From: Di Noto Fortunato-Meter <donfortunatodinoto@associazionemeter.it
>
Date: 28-lug-2007 0.20
Subject: Re: fisichella scrive, marinetti
risponde-corrispondenza
To: f a u s t o <fausto.marinetti@gmail.com>
Caro
Sig. Marinetti,
La
ringrazio di cuore di questa corrispondenza che
già avevo letto su bispensiero. In tutta quasta vicenda c'è solo un errore.....
quello di aver rivolta a me una
Lettera che era meglio rivolgerLa ai vescovi.
E'
da circa 20 anni che mi occupo di violenza sessuale su minori
e abbiamo accompagnato sempre, con vigore, forza e determinazione le
vittime..... anche quelle da parte del clero, per quelle volete che si sono
rivolte a noi, in maniera diretta e contestuale.
L'unico
paradosso è spesso e volenteri riferimenti involontari sull'operato del
sottoscritto. La inviterei a venirci a trovare ad Avola (SR) almeno conoscerà di persona me e anche i miei
collaboratori.
Grazie
di cuore per la sensibilità.
Le ricordo che sono sempre stato dalla parte delle vittime.
Cordialità
don
Fortunato
From: f a u s t o
Caro
don di Noto,
credo che qs corrispondenza la possa o debba interessare.
La scelta è Sua.
Salutissimi, fausto marinetti
Caro Marinetti,
ho ricevuto la Sua lettera (1) e La ringrazio. Mi dice che mi
riguarda!L'ho letta con attenzione e per quanto mi riguarda non ho nulla da
rimproverarmi. Temo che il Suo giudizio e la Sua lettura siano parziali e non
sempre conformi alla realtà. Vorrei capire quali elementi possiede per
affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura
sessuofobica! Non riesco a seguirLa su questo cammino. Sembra che per Lei sia
oro colato quanto provenga da una denuncia e falsità e tentativo di insabbiare
se è fatto dalla Chiesa, dai Vescovi e dai Sacerdoti.
Mi spiace, ma non è così come le Iene o i reportage a cui
fa riferimento. Da parte mia, non mi ritraggo ma non voglio neppure essere
utilizzato strumentalmente per aggredire la Chiesa e le migliaia di Sacerdoti
(e Vescovi) che ogni giorno con fatica e coerenza vivono la loro vocazione a
sevizio di tutti!
Con la stessa schiettezza che Lei ha usato, ma con tono differente
mi sono sentito di risponderLe.
Suo
+ Rino Fisichella
(1) La
lettera è indirizzata a
Caro
don Di Noto,
se
il tuo sdegno per l'olocausto degli innocenti consumato da "mani
consacrate" è sincero deve essere coerente fino in fondo, vero? Quindi non
può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali del
"delitto", ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come
i suoi mandanti.
Inevitabile
chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con tante pratiche di
pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione seminaristica sessuofoba e
misogina non ha una qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non
certo "isolati"? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se
non a cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri
maturi? Se fin da ragazzi si è "educati" a vedere la sessualità con
gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo
avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è temerarietà
spedirli in parete da sesto grado senza l'equipaggiamento necessario? Non a
caso la "Convenzione sui Diritti del minore" ne proibisce il
reclutamento fuori dall'ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25,
12.12.1989. Lo Stato della Città del Vaticano non l'ha firmata). Eppure in Italia
ci sono 123 seminari minori, camuffati da "convitti o
semi-internati", giustificando una segregazione vera e propria con la
scusante: "Ma vanno a casa il sabato e la domenica". Se la cultura
della sessualità è la stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente
che si perpetuano le radici del crimine?
La
Commissione indipendente, quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani
(2004) dice in proposito:
"Molti
testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è negato un normale sviluppo
psicologico . Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità
emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale
"normale" può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato
celibatario sano e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia
di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo
affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell'incidenza degli
abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e
rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di
crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente.
(…) Il candidato che non sembra adatto deve essere rifiutato e i risultati
della valutazione devono essere condivisi tra le diocesi. Per molti anni, i
seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente sulla preparazione
intellettuale a scapito di quella umana. (…) L'81% delle vittime di abusi
sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è caratterizzata da
comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine
chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non
accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un
impedimento all'ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con
difficoltà affermano che "nel presbiterato si possono coprire
problematiche sessuali". (…) Ci sono molte altre problematiche relative al
celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi
testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e
donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono
spesso vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I
vescovi non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze.
