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SACRALITÀ E POTERE

 

Copio qualche pagina dall'ultimo numero disponibile della rivista Sulla Strada, scaricabile in formato pdf. alle coordinate: http://www.vocatio2008.it/, e specificatamente la sintesi di due relazioni al Congresso di Vocatio del 1991, perché mi paiono ancora attuali. Gli argomenti della sintesi proposta da Lorenzo Maestri sono rispettivamente: "sacralità e potere", argomento trattato da Piero Barbaini, e "una nuova teologia del presbiterato - da sacerdozio sacro a ministero della chiesa" di Salvatore Loi.

Il materiale è tratto da Sulla Strada n. 3-4. 2007  , pagg.32-37

Mi auguro che sia di interesse. Quello che mi colpisce è che si stiano ancora affrontando i medesimi discorsi anche oggi. E quanto poco, di fatto e a quel che si vede, di contenuti come questi sia stato davvero elaborato sia dai presbiteri che dal popolo di Dio.

Ornella

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XXX Anniversario di Vocatio - Roma,5,6,7 Settembre 2008

 

In preparazione di questa celebrazione offriamo alla riflessione dei nostri lettori le due relazioni fondamentali di Piero Barbaini e di Salvatore Loi che hanno tenuto al Congresso di Vocatio del 1991 ad Ariccia.

