Vediamo lo sviluppo del dibattito innescato su sollecitazione di Umberto.
Negli interventi, ci sembra di avvertire il solito comune denominatore: ognuno è convinto di possedere verità assolute da comunicare.
Anche noi avremmo le nostre, ancora più assolute, però non ci sentiamo né energie adeguate né capacità sufficienti.
Ci limitiamo a liberare nell’aria piccole piume:
- vi sembra proprio che il problema del matrimonio nel clero cattolico sia tanto fondamentale?
- Prima o poi, forse prima che poi, spinti dalla necessità, ci arriveranno: ma che ce ne facciamo di un clero ammogliato, se clero rimane? Vogliamo una casta più solida, appagata ed efficiente?
- la Chiesa o le Chiese, o meglio i cleri di tutte le chiese, cos’hanno a che fare con l’Evangelo?
- cosa ci dice la successione dei papi: Giovanni XXIII dopo Pio XI e Pio XII, Paolo IV, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI? Consuete oscillazioni della storia o fatale linea di tendenza?
- cosa è stato il Concilio Vaticano II e cosa è, a quasi mezzo secolo di distanza: un’ opportunità ancora da realizzare pienamente o un colossale abbaglio o un clamoroso aborto?
- Spes contra spem, ma in che cosa?
Noi preferiamo dedicare le nostre poche risorse, umane e materiali, a trovare soluzioni a chi è in difficoltà, nei primi tempi dopo l’uscita dalle istituzioni chiesastiche.
Ci sembra di aver individuato interessanti possibilità, senza impiantare altre strutture, complicate e costose da gestire.
In giro abbiamo scoperto alcune realtà, esperienze e pratiche di vita concrete, già realizzate da tempo, adatte alla bisogna.
Non si tratta di elemosina o di compassionevole soccorso agli indigenti, pur utili in altre circostanze; sono offerte di accoglienza e disponibilità per accompagnare coloro che necessitano della solidarietà altrui, nel pieno rispetto della libertà e dignità personale.
Condizione irrinunciabile è utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione, con l’assunzione della propria responsabilità per ri-costruirsi un futuro.
Mario e Liliana.
Ricavo la citazione
che riporto alla fine di questa mia breve da un articolo di David
Gabrielli per la rivista Confronti. Il problema delle marce su Roma
o del "tirare fuori le palle" sta tutto nella non produttività del
metodo. I muro contro muro non servono a nulla, come si evince dalla
citazione di papa Wojtyla. Possono invece servire i dialoghi con i
vari vescovi, sperando almeno non solo in un aiuto concreto per chi
si trova in serie difficoltà, ma anche per avere un inserimento
nelle comunità d'appartenenza. Su questo punto concordo con Mauro
Borghesi. Caldeggio inoltre che i nostri vescovi non si esprimano in
articulo mortis, come il recente Martini, per invocare un maggior
rispetto del Concilio Vaticano II e caldeggiare dei mini concili a
cadenza decennale che consentano di mettere a fuoco poche
problematiche per risolverle. So che Martini era stato smentito ed
osteggiato per avere osato proporre un Vaticano III, ma dove sono i
nostri vescovi quando si tratta di difendere la loro dignità e
libertà di parola per il bene della chiesa?! A spulciare codici e
pandette? Faccio questa considerazione non perché io sia baciapile,
ma perché, tra l'altro, non è la prima volta che la chiesa cattolica
ammette dei preti anglicani (sposati o meno non mi fa differenza)
che prendono posizioni "contro" la loro confessione religiosa. E non
mi pare un buon esempio alla luce del dialogo ecumenico e neanche
per avere "più preti". Rimane, ovviamente, la macroscopica
contraddizione: si accoglie chi "disobbedisce" dall'Anglicanesimo ma
ci si guarda bene dall'esaminare seriamente i guasti che si
producono a casa propria invocando proprio la "disubbidienza"! Due
pesi e due misure, come sempre avviene quando si fa politica e si
dimentica il Vangelo. Chiudo dicendo che non mi aspetto che
l'attuale papa, con la sua predilezione per la restaurazione
liturgica e le concessioni, per altro inutili, ai Lefebvriani, sia
l'"uomo della provvidenza". Tutto è possibile allo Spirito,
ovviamente, ma mi pare che siamo dottrinalmente lontani, nella
percezione del sacerdozio ordinato, dall'uscire dai concetti che
hanno ispirato l'obbligo celibatario.
Ornella
----------
Da Confronti di
Giugno 2008 - l'articolo si riferisce ai contraccettivi ma rimane la
questione di principio:
Ricevendo
l'episcopato austriaco il 20 novembre successivo (1998),
Wojtyla bocciò il metodo democratico con cui al Dialogo avevano
osato mettere in discussione il magistero papale:
«Poiché la forma di regime più consona all'odierna sensibilità è
quella democratica, si è diffusa tra un certo numero di fedeli la
richiesta di una democratizzazione della Chiesa. Come non provare
profonda tristezza nel constatare questi erronei concetti riguardo
alla fede e alla morale? Sulla verità rivelata nessuna "base" può
decidere. La verità non è il prodotto di una Chiesa dal basso", ma
un dono che viene "dall'alto", da Dio».
LONDRA (30 giugno) - Scisma nella chiesa
anglicana. L'ala tradizionalista, contraria alla consacrazione
vescovile di donne e preti gay, decide di organizzarsi in struttura
indipendente, con il proprio clero e i propri seminari. Va quindi a
pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re dalle sei mogli che
nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della
Comunione Anglicana non riconoscerà più come indiscutibile autorità
suprema l'arcivescovo di Canterbury. Di fatto si va allo scisma,
anche se i diretti interessati
rifiutano questa definizione.
Il clamoroso strappo covava da tempo e si è consumato
ufficialmente domenica a Gerusalemme, dove per un'intera settimana
circa trecento vescovi conservatori - perlopiù in provenienza di
Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il «falso vangelo»
predicato dai sacerdoti anglicani "liberali" e si sono ripromessi di
essere fedeli ai "principi morali biblici" senza più contaminazioni
moderne. D'ora in poi avranno come unico parametro il Book of Common
Prayer, il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio la
gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha
manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e
ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al
«secolarismo miliante e al pluralismo» contribuendo così al
generalizzato «declino spirituale».
Il "casus belli" all'origine della clamorosa rottura risale
al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla
religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc
al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene
Robinson - fosse stato consacrato vescovo del New Hampshire. Ma i
contrasti risalgono almeno ai primi anni Novanta quando la Church of
England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle
donne.
I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di
riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per
il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle
derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura
ecclesiale alternativa. L'hanno chiamata «The Fellowship of
Confessing Anglicans» (Foca). Rifiutano però la parola scisma,
sottolineando che opereranno come «chiesa dentro la chiesa».
Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora
autorità suprema di quella che nel Regno Unito è tuttora la
religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di
non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va
riconosciuto «per il suo ruolo storico» ma nella «realtà
post-coloniale» non può essere più considerato il leader indiscusso.
