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L'abbraccio tra il Papa e l'America •
da La Stampa del 21 aprile 2008, pag. 1
di Franco Garelli
Il Papa ha stregato l'America»: ecco il giudizio più
penetrante sul viaggio di Benedetto XVI negli Usa, che si è concluso ieri con
l'intensa preghiera a Ground Zero. A pronunciarlo non è stata una fan del
Pontefice, ma Peggy Noonan, editorialista del Wall Street Journal, che pure si
è detta insoddisfatta di alcuni aspetti della visita, tra cui il discorso alle
Nazioni Unite.
Benedetto XVI ha colpito nel segno più per il suo rapporto
con l'America che per il suo discorso - pur molto atteso - ai grandi e ai
popoli della Terra.
All'Onu si è
presentato un Papa più orientato all'armonia che all'affondo. Si può oggi
parlare in quella tribuna di diritti umani senza citare il Tibet, la Cina, il
Medio Oriente? Si possono toccare temi così impegnativi senza ferire nessuno?
A molti il discorso all'Onu del Papa è parso troppo
morbido o «diplomatico», magari per non compromettere difficili equilibri o
negoziati in corso.
Non sono certamente mancate le novità, da cercarsi però
più tra le pieghe del testo che nei toni, più nelle parole misurate che negli
alti richiami. Quelli a cui ci aveva abituato Karol Wojtyla, che anche nei
momenti ufficiali non mancava di far sentire la sua passione per il mondo e la
sua denuncia delle situazioni umane più compromesse.
Tuttavia, il pensiero di Ratzinger non è stato di routine,
avendo offerto spunti per un nuovo capitolo delle relazioni internazionali.
Tra questi, l'auspicio di una «protezione globale
dell'umanità» (con l'Onu che ha diritto di ingerenza contro gli Stati in cui
non si rispettano i diritti umani); la necessità di combattere il terrore
salvando i diritti; l'urgenza di ribaltare un equilibrio mondiale basato sulle
decisioni e gli interessi di pochi.
Il pathos che è mancato nel discorso dell'Onu è emerso
invece nell'abbraccio del Papa con l'America, in particolare con il
cattolicesimo di quella nazione. Il check-up della comunità cattolica è stato
forse il motivo prevalente del viaggio, da parte di un Papa che si delinea
sempre più come un cultore o un esteta della tradizione religiosa.
La sfida è evidente. Fin dove è estensibile il progetto di
un Papa che mira a dar ordine alla presenza cattolica nella modernità avanzata?
Questo disegno vale solo per l'Europa o si applica anche a una terra come gli
Usa, dove il cattolicesimo è oggi vitale ma anche molto indipendente?
Ratzinger ha sempre avuto una particolare ammirazione per
la situazione religiosa degli Stati Uniti, per una nazione che si ritiene
ancora oggi benedetta e guidata da Dio (fino a pensarsi come un suo strumento
privilegiato di azione nella storia), dove le fedi religiose hanno ampia
cittadinanza nella sfera pubblica e rappresentano l'anima profonda di tutto l'ambiente.
Qui la religione non è legittimata o rafforzata dallo
Stato, quanto dal sentire dei diversi popoli e dalla vitalità della società
civile. Anche il cattolicesimo americano riflette questo clima di libertà
religiosa, fatto di appartenenze volontarie, di comunità che sostengono
attivamente le opere della religione, di un coinvolgimento religioso intenso e
partecipe.
Oltre a ciò, i
cattolici americani vivono oggi una stagione di crescita, per un'immigrazione
ispanica che dura ormai da più di vent'anni.
Tuttavia, come si sa, si tratta di un cattolicesimo non
privo di tensioni e di contraddizioni, e la denuncia di questa radiografia
problematica è stata uno degli inattesi atti di coraggio della visita del Papa.
L'affondo più acuto ha riguardato la questione dello
scandalo dei preti pedofili, che il Papa ha a più riprese richiamato e
condannato nel viaggio, invitando i fedeli e la gerarchia Usa a vivere questa
terribile prova come un momento di purificazione. S'è trattato di un grande
atto di penitenza pubblica, di insistita richiesta di perdono a una nazione
profondamente ferita dalle colpe della Chiesa cattolica.
Per una volta, su un tema così delicato, Ratzinger ha
seguito le orme di papa Wojtyla che durante il suo pontificato aveva più volte
denunciato i peccati e le omissioni della Chiesa nel corso della storia.
Oltre a ciò, altre parole forti sono state spese dal Papa
per richiamare i cattolici a non lasciarsi influenzare da un relativismo morale
che sconfessa l'orientamento religioso, che indulge nei confronti
dell'omosessualità (altro problema del clero americano), che alimenta posizioni
liberal e pro-choice nella comunità ecclesiale.
Infine è stato pressante il richiamo ai cattolici a non
cedere alla moda corrente di una religione «fai da te», a evitare le facili
conversioni o una «fede solitaria» e individualistica che prescinde dalla
tradizione religiosa.
Per papa Ratzinger, dunque, l'America religiosa non è solo
un modello da seguire, ma anche da correggere.
È una nazione in cui si prega molto, ma dove non pochi
cattolici sono collegati con Roma da un filo troppo esile, riflettendo in ciò i
tratti dell'individualismo e del liberalismo della sua storia.
Anche nel mettere nuovi paletti e confini nel
cattolicesimo della nazione più aperta e progredita, papa Ratzinger continua a
proporre il suo gusto per una fede e una Chiesa che devono riscoprire il senso
della tradizione e dell'integrità religiosa.