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Cari/e tutti/e,
ho letto sia l'accorata lettera a Dio di Fausto che le ripetute sue provocazioni per suscitare un dibattito sul cambiamento all'interno della chiesa cattolica. Posso permettermi qualche considerazione che non vuol essere un articolo ma un incoraggiamento pacato ad andare oltre la denuncia? Io direi questo: innanzitutto mi appare indispensabile bypassare spiritualmente qualsiasi forma di "autoritarismo sacro" e partire a discutere sul futuro con franchezza e consapevolezza che siamo tutti/e uomini e donne in cammino senza distinzione di ruoli ma con diversi carismi. Inoltre mi sento di dire che, separatamente e negli ambiti più diversi tra di loro, io ho parecchie testimonianze da parte di fratelli presbiteri che si distaccano dall'ufficialità della dottrina morale di Roma, però con l'eterno limite del silenzio in merito, ovvero senza che siano coinvolte fattivamente, molto spesso, e le comunità e i vescovi. Questo è un errore. Si perde un'ottima opportunità per crescere insieme come ecclesìa, perché si rischia di rendere inefficace un messaggio personalizzandolo. Capisco che lo si fa per prudenza, ma mi chiedo come crescano i laici e le laiche in assenza di testimonianze incarnate di tanto valore. Questo non è clericalismo da parte mia, ma un'esortazione ai miei fratelli in ministero perché non ci lascino soli, nel senso che mentre ci si aggrappa a noi laici per una testimonianza nell'ambito politico/economico, ci dovrebbe essere altrettanto senso di responsabilità quando si tratta di fatti ecclesiali significativi. Riscontro d'altra parte in troppi/e una certa chiusura per paura che a voler stringere il molto si perda di vista il poco che si può fare. Vero, ma mettere in comunione le esperienze del poco nei vari ambiti delle marginalità ecclesiali sarebbe un ottimo punto di partenza. I dialoghi "inter nos" rischiano di isterilire, per altrettanto personalismo di quello dei chierici dei quali ho parlato prima. Nel frattempo i "poveri" rimangono inchiodati alla croce nella loro quasi totalità, eccetto incontri personali e strettamente riservati all'ambito della confessione individuale. Sarebbe tempo che, prima di esaminare eventuali proposte per un terzo concilio della chiesa, aperto alle altre confessioni cristiane ma, a livello di uditori, anche alle altre religioni, si pensasse a riunioni con finalizzazione evagelizzatrice e pastorale, che coinvolgano presbiteri e laici/e, religiosi e religiose, senza distinzione tra il "dentro" e il "fuori" le mura, penso alle distinzioni tra preti in ministero o non e alle religiose esclaustrate. Non si pretende che si cominci col molto, ma partire dal poco, cioè da quelli/e che ci stessero, non sarebbe affatto poco. Senza esclusioni pregiudiziali.
Sarebbe anche tempo di mettere in comune, con pazienza e lavoro anche umile e materiale, gli elementi teologici tratti da testi che si ritengono significativi in modo che la conoscenza teologica del discorso "su Dio" fosse disponibile per chi con buona volontà voglia accostarvisi gratuitamente. Questo sapendo che nessuna teologia può certamente esaurire il discorso "su Dio", ma nell'intento di fornire delle tracce e delle piste, confrontabili tra di loro, che possano essere di stimolo e di crescita spirituale di tanti/e. La teologia non è una scienza asettica, anzi tutt'altro! Analogo lavoro potrebbe essere fatto, sulle piste di padre Maggi, per rendere maggiormente familiare ed accessibile il linguaggio delle scienze bibliche, che per la difficoltà delle traduzioni e l'osticità di molti testi specialistici che richiedono delle competenze linguistiche patrimonio di pochi, sono ancora dei tesori inesplorati per i più, i quali ne fruiscono quasi esclusivamente tramite l'omiletica domenicale. In questi ambiti il mezzo informatico può consentire di andare oltre l'attualità che è la sua più specifica vocazione, per creare delle utilissime "raccolte virtuali" di testi ai quali attingere. Non ultimo rimane il bisogno di creare reti di solidarietà fattiva per persone in sofferenza, che io non penso possa partire da un mezzo come internet ma svilupparsi nel concreto per successivamente mettere in rete le varie esperienze, siano esse del mondo del volontariato come di gruppi di auto-aiuto e simili. Vedasi in proposito le esperienze delle Comunità di base.