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La relazione di Barbaini – sacralità e potere – iniziava in questi termini:” Il movimento dei preti sposati, che nella sua crescita si identifica sempre più come movimento di rifondazione ecclesiale, è una realtà mondiale. “VOCATIO” ha offerto il suo non piccolo contributo. Anzi si può chiaramente rilevare che la dialettica fra i due movimenti italiani (Vocatio e Hoc-Facite di Camellini – n.d.r.) che ospitarono la gestazione e l’insediamento della Federazione Internazionale, ha fecondamente contagiato il livello mondiale dell’aggregazione, e si può dire che oggi la crescita e l’orizzonte profetico del movimento fondano le loro radici in questo confronto”.
Barbaini poi sottolinea il fatto che per Vocatio è questione di esistenza rimanere coerente alla propria scelta originaria: cioè non un movimento di preti che chiede il matrimonio alla gerarchia ecclesiastica, ma essere una rottura storica che propone “un ripensamento dell’identità cristiana, della coerenza evangelica, dell’istituzione ecclesiale, della struttura ministeriale”.
Continuando la sua analisi, Barbaini afferma che durante i suoi studi sulla storia della Chiesa (insegnava questa materia nei Seminari, ndr) arriva sempre di più a questa convinzione “che la Chiesa nella sua storia ha inventato dogmi per difendere la sua struttura di istituzione: cioè l’impianto ideologico-dogmatico della chiesa cattolica nei suoi canoni emergenti non era finalizzato a far crescere le coscienze nella sequela di Gesù, bensì a garantire l’apparato nella sua forma di potere.”
Trattando il punto il sacro come mistero Barbaini afferma:” Da questa demolizione complessiva delle certezze infallibili e della spiritualità dipendente che santa madre chiesa mi aveva inculcato, ho avviato una ricostruzione degli orizzonti positivi, idonea a farmi sentire nella continuità della fede, nella ricerca progressiva del messaggio cristiano, nella grande voglia di battermi fra gli amici del mondo cattolico per sovvertire il padronato dei preti e riconsegnare alla radicale autonomia dell’animo umano la scelta responsabile della beatitudine evangelica…di fronte alla tetragona materialità del cosmo, all’inesorabile ciclo della natura, alla ricorrente tragicità della storia, Gesù delinea una possibile beatitudine, a condizione di assumere il mistero come lui l’ha assunto. Ed il nucleo della sua aggressiva dissacrazione del tempio e della sua avvincente
riconsacrazione dell’uomo, della storia e del cosmo, consiste  nell’aver trascorso un’esistenza in cui, alla quotidiana proclamazione di una Bontà unificante dell’universo ha corrisposto una vita totalmente permeata dalla più trasparente normalità umana, nella gioia e nella afflizione della gente comune, confrontandosi con la bontà e con la cattiveria dei gruppi sociali, dei poteri politici, delle caste privilegiate, non sottraendosi al destino tragicamente unificante della morte e del suo misterioso impatto sullo spirito umano.
Il più grande proclamatore di “Dio” è vissuto come se Dio non esistesse, consacrando l’inviolabilità del mistero. Dio radicalmente presente nello spirito umano, Dio totalmente assente dalla realtà del cosmo”.
Parlando dell’istituzione: il sacro come potere Barbaini si esprime in questi termini:”Non stiamo parlando di medioevo o di khomeinismo. Per quel che ci riguarda la rigorosa restaurazione di Karol Wojtyla affonda le sue radici in quel bagaglio teocratico che l’ideologia cattolica ha periodicamente lanciato nell’età moderna contro la maturazione della coscienza umana e della fede cristiana. Anzichè farsi condivisione reale dell’enigma dell’esistenza e del suo quotidiano affanno, la chiesa – in questa fase di teocrazia dominante – esalta il meccanismo sacrale delle “claves regni coelorum” affidate ad un corpo privilegiato, che le amministra in termini di potere esclusivo ed assoluto. In più, rivendicando il primato della rappresentanza del potere di Dio nel mondo, la chiesa in questi periodi esprime un’elevata competizione o collusione con i poteri temporali, una volta concorrendo con l’impero o controllando le monarchie, oggi attribuendo al proprio influsso la caduta dei regimi politici così detti atei.
E’ un ciclico riproporsi dell’ideologia del sacerdozio come antagonista dell’orizzonte evangelico. Per Gesù era sacro l’uomo, la natura, l’universo, il loro mistero, la loro storia. Poichè tutto è sacro, nulla è privilegiato. Il Sacro come privilegio è sradicato. In tal senso l’universo è dissacrato. Per l’ideologia wojtyliana Dio permea il mondo attraverso quel Cristo che sta
nelle mani della chiesa cattolica, cioè nei poteri della gerarchia, al seguito del papa. “Aprire le porte ai poteri di Cristo”, “nuova evangelizzazione”, “dottrina sociale della chiesa”: si tratta di un’articolazione che alla radice assume questa valenza. Non è difficile rendersene conto: Chestocova ha aggiornato i criteri per una massiccia invasione teocratica dell’epoca postmoderna”.
Barbaini chiude la sua relazione con l’utopia della risurrezione: “ Stiamo vivendo un tempo in cui gli imperi del mondo crollano vertiginosamente; e non sembrava vero che dovessero cadere con tanta irrefrenabile celerità! I muri non resistono, gli apparati vengono travolti, le statue di Nabuccodonosor vengono abbattute. E questa è la nostra fede: tutto ciò che di mondano e di storicamente inventato è stato attribuito alla chiesa di Gesù come sacro ed inviolabile, come perenne ed irreformabile verrà scardinato e demolito dall’insorgere progressivo ed inestinguibile dell’orizzonte evangelico, dalla dura, legnosa resistenza di coloro che nel nome di Gesù non tollerano la servitù delle coscienze, la manomissione della comunità, la strumentalizzazione della fede. In questa prospettiva anche il “Wojtylismo” ha il destino segnato: sarà l’ultimo regime dell’Est a cadere in frantumi.
(…)
Carissimi amici di “Vocatio”: in questo clima la nostra fede deve essere esplosiva, violenta.
Con la violenza interiore di coloro che rapinano i cieli nuovi della speranza cristiana, le terre nuove della liberazione umana, dobbiamo gioiosamente, ma indefessamante disseminare nei solchi induriti di questa grande stagnazione storica, il fermento conturbante della conversione evangelica: nel crepuscolo del ventesimo secolo, illuminato dai bagliori delle grandi
potenze, essere coerenti al metodo di Gesù significa  credere, contro ogni calcolo ragionevole, che il suo messaggio consegnato ai piccoli ed agli esclusi riemergerà insopprimibile sulla lunga dimensione storica, sulle macerie di quei sacri poteri che oggi trionfano per le vie del mondo In fin dei conti siamo gelosi di essere fra i piccoli: ma la violenza delle nostre speranze è irriducibile. Coltiviamo la fiducia degli amici di Gesù.

