugli ingiusti. Questa mentalità ci ha spinto a cercare soddisfazione nel pensiero della beatitudine che verrà dopo la morte, confidando nel Paradiso, o, in molti casi, temendo le conseguenze dell’Inferno. Mentre invece la nostra attenzione dovrebbe essere concentrata sull’al di qua, su cosa ci succede ora, e cosa io posso fare ora, più che sull’evasione mentale che può darmi una vita oltre la morte. 3.la trasmissione del Peccato Originale per via generativa ha avuto conseguenze nefaste nei confronti dell’idea cristiana di sessualità e nella concezione della donna, come tentatrice, provocatrice di quella concupiscenza che il Battesimo non è riuscita ad eliminare, e anche come incubatrice, in un certo senso, del male. E non a caso le donne poste come modello da seguire – prima di tutte la Madonna – sono icone di una femminilità nascosta da mille veli, asessuate, estraniate dalla vita presente per dedicarsi totalmente alla contemplazione e alla vita mistica. Una tale concezione ha favorito uno scollamento enorme tra la morale sessuale del Magistero e quella realmente praticata dai cattolici, i quali lasciano dire, ma non prendono in seria considerazione questa parte di insegnamento morale. Un esempio su tutti può essere quello della citazione seguente, in cui il Magistero invita addirittura alla “moderazione del godimento”. Oggi, più ancora che nei tempi passati, i fedeli devono ricorrere ai mezzi che la chiesa ha sempre suggerito per condurre una vita casta: la disciplina dei sensi e della mente, la vigilanza e la prudenza per evitare l’occasione del peccato, la conservazione del senso del pudore, la moderazione nel godimento, le sane distrazioni e la preghiera assidua ed infine devono accostarsi frequentemente ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucarestia. Soprattutto i giovani devono vivere con impegno la venerazione della Madre di Dio, preservata da ogni macchia di Peccato Originale, e seguire l’esempio della vita dei santi e di altri, in particolare di quei loro fratelli nella fede che si sono distinti per una casta purezza. Tutti devono avere in considerazione soprattutto la virtù della castità ed il suo raggiante splendore. Congregazione per la Dottrina della Fede, 29 dicembre 1975

 

Io non pretendo di salire in cattedra ed insegnare ai vescovi come interpretare la Bibbia, non so come questo Peccato Originale si possa spiegare. Perché comunque è indiscutibile che qualcosa nel mondo non va, qualcosa che dipende dall’umanità e che rende così difficile la nostra convivenza. Però questo lo posso dire: non ci si può fare paladini della “Ragione” senza confrontarsi con alcune, poche, pietre miliari che le conoscenze umane hanno messo a fuoco negli ultimi secoli. Non si possono neppure mettere troppi paletti alla ricerca, dicendo “questo lo puoi cercare, e questo invece no perché ti porta lontano da quanto noi abbiamo sempre detto”. La ricerca deve essere libera, deve semmai seguire delle norme morali, ma non religiose: e se si scopre che il mondo è fatto in modo diverso da come noi cattolici avevamo sempre pensato, siamo noi a dover reinterpretare i nostri dogmi, non la realtà a piegarsi ad essi.

 

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