Una delle figure di maggior spicco nella Fellowship of
Confessing Anglicans è l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter
Jensen, che ha definito «un atto di follia» e «un grossolano errore
strategico» la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il
vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo
della Nigeria Peter Akinola, ha
sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury -
Rowan William - e gli ha addossato la responsabilità per «lo stato
di "agitazione e bancarotta" in cui è finita la Comunione Anglicana.
CHIESA ANGLICANA, SCISMA DEI CONSERVATORI
LONDRA - Va a pezzi la chiesa fondata da
Enrico VIII, il re-barbablù dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con
la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana,
contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay e alle
nozze religiose tra persone delle stesso sesso, ha deciso di
organizzarsi in modo indipendente e autonomo. Avrà un proprio clero
e propri seminari. Non riconoscerà più come indiscutibile autorità
suprema l'arcivescovo di Canterbury.
Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati rifiutano
questa definizione. Il clamoroso strappo covava da tempo e si è
consumato ufficialmente ieri a Gerusalemme, dove per un'intera
settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiù in
provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il
"falso vangelo" predicato dai sacerdoti anglicani 'liberali' e si
sono ripromessi di essere fedeli ai 'principi morali biblici' senza
più contaminazioni moderne.
D'ora in poi avranno come unico parametro il 'Book of Common
Prayer', il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio
la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana)
ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di
aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il
dovuto vigore al "secolarismo miliante e al pluralismo" contribuendo
così al generalizzato "declino spirituale". Il 'casus belli'
all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli
anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica
sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli
Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - era stato
consacrato vescovo del New Hampshire. Il disagio viene però da molto
più lontano, almeno dai primi Anni Novanta quando la Church of
England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle
donne. I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di
riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per
il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle
derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura
ecclesiale alternativa.
L'hanno chiamata "The Fellowship of Confessing Anglicans" (Foca).
Rifiutano la parola scisma, sottolineando che opereranno come
"chiesa dentro la chiesa", ma proprio di questo sembra trattarsi.
Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora
autorità suprema di quella che nel Regno Unito è tuttora la
religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di
non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va
riconosciuto "per il suo ruolo storico" ma nella "realtà
post-coloniale" non può essere più considerato il leader indiscusso.
Una delle figure di maggior spicco nella 'Fellowship of Confessing
Anglicans' è l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che
ha definito "un atto di follia" e "un grossolano errore strategico"
la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di
Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della
Nigeria Peter Akinola, ha sferrato un attacco diretto contro
l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la
responsabilità per "lo stato di "agitazione e bancarotta" in cui è
finita la Comunione Anglicana.
Qualche appunto senza pretesa di verità
Sto seguendo con interesse la discussione in sito in merito ai quesiti posti
da Umberto.
Non vorrei sembrare monotona, ma come sempre sento poco parlare di chiesa e
di comunità. Pare che siano delle astrazioni e invece dovrebbero essere al
centro della riflessione congiunta di presbiteri e laici/laiche. Anche
presbiteri sposati, con un motivo in più: l’avere sperimentato direttamente
la divaricazione esistente tra il mondo nel quale sono stati educati a
vivere, quello monosessuato dei celibi consacrati, e quello variegato della
quotidianità da celebrare come mariti, lavoratori e padri di famiglia.
Credo che una qualche concretezza giovi a mettere a fuoco quello che in
tanti pensiamo e in pochi diciamo:
noi laici/laiche non abbiamo bisogno di “mediatori sacri”, abbiamo bisogno
di compagni di cammino;
noi laici/laiche non abbiamo bisogno di “un prete per l’altare” ma di
persone sane, equilibrate, serene, celibi o sposate non ci porta differenza
alcuna;
noi laici/laiche abbiamo bisogno di crescere, di conquistare quell’adultità
che sola potrà guarire tanti mali dettati dalla prevaricazione scambiata per
insegnamento e dal “potere” scambiato per autorevolezza;
noi laici/laiche non condanniamo nessuno aprioristicamente, ma soffriamo per
le inadeguatezze e le storture della nostra chiesa, e per questo non
possiamo che invocare: trasparenza nei rapporti interpersonali, meno
separatezza dettata dai “ruoli”, maggiore fraternità e spirito di
condivisione di ogni difficoltà, anche personale.
Noi laici/laiche non abbiamo bisogno di essere imboccati, aspiriamo ad avere
maggior voce in capitolo nelle scelte pastorali delle nostre comunità, senza
la pretesa di sostituirci a nessuno, ma neanche con la pretesa che
l’obbedienza sia tale dall’asservire la coscienza di ciascuno.
Noi padri e madri abbiamo bisogno di poter affidare i nostri figli in mani
sicure, sapendo bene che non possiamo pretendere che siano più sicure di
quelle di altri educatori.
Noi padri e madri abbiamo bisogno di essere certi che non si copra la
colpevolezza di chi compie dei delitti ai danni dei nostri figli/e, siano
essi minori siano esse delle suore, reificandone i corpi e ferendone
irrimediabilmente lo spirito.
Noi donne infine, dobbiamo interrogarci sul perché sia così facile cadere
nella trappola di preti che o non sanno decidersi o talvolta sono dei
disonesti come se fossimo delle “minori” e talvolta subire quanto non
saremmo disposte a subire da un altro uomo che non sia prete. A questo
proposito ha ragione Stefania nel raccomandare l’attenta lettura di
Drewermann, con un’avvertenza: una lettura attenta andrebbe fatta anche dai
laici e dalle laiche, non per essere “contro” l’istituzione, ma per
umanizzarla e riformarla, che poi era l’intenzione originale dell’autore. E
per crescere umanamente e spiritualmente uscendo da un senso di colpa che
spesso genera solo silenzio: passare dalla colpa alla responsabilità
affranca e libera perché va oltre il subire, approdando all'agire. Io non
credo infatti che tutte le donne e i preti coinvolti in relazioni se le
vadano a cercare, Ho visto e letto troppo dolore per crederlo, e mi guardo
bene dal giudicare in merito. Ma suggerisco di razionalizzare le relazioni
andando alla radice e di crescere in consapevolezza, perché in ogni rapporto
umano esiste corresponsabilità, nessuno escluso. Anche il non decidere
contempla una responsabilità: quella della non scelta che poi si traduce
sempre in sofferenza e senso di colpa e a volte in disinganno.
Per quanto concerne nello specifico noi donne, pur rifuggendo da qualsiasi
cliché troppo facile, consiglio la lettura dei capoversi di pagg.54/55 della
sintesi che Stefania ha fatto sulla “donna nella famiglia cristiana”. Poiché
conosco parecchie donne cristiane che non hanno alcuna relazione con un
prete ma che sono state cresciute a quel modo e hanno finito col subire in
silenzio anche all'interno del matrimonio, credo valga la pena rifletterci
perché con quel tipo di educazione Gesù di Nazaret non ha assolutamente
nulla a che vedere, bensì hanno molto a che vedere la trasposizione storica
del patriarcato e della tradizione assorbite come imprinting sin dalla più
tenera infanzia.
