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I COLOSSEI E L'EUTANASIA DI UNA FEDE.
Ernesto Miragoli
Il Venerdì Santo, com'è tradizione, in tutto il
mondo cattolico si è celebrato il rito della Via Crucis. Il più famoso è, naturalmente,
quello che ha avuto luogo a Roma dove, al Colosseo, grazie alla lungimiranza di
una papa dimenticato, Paolo VI, si radunano centinaia di fedeli a meditare, sotto
la guida del Successore di Pietro, sul percorso compiuto da Gesù fino al
Golgota. Paolo VI volle che la via Crucis si celebrasse al Colosseo perchè, com'è
noto, nell'anfiteatro Flavio ebbero luogo le carneficine di coloro che
professavano la fede nel Cristo risorto.
Quanti Colossei ci sono stati e ci sono nel mondo? Senza pretesa d'esaustività - in quanto non ho il tempo di documentarmi - ne ricordo qualcuno dividendolo in due grandi aree, l'area cristiano-cattolica e l'area avversa al cristianesimo-cattolicesimo.
Nell'area cristiano-cattolica ci
fu il Colosseo dell'Inquisizione, quello degli Scismi e quello delle verità
evangeliche imposte manu militari. C'è il Colosseo degli emarginati dalla vita
comunitaria perchè dissenzienti su questioni di mera disciplina ecclesiale (i
preti anticelibatari, per esempio), o nella ricerca teologica (penso a Kung, Balasurya,
Sobrino, Barbero, Boff...) o, ancora, perchè viventi una realtà umana con
connotazioni "immorali" (separati, coniugi innocenti, donne che
vivono in silenzio il dramma di un aborto procurato...).
Nell'area avversa al cristianesimo- cattolicesimo vi sono i Colossei degli Oscar Romero (in questi giorni ricorre l'anniversario dell'assassinio), del vescovo iraniano appena ucciso, delle migliaia di martiri della fede uccisi nel progredito ventesimo secolo perchè annunciavano un solo messaggio: quello dell'Amore.
La mia riflessione è semplice: ogni anno si celebra un rito, in un luogo reso suggestivo da giochi di luce e di fuochi e, alla sua conclusione, l'indomani le cose rimangono come sono. Sia da una parte, sia dall'altra. Perchè? Perchè non si ha la volontà di gridare: "Mai più martiri!"? Perchè il papa, invece di limitarsi a considerazioni di alto valore spirituale, non attualizza il messaggio che viene dal Colosseo cominciando a non fare più martiri nella sua chiesa?
La risposta è una
sola: siamo al sonno della fede. Da anni! Il messaggio di Cristo non è più
rivoluzionario, ma è diventato un rito. Come i riti pagani che si celebravano
periodicamente per ricordare il mito. Ma Gesù non è un mito! La Via Crucis è un
fatto storico! La chiesa, succube della più pericolosa delle tentazioni, quella
della sicurezza materiale che dà il potere, ha suggestivamente ritualizzato un
mistero che, invece di essere costantemente provocatorio, diventa anestetico
letale per un'eutanasia di una fede che 2000 anni fa ha sconvolto le sicurezze
di un mondo radicato su una pax romana impiantata sulla forza e sulla paura. La
perenne novità di un messaggio di un Dio crocifisso è diventata arte preziosa
da ammirare nei quadri di pittori famosi, nelle croci pettorali tempestate di
gemme, nell'espressione artistica di scultori di ogni tempo. Un Cristo
inchiodato alla croce dell'espressione artistica (musicale, architettonica, scultorica,
pittorica, cesellatoria, filmica e letteraria) non disturba più di tanto. Anzi!
Sollecita infiniti vaniloqui di pseudointellettuali di ogni latitudine e
cultura. Alla fine della Via Crucis, sul Golgota, non si realizzò una scena da
sacra rappresentazione, ma una drammatica e dolorosa morte di un innocente che
fino all'ultimo respiro ebbe solo parole d'amore e di perdono.