Gentilissima Normanna,
L'indirizzo di Fausto Marinetti è il seguente:
fausto.marinetti@gmail.com

Gli farà molto piacere scambiare con te le tue opinioni.
Cordiali saluti
Giovanni Sarubbi

il dialogo - Periodico di Monteforte Irpino

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messaggio: Gentilissimo direttore,
ho letto la risposta di Marinetti alla lettera di Fisichella e ne sono
rimasta commossa. Condivido ciò che Fausto Marinetti ha scritto, come donna,
come madre (mai avrei consegnato mio figlio ad un seminario in età puberale,
ma avrei avuto dei problemi a vederlo entrare lì anche verso i vent'anni!)e
come cattolica credente convinta che il vangelo, con la sessuofobia della
Chiesa, non c'entri un bel niente. Vorrei poter scrivere a Marinetti le mie
impressioni, se a lui non dispiace, posso avere la sua mail? Tra l'altro
ricordo di averlo ascoltato ad un convegno della Rete Radiè Resch a Rimini.
Un caro saluto,

Normanna

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carissima,
ti leggo a tarda ora e sono felicissimo di quello che dici.
Per ora ti chiedo di poterla mettere sul sito del dialogo e di bispensiero e di Chiesaincammino (qs è un pò il mio/nostro sito).
Poi ti risponderò con calma.
Un abbraccio, fausto

Il 30/07/07, normanna albertini <normin56@aliceposta.it> ha scritto:

 

Carissimo Fausto,

mi permetto di usare il tu, non per mancanza di rispetto, ma per farti sentire la mia com-passione (sentire con te) e condivisione di ciò che hai scritto in risposta alla ridicola lettera di mons Fisichella. Ridicola, fredda, inutile, autoreferenziale, non autentica, come ormai sento tutte le omelie di quasi tutti i preti e tutti i discorsi, in generale, di quasi tutti i religiosi. Quasi tutti: qualcuno di vero, vero uomo, quindi vera immagine di Dio, con un cuore aperto e puro, non asservito nè indurito da nessun potere, c'è, grazie a Dio, anche tra i presbiteri (mi viene difficile parlare di sacerdoti, perchè trovo la parola legata ai sacrifici nei templi), ma si tratta di perle rare. Credo sempre più rare, dato che noto tra i preti giovani una formazione reazionaria, puritano/borghese che fa paura. E quando dico paura non parlo in senso figurato: ho visitato, in questi giorni, il museo della tortura di Volterra e, dopo i primi cinque minuti là dentro, mi sono scese le lacrime senza che riuscissi a controllarle. A quali follie può portare la paura della donna e del sesso? Quanto male ha fatto all'umanità? Quanto, non solo la pedofilia, ma anche tutte le aberrazioni di una sessualità "estrema" derivano da millenni di paure sessuofobe inculcate da un'educazione che, prima di essere cristiana e cattolica, era greca, giudaica, romana ecc...? A cinquant'anni (ormai cinquantuno) comincio a riflettere sul fatto che la potenza sessuale e generativa femminile deve aver talmente spaventato i maschi da portarli a tentare di educarla, circoscriverla e dominarla in ogni cultura e in ogni parte del mondo, soprattutto da quando è nata l'idea di proprietà privata (e quindi di patrimonio) legata al patriarcato. Hai mai pensato che patrimonio e matrimonio hanno più o meno lo stesso significato (cose del padre, cose della madre) ma significano poi cose ben diverse? Per tornare al contenuto della tua lettera, lo condivido in pieno. Mi sono resa conto dei problemi dei preti, della loro immaturità affettiva e della loro (scusa, senza offesa) grandissima ignoranza in materia di relazioni con l'altro sesso, di vita matrimoniale, quando, ingenuamente, mi sono trovata a parlare in confessione, anni fa, di alcuni problemi che avevo con mio marito. Il confessore era persona coltissima, espertissima, un uomo stimato, affabile, un benedettino di cui ho, tra l'altro, un bel ricordo, ma i suoi consigli mi risultarono ridicolissimi! Capii che sul matrimonio aveva solo grandi fantasie, la realtà proprio non sapeva cosa fosse! In genere i preti sono convinti che un marito pensi soltanto a far l'amore (infastidendo la moglie) e che la moglie sopporti pazientemente. Un altro prete, durante una conferenza tenuta nella mia parrocchia sulla messa, disse che non si poteva eliminare il celibato obbligatorio perchè il prete celebrava messa tutti i giorni, e se avesse avuto moglie non avrebbe potuto farlo, visto che si sarebbe dovuto astenere dai rapporti sessuali!!!! Credo di aver riso per ore!!! Primo perchè nessuno che abbia più di vent'anni fa l'amore tutti i giorni (lo sanno i preti che il viagra è stato inventato per il problema opposto?), poi perchè non capivo il motivo del doversi astenere dai rapporti sessuali prima di consacrare. Ma dove vivono questi? Mi sono chiesta. E per fortuna che la maggior parte dei cattolici, una volta capito come stanno le cose, vive la sua vita in modo "normale", facendo l'amore prima di sposarsi (il sesso è conoscenza anche nella bibbia, no?), usando gli anticoncezionali, accettando i figli che pensa di essere in grado di amare e crescere con dignità. Vorrei tanto che si facesse un esperimento: che tutti i cattolici seguissero alla lettera la morale della Chiesa in materia di controllo delle nascite... Credo che i servizi sociali avrebbero il loro bel da fare. La chiesa si sta comportando come una setta: dà indicazioni che solo pochissimi seguono, giusto gli ottantenni come il papa, perchè a loro riesce facile...

