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di Paolo Naso
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A poche ore dall'arrivo negli Stati
Uniti di papa Benedetto XVI si delinea l'agenda pastorale e politica di questo
viaggio oltreoceano: una parola chiara sullo scandalo dei preti pedofili che da
anni scuote come un uragano l'albero della chiesa cattolica americana;
un'espressione di solidarietà nei confronti di quei milioni di immigrati
ispanici che, se da una parte subiscono una pericolosa esclusione sociale,
dall'altra costituiscono una nuova e vitale linfa per la comunità cattolica;
una prudentissima critica all'intervento militare americano in Iraq, in un
delicato equilibrio tra l'interventismo missionario di George W. Bush e il
pacifismo di Giovanni Paolo II. Ma al centro della visita, come il papa ha
affermato sull'aereo vaticano che ancora sorvolava l'Atlantico, vi è il tema
della fede in una società secolarizzata: Ratzinger mostra evidente interesse
per quell'America cristiana che benedice Dio, che riempie le chiese ogni
domenica, che mobilita milioni di persone nel movimento “pro life”, che
promuove le teorie creazioniste del Disegno intelligente in contrapposizione
allo scientismo laico delle teorie evoluzioniste. Il papa guarda a tutto
questo, pensa alla forza di una comunità di credenti che, in poco più di un
secolo, è arrivata a contare oltre 60 milioni di membri e conclude che la
vecchia Europa “dovrebbe osservare e prendere come modello” il particolare
rapporto che negli Stati Uniti si è stabilito tra lo Stato e le confessioni
religiose. L'ipotesi è interessante, ma abbiamo l'impressione che un giudizio
così positivo sul “modello americano” sia frutto di un abbaglio. Negli Stati
Uniti, infatti, il rapporto tra lo Stato e le confessioni religiose scorre da
secoli su un binario opposto a quello mille volte esaltato dal papa tedesco e
tipico di molti paesi della vecchia Europa: il modello, infatti, si basa su un
netto separatismo tra l'azione politica dello Stato e il ruolo delle comunità
di fede. In virtù di questo separatismo – che impedisce ogni “Concordato” ed
ogni altra forma di privilegio nei confronti di una o più comunità di fede –
negli Stati Uniti non esiste alcun finanziamento pubblico alle confessioni
religiose, non si impartisce alcun insegnamento religioso confessionale nelle
scuole pubbliche, dove peraltro sono anche vietati atti di culto come
preghiere, culti, messe e pratiche devozionali. Tanto meno è pensabile esporre
in un'aula un crocefisso, una statua di Maria o una stella di David. All'opposto
gli americani credono massicciamente in Dio, amano la religione e si configurano
come il paese religiosamente più pluralista che si conosca al mondo: se una
religione esiste la troverete in America e se non esiste ancora può nascere e
svilupparsi proprio nel contesto americano. Insomma gli Stati Uniti sono il
paese in cui, per dirla con Thomas Jefferson, tra lo Stato e le tante
confessioni religiose si è alzato un “muro di separazione” teso a garantire la
massima neutralità delle istituzioni riguardo alle opzioni di fede e il più
ampio pluralismo confessionale e denominazionale. E' questa la via americana
alla laicità che appare assai distante dal modello delineato da papa Ratzinger
nelle sue insistite rivendicazioni sulla menzione delle radici cristiane nel
preambolo del Trattato costituzionale europeo; o nelle pressanti richieste
degli episcopati europei per il finanziamento della scuola privata; o nei
moniti di tanti vescovi nei confronti di un pluralismo religioso che viene
temuto come espressione di un pericoloso relativismo teologico ed etico. L'abbaglio
di papa Ratzinger ha una parziale giustificazione: il modello che sembra
attrarlo, infatti, è quello dell'America fondamentalista e teocon che tanto
spazio ha trovato sotto la presidenza di George W. Bush: nella lotta alla legge
sull'aborto, nella difesa dei diritti esclusivi delle famiglie tradizionali,
nell'opposizione alle richieste di riconoscimento delle unioni omosessuali,
nell'orgogliosa rivendicazione delle “radici cristiane dell'America”, l'agenda
del variegato evangelismo conservatore nordamericano presenta molte analogie
con quella dell'attuale papato. Ma negli ultimi anni, grazie al ruolo di un
“evangelico rinato” molto sensibile ai richiami della destra religiosa come
George W. Bush, questa America è stata sovrarappresentata rispetto alla sua
reale consistenza e proprio in virtù degli ordinamenti costituzionali,
nonostante decenni di mobilitazione, non è riuscita a raggiungere nessuno dei
suoi obiettivi fondamentali. E per di più, oggi l'ondata teocon appare in netto
riflusso al punto che a novembre, con un nuovo inquilino alla Casa Bianca, il
quadro potrebbe essere molto diverso. Visto dalle mura vaticane, il modello
americano potrebbe apparire assai meno interessante e condivisibile. (NEV n.