Un’ultima nota riguardo alle comunità di base.
Come siano nate in Italia, ovvero coagulando intorno a un presbitero, è cosa
nota. Ma l’intenzione originale delle comunità di base è nata dalla
necessità di cristiani/e che non avevano la possibilità di essere serviti/e
di messa con frequenza, di continuare nell’evangelizzazione, nella lettura
delle scritture, nella catechesi, nella crescita spirituale, in assenza di
un ministro ordinato. Ne è venuto un gran bene: il coltivare autonomamente
quello spirito di fraternità/sororità che spesso manca nelle nostre
eucaristie così sollecitamente e frequentemente servite, e l’apprezzare
nella sua rarità l’eucaristia come momento unificante la comunità senza
confinarla alla celebrazione domenicale, ma portandola nel mondo della
quotidianità vissuta. Il modello "comunità di base" originario è un modello
significativamente declericalizzato, dove gli uomini e le donne sono
costretti a crescere imparando in prima persona a gestire e gestirsi la
fede. Così si cresce nella vita quotidiana della condivisione, cosa che non
sempre avviene nella pluralità delle mense e dei sacramenti che si riducono
a dati statistici. La sacramentalizzazione che non aiuta a vivere una fede
incarnata non giova a nessuno, meno che mai alla nostra chiesa.
Questa chiesa non cambierà né con le “marce su Roma” né con altri mezzi di
pressione, cambierà se la gerarchia sarà disposta a mettersi in discussione
e a mettere in discussione delle strutture obsolete, vedi i seminari minori
e parecchia "formazione" sia dei chierici che dei laici/laiche, e a
ricercare innanzitutto delle vocazioni adulte, senza demonizzarne
l’affettività o sottovalutarla facendo così dell’innamoramento una specie di
malattia infantile. Cambierà se ci sarà sufficiente forza, abnegazione,
trasparenza, fermezza e coerenza nella testimonianza che il matrimonio non è
il rimedio alla concupiscenza, ma è dono, fatica, gioia, sensibilità,
capacità di perdono reciproco e anche sofferenza.
Coniugare i due sacramenti non solo penso sia possibile, penso sia far
crescere le comunità nella percezione che i rapporti interpersonali tra
presbitero e laico/a non sono una specie di “incontro tra due solitudini”
riservato a quel brutto mobile che è il confessionale, ma sono “normali”,
fraterni, senza malizie e senza per questo non rispettare quei limiti,
invalicabili, che si chiamano: rispetto, stima, riguardo all’altro, ma che
non debbono essere dettati dalla paura del "sacro", dalla soggezione, da una
malintesa e infantile inferiorità.
Cordialmente
Ornella
Intervento di Patrizia
Scusate la mia intromissione, ma non
posso fare a meno di intervenire! Desidero contribuire al dibattito con un
mio pensiero-riflessione. Non ho riscontrato in tutti voi preti sposati la
grinta e il coraggio di tirare fuori gli attributi che sono propri del sesso
maschile che, guarda caso, è l'unico che ha la "forza" di poter rivendicare
quei diritti che ad alcuni sono stati concessi e ad altri no. Mi riferisco
in particolare all'ammissione nel clero cattolico dei sacerdoti anglicani
con moglie a seguito.
Mi chiedo e vi chiedo: Possibile che non
vi risentite di questa enorme ingiustizia? Possibile che non insorgete in
massa? Possibile che non cercate di organizzare nessuna protesta MARCIANDO
SU ROMA??? Per completare il mio pensiero, sapete ormai tutti che la chiesa
anglicana è prossima allo scisma: sicuramente molti preti sposati saranno
accolti da "mamma santissima" chiesa cattolica a braccia aperte per
rimpinguare le fila del proprio clero che orami si sta estinguendo
naturalmente.
E allora cosa aspettate ancora??? Tirate
fuori le p...e, organizzatevi e fate tanto di quel casino, marciate,
organizzate cortei con tanto di cartelloni con frasi ad effetto, DOVETE far
risvegliare le coscienze anche delle persone normali che non conoscono
queste ingiustizie!!!
Ma, forse, vi spaventate di rimetterci il
nome, la faccia e quant'altro?!? Vedrete che alla fine il coraggio premia,
perchè sono convinta che di fronte alle maniere forti "mamma santissima
chiesa", sarà costretta a rivedere il tutto, come ha fatto quando i
mussulmani si sono sentiti offesi da Ratzinger o per il caso dell'Università
la Sapienza. Anche perchè si sentirà umiliata nel vedere che voi fate
conoscere queste ingiustizie al popolo di Dio!!! Scusate il mio modo
schietto di questo mio intervento, ma io sono stramaledettamente passionale
per carattere e se c'è da affrontare un problema, non trovo giusto girare
intorno alle cose e ritengo si debba andare giù diretto, in modo anche poco
gentile se questo serve a risvegliarvi!!!
Un saluto.
Patrizia.
Commento di Gualtiero Sollazzi
From:
Gualtiero Sollazzi
To:
Giuseppe Zanon
Sent: Thursday, June 19, 2008 4:08 PM
Carissimo, grazie per avermi ‘citato’ nello “status quaestionis”. Troppo
buono e gentile. Condivido i suggerimenti che sono sapienti e che aiutano a
‘lavorare’ meglio.
Credo
che ormai sia finita una specie di ’68 di noi preti sposati. Intendo il
tempo delle rivendicazioni, della accuse magari vere, dei rinfacciamenti e
delle polemiche. E’ una costruzione in negativo. Magari sarà stata utile a
suo tempo, ma non ha sbocchi, per me. So bene quante sofferenze, umiliazioni
etc. sono alla base di certe cose; so cosa ha significato, e significa,
incominciare da capo, andando, come ho fatto io, a pulire la gente ( e poi
dove…) per un po’ di lesso, come dicevano tristemente certi scalcinati
giornalisti di un tempo…
Non
condivido invece lo spazio che viene dato a chi tiene i piedi in due staffe.
Preti fuori e sposi..dentro. Rispetto, ma non approvo. Ho letto sul Sito
qualche storia di lui o di lei che non mi garba. Fare a nascondino qualunque
ne sia il motivo, mi imbarazza solo a leggere. Sarà che sono ‘per la luce
del sole’; sarà che le scelte vanno fatte completamente e pagate, se
occorre. C’è una ‘grandezza’ anche in questo!
Infine,
credo a quello che tu citi di me. Sono arciconvinto che se vorremmo giungere
a un sacerdozio che preveda il matrimonio, dobbiamo essere non tanto
tribuni, ma gente che testimonia. Non gente alla Pannella, si fa per dire,
ma alla Charles de Faucoult che nel deserto dei nostri giorni, delle
incomprensioni di tanta gerarchia, semina nel silenzio e nella preghiera e
ottiene frutto a suo tempo. Anche il deserto può fiorire.
E’ una
questione di fede. Sofferta e adulta. Che farà arrivare a mete impensate.