Non avrei mai rinchiuso mio figlio in un seminario a undici anni: a quell'età la mamma e il papà sono fondamentali, forse ancora più il papà. Giusto: ti sei chiesto quanto danno fa ad un ragazzo un padre che non c'è quando dovrebbe insegnargli a diventare uomo? E un padre vero, non un monaco, un uomo che torna stanco dal lavoro, che dorme con la mamma, che sporca il bagno e semina in giro le calze sporche, che mangia a tavola con lui, ascolta e racconta del suo lavoro, commenta la politica, i fatti del giorno... Questo, nel bene e nel male, è stato mio marito per mio figlio: l'ha aiutato a diventare uomo, anche mostrandogli i gesti d'affetto nei miei confronti o sgridandolo quando è tornato ubriaco dalla discoteca. Ma mio marito non ha studiato in seminario, è un operaio, ed è "normale". Così mio figlio è un uomo di trent'anni forte e buono, sano, autentico, che non va più a messa da tempo, non perchè non creda, ma perchè le balle non gliele racconti. Oggi li avevo a tavola tutti: mio figlio con la fidanzata, mia figlia col suo ragazzo. Quella era una mensa/messa condivisione di amore e pane e speranza. Ho sempre insegnato loro che il corpo è cosa bella, che va rispettato (li ho sempre messi in allarme contro i pedofili, fin da piccini), che il sesso va vissuto nell'amore, ma che non è mai peccato, tranne quando diventa violenza, prostituzione, sopraffazione. Non mi sono mai sognata di interferire nelle loro vite affettive, li ho accompagnati con discrezione e rispetto, sempre in disparte, ma pronta a soccorrerli se avevano bisogno. Un giorno mia figlia, già grandicella, mi ha detto, sorpresa, che la chiesa considerava la masturbazione un peccato; le ho spiegato che era così, ma che era uno dei tanti retaggi di una cultura millenaria dove il seme e l'impulso sessuale dovevano servire esclusivamente a fare figli, e dove le bambine cominciavano a fare figli a dodici anni, per poi morire a trenta/ quaranta. Già: la Chiesa è rimasta là, al duemila avanti Cristo, quando non c'erano profilattici, medicine, quando la speranza di vita era talmente breve e il grembo di una donna talmente prezioso da non poter sprecare niente, come fanno i fiori dei deserti, che si riproducono velocemente durante le rare piogge. Già, si vuole dare regole per una realtà che non esite più. Come se si stabilissero regole stradali per raccogliere le feci dei cavalli che tirano le carrozze nelle città, quando oggi le carrozze non ci sono più e il problema è quello delle polveri sottili non delle merde dei cavalli. Sai, sono convinta che i preti non dovrebbero esserci, che dovrebbero esserci delle comunità cristiane che esprimessero persone con il compito di guidare l'assemblea nella frazione del pane o nella liturgia della parola, uomini e donne, vecchi o giovani, normali. Operai, professori, parrucchiere, medici, spazzini, bidelli, sposati o no, casti o no. Soprattutto è ora di finirla con i soli maschi a parlare da un altare con quelle pietose, obsolete, ridicole omelie che sono, soprattutto, una penitenza, un cilicio doloroso che ti fa passare la voglia di entrare in chiesa. Ieri sera, se fossi salita io sull'altare, avrei fatto mille volte meglio, improvvisando, di quell'illustre monsignore che predicava e che su Marta e Maria diceva solo banalità! Il servizio che farebbero ad una comunità persone come te, che hanno sperimentato nella loro carne la bellezza e anche la fatica e il dolore dell'amore, sarebbe la più bella riforma dal basso, un flusso di sangue vivo in un corpo moribondo com'è quello della chiesa oggi. L'amore di una donna, di un bambino, il calore di un corpo, il calore meraviglioso di un abbraccio, l'odore della pelle, la confidenza totale e il sapere che si è accettati, apprezzati ed amati nella propria nudità, anche quella dell'anima, svelata da quella del corpo, è un'esperienza indispensabile per diventare adulti. Il distacco dalla madre, sempre doloroso, dell'adolescenza, si ricompone solo nell'abbraccio caldo con la persona amata. Ci si sente completi, finalmente, l'anima in pace è tornata a casa. L'amore condiviso per una persona ricostruisce la casa dell'anima e l'apre agli altri, permettendo poi l'amore verso tutti. Altrimenti sono solo chiacchiere. Quelle di Fisichella, di Ratzinger e del monsignore che ho ascoltato ieri sera. ma lasciamolo perdere: a me le balle non le contano; vuoi che le contino allo Spirito Santo?

Un caro abbraccio,

Normanna Albertini

 

P.S: ho scritto due libri pubblicati da Chimienti editore - Taranto, su tematiche femminili. Il primo, Shemal, tratta proprio degli argomenti di cui sopra. Altra cosa: se ricevi il giornalino della Rete Radiè Resch, la rubrica Giovani oggi è tenuta, da una decina d'anni, da mia figlia anna