Carissimi,
rispondo a
coloro che possono e/o hanno voglia di capirmi.
E’
superfluo dire che io desidero infinitamente la “causa” dei preti sposati e
delle relative donne. Sono però convintissima, “di mio”, ma anche per
informazione ben precisa e corretta, che facendo così come facciamo rendiamo
più difficile la soluzione dei problemi connessi alla nostra tematica.
a) Non si
viene a capo di nulla con i gruppi protetti dalla gerarchia per mandato o
almeno per consenso ecclesiastico indiretto, come ad esempio il gruppo degli
“Amici del Cenacolo” (persone amabilissime, ma da cui non cavi, come strategia,
un ragno dal buco), o altri di cui poteri dire miracoli ed… il contrario.
b) Si
irritano le autorità ecclesiastiche con tutte le denunce, le lettere aperte,
eccetera.
c) Si è
considerati apertamente nemici quando si fanno nostre le posizioni eretiche di
teologi e simili che fanno con apparente ingenuità piazza pulita delle verità
proposte e/o imposte dalla chiesa.
d) Ci si
svende inutilmente (circa la nostra causa) facendo i buoni, tanto da ridursi a
sacrestani, e calpestando la dignità
personale.
e) Nuoce
alla costruzione del nuovo il porsi in atteggiamento di “splendido isolamento”:
qui la mia rabbia esplode contro il fior fiore di coloro che potrebbero fare
del bene TRA NOI, ma – lo dicano o non lo dicano – questi ci “schifano”
(leggere con la f).
f) Si
moltiplicano i gruppi solo perché qualcuno non si pone in riga con gli altri e
per motivi sempre di personalismo. A proposito io sono una di questi, ma non
farei mai di D. C. un gruppo per molti motivi.
g) Per
giunta tra noi siamo come i capponi di Renzo…
h) Non
illudiamoci della benevolenza di questo o quello, si trattasse anche di avere
(cosa impossibile) un cardinale dalla nostra parte. Non sapete che la
pastoralità è fatta di benevolenza con tutti, ma IN PRIVATO? (Giuseppe Z.!!!!)
*
Passiamo
alla pars costruens; la mia proposta.
a) Ci siano
pure alcuni gruppi riuniti per un motivo SPECIFICO.
b) La
nostra patria comune nella Chiesa è
c) Finora
io mi sento maggiormente unita a “Noi-Siamo.Chiesa”, cercando sempre
di mantenere una fisionomia ben distinta per certi aspetti. Per essere incisivi
non bisogna annaspare di qua e di là: non è così che si fa l’ecumenismo, né tra
le chiese, né tra noi.
Termino per
non tediarvi ancora.
Vi voglio
bene, Ausilia