Secondo
me. Perdonami se ho torto, ma il pensiero è questo: rispettoso di altri
pensieri, ci mancherebbe, e lealissimo su temi così caldi..
Un
abbraccio.
Gualtiero
Risposta al commento di Stefania
Carissima Stefania e lettori tutti:
Alla tua domanda: “avete un sogno che vi accomuni realmente?” rispondo brevemente, prima secondo la Scrittura e la dottrina della Chiesa, poi con fatti e realta’ piu’ pratiche e diversificate.
Questo in sintesi lo STATO che veramente ci accomuna. Il “sogno” e’ che nella Chiesa Romana si rimuovano certe “inumane” e teologicamente “contraddicenti” regole canoniche, laddove ogni cristiano battezzato, senza discriminazione alcuna, possa esercitare la sua “chiamata” al ministero con la “benedizione” (l’ordine) della comunita’ ecclesiale di cui i Vescovi (Apostoli) sono i rappresentanti ufficiali (pastori primariamente assegnati e responsabili?). Il libro di Heinz Vogels e’ una preziosa fonte (biblico-teologica) su questo argomento. Per portare un banale esempio, a cui in questi giorni sono frequentemente esposto, si tratterebbe di un dottore che dopo aver dedicato tutto se' stesso alla sua “passione” (chiamata) di essere medico, solo per il fatto che vuole sposarsi, viene privato della “licenza” medica.
Umberto P. Lenzi
Commento di Stefania
Le stelle del cielo sono tante e
diverse, ma appartengono ad un unico cielo che fa un’unica funzione.
Questo è il punto.
Gli obiettivi non sono comuni e anche le modalità non lo
sono.
Lungi da me voler “piangermi addosso”, anche se
personalmente non so come potrei, visto che non sono “prete” e non sono
“sposato”.
Il mio parere è che non si tratti tanto di organizzazione,
ma di intenti o direi meglio, di sogni.
E’ legittimo che ciascuno scelga la realtà in cui operare
e le modalità che più gli si addicono, questo lo fa ogni famiglia del mondo.
Cosa è quella che chiamate “la vita ecclesiastica”?
E perché vi sentite ai margini?
La vita della chiesa non dipende da quanto e come il
ministero di ciascuno venga riconosciuto dalle gerarchie (e su questo credo
che purtroppo non siamo tutti d’accordo), ma da come lo si vive.
Quanto a legarci con il filo sottile di internet, beh, i
risultati sono quelli che vediamo.
Non voglio essere pessimista, io non lo sono di natura.
Lascio la parola a voi, lascio ogni decisione a voi, ogni
dibattito a voi. Collaborerò con il sito per quelli che sono i miei talenti
come ho sempre fatto, sto proseguendo la traduzione del libro di Sipe. E
continuerò a frequentare la comunità di base di Roma appoggiando le sue
varie iniziative.
Altro non credo di poter fare.
Tra l’altro ho fatto la sintesi del libro di Drewermann,
al quale, francamente, è stata riservata pochissima attenzione (non a me, ai
contenuti del libro). Lì ci sono, a mio avviso, molte risposte utili.
La mia domanda resta, comunque:
avete un sogno che vi accomuni realmente?
STATUS QUAESTIONIS
'Status quaestionis' per
continuare il discorso Umberto-Stefania-Giuseppe-Ernesto-Carlo-Ausilia-
Chino-Umberto.
In filososfia, quando la studiavo
in liceo, era una norma definita e precisa fissare prima di ogni trattazione
quale fosse esattamento l'argomento da trattare,lo stato della questione, si
diceva, onde evitare divagazioni, l'andare per i campi, il dire ognuno a
ruota libera quanto gli passava per la testa al momento. Mi sono accorto poi
nella vita, specialmente se impegnato socialmente, quanto quella norma fosse
utile al fine di avere interventi pertinenti, a qualunque livello.
Se mi permettete,
vorrei provare ad abbozzare lo 'status quaestionis' del nostro sito, così
che avendo fissato dei paletti, si sappia come procedere.
Gli argomenti
sono-Cristo Gesù, con la sua parola (il Vangelo) e i suoi sacramenti;
-la Chiesa, sempre in cammino sul passo del popolo di Dio;
-il nostro battesimo;
-il nostro sacerdozio, con l'eventuale ministero (Uomini senza
collare,Sacerdoti s.ministero)
Ce n'è per tutti, ogni realtà può essere inquadrata e vista da questi
aspetti, può essere scongiurato il pericolo di essere generici, utopistici,
tuttologi (così di moda oggi!). Soprattutto tenendo conto che a legarci è il
sottile filo di internet perchè siamo dispersi ai quattro venti e gli
incontri di persona sono sempre più difficili.
E possibilmente senza il prurito di piangerci addosso ( siamo frammentari,
siamo inconcludenti, siamo personalistici, siamo esibizionisti..) perchè
siamo liberi e siamo diversi come diverse sono le stelle del cielo, loro
diverse data la loro distanza e la loro composizione, noi data la profondità
delle esperienze personali che abbiamo attraversato.
Per chi vuol vedere,i preti sposati sanno anche organizzarsi come dimostra
Vocatio che si appresta a celebrare il trentennio, come dimostrano le
Comunità di Base dirette principalmente dai preti sposati, come dimostrano
le moltissime associazione all'estero che Umberto continuamente ci propina.
E
poi si lavora solo organizzati? Cercavo di coinvolgere nel nostro sito
Gualtiero Sollazzi di Massa Carrara;
gli ho
strappato a fatica poca cosa, me ne ha detta una grande: 'Giuseppe è con la
nostra umile ed autentica vita cristiana che facciamo progredire la
questione dei preti sposati, che facciamo capire quanto sia assurdo che essi
siano relegati ai margini della vita ecclesiastica!'
Un saluto carissimo a tutti
Giuseppe Zanon
Rivedere l'appello originale
Carissimi:
Sono contento che sia sorto un grande interesse nel dibattito, ma lo scopo del mio invito era quello di tracciare una “storia” ed un piano compendiando il tutto magari in un dossier che serva da documento “storico” e “profetico” ... Chi e come s'impegna e si mette a tavolino?
Vi sono esempi concreti: Giuseppe ed il suo ruolo in parrocchia; Sorrivoli e l’esemplare dinamica di quel gruppo; Ernesto ed il sostegno alle coppie in transizione; Fausto e la sua potente penna; ... le comunita’ di base; le organizzazioni nazionali ed internazionali; ... i vari luminari interessati e dediti al rinnovamento ... inclusi laici, preti, Vescovi ecc.
Vi prego di rivedere l’appello originale. Grazie.
Sempre fiducioso anche nella sofferenza.