 

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La relazione di Salvatore Loi sviluppa questo tema :”Una nuova teologia del presbiterato”- da sacerdozio sacro a ministero della Chiesa.

Loi parte dalla concezione sacerdotale del ministero presbiterale e la conseguente interpretazione del “sacerdote” come uomo sacro e del sacro e inizia in questi termini:”Comunemente i presbiteri della chiesa cattolica vengono chiamati “sacerdoti”. Questo nome manifesta come la più diffusa categoria interpretativa del ministero presbiterale sia stata la concezione sacerdotale, che si è imposta nella coscienza del popolo cristiano-cattolico e nella cultura occidentale. Essa si iscrive e fa tutt’uno con lo schema del sacro e del profano, per cui la realtà è pensata divisa in due livelli contrapposti. Il mondo, la storia e l’umanità come tali sono profani, cioè privi di ordine, di senso e di vera consistenza; ricevono significato e realtà dalla forza e potenza divina, che si comunica tramite mediazioni che hanno particolare ed elusiva affinità con essa: il sacro appunto.
Il compito di intermediari tra il sacro e il profano è affidato ai sacerdoti che, nelle società complesse e caratterizzate dalla divisione più o meno chiara dei poteri e delle funzioni, diventano un corpo specializzato e professionale.
Essi, in forza di una particolare dedicazione o consacrazione alla divinità, vengono in un certo senso aspirati nella sfera del divino e resi capaci di metterlo in comunicazione con il mondo profano tramite una serie di azioni sacre, delle quali una delle più significative è il sacrificio. Per questa loro funzione, che li pone in contatto con il sacro, devono vivere in uno stato di “purità” implicante pratiche, comportamenti e stili di vita particolari che assumono forme differenti nei singoli contesti culturali ma che contemplano quasi sempre l’obbligo del celibato, l’osservanza di particolari regole sessuali, l’uso di abiti propri e numerose altre prescrizioni intese a salvaguardare la separazione dagli altri membri del gruppo di questi “uomini del sacro”.
Il sistema sacro/profano ha condizionato la terminologia e la sostanza del dato rivelato anche e, forse, soprattutto attraverso l’interpretazione sacerdotale del ministero ordinato. Mentre è ormai assodato che mai il Nuovo Testamento usa termini sacerdotali per indicare i ministri della chiesa, ben presto il ministero degli episcopi-presbiteri fu interpretato con termini sacerdotali, prima in forma metaforica (Clemente Romano, Didachè), poi, a partire dal III secolo, in modo reale.
Nel 381 infine il primo Concilio di Costantinopoli chiamerà e intenderà l’episcopos come hiereus (sacerdote). Più tardi la terminologia verrà estesa ai presbiteri come “sacerdotes secondi ordinis”.
L’accentuazione della celebrazione eucaristica e la concomitante caduta di altre funzioni, originariamente prevalenti nell’attività dei vescovipresbiteri, favorirono la riduzione del ministero a “sacerdozio”. Il concilio di Trento fu il punto di approdo di tale processo: il ministero ordinato è identificato puramente e semplicemente con il sacerdozio e l’essenza del sacerdozio è fatta consistere nel “potere di consacrare e di offrire il vero corpo e sangue del signore, e di rimettere o di ritenere i peccati” (DS 1771). Tale potere è dato dal sacramento dell’ordine in forza del quale l’individuo è incorporato in un “ordo” o ceto particolare, distinto e separato dagli altri membri della chiesa.
La dottrina del carattere indelebile , interpretato come un “qualcosa” (ens phisicum) che conferisce una specie di nuova costituzione ontologica all’ordinato, configurato in modo proprio ed esclusivo a Cristo sacerdote, ha contribuito a delineare una “mistica” del sacerdote come un “uomo di Dio”, “alter Christus”, “dispensatore dei misteri divini”, un uomo sacro e del sacro (…)
La crisi dello schema sacro-profano nell’esegesi e nella teologia postconciliare