Dichiarare che "non è affare di nessuno" è fondamentalmente
sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e vive secondo i precetti
morali della Chiesa è affare del vescovo, dei confratelli e dei
parrocchiani".
A
ragione affermi trattarsi di preti che non avrebbero mai dovuto essere
ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla
Chiesa.
Ma
allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che
hanno collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente
pedofili da una parrocchia all'altra? Non sono complici dei misfatti
successivi? Non dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card.
Law, l'arcivescovo di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri,
continuano a pontificare e a godere dei loro privilegi.
E
ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non
può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti. (…) E' meglio per lui
lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di
"scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi
americani:
"I
membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come
lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero
domandarsi: perché i vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le
azioni di quei preti sono gravemente peccaminose e l'inazione di quei
vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In
qualche modo, "il fumo di Satana" è stato lasciato entrare nella
Chiesa e ne è rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità
in materia morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi
vescovi sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza,
insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i)
relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare
in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi
superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la
riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno
colto la gravità del problema. Hanno trattato le vittime come avversari e
nemici del bene della Chiesa. Troppo spesso hanno trattato i preti accusati
come persone che avevano bisogno di assistenza psicologica o di cambiare
ambiente, piuttosto che veri e propri criminali che andavano rimossi dal
ministero e denunciati alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto
ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e
desiderosi di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a
scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al
"clericalismo" – una attitudine per cui preti e vescovi sono
un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del
diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto
prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle
autorità civili. (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le
vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le
"informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità" e
che perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza
pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del problema.
Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza; e il fatto
che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha ingigantito la perdita
di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei testimoni affermano che in molti
casi i vescovi non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati,
minacciando di rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete
ritiene di poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all'elezione di
vescovo o accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono
state emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre soffrono
depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali. (…) Il non
ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non comprendessero a
pieno la natura e la portata del problema e sono venuti meno ai propri doveri
pastorali. L'incapacità di partecipare ai loro drammi è grave al pari del danno
inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla promulgazione delle Norme
Essenziali, molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma
pochi vescovi hanno lasciato l'episcopato".
In
sintesi: 1 –
Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni istituzionali della
Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore dello scandalo li ha
indotti a ricorrere alla segretezza e all'occultamento. 2- La minaccia del
processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a
adottare un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno
riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un
problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni
legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 - Alcuni hanno
messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 - Il
codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete
pedofilo.
Affermi:
L'abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e
contro tutta la comunità cristiana.
Non
ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà considerato come un
peccato, non sentiremo mai l'obbligo morale e civile di denunciarlo
alle autorità giudiziarie? L'ha ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law : "Non
sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato".
La
Commissione afferma: "Il non aver riconosciuto che l'abuso sessuale sul minore
è un crimine e non solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine
psicologico ha contributo moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce:
"Credo che non abbiano mai considerato, che ci fosse una legge dello
stato, per la quale (…) si va in prigione". Dal momento in cui i vescovi
non hanno compreso che (…) è un crimine, lo sbaglio deve risiedere in
qualche modo nel supporto legale di cui si avvalgono. (…) Un abuso
sessuale è di per sé un evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora
di più, perché è una "figura paterna" ed è probabile che causi più
danno, che l'abuso perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi
più come un disturbo "di identità sessuale" e non un crimine o un
peccato grave, i vescovi hanno mancato nell'ottemperare alle proprie
responsabilità verso la società e verso la Chiesa".
Se
un'istituzione "divina" continua a considerare materia di foro
interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come potremo aiutare
"i santi innocenti", prevenire, far sì che gli aspiranti pedofili si
rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai tetti e dai
pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia all'altra, si
rende corresponsabile del delitto, non saremo mai "dalla parte" delle
vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni parroci
di Milano nell'inchiesta de "Le Jene"); se la legislazione continua
riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile;
se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo "status" o
casta; se un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per
diffamazione una vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia
qualcosa di grosso che non va?
Non
ti sembra che l'autorità civile tutela, difende gli innocenti meglio
dell'autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la "giustizia
umana" prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica
pare considerarlo un peccato da "smacchiare" con un pellegrinaggio o
un pio digiuno.
Qui
non si tratta di carità ("si vis"), ma di giustizia (obbligo morale),
nella quale l'unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma quello
civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela con la
carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i danni,
risarcire. E' una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici penali di
tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la
giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il
perdono nell'intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della
convivenza civile. E' per questo che quando non si distinguono i due piani
della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da
carnefice si dichiara vittima di un seminarista pedofilizzato!