16, 16 aprile 2008)
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SCHEDA: Le appartenenze religiose negli
Stati Uniti
Gli Stati Uniti sono un paese marcatamente pluralista sotto il profilo religioso; un dato che, ben diversamente dal contesto europeo, si accompagna a un'alta partecipazione alla vita ed al culto delle tante comunità di fede che in quel paese si sono radicate o che, come è accaduto per i Testimoni di Geova, i mormoni e molte chiese evangeliche, lì sono sorte.
Secondo l'Istituto Gallupp gli americani che frequentano regolarmente un centro di culto sono il 43%, una percentuale che negli ultimi anni peraltro tende ad aumentare. In alcuni paesi europei, tale percentuale si calcola inferiore al 10% ed in Italia è comunque inferiore al 30%. Secondo i dati annualmente pubblicati dallo “Yearbook of American and Canadian Churches”, a cura del National Council of Christian Churches (NCCCUSA), gli Stati Uniti erano e restano un paese a maggioranza protestante ed evangelica (52%). Se questo è il dato centrale e costante, tuttavia, soprattutto in conseguenza di una serie di ondate migratorie, attualmente la singola comunità di fede più numerosa è quella cattolica che conta circa 67 milioni di membri, pari al 24% della popolazione. La continua immigrazione, spesso clandestina, dal Messico e da altri paesi del centroamerica di forte tradizione cattolica, fa sì che da anni questo dato sia in costante aumento. La seconda comunità più numerosa è quella battista: la Southern Baptist Convention, che negli ultimi anni ha vissuto una svolta in senso conservatore sia sotto il profilo politico che teologico, conta oltre 16 milioni. Ma i battisti nel loro complesso, benché divisi e talvolta polarizzati attorno a posizioni politico-teologiche assai distanti tra loro, contano una popolazione complessiva di almeno 32 milioni di persone. Segue la famiglia metodista che nel suo complesso, comprese importanti chiese di tradizione afroamericana, conta circa 12 milioni di membri. I pentecostali, che nacquero un secolo fa proprio nel contesto americano, sono circa 10 milioni: la denominazione più numerosa è la Church of God in Christ, di tradizione afroamericana, che conta oltre 5 milioni di persone; 2,7 milioni invece gli aderenti alle Assemblee di Dio. I presbiteriani, una denominazione storica della tradizione riformata negli Stati Uniti, sono poco meno di 4 milioni e in grande maggioranza si raccolgono nella Presbyterian Church USA. Appartengono alla famiglia riformata anche la Reformed Church in America, di origine olandese, e la United Church of Christ, radicata soprattutto sulla costa orientale: complessivamente raccolgono poco meno di due milioni di persone. La famiglia luterana nel suo complesso conta circa 7,5 milioni di membri, in gran parte raccolti nella Evangelical Lutheran Church in America. La chiesa episcopale (comunione anglicana), un'altra denominazione storica nella scena religiosa degli USA, conta circa 2,3 milioni di membri. La Chiesa ortodossa, organizzata in una vera e propria diocesi americana in comunione con il patriarcato ecumenico di Costantinopoli, conta 1,5 milioni di aderenti. Circa un milione gli avventisti del Settimo giorno.
Oltre a queste
grandi famiglie denominazionali, un fenomeno tipicamente americano è quello
delle chiese libere o indipendenti, spesso a carattere locale, che nascono
dall'iniziativa evangelistica di un particolare predicatore e restano legate al
suo ministerio. Per la stessa natura di questo fenomeno è difficile definire
cifre certe, tuttavia è evidente che costituisce una delle tendenze più
importanti e vitali del mondo evangelico nordamericano. Allargando il cerchio
dell'osservazione ad altre famiglie confessionali, la Chiesa dei Santi degli
ultimi giorni (mormoni) conta circa 5,4 milioni di membri; quanto ai testimoni
di Geova, si attestano intorno al milione di praticanti. Come è noto, negli USA
è particolarmente rilevante la comunità ebraica che, superando di poco i 5
milioni di membri, risulta la più numerosa al mondo dopo quella concentrata in
Israele. Più difficile quantificare altre comunità: diverse fonti attribuiscono
all'islam americano tra i 3,5 ed i 5 milioni di membri; molto variabili le
cifre relative a buddhisti – da 1,5 a 2,5 milioni di praticanti. Quanto agli
induisti, si calcola la loro consistenza numerica intorno al milione di
persone.(NEV n. 16, 16 aprile 2008)
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dal sito della Federazione delle Chiese
Evangeliche Italiane - F.C.E.I. http://www.fedevangelica.it/