Umberto
Dibattito: Chino, Nadia, e Stefania
From: Chino [mailto:chino.piraccini@fastwebnet.it]
Sent: sabato 14 giugno 2008 11.36
To: Salomone, Stefania
Subject: Re: Lettera del webmaster
Carissima Stefania
hai detto molte cose
interessanti che meriterebbero giornate di dibattito. Cosa possiamo/dobbiamo
fare??? provo a dire qualcosa che vado ripetendo invano da tanto tempo:
1) Fino a quando 150/100 mila
preti e il triplo delle suore non prenderemo coscienza della drammaticità
ecclesiale del fenomeno non caveremo un ragno dal buco. Ci mancherà la
volontà politica e profetica del cambiamento incisivo.
2) Non è possibile che su 334
chiese cristiane, ufficialmente riconosciute dal consilio ecumenico delle
chiese, solo una conservi la legge del celibato vincolante per l'esercizio
del ministero. Da ricordare che altre 650 chiese cristiane non sono
riconosciute e tutte non hanno il vincolo del celibato. Se si vuole
respirare in chiave universale-ecumenica-cattolica dovremo pure rivedere il
nostro modo di essere chiesa e non solo per il celibato!!!!!
3) S'impone una seria capacità
organizzativa dei diversi gruppi o movimenti nazionali e internazionali che
sappiano essere interlocutori credibili e forti difronte allo strapotere
della santa sede (o anticristo come diceva Lutero).
4) Diversamente le nostre piccole
grida non si sentiranno. Anche perchè i vescovi più scaltri stanno attuando
una politica di ricupero ecclesiale dei preti sposati, assegnando loro
funzioni diaconali o amministrative ai diversi livelli: dall'insegnamente di
religione, alla cura degli anziani, dalla catechesi al coordinamento di
incontri di famiglie sulla bibbia (vedi il nuovo vescovo di Rimini): Divide
et impera!!!! In questo la chiesa, erede dell'impero romano, non ha nulla da
imparare!!!
5) "Un prete che s'innamora non
dovrebbe lasciare". E' esperienza frequente di tutti i giorni che il pretino
o pretone s'innamora di questa o di quella, anche perdutamente. Dopo qualche
tempo la donna, mi pare giustamente, chiede al prete di prendere una qualche
decisione. Non credo che sia giusto giocare con gli affetti a lungo. La
clandestinità degli affetti sconfina non di rado con un gioco concubinario
che crea inevitabili tensioni. La gente scopre che.... e comincia a
mormorare, non solo nei piccoli paesi. La donna viene additata, il prete
deferito in curia, si dovranno prendere provvedimenti. Storie di tutti i
giorni.
Cara Stefi, il prete non vorrebbe
lasciare, ma dopo due o tre di queste storie alla don giovanni, trovano il
modo di spedirlo da qualche parte, anche là dove non piace!!! D'altra parte
il prete non può lasciare!!!! Perchè non ha nè arte nè parte per cui
campare. A 40-50 anni ci sarebbe tutto da ricominciare, a fare cosa??
6) Se la lenta emorragia non
cambia le cose, neppure l'innamoramento serio senza assunzione di
responsabilità anche nella prospettiva di figli, che non sono un accidente
sempre casuale, cambia le cose. Sono d'accordo con te. L'assunzione di
precise responsabilità, cambia radicalmente la vita...e ti impongono le
dimissioni da prete.
7) Infine sul fatto della lenta
emorragia che farebbe perdere autorevolezza agli occhi della gente, ti dico
sinceramente che a me non risulta. Di amici e conoscenti che hanno la mia
esperienza ne seguo tanti, e nessuno di loro ha avvertito il crollo di
fiducia e autorevolezza. Certo non hanno continuato ad esercitare come prima
e dov'erano prima. Ma con un buon mestiere nelle mani è spesso gente che si
è fatta ammirare per il coraggio di decisioni difficili e per l'onestà
morale nel superare l'ambiguità pretina nel trattare la donna.
Cara Stefi, mi
piacerebbe che questo dialogo interessante fosse anche sul sito di chiesa in
cammino, se tu sei d'accordo. Trasmettilo tu stessa. Ciao, Chino e Nadia
From:
Salomone, Stefania
To:
Chino
Sent:
Friday, June 13, 2008 10:15 AM
Subject: RE: Lettera
del webmaster
Carissimo Chino,
ti ringrazio per la fiducia e anche per il linguaggio
“semiserio”, come lo hai definito.
Non sono una Amazzone dato che non sono mai salita su un
cavallo … e non posso essere una Giovanna D’Arco per tutta una serie di
motivi, fra cui il fatto che probabilmente, oggi come oggi, non si
prenderebbero neanche la briga di accendere un fuoco per bruciarmi.
Mi fa piacere che la Signora Antonietta Potente introdurrà
il tema “qualcuno continua a gridare” … peccato che fra i preti sposati non
ci sia nessuno che grida insieme a quelli che “continuano a gridare”!
O forse sono io sorda da non sentire queste vostre grida.
Non posso rappresentarvi, io sono una donna. Fra l’altro
(e l’ho sempre affermato), la mia opinione è sempre stata quella che un
prete che si innamora non dovrebbe lasciare.
La lenta emorragia non cambia le cose; rimpolpa
semplicemente le fila di una piccola casta di semi-emarginati, che perdono
immediatamente la loro autorevolezza agli occhi della gente.
Salvando le poche eccezioni, ma converrai con me, che la
situazione è questa.
Io sto cercando nel mio piccolo di far leva sulle donne,
quelle che sono invischiate in relazioni con religiosi, perché spero che
almeno loro abbiano il coraggio di uscire allo scoperto e far uscire I PRETI
allo scoperto. Ma così non è.
Quelle che aspettano decenni sperando che il prete si
decida a lasciare, decisamente non potranno cambiare le cose.
Forse rinunciando alla pretesa che lui lasci, investendo
le proprie energie più che sull’attesa, sulla crescita del rapporto, su una
sorta di progettualità per costruire la coppia, dimostrando a lui che il
rapporto è essenziale tanto quanto il ministero, smettendo di accettare le
briciole del suo tempo, costringendolo ad assumersi la responsabilità di
vivere un amore. Questo si cambierebbe le cose.
Ma, come dicevi tu, il Vaticano incombe e sa bene che i
preti hanno storie (e tante) con donne e uomini, basta che non si sappia.
Non è una questione di celibato, è una questione di omertà e di paura. La
paura di perdere il proprio ruolo.
Costruendo nei seminari/noviziati esseri che vivono di
ruolo, il problema è risolto; non vi rinunceranno mai. E non parlo di
lasciare, parlo di investire sulla propria umanità, cosa che il prete vede
come perdita della propria “speciale elezione”.
Questo è ciò che io riscontro. Alcune donne si sentono in
colpa perché “le sue mani sacre mi hanno toccato”. E di fronte a frasi come
questa … che dire? Le prendo per mano e cerco di dare loro quegli strumenti
(che poi sono quelli che io sto utilizzando) per riscoprire il volto di Dio
Padre, ma è dura. Vanno a fare i pellegrinaggi in ginocchio sui ceci, fanno
ore e ore di adorazioni, di penitenziali inutili, solo per stare vicino al
prete.
Cosa possiamo/vogliamo fare?
