L'EUCARESTIA COME INQUIETUDINE
Anno A 25 maggio 2008 Corpo e Sangue di Cristo Dt 8,2-3.14-16 Sal 147 1Cor 10,
16-17 Gv 6, 51-58
di Marcelo Barros
Questa festa dovrebbe essere la celebrazione dell'unità già realizzata tra le
Chiese e la proclamazione che questa unità nella diversità e nell'autonomia di
ogni comunità di fede è possibile e risponde al progetto divino. Del resto,
come diceva S. Agostino nel sermone 272, pronunciato nella notte di Pasqua per
i neofiti che, per la prima volta, si sarebbero avvicinati all'Eucarestia:
"Vuoi comprendere cos'è il Corpo di Cristo? Ascolta l'apostolo dire ai
fedeli: 'Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra'. Se, pertanto, siete il
Corpo di Cristo e le sue membra, il pane che riposa sulla mensa del Signore è
simbolo di voi stessi. Voi ricevete il simbolo di quello che voi siete.
Rispondete 'Amen' a quello che tutti siamo. Questa risposta segna la vostra
adesione. Ascolta: 'Corpo di Cristo' e rispondi: 'Amen'. Sii un membro del
Corpo di Cristo perché il tuo amen sia autentico. Com'è che questo pane è il
Corpo di Cristo? Ascoltiamo l'apostolo che dice: 'Anche numerosi, siamo un solo
corpo'. Ricordatevi che il pane non è formato da un solo chicco di grano, ma da
molti. (...) Per dare al pane un'apparenza sensibile, sono stati mescolati
nell'acqua numerosi chicchi di grano che hanno formato una stessa pasta,
simbolo dei primi cristiani: 'Essi non avevano che un solo cuore e una sola
anima per Dio'. Lo stesso vale per il vino. Fratelli, ricordatevi come si fa il
vino. Gli acini cadono dal grappolo numerosi, ma si fondono in un solo liquido.
È tale il modello che ci ha dato Nostro Signore Gesù Cristo. Egli ha voluto che
aderissimo a lui e ha istituito sulla sua mensa il sacramento della nostra pace
ed unità. Colui che riceve il sacramento dell'unità senza osservare il vincolo
della pace, riceve, invece di un sacramento che lo fortifica, una testimonianza
che lo condanna".
Nella Lettera ai Corinzi, tanto nel breve passaggio del capitolo 10, letto
dalla Chiesa in questa festa, quanto nel capitolo 11, Paolo critica i corinzi
perché hanno trasformato la cena del Signore in occasione di dispute e
divisioni. Purtroppo, nel corso dei secoli e fino ad oggi, le Chiese continuano
a trasformare l'Eucarestia, sacramento dell'unità, in segno e strumento di
divisione, oltre che manifestazione del potere ecclesiastico. Essa dovrebbe
essere segno di partecipazione (koinonia) di tutte le persone battezzate a un
ministero di uguali, uomini e donne.
Il passaggio del Deuteronomio proclamato in questa festa fa parte dei
comandamenti dati dai profeti in epoche di assestamento della comunità. Basta
ricordare il tempo del deserto, tornare a quello spirito... Allo stesso modo,
il capitolo 6 del quarto Vangelo è un'omelia della comunità giovannea sulle
conseguenze di comunicare la Parola di Dio e la cena del Signore. Ha senso fare
ciò solo se accettiamo di seguire lo stesso cammino di Gesù che non ha voluto
fare un culto né un rito, ma un gesto di dono totale della sua vita. Mons.
Oscar Romero ha dato la sua vita durante una celebrazione eucaristica. Non per
caso, ma perché aveva assunto un modo di vivere eucaristico, cioè di donazione.
Durante il suo primo anno come arcivescovo di Olinda e Recife, Dom Helder
Camara fu sorpreso in una crisi di pianto al momento di celebrare l'eucarestia
in questa festa del Corpus Christi. Egli era angosciato perché avrebbe dovuto
ripetere le parole di Gesù, avrebbe dovuto dopo la messa uscire in strada in
processione con l'ostia consacrata, avrebbe visto tutte le persone
inginocchiarsi e prostrarsi di fronte all'eucarestia, ma, allo stesso tempo,
ignorare totalmente la moltitudine di bambini e di adulti gettati tra i rifiuti
della strade che esistevano e ancora oggi esistono a Recife. L'arcivescovo
diceva: "È facile adorare il Cristo presente nell'ostia della messa. Ma a
che serve se non si riconosce la presenza di Cristo nei fratelli abbandonati e
vittime della povertà ingiusta della nostra società?".
Alla luce di questa parola, non sarebbe esagerato chiederci se abbiamo il
diritto di celebrare l'eucarestia in una società che nel suo insieme legittima
e aggrava tante discriminazioni sociali e razziali e allo stesso tempo maschera
la sua azione di scomunica degli extracomunitari e di tutti i dimenticati del
mondo con culti eucaristici pieni di devozione ma senza profezia a livello
sociale. Non è un'eucarestia a cui abbiamo tolto l'anima come si fa con gli
animali imbalsamati? Sembrano vivi e belli, ma sono solo cadaveri. Che le
nostre eucaristie siano almeno inquietudini profetiche dell'unità e della
giustizia divine.
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da Adista N.37 del 17-05-2008