Cosa
vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura catto-pagana
sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio della ragazza
madre: "figlio del peccato" come se l'avesse generato il diavolo?
Agli orfani abbiamo saputo dare solo l'istituto e l'assistenza non la
paternità/maternità "secondo Dio". Un'ignominia, perché vuol dire che
non siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva:
"L'orfano è una vergogna umana". Non può esistere l'abbandonato se ci
sono dei fratelli.
E
il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha qualcosa da
ricordargli: "… sembra che la serietà del problema e la sua relativa vastità non
furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si pensava che tali
procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli
anni '80, alcuni vescovi influenti chiesero al Vaticano di istituire una
procedura amministrativa per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era
basata, in parte, sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione
allo stato clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo
dopo un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima. Alcuni
vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un ulteriore
trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere
imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in
base a qualche malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano
stati mandati in centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi
psicologici, la dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del
processo canonico, non era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta
accertata la colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi
superiori. Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l'appello
decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il
completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte
all'imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a
fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il
Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi per una chiara
procedura di dismissione avvennero ripetutamente negli anni '90, ma
inutilmente. (…) Molti attribuiscono l'immobilità Vaticana ad una generica
riluttanza ad interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente
Americano. (…) Il Codice di Diritto Canonico prevede l'immediata sospensione
dallo stato clericale di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone
1395). Tuttavia, sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa
la dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole
negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa
ufficiale statunitense ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun
vescovo negli Stati Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per
evidente inadempienza del canone 1395".
Caro
don Di Noto,
anche
noi, le vittime, chiediamo "un atto di giustizia, coraggio, testimonianza
forte": se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e vescovi ad avere
il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause profonde della
pedofilia clericale; a non minimizzare "Tanto in Italia si tratta solo di
una cinquantina di casi…". In un'Italia, parrocchia del papa, è troppo
facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri
scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che
da noi si vede solo la punta dell'iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il
resto dell'iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà senza fine.
Così,
non sia.
PS.
Ti consigliamo qualche buona lettura:
1-
R.
Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret codes, Volt
Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli anticlericali, ma consulenti di
vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime in
tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le cifre riportate parlano di più
di 5.000 preti accusati o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo
alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si noti che spesso l'abusato è
portato ad abusare o diventa incline all'omosessualità)
2-
La
rivista internazionale di teologia, Concilium, dedica il numero 3 del
2004 al tema dal titolo molto significativo: "Il tradimento strutturale
della fiducia".
Fausto
Marinetti (giornalista, iscritto all'album, Ordine Regionale, Milano, tessera
n° 60127)
La
lettera è sottoscritta dai siti:
il dialogo.org
AMS,
associazione mobilitazione sociale (Marco Marchese)
24.7.2007
Caro
Mons. Fisichella,
Le
chiedo lo sforzo di non dare per scontato che ogni critica è una
"AGGRESSIONE". Non tutti riescono a battervi le mani, sempre e
comunque, come certi "giornali di corte" e certi movimenti educati al
servilismo e all'adulazione. A volte, quelli che riteniamo "i nostri
nemici" sono assetati di giustizia e ci dicono la verità più degli ossequienti.
"Salutem ex inimicis nostris"?
Lei
mi invita a nozze: "Vorrei capire quali elementi possiede per
affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura
sessuofobica!".
Ha ragione: non possiedo "elementi" teorici, nozioni astratte,
"sentito dire" e quant'altro, ma l'esperienza sulla mia pelle,
voragini nella mia psiche: sono stato in seminario dal 1953 al 1968. Quindi,
produco fatti, esperienze, comportamenti, situazioni, insegnamenti. Porto in me
le stigmate di quella cultura: l'incapacità di "accogliere" il mondo
femminile "come altro da me"; l'ideologia del sacrificio (come se Dio
fosse un contabile); "fare il bene" agli altri per sentirsi buoni; la
vita è una "valle di lacrime"; ecc.
Entro
in seminario nel 1953, anno in cui i religiosi, riuniti in congresso
internazionale, discutono sulla "funzione educativa del pallone nei
seminari", non un cenno all'educazione sessuale. Altri tempi, nei quali
l'unica presenza femminile ammessa in seminario è la Vergine Maria. Segregazione
assoluta, per quattro anni non torno in famiglia. A un undicenne non resta che
votarsi a una beata incoscienza, tra gioco, studio e abbondanti pratiche di
pietà. Il termine più "familiare": peccato! Onnipresente, più
di Dio. Le virtù per eccellenza: obbedienza cieca, rinnegare se stessi,
mortificazione dei sensi. Altro che fuga mundi, cancellazione del mondo!