Carissima Stefania
condivido in gran parte quanto hai
osservato da persona che vive dentro le problematiche dei preti sposati.
Personalmente sono convinto da tempo che il punto essenziale per
ricominciare sempre da capo è il Vangelo e il cercare di fare comunione con
quanti si vogliono incontrare veramente sulla Parola. Nadia ed io cerchiamo
di partecipare a tutti gl'incontri possibili di questo genere e li
sollecitiamo in continuazione con risultati alterni e non sempre
soddisfacenti. Ieri sera eravamo ad un incontro che per tema aveva "la
speranza contro ogni speranza", naturalmente in riferimento ai tempi in cui
viviamo. Questa sera a Sorrivoli saremo a tavola con Antonietta Potente che
ci introdurrà al tema a lei congeniale: "qualcuno continua a gridare!!!!"
Preti o non preti siamo tutti interessati e coinvolti nel profondo.
Saremo 100/150.000 ma non
abbiamo visibilità...è la cosa che più mi fa impazzire. Da tempo cerco di
lavorare in questo senso e più noto la frantumazione settaria, come la
sinistra-l'arcobaleno, sembra che siamo scomparsi nel mare magnum delle
emergenze incombenti che annullano le nostre beghe intraecclesiali. Ciò che
dà visibilità sono i mezzi di comunicazione che non sono con noi come
qualche tempo fa. Ma la responsabilità maggiore è evidentemente nostra
perchè ci siamo ritirati nel privato e rassegnati allo stile
"schiacciasassi" del buldozer Ratzinger. In Italia poi il Cupolone incombe e
detta tutte le regole del menù ecclesiastico fin nei minimi particolari. Si
tratta di reagire unendo quelle poche forze che restano dei gruppetti vari,
vocatio compresa, per quanto appaia moribonda. Ho sempre lavorato in questo
senso ma con risultati da fatica di Sisifo.
Cara Stefi, ci vuole
una Giuditta, una Giovanna D'Arco, una Caterina da Siena che pur essendo
analfabeta ha contato tanto. Tu hai cultura buona se non ottima, coraggio
competenze ai diversi livelli, sguaina la santa spada della profezia e prendi la testa di questa masnada di poveri preti sposati rassegnati. Ti seguiremo, novella Amazzone di una nuova possibile chiesa sempre più al femminile. A parte il linguaggio roboante e semiserio, non sto scherzando e non ho nessuna intenzione di prenderti per i fondelli!!!!
Chino e Nadia ti salutano
caramente
Intervento di Ausilia
Caro
Carlo,
Una
semplice osservazione: non esistono "suore sposate"; i preti che si sposano,
dal momento che si ritengono ancora preti (..), hanno diritto a chiamarsi
preti sposati, ma le suore o sono suore o sono donne sposate o "; la
suora si qualifica proprio per non essere sposata. Si tratta di povere
categorie umane, ma un po' di esattezza teologica non fa male.
Con
affetto,
Ausilia
Risposta di Carlo Castellini
Ciao a tutti, cari amici,
che vivete sicuri nei vostri tiepidi siti, considerate se questa e' una
chiesa che cammina, e se questo e' un sito fermo sulle sue posizioni.
Battuta a parte, ringrazio Umberto per la provocazione e Stefania per lo
splendido lavoro di traduzione e di mediazione.
Come laico cristiano, mi sento un poco tagliato fuori dalle vostre
discussioni, per certi versi ancora preconciliari di preti sposati, ma che
hanno ancora un proprio presbiterio, alla rovescia, come dice Ernesto.
D'accordo sullo "sposati"; ma le suore sposate dove le avete messe? Perche'
devono essere sempre sottintese? E il sacerdozio dei laici, Umberto, quello
del Vaticano II o della Lumen Gentium, in quale angolo lo avete relegato?
Sacerdozio regale, sacerdotale e profetico...sto parlando dei Laici non dei
preti sposati. Che ognuno dica o scriva quello che piu' gli aggrada mi
sembra anche logico; ma che non si sia capaci di uscire dal proprio
orticello, me compreso, non e' segno di Chiesa del Grembiule, ma del
grembiulino.
Conosco di persona solo alcuni di voi, e mi siete stati amici e di aiuto;
per questo mi sento legato al vostro sito; non sono prete sposato ma quasi,
anche se tante tematiche mi toccano da vicino, sia come riflessione sul
passato che come proiezione verso nel futuro. Il sito non e' da buttare; per
me è stato una splendida occasione di parola e di confronto. Ma coloro
che l'hanno pensato e messo in atto devono trovare anche il tempo di
qualificarlo, con spesa di idee ma anche di euro, da parte di altri.
Vorrei ricordare a Giuseppe che sono lieto del suo successo nel rapporto con
i giovani e famiglie del calcio; (lo meriti perche' ci hai dato dentro
anima e corpo); e' uno sport che si presta moltissimo ad una educazione in
senso globale visti i venti che tirano oggi. Ma ti ricordo che io non sono
ancora in pensione; e che tu potresti togliere qualche ora alla tua attività
per qualificare il sito anche co n interventi di persone ad hoc; non
cadrebbe il mondo, mi capisci?
Un'annotazione generale, ma vera, mi sembra: anche noi cadiamo nel solito
errore di credere che i nostri interventi medatici, che creano un dialogo e
incontro virtuale, tramite il sito, siano quasi piu' importanti del dialogo
reale, fatto di incontri umani, di scambio tra persone, fatto con chi puo' e
chi ci sta; perche' sono i rapporti umani che diventano segno della Grazia.
Quindi se a Sorrivoli, sta nascendo qualcosa di positivo e di bello,
quello e' un luogo da condividere; e mi sembra che alcune esperienze si
possano esportare anche a Brescia, Como e Verona.
A proposito di cio', Vi ho resto testimonianza piu' volte nella comunità
cristiana del Villaggio Sereno a Brescia: e vi dico subito che le mie
quotazioni in borsa (leggi opinione pubblica) non sono lievitate di molto;
ma il dado e' stato lanciato; le idee le ho espresse; ho fatto anche i
vostri nomi. Io pero' non demordo:so che voi mi avete accolto, ho visto le
vostre sofferenze psicologiche, con le quali voi vi siete fatti "samaritani"
di altri, per un incontro umano, solidale, aperto. Insomma non bisogna
predicare solo nei siti, ma bisogna rivolgersi alle Comunita' di Laici; dove
c'è accoglienza Brescia, Como, Cesena, Verona. La battaglia del sacerdozio
uxorato non la vincete da soli, ma con l'aiuto di uomini e di donne
concreti.
I segni dei tempi? Bisogna considerare il punto di vista. Per chi ha voglia
di fare e' "Adesso", come diceva Mazzolari, invitanto tutti ad
arginare la marea montante del fascismo e del comunismo e del
relativismo. Se stiamo incerti a scrutare all'orizzonte segni cifrati o
firmati, non arriveranno mai. Ognuno di noi e' portatiore di un segno, dei
alta caratura.
