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IMPRONTITUDINE PAPALE

di Va.Ve.

E’ andato negli Stati Uniti e ha incassato il “welcome” del presidente George W. Bush che è andato ad accoglierlo sotto la scaletta dell’aereo.

E d’accordo che il paese, nella sua moneta scrive: “In God we trust”, ma è ugualmente dura da digerire. Non era mai accaduto nella storia dell’Unione.

Joseph Ratzinger ha chiamato i cattolici a una “purificazione” per quel che riguarda lo scandalo dei preti pedofili che ha travolto una quantità di diocesi statunitensi,

e altro che “purificazione” sarebbe necessaria, urgente e doverosa.

Ai giovani di Yonkers ha raccontato gli anni della sua giovinezza “rovinata dal nazismo”:

“I miei anni da teenager sono stati rovinati da un regime infausto”, ha detto;

 un regime che “mise Dio al bando, e così diventò inaccessibile per tutto ciò che era vero e buono.

E dopo aver denunciato il nazismo, è passato ai giorni nostri, per mettere in guardia dalla minaccia dell’oggi,

 il “relativismo”, che figlierebbe tutti i mali delle società moderne,

dalla droga al razzismo, dalla violenza alla povertà;

e ne deriverebbe la manipolazione delle coscienze da parte di poteri distruttivi,

“tenebre, così come lo fu, nella giovinezza del papa tedesco, il nazismo.

 

Stupirsene?

No, non è certo una novità quello che papa Ratzinger pensa del “relativismo”.

 Però vederlo andare a rendere omaggio a Ground Zero,

 alle vittime di quell’estremismo islamico che – al pari delle gerarchie vaticane – vede il “relativismo” come un qualcosa da combattere ed estirpare,

è improntitudine.

Pura e semplice improntitudine.

 

(Da sogente radicale)