Si esalta la santa purità, inculcandoci che il corpo è occasione di
peccato. Ogni fine mese il direttore fa il "rendiconto" delle nostre
malefatte: bere fuori pasto, andare al gabinetto senza permesso (sfuggendo al
controllo), troppa passione per il gioco, troppa amicizia sospetta, ecc. La
colpa meritevole dell'inferno: l'amicizia particolare. Non capisco, ma gli
effetti sono sotto gli occhi di tutti. I colpevoli vengono svergognati:
"Mele marce, traditori della vocazione, peggio di Giuda". Un dubbio:
un ragazzino della mia età come può avere tanta forza da colpire il Cristo in
persona? Per prevenire il contagio, l'isolamento del colpevole è immediato, l'espulsione
celebrata come una cacciata dal paradiso.
Un
giorno sparisce anche il sacerdote-assistente, che "dovevamo"
chiamare "padre". Ogni sera, ispezionando la camerata, con gesto
fulmineo ci strappa di dosso le lenzuola per verificare che cosa succede sotto
di esse. Poi arriva l'ordine di dormire con le braccia sopra le coperte.
Prediche e conferenze insistono ossessivamente sulla "bella virtù".
Per essa preghiamo forsennatamente. Dall'alto della pala dell'altare una
"donna vestita di luce" è la nostra donna ideale: incorporea,
asessuata, un fantasma. Ogni sera, con la nostalgia, una domanda: "Ma la
mia mamma dove è andata a finire?". Al suo posto il direttore spirituale,
un vecchietto di 70 anni, buono come il pane, ma incompetente per aiutarci a gestire
l'insorgere delle prime pulsioni. Ogni mattina, al suo confessionale, una fila
di clienti-bambini per saldare, con un Dio-giustiziere, il conto di una notte
inquieta. Il buon padre non sa dire altro che: "Prega, prega! Con la
preghiera tutto va a posto". Mi sembra di non essere preso sul serio. Ma,
sotto l'imperversare della minaccia dei castighi divini per il delitto di
masturbazione, comincio ad avere paura del mio corpo: "Dio me lo avrà dato
per punirmi? Cosa gli ho fatto di male?".
Gli
zelanti sono quelli che fanno la doccia più in fretta, non indugiano nei
gabinetti, spiano i compagni che si appartano e li denunciano. Ci viene
insegnato, che la purezza consiste nel fingere di non avere un corpo, ignorare
la sua crescita, finalità, movimenti. Non sono in grado di capire, ma, con il
tempo, mi renderò conto che questo clima produce turbe e danni psicologici
irreparabili. Sul conto di chi saranno messi? Chi si preoccuperà di ripararli?
Io non so cosa sia lo stupro del corpo, ma quello dell'anima sì.
A
forza di parlare di "peccato impuro" non si ingenera la sua
ossessione? Educazione sessuale? Nel paradiso terrestre del seminario il sesso
non deve esistere e, se esiste, è solo in confessionale per chiedere perdono a
Dio di averci dato un corpo, che sarebbe meglio non avere. I seminaristi più
sfrontati osano bisbigliare: "E' vero che i bambini nascono dal petto
delle donne?".
Il
bambino e la donna sono presenze così insignificanti (o pericolose?) per
una formazione umana integrale? Potrà mai Dio vergognarsi di quello che ha
fatto? Se un ragazzo fa indigestione di spiritualità disincarnata, come si fa a
farne un cristiano senza prima farne un uomo? Può essere condannato ad una
specie di anoressia del cuore? A furia di "fare" il cristiano,
abbiamo perso di vista l'uomo o abbiamo preteso di fare il cristiano alle spese
dell'uomo? Se per 15-20 anni un giovane è tagliato fuori dal suo habitat
naturale, la famiglia, è come una pianta coltivata in serra. Appena la si
espone è soggetta a tutte le intemperie. Se un uomo passa dalla cassaforte del
seminario a quella della canonica; se gli si impone una cintura di castità con
il terrore dell'inferno e l'ossessione del peccato mortale, potrà mai venirne
fuori un uomo capace di condividere la sorte dei fratelli, che pur si dibattono
con la "lussuria degli occhi, della carne, del mondo"? Può il
seminario sostituire la famiglia? O forse solo una comunità di padri e madri di
famiglia sarebbe in grado di educare dei giovani candidati al ministero, come
avveniva all'inizio del cristianesimo ?
