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Breve considerazione personale: sono stata a una via crucis una sola volta... una pena. Da allora è stato il solo momento del triduo che mi saltavo regolarmente quando ancora andavo a messa. Facevo (e faccio pur non andando a messa ancora oggi) del venerdì santo la memoria dei "calvari" che tanti/e patiscono a causa della propria fede o comunque del loro "essere", qualsiasi sia questa fede e questo "essere" (penso agli/alle omosessuali, a tante donne, bambini e poveri che usiamo come "oggetti" o di violenza o di elemosina, che non si può confondere con la carità) e non solo in ambito cattolico. I riti servono se creano quei momenti di comunione non idolatrica che si riesce a portare fuori dalle nostre comunità, sempre più recintate come se fossero fortezze assediate. Di qui quello che Ernesto denuncia, e molto altro: divisioni di ogni tipo e colore, mancanza di ascolto, di comprensione dell'altro, faziosità e fanatismo. Noi dovremmo fare Pasqua tutte le domeniche (domenica ovvero "giorno del Signore") e crocifiggere per i restanti sei giorni?! Nonostante questo... E' risorto... quanto al nostro risorgere... sarebbe sufficiente che ci alzassimo in piedi e scuotessimo i riti dalla polvere e dalle ragnatele del tempo provando a farli "carne della nostra carne". Avendovi rinunciato so che dovrei tacere, ma vi ho rinunciato proprio per la nausea di percepire che le nostre chiese spesso si riempivano di idoli e di prevaricazione sugli altri, travestiti da carità cristiana. Lascio volentieri ai "figli primogeniti" della parabola del Padre Misericordioso la loro pretesa verità teorica con tutto l'estremismo che ne consegue, E per l'amore che ho per l'Eucaristia, mi cibo di Parola come posso. Con dolore, ma in piedi...

Ornella