Cari
amici,
invio a voi la risposta a Carlo, perchè, nonostante rigorosamente inserisca ud
e psw nel blog, non so come adirvi.
Premesso che non conosco Carlo Castellini, vorrei rispondergli in merito alla
recensione del mio libro.
Caro Carlo,
ti ringrazio per aver letto il libro NON SIAMO LEBBROSI e d'avermi dato alcune
indicazioni.
Una premessa: il libro è ormai datato. Ha ancora un certo successo (proprio
l'altro giorno ho chiesto all'editore di stampare altre 200 copie perchè ho
richieste da varie parti), ma andrebbe rivisto in quasi in toto. Non ne ho il
tempo anche perchè sto lavorando ad un altro libro che comprende anche questo
argomento.
Vengo alle tue osservazioni, naturalmente ringraziandoti delle considerazioni
positive esposte.
1. Rivolgersi ai lettori con il "lei" fa parte del mio modo di
trattare. Non amo molto il "tu" immediato e sono convinto che se c'è
confidenza fra persone, anche il lei vada benissimo. Avrei voluto che il libro
fosse distribuito a livello nazionale (come saprai mi sono rivolto a diverse
case editrici cattoliche e non) e quindi ho volutamente usato un tono
distaccato. Non ho avuto fortuna e l'ho dovuto stampare presso una casa
editrice locale, della quale sono poi divenuto direttore editoriale. La grande
soddisfazione è stata che da 500 copie, ho quasi subito dovuto farne altre 300,
e poi altre 350. Quindi ho fatto una seconda edizione di 250 e così, via via,
sono arrivato ad oltre 2600.
2. Hai ragione quando accenni all povertà testuale che argomenta sulla
condizione sponsale del prete. E' una evidente carenza, alla quale sto
lavorando anche perchè mi è stato chiesto un intervento in proposito per un
libro scritto a più mani che è in lavorazione.
3.Non parlo proprio della mia comunità religiosa di riferimento. Volutamenbte.
Dovrei parlarne polemicamente. E siccome mi conosco e so che se brandisco la
penna come una spada, meno fendenti da polemica volteriana, prefersico tacere.
4. Non mi sembra di lasciar trasparire protagonismo narcisisitco. Dici che
s'avverte le'sgenza di essere stimati. Chi di noi non l'avverte? Non penso che
a qualcuno faccia dispacere sentire che l'altro l'apprezza. Qui, secondo me,
emerge l'educazione ricevuta in seminario che spesso ci ha portato a vivere di
umiltà pelosa. Bernanos, nel "Diario di un curato di campagna",
riporta la lettera chge il prete che ha lassciato scrive al confratello nel
ministero nella quale si esprime pressapoco così:"...solo ora capisco il
valore della mia persona. In seminario ci hanno educati a pensare che valevamo
poco". Secondo me non è protagonismo narcisistico essere consci del
proprio valore e dimostrarlo. La virtù dell'umiltà non è nascondersi, ma fare,
operare...convinti solo che "siamo servi inutili", abbiamo fatto quel
che dovevamo fare. Il superbo, invece, se la tira per ogni cretinata che fa.
5. Proponi che in ogni provincia ci sia un referente. Di chi? Di che cosa? Di
quale movimento? Forse è meglio trovare un denominatore comune e poi trovare il
referente. Ma...hai provato nel pollaio con tanti galli a trovare un
denominatore comune? Io sì. E ti dirò che, con mia moglie, abbiamo scelto di
vivere la nostra vita di coppia e familiare e di essere vicini a chi ha bisogno
e s'accosta a noi. Basta. Quando potremo cercheremo di realizzare nel piccolo
il sogno di avere un posto dove ospitare i preti o le suore che lasciano,
aiutarli a riflettere, aiutarli per un lavoro...una casa...memori di
un'esperienza fatta che per noi è stata a dir poco traumatica.
6. Al punto 14 proponi uno scritto da inoltrare a Roma. D'accordo. Mi piacerebbe
conoscere le modalità.
7. Non conosco il libro di Goffi e, scusa l'ignoranza, non conosco neppure
Cereti.
Rimango disponibile ad ogni riflessione in rete.
Ciao
Ernesto