Un abbraccio. Grazie per l'accoglienza.
Carlo
Risposta di Ernesto Miragoli
Ciao a tutti.
Non
posso che sottoscrivere le osservazioni di Stefania anche perchè sono le
cose che ripeto da sempre. Mi piace quando scrive:"Ognuno lavora su temi o
su attività che più gli piacciono, trascurando l'insieme del lavoro che poi
crea unità".
E' il
problema, Stefania, che andiamo sottolineando da tempo come preti sposati.
Cercherò di essere chiaro:
1.
quando si lascia il ministero si ha una sola preoccupazione: cercare lavoro,
casa,ecc.
2. poi
vengono dei figli
3. a
questo punto le cose si sistemano un poco e si comincia ad interessarsi
della cosa
4. si
frequentano dei gruppi (la mia esperienza fu Vocatio perchè fui contattato
dopo un mio intervento in TV)
5. c'è
l'entusiasmo, ma ci si accorge quasi subito che si crea un presbiterio alla
rovescia : le nostre mogli sono poco coinvolte, spesso c'è critica feroce
nei confronti dell'istituzione chiesa,ecc.ecc. Paola ed io - avendo anche i
bambini piccoli ed essendo impossibilitati ad affidarli a qualcuno - abbiamo
pensato che avremmo potuto far del bene alla causa aiutando donne e preti in
crisi. E siamo andati avanti così.
6. la
difficoltà a cui tu accenni (e che a mio avviso è il clou della tua lettera)
è data anche dal fatto che siamo formati in seminario per essere capitani di
vascello. L'esperienza del ministero (sia per formazione che per realtà
sociale che troviamo) acuisce maggiormente tale convinzione psicologica. E
non sappiamo condividere. Non perchè non vogliamo, ma perchè non siamo
capaci. Se qualcuno contraddice le nostre idee, non sappiamo confrontarci e
ci dividiamo. Vocatio è un esempio di associazione che nacque dalla costola
di Orma, la quale Orma divenne Hoc facite. Vocatio si ridusse pian piano
fino a rimanere quella che è.
Dopo
aver buttato giù currenti calamo queste idee, mi sento di dover dire - a
favore di Umberto - che quel che ha scritto lo condivido a tal punto che mi
ha stimolato a riprendere miei scritti sulla spiritualità dei preti sposati,
sul sacerdozio familiare ecc. Non so se avrò tempo di elaborare bene
(ho un maledetto lavoro), ma se ce la faccio, ringrazio Umberto per la sua
positività.
Positività - o ottimismo - che non condivido quando afferma che i tempi sono
maturi.
Per
me,no.
I
tempi non sono maturi perchè i segnali non ci sono, caro Umberto.
E i
segnali non verranno fino a quando andremo divisi alla meta e ci lasceremo
incantare dalle sirene dei mass media che ci vogliono in TV o alla Radio o
su un giornale per prurito sessuale o per scandali alla Uccelli di Rovo.
Anche la settimana scorsa mi hanno chiamato dalla 7: mando per email quel
che voglio dire e come voglio partecipare...è un classico: non si fanno più
sentire. Ai giornalisti non interessa un dibattito con chi è favorevole al
celibato, ma interessa come hai conosciuto tua moglie, quanti preti ci sono
in giro che hanno una donna...le solite, stupide cose.
Stefania fa una proposta seria: ripartire dal vangelo.
Io - e
GIuseppe Zanon lo sa bene - ripeto la mia da sempre: un centro che raccolga
seriamente i casi, un servizio ai preti che hanno lasciato per la
ricostruzione dell'iter della pensione, un punto di convergenza a cui tutti
possono far riferimento per problemi di dispensa (se la vogliono chiedere) o
giuridici (se convivono e poi si sposano in comune, mgari con figli a
carico). Un centro dove una coppia in crisi possa trovare il modo di vivere
un paio di giorni con qualcuno che non gli scaldi la testa sulla gerarchia
che è matrigna, sulle amanti clandestine dei preti ed altre cose del genere,
ma li ascolti e li segua. Un buco dove chi deve lasciare la parrocchia
perchè ha deciso di sposarsi (magari con lei incinta) possa rifugiarsi quel
mese o due per trovare con calma lavoro, sentire di essere a casa propria,
confrontarsi su come parlarne ai propri genitori...
Avevamo tentato con CHIF (l'idea di Umberto di finanziarsi in quel modo era
magnifica), ma tutto è naufragato. E sai perchè, Stefania? Perchè non
avevamo nulla (io per la verità fui cooptato quasi alla fine), ma abbiamo
subito segnalato la cosa alla stampa, abbiamo rilasciato interviste...e poi
forse non abbiamo scelto le persone giuste, da quel che ho saputo.
Dobbiamo fare le cose in silenzio. Fa più rumore un albero che cade che una
foresta che cresce.
Dobbiamo mostrare con le opere la nostra fede.
Non
posso partecipare a Sorrivoli, ma da quel che vedo mi pare che lì stia
nascendo qualcosa di buono in questa direzione. E ne sono felice.
ciao
ernesto
Risposta di Giuseppe Z.
Carissima Stefania,
ti rispondo a caldo,appena letto il tuo appello.
Complimenti intanto perchè oltre alle traduzioni ed oltre alla direzione
della rubrica sulle donne in relazione coi preti nel sito DONNECOSI
(complimenti ancora,quante volte ti ho detto che sei forte in questo !) hai
trovato tempo per occuparti del sito chiesaincammino. Rispondo a qualche
punto.
---'Non trovo conclusioni ..consolanti...il lavoro dei preti è frammentario'
. Ma come si fa ad unificare quanto fanno i preti sposati dal momento che le
posizioni ( più che legittime, sono svariate. Inutile insistere su una unità
impossibile,meglio giudicare se quello che fa un gruppo di preti è valido,è
presentabile,è credibile....
----'Alle buone intenzioni con le quali abbiamo rilanciato il sito ,non è
stato dato seguito,almemo non in modo costante'. Giro di corsa la tua
domanda a tutti quelli della Redazione che io ho auspicato (dopo Maguzzano)
più ristretta,più efficiente,più..interessata,più coesa nel lavoro (l'ho
ripetuto fino alla noia che ci vuole un contatto continuo tra quelli della
Redazione,anche mediante una e-mail speciale);ognuno si domandi se abbiamo
lavorato così,meglio, se abbiamo voglia di lavorare così !
--'Dove sono i segni dei tempi.La maggior parte della comunità non sanno
neanche..li giudicano traditori'.
Non
son come oppormi a questa tua affermazione,parlo di me,della mia realtà:il
parroco che mi sollecita continuamente ad impegnarmi di più per la
parrocchia,la gente che sa tutto di me e mi stima e ,questa sera ...quante
mamme mi darebbero un bacio in fronte(di complemento,di congratulazione !?)
perchè stasera e domani sera sfoggio all'Oratorio una esibizione sportiva di
tutti i calciatori della società A.C.Gottolengo,la società della quale sono
un pò tutto. Che bello viverlo questo impegno cristiano e
sociale...non ho tempo di pensare (troppo) ai problemi dei preti sposati!