Loi Salvatore continua la sua analisi in questi termini:” Dopo le timide e ambigue aperture del Concilio, l’ideologia del sacro e del profano con cui faceva corpo la concezione sacerdotale del ministero, fu messa in crisi dall’esegesi biblica e dalla teologia, compresa, quella cattolica. Si vide con molta chiarezza che non si conciliava con il messaggio cristiano, per il quale non esistono né spazi, né tempi, né individui sacri di fronte a un mondo vuoto di Dio.
Tutta la creazione prende essere da Dio e da Lui è continuamente sostenuta. Cristo e la Chiesa come assemblea di credenti sostituiscono il tempio; e, più in generale, l’uomo che adora in spirito e verità è l’autentico luogo di Dio. Non c’è separazione tra tempo di Dio (storia della salvezza) e tempo dell’uomo (storia profana) come non c’è separazione in Gesù tra divino e umano: nella sua persona e nella sua storia Dio si è fatto veramente carne.
Non esistono in particolare persone sacre che abbiano esclusivo accesso a Dio. Cristo è venuto ad abolire il muro di separazione tra gli uomini affinché tutti fossimo riconciliati con Dio e avessimo accesso a Lui con piena fiducia ( cfr.Ef.2,18; 3,12; Rom. 5,1) L’azione di Cristo mira appunto ad abolire la divisione tra puro e impuro, tra sacro e profano. Il sacro per il Nuovo Testamento non è nelle cose, o in luoghi, o in riti, o in persone particolari, ma è nelle manifestazioni dello Spirito che fin dalla creazione “aleggia” sul mondo e soffia dove vuole, abitando in modo misterioso il mondo e la storia degli uomini.
Il puro e l’impuro non stanno fuori ma dentro l’uomo. “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo…Dal di dentro infatti, dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (Mc.7,15 ss).
Salvatore Loi avviandosi alla conclusione della sua relazione dimostra come sotto il papato di Giovanni Paolo II è ritornato lo schema sacro-profano e quindi è ritornata la concezione sacerdotale del ministero presbiterale e cita il card. Ratzinger che nella sua relazione al sinodo dei vescovi, che aveva come tema i sacerdoti nel mondo contemporaneo…fa continuo riferimento al concilio di Trento. Anche il nuovo codice di diritto canonico (1983) testimonia la ripresa della visione sacra del ministero ordinato, che viene qualificato più volte come sacro (cfr.cc. 232,233,256), e del conseguente stato sacro dei chierici che sono tenuti a condurre una vita particolare in quanto dal sacramento dell’ordine sono consacrati per una nuova ragione a Dio e diventano dispensatori dei divini misteri (c.276 ) .
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E la relazione chiude in questi termini:”La divisione della realtà in sacro e profano tradisce il piano di Dio Creatore e Salvatore. La creazione è “buona” non perché, sulla base di una consacrazione, riceve qualche qualità che la rende diversa da ciò che è, ma perché realizza il proprio essere creaturale. Il regno di Dio, ammonisce il Vaticano II, pur non identificandosi con il progresso terreno, sarà tuttavia costituito dalla materia di questo mondo e di questa umanità. “Ed infatti – scrive il Concilio – i beni quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità…li ritroveremo poi di nuovo” (GS n. 39).
Non resteranno invece sacramenti ed istituzioni (papi, vescovi, preti…).
Scrive testualmente il Vaticano II:” la chiesa peregrinante nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’età presente, porta la figura fugace di questo mondo”. (LG n.48). E allora, verrebbe da chiedersi, perché dare ad essi più importanza del lavoro e dei pensieri, del pianto e della gioia, dei drammi e delle conquiste e degli amori…di uomini concreti e di donne concrete?”.


A cura di L.Maestri