L’importanza
delle parole
Abbiamo
perso l’abitudine di utilizzare le parole necessarie per esprimere un concetto;
si usa la prima che viene senza valutare
i significati interiori di ogni termine.
Il
vocabolario italiano è fra i più ricchi del pianeta; erroneamente si parla di
sinonimi, ma in realtà si tratta di differenti vocaboli che hanno una diversa
incidenza nel contesto trattato.
E’ bellissimo il titolo dato a questo forum: “La Chiesa in cammino”, ma per poterlo
tradurre nella sua interezza bisognerebbe ripercorrere le tappe di 2000 anni di
storia; già il titolo ci mostra una Chiesa in movimento, non staticamente ferma
in una sorta di auto contemplazione o di autoreferenzialità; un movimento che
segue un “cammino” cioè un itinerario, verso una meta irraggiungibile e che non
compare ma come la Stella Polare indica la rotta sia ai naviganti che ai
naufraghi.
La
stella polare è lì e non discrimina i consapevoli naviganti o i naufraghi
sperduti nell’oceano dell’agnosticismo; invade il panorama dell’universo
rendendosi indispensabile.
Fu
l’uomo che la individuò quando cercava una certezza, quell’ansia di certezza
che ha generato anche le religioni antiche animiste che hanno simboleggiato la
sottomissione dell’uomo al suo destino precario e transitorio. Ma già
nelle religioni animiste si ritenne di dare sepoltura ai defunti, di adornare
le tombe e di tentare di perpetuarne la memoria, in una ancestrale convinzione
di continuità e di immortalità di quella parte dell’uomo slegata dalla
materialità del corpo e dalle sue esigenze.
Iniziò
così il cammino, perché iniziò così “la Chiesa”, l’ecclesia, la comunità,
realizzando la precipua vocazione dell’uomo a vivere in comunità, per
realizzarsi nella comunità, per svilupparsi nella comunità. Il cammino è stato
lungo, a volte tortuoso, a causa dell’errata convinzione di una pretesa
superiorità di una “ecclesia” sulle altre, sfociata anche in scontri sanguinosi
che in nome della religione nascondevano esigenze di conquiste territoriali. Il
cammino delle chiese ha sempre cercato di universalizzare la propria visione e
diventare “cattolica” καθολικός (katholikòs),
universale, senza tenere nella giusta considerazione gli elementi unificatori
ed esaltando i valori contrastanti.
La
Fede unifica i solitari abitanti di questo pianeta e li riunisce nella
ecclesia, facendone un gruppo, un clan, una tribù o un popolo. Tutte le Chiese seguono un
itinerario, ritrovandosi, perciò, “in cammino”, ma non sempre l’itinerario è
evolutivo o rivolto al bene, a volte si tratta di un itinerario involutivo che
non si sviluppa in aderenza al progresso che deve coinvolgere tutti gli
abitanti del pianeta, ma condiziona lo
sviluppo sottoponendolo al progresso che acquista così un primato che non gli
spetta. Il progresso è della tecnica,
della scienza, della conoscenza e persegue lo scopo di migliorare le condizioni
e la qualità della vita, diventando selettivo, riservato a quei gruppi o popoli
che dispongono dei mezzi idonei a possedere i frutti del progresso.
Ma
l’esperienza ci mostra come al divenire del progresso corrisponde una spirale
involutiva dello sviluppo; il possesso dei beni materiali, con uso e abuso di
essi, sostituisce le esigenze interiori che mettiamo a tacere per non esserne
disturbati.
Una
religione come l’Islam insegna a interrompere le attività della giornata per
fermarsi pochi minuti e rivolgere il proprio pensiero a quell’Essere supremo
che ci consente di svolgere le attività che svolgiamo; si tratta della
“purificazione” del lavoro quotidiano che non varrebbe nulla se ci allontana da
Dio.
In
questo Occidente opulento, egoista, arrivista, si interrompono anche i rapporti
personali più intimi, anche con la famiglia e ciò ci facesse “perdere” tempo
nel business del momento.
La Chiesa in cammino ha questo compito,
ricordare che l’itinerario prioritario non è il raggiungimento di una meta da
afferrare e godere con avida cupidigia, bensì allungare lo sguardo verso quella
meta che non compare ma che condizionerà l’eternità cui siamo destinati.
Rosario
Amico Roxas