---'L'unica proposta sensata..è ricominciare tutto d'accapo' .E va bene,io
ci sto,avanti sulla linea liberante ed evangelica.
---'Perchè non trovo mai commenti da parte vostra su quello che succede nel
mondo,proteste,grida,critiche..?'
Ma
Stefania,un piccolo gruppo come il nostro dovrebbe cimentarsi ad esaminare i
problemi del mondo? Son sicuro che tutti noi lo facciamo personalmente e
quando ci occupiamo dei nostri problemi non è per chiuderci,ma per dire
qualcosa di sensato,di verificato,di convincente,e non cose generiche.Ti
faccio ancora il caso mio:godendo della pensione,ogni giorno leggo quattro
giornali ,due della provincia di Brescia,due nazionali (Corriere e
Repubblica ),oltre alla Gazzetta (ma di questa mi vergogno un pò!). Seguo
quanto avviene nel mondo,quali siano i problemi gravi degli uomini di
oggi,li vedo bene riflessi nel sito Il DIALOGO,nel sito ECUMENICI,e in tanti
altri. E poi mi permetti un appunto personale:e la tua rubrica sulle donne
innamorate di preti ? Non è un chiudersi ad un piccolo mondo,a piccoli
problemi ? No,rispondo io, è una parola specifica e competente su un
problema (uno dei problemi) di oggi. La leggo ogni giorno e ti rinnovo
l'incoraggiamento per questo lavoro,a te , ad Ausilia e a Joelle
naturalmente.
---'Io ci sono comunque' :Ci siamo tutti Stefania,fin che ci si confronta
vuol dire che c'è vita e voglia di fare.Avanti!
Un carissimo saluto a tutti Giuseppe Zanon
mi prendo due minuti per
rispondere a questa proposta di Umberto, al quale rinnovo gli auguri di una
pronta guarigione.
Lungi da me l’idea o
l’intenzione di fare polemica, ma il mio punto di vista sulle “consolanti
conclusioni” è decisamente diverso.
Non trovo conclusioni, e
tanto meno consolanti. Anzi, mi sembra che il lavoro dei preti sposati in
generale (quindi, eccezioni a parte) sia frammentario.
E'
vero che il lavoro dei preti sposati e' frammentario e sporadico.
Alle buone intenzioni con le
quali abbiamo rilanciato il sito non è stato dato seguito, almeno non in modo
costante.
E'
verissimo che la partecipazione al sito e le iniziative che ne sarebbero dovute
seguire sono quasi ZERO (vedi populus dei, rentapriest in Italia, organizzazione e
partecipazione, ecc.)
Ognuno lavora sui temi o
sulle attività che più gli piacciono, trascurando l’insieme del lavoro che è
poi la cosa che crea unità.
Individualismo
e campanilismo sono tipici dei preti "sposati o no".
Non trovo quindi una “chiave
positiva” di lettura della situazione.
Il
tema non e' stato lanciato per essere una auto-celebrazione, ma una nuova
proposta positiva.
Nel mondo ci saranno anche
più di 150.000 preti sposati, ma non hanno visibilità, tanto meno in Italia.
Non ci sono iniziative per incontri, dibattiti, si scrive da dietro una
scrivania o uno schermo (quando dice bene), e, francamente mi sembra un po’
poco.
Ci
sono invece organizzazioni molto attive all'estero: Brasile, USA, Federazione,
ecc. purtroppo in Italia via che lo sparuto numero delle comunita' di base, non
c'e' altro di veramente attivo.
Dove sono i segni dei tempi?
La maggior parte delle comunità non sanno neanche dell’esistenza dei preti
sposati, e quei pochi che ne sono al corrente, li giudicano dei traditori,
probabilmente per non averne mai incontrato uno.
Questo
e' verissimo in Italia, ma non applicabile a tutto il mondo. Del celibato e del
ministero uxorato non ce ne preoccupiamo solo noi, ma molti anche tra la
gerarchia ed il popolo di Dio.
Dov’è la profezia? La maggior
parte di voi ringrazia il Signore perché la parrocchia non li caccia, o perché
la gente li cerca, o perché qualche prete in ministero li invita a pranzo.
No,
io ringrazio di essere quello che sono, accettato o no. Ringrazio di essere
parte di un gruppo di persone "marginalizzato' ma incomodo e talvolta
ammirato.
Liberi ministri dell’amore?
Tutti lo siamo.
Vero, ma non per il clero regolare ...
Partecipi delle sofferenze di
Gesù e Maria … NO COMMENT.
Mi fermo qui.
L’unica proposta sensata, a
mio avviso, è ricominciare tutto da capo, dal Vangelo, organizzare incontri
biblici, ripartire da lì. Imparare che il prete è uno come gli altri, che è la
comunità ciò che conta, che non si è al servizio degli altri in quanto “preti”,
ma in quanto “cristiani”.
Questo e' il succo della proposta e mi piace molto come
Stefania lo riassume e propone.
Assumere su di sé la croce,
che non è l’accettazione delle sventure della vita, ma la libera decisione di
perdere tutto ciò che si ha, altrimenti si finisce col costruire un’altra
casta, magari un po’ ai margini, ma sempre casta.
Il tema non è il celibato o
il non celibato, il tema è, secondo me: coloro che hanno scelto di lasciare
perché una norma non permetteva loro di sposarsi, come hanno saputo trasmettere
la loro esperienza? Sono in grado di procedere a prescindere dalle decisioni o
dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche? Sono disposti ad andare
contro-corrente, battendosi per la giustizia sociale, ben consci che saranno
presi a calci nel sedere?
Molti
dei membri di CORPUS e CITI sono precisamente coinvolti in simili attivita',
anche in Brasile i preti sposati sono attivamente coinvolti nell'azione sociale
e ministeriale...
Perché non trovo mai commenti
da parte vostra su quello che succede nel mondo, proteste, grida, critiche,
iniziative? Nel sito riportiamo di solito qualcosa che ha scritto qualcun
altro, ma anche a questo spesso non seguono commenti.
Dove stiamo andando? Le
domande che rivolgo a voi, le rivolgo anche a me, ovviamente.
Vi chiedo
scusa per la durezza delle mie espressioni, ma non ho trovato altre parole più
adatte per esprimere la mia disillusione.
E' sintomatico ed indicativo che a rispondere sia stata solo Stefania! Ce ne fossero a centinaia di lei ...
Io ci sono, comunque.
Attendo repliche.
Stefania
Carissimi
amici di “Chiesa in Cammino”
Sarebbe anche molto importante e certamente significativo, coinvolgere altre persone (anche se non appartenenti ai nostri ranghi).
Mettiamoci in chiave "positiva", i tempi
sono maturi ...
Rigrazio in anticipo chi
si cimentera’ ...
P.S. - Il materiale potrebbe poi essere presentato a Vienna durante il raduno della Federazione ed eventualmente pubblicato sui media amici.