La sinergia di questi mezzi da perseguire con gratuità e perseveranza può davvero aiutare a schiodare le varie povertà dalla croce, anche quelle povertà che sono derivate da ignoranza delle situazioni, impreparazione teologica e pastorale, e dal peggior peccato: quello dell'indifferenza. Quindi è possibile, da subito, aiutare a schiodare "i poveri" dalla croce, e mediante le nostre scelte politiche, e da laici credenti nelle nostre vite comunitarie e personali, che Roma rappresenta parzialmente oramai più come autorità che come autorevolezza, a patto di abbandonare qualsiasi tentazione di autoreferenzialità o di leaderismo. O di denunciare senza annunciare. Pregando sempre di non essere indotti nella tentazione di considerarci migliori di quanto non siamo, ovvero il più possibile consapevoli dei nostri limiti, derivanti da vissuti diversi, diverse esperienze, diversi percorsi di vita ed ecclesiali. La valorizzazione e la capacità di accoglienza delle diversità dei percorsi che invece alla nostra gerarchia manca è, per me, l'antidoto migliore a qualsiasi esclusione od omologazione.
Un affettuoso saluto a tutti/e
Ornella
Articolo/Commento
Carissimo Fausto con un gruppo di persone abbiamo letto e riletto
la tua lettera al Padre/Madre eterni e ci siamo ritrovati a condividere i tuoi
sentimenti denuncia che riflettono una realtà inquietante. Tanto più che di
ritorno da messa, dopo aver ascoltato uno spirlungone di frate francescano che
ha parlato sul niente, eravamo come i discepoli di Emmaus che, desolati si
chiedevano se c'era una qualche speranza dopo la crocifissione del maestro.
Pensa che questo benedetto frate tanto alto quanto vuoto, non ha trovato di
meglio nel lunedì dopo pasqua, che parlare dei paramenti bianchi del celebrante
e del perchè il diacono ha letto il vangelo in vece sua. Avrei risposto
subito:"ma perchè tu non sei in grado neanche di leggere!!!" Difronte a tanta
morta gora e palude, la tua lettera è un grido dello Spirito che puoi inviare a
chi vuoi, da noi sottoscritta a piene mani. Tu sai interpretare anche i
sentimenti di tanti che non riescono ad esprimersi adeguatamente e perciò
fremono di rabbia nel sentire la Parola così stupidamente manipolata, avvilita,
mortificata. Falla avere al nostro sito e magari col nostro commento, se non te
ne vergogni.
Chino e Nadia
Forse, sì, caro Fausto. Per molti cattolici o cristiani, essere
tali basta andare a messa, essere devoti di Padre Pio e sentire Radio Maria,
confessarsi una volta all'anno e comunicarsi almeno a Pasqua. E' la logica
minimalista che mio Figlio combattè quando disse che non solo non avrebbe tolto
uno iota o un apice dalla legge, perchè non era venuto ad abolire, ma a
completare. Mio Figlio, caro Fausto, mostrò che solo chi muore dà la vita, che
ama chi sa perdere, che è signore solo chi serve. Per questo morì, solo ed
incompreso, sulla croce romana, crocifisso dai capi del suo popolo che,
inconsapevoli profeti, iniziarono, manu militari, a servirsi dello stato per
fare della loro "religio" un "instrumentum regni", come poi avrebbero fatto
altri, nel nome di mio Figlio. Sei stato tranchant nel tuo sacro furore e forse
in qualche passo hai dimenticato il perdono che mio Figlio invocò sulla croce.
Ma spesso hai centrato il problema. Io ti ascolto. Forse anche i tuoi fratelli
di fede che rimproveri aspramente,ti ascoltano. Non disperare. Tu ed altri come
te vivono questi drammi e me ne parlano. Il vostro grido di dolore non rimane
inascoltato, anche se ti può sembrare come l'Eli,Eli lemà sabactani di Lui sulla
Croce. La logica dei perdenti, delle vittime innocenti, del servizio e del dono
non sarà mai di questo mondo. un dio minore
Ernesto Miragoli
www.webalice.it/miragoli