Ci
imbottiscono di vite di santi, che non hanno fatto altro che castigare il loro
corpo con digiuni e cilici. Ignoranza, paura, sacro terrore faranno il resto.
Un collega mi confiderà: "A furia di parlare contro il sesso mi hanno
talmente condizionato, che, quando vedevo stesi al sole degli indumenti intimi
femminili, li rubavo e li indossavo per eccitarmi. Eppure m'hanno convinto che
quelle "cose" erano sfoghi di gioventù e m'hanno fatto prete lo
stesso. Giro da una diocesi all'altra fin che trovo un vescovo, il quale mi
manda dal suo medico di fiducia, che mi prescrive un farmaco. Il farmacista,
mio conoscente, mi chiede: "Per chi è?". "Per me".
"Sai che serve per la sterilizzazione chimica?".
Cose
d'altri tempi? Ho degli amici appena usciti dal seminario e mi confermano che
sono cambiate le forme, è rimasta intatta la sostanza. Si dice: "I
seminaristi d'oggi la sanno lunga, hanno già fatto le loro esperienze!".
Ma se sono esperienze negative, come potrà il candidato fare una scelta serena?
A 25/30 anni uno può decidere per tutto il resto della sua vita, quando non sa
niente di "crisi di paternità", di complementarietà uomo/donna, non
ha ancora sentito nella sua carne i morsi della solitudine, non ha fatto
esperienza dell'esigenza di perpetuarsi come specie? Come fa a rinunciare a ciò
che non conosce, a ciò che è stato sublimato, inculcandogli che "il prete
rinuncia ad un amore per amare tutti"? E poi, quando si ritrova in
parrocchia, solo, la sera, s'avvede che "amare tutti con cuore indiviso",
può essere una scusa per non amare nessuno? Se uno viene abituato fin da
piccolo ad amare nell'intenzione, a fare atti di amore spirituale, non sarà un
alienato per sempre? O l'amore è concreto, come quello della mamma, che è pane
e latte, bacio e carezza, o che amore sarà mai? In seminario non c'è,
tutt'oggi, la presunzione di far scalare ai neofiti la cima della "santa
purità" senza fornire loro l'attrezzatura indispensabile per le alte
quote? Che cosa può fare un prete che sui 40-50 anni s'accorge di non
essere in grado di portare il "giogo" della castità? Se il prete
giovane decide di lasciare non può sposarsi in chiesa, non può insegnare
religione, deve allontanarsi dalla parrocchia, ecc. Diritti umani, valore
supremo della persona? Forse il Cristo direbbe alla sua Chiesa che è stata lei
a tradire l'uomo-prete? Dove sono i preti che denunciano i loro superiori di
violenza psicologica, di intimidazione spirituale ed economica? "Se non
stai alle nostre regole ti tagliamo i viveri…". Allora uno che fa? Si
arrangia. Uno se la fa con le suore, con l'amante, oppure, oppure… (che
tragedia!) con dei bambini. E che dire del superiore che invita il
"prete bollente" ad andare a donne di nascosto?
E'
forse cambiata la cultura clericale, che vede la sessualità con gli occhiali
neri dei pagani gnostici e manichei? Lei sa meglio di me che i cristiani della
prima ora considerano il matrimonio un male necessario. Per S. Ambrogio
la donna è tentazione, per S. Gerolamo il marito che ama troppo la moglie
commette adulterio. Quanti coniugi sono stati ammessi alla gloria del Bernini
per aver esercitato in grado eroico le virtù proprie del matrimonio? Ma quali
sono? La rinuncia, il sacrificio, la negazione del piacere? Ha mai meditato sul
testo della teologa e madre C. Jacobelli, Risus Pascalis – Il fondamento
teologico del piacere sessuale?
Basta
forse ammettere tra i docenti una zitella, inviare i seminaristi in vacanza o a
fare apostolato domenicale? Un amico seminarista mi racconta: "Di ritorno
dalle vacanze, 2005, corro dal padre spirituale. "Padre, ho provato
simpatia per una ragazza". "E' una tentazione, il maligno in persona,
fuggi, fuggi da lei. Prometti di non vederla mai più". Trasformare la
donna da sostegno, compagna dell'uomo (per "ordine di Dio") in un
pericolo, in una tentazione, in una rivale di Dio è proprio secondo il suo
cuore? Non è come cancellare metà della nostra stessa umanità? I preti pedofili
avranno la loro responsabilità personale, ma non saranno anche frutto di questa
cultura misogina e manichea? Un'amica, saggia e attempata, mi racconta:
"Il prete in predica ha inveito talmente contro il sesso, che l'ho
aspettato all'uscita e gli ho spiattellato in faccia: "Scusi, padre: si
ricordi che anche lei è nato da un amplesso coniugale, non dagli angeli!".
Non
mancheranno i preti osservanti del celibato (si parla, forse, del 6/10 %). Ma
si tratta di regola o di eccezione? Si è giunti a tale conquista mediante
o nonostante il seminario? Sono stato nei monasteri buddisti in
Cambogia, Sri Lanka, Tailandia e ho studiato la loro iniziazione alla vita
celibataria. C'è da invidiare tanta serenità, che è il risultato di un metodo
di auto-dominio con pratiche ascetiche e il controllo del pensiero attraverso
quello della respirazione.
Apprezzo
troppo il celibato volontario per vederlo svilito ad una imposizione. Può
essere mistificante sostenere che il celibato volontario non risolverebbe il
problema, perché la pedofilia è una piaga, di cui non sono immuni nemmeno i
padri di famiglia. Ma questi, almeno, non si dicono "rappresentanti di
Dio"! Eliminiamo le anomalie educative; facciamo uomini concreti, calati
nella realtà e così si potrà dire che non è colpa dell'istituzione. La
pedofilia dei preti non è che un sintomo di un male sotterraneo. La gerarchia
continuerà a colpire gli effetti, ignorando le radici del male? Non si
addomestica il cuore, mettendolo in quarantena.
La
Commissione dei vescovi americani non ha riconosciuto che l'educazione del
seminario può inclinare all'omosessualità, quando non la favorisce? Non c'è
terreno migliore di quello esclusivamente maschile per innescare curiosità
morbose, ricercare il "surrogato" in mancanza del "prodotto
originale". L'unico e insostituibile ambiente educativo è quello familiare
e ogni altro rischia di essere contro natura (Cf Carta dellONU, 1989). Di fatto
i seminari minori negli Usa, Canadà, Irlanda, Messico, ecc. sono stati chiusi.
Per caso o proprio perché finalmente si ammette che non funzionano e, spesso,
si innescano varie forme di omosessualità? Un'amica psicologa spiega: "In
quei contesti si "ingenera" una omosessualità
"situazionale", legata cioè non ad una scelta omosessuale di fondo,
ma all'impossibilità di accedere all'oggetto sessuale femminile, per cui lo
sfogo della libido si riversa su un altro oggetto. Non potendo riversarsi su
una donna, la pulsione sessuale viene dirottata su altri uomini, che sono gli
unici oggetti sessuali disponibili. Per coloro che hanno un'inclinazione alla
omosessualità, il seminario diventa l'ambiente "ideale" per esprimerla,
con tutte le ovvie ripercussioni su quanti non hanno questo orientamento di
fondo".
Di
fronte all' "11 settembre della Chiesa americana" si parla di
innominabile tradimento di Cristo. Ma l'unico e solo "colpevole" è il
prete pedofilo? Pedofili si nasce o si diventa? Se si diventa, che cosa vi ha
contribuito? Non sarebbe stato opportuno convocare in Vaticano gli
"indegni", per sentire la loro versione e offrire al mondo le loro
scuse? Prendersela con gli effetti non elimina le cause. Chi più e meglio di
loro ci potrebbe dire che cosa ha fatto difetto nella loro educazione
psico-affettiva, a che cosa attribuire i buchi neri della formazione? E cosa è
successo nei primi anni del ministero? Che cosa i cristiani avrebbero potuto e
dovuto fare per dare al prete non solo offerte ma anche sostegno umano?
Forse
il papa potrebbe convocare anche le vittime in piazza San Pietro e chiedere
loro perdono insieme ai cardinali? Non creda che ce l'abbia con Tizio o
Caio, che passano, ma con il sistema, che non passa e continua a
immolare le sue/nostre vittime. Imparassimo ad ascoltarle, almeno!
Distinti
saluti,
fausto
marinetti
PS.
Perché non ripassiamo il n° 3 di Concilium del 2004? Non sono degli
"anticlericali", ma teologi/ghe, ricercatori seri che parlano, non a
caso, di pedofilia clericale come di tradimento strutturale della fiducia.