Io non sono d'accordo e non condivido l'appello.
Mauro Borghesi


Ho messo il messaggio di Patrizia come ricevuto.
Umberto


              Patrizia nel suo messaggio sprona noi preti sposati a darci da fare,a mostrare che ci sappiamo fare, a non stare indolenti a lasciar fare gli altri (Chiesa in particolare).Tu,Umberto hai ripreso il messaggio di Patrizia e lo hai messo in evidenza, con caratteri forti.
 
Ebbene,un qualcosa in concreto potrebbe essere questo:noi del sito chiesaincammino prepariamo un testo attuale sulla situazione della Chiesa e dei preti sposati,lo proponiamo a tutti gruppi-siti che conosciamo e facciamo che ,firmando, il testo vada in Vaticano,a noi e alla stampa.
Il testo verterebbe su questo:la Chiesa è in difficoltà nel suo compito di annunciare il Vangelo perchè i sacerdoti sono sempre meno;deve superare il pregiudizio del celibato obbligatorio,aprendosi,oltre che agli anglicani,anche ai suoi preti sposati che sarebbero pronti a riprendere il ministero. La lettera di Milingo di questi giorni,pubblicata da Serrone e da Adista,ha un appello stupendo verso tutti i preti che sono stati costretti a lasciare e che vorrebbero riprendere il loro ministero sacerdotale;citarlo in questo passo scandalizzerebbe solo chi non vuol sentire ragione,in proposito.
 
E' un abbozzo di proposta,da rielaborae insieme,coinvolge tutti perchè parte dalla importanza fondamentale di annunciare il Vangelo.
Notare che la lettera di Milingo è stata tradotta da Stefania ed è anche in inglese e quindi potrebbe essere proposta dovunque.                                                         Un carissimo saluto a tutti
                                                                                          Giuseppe Zanon

Vediamo lo sviluppo del dibattito innescato su sollecitazione di Umberto.

Negli interventi, ci sembra di avvertire il solito comune denominatore: ognuno è convinto di possedere verità assolute da comunicare.

Anche noi avremmo le nostre, ancora più assolute, però non ci sentiamo né energie adeguate né capacità sufficienti.

Ci limitiamo a liberare nell’aria piccole piume:

 

-         vi sembra proprio che il problema del matrimonio nel clero cattolico sia tanto fondamentale?

-         Prima o poi, forse prima che poi, spinti dalla necessità, ci arriveranno: ma che ce ne facciamo di un clero ammogliato, se clero rimane? Vogliamo una casta più solida, appagata ed efficiente?

-         la Chiesa o le Chiese, o meglio i cleri di tutte le chiese, cos’hanno a che fare con l’Evangelo?

-         cosa ci dice la successione dei papi: Giovanni XXIII dopo Pio XI e Pio XII, Paolo IV, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI? Consuete oscillazioni della storia o fatale linea di tendenza?

-         cosa è stato il Concilio Vaticano II e cosa è, a quasi mezzo secolo di distanza: un’ opportunità ancora da realizzare pienamente o un colossale abbaglio o un clamoroso aborto?

-         Spes contra spem, ma in che cosa?

 

Noi preferiamo dedicare le nostre poche risorse, umane e materiali, a trovare soluzioni a chi è in difficoltà, nei primi tempi dopo l’uscita dalle istituzioni chiesastiche.

Ci sembra di aver individuato interessanti possibilità, senza impiantare altre strutture, complicate e costose da gestire.

In giro abbiamo scoperto alcune realtà, esperienze e pratiche di vita concrete, già realizzate da tempo, adatte alla bisogna.

Non si tratta di elemosina o di compassionevole soccorso agli indigenti, pur utili in altre circostanze; sono offerte di accoglienza e disponibilità per accompagnare coloro che necessitano della solidarietà altrui, nel pieno rispetto della libertà e dignità personale.

Condizione irrinunciabile è utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione, con l’assunzione della propria responsabilità per ri-costruirsi un futuro.

Mario e Liliana.


Ricavo la citazione che riporto alla fine di questa mia breve da un articolo di David Gabrielli per la rivista Confronti. Il problema delle marce su Roma o del "tirare fuori le palle" sta tutto nella non produttività del metodo. I muro contro muro non servono a nulla, come si evince dalla citazione di papa Wojtyla. Possono invece servire i dialoghi con i vari vescovi, sperando almeno non solo in un aiuto concreto per chi si trova in serie difficoltà, ma anche per avere un inserimento nelle comunità d'appartenenza. Su questo punto concordo con Mauro Borghesi. Caldeggio inoltre che i nostri vescovi non si esprimano in articulo mortis, come il recente Martini, per invocare un maggior rispetto del Concilio Vaticano II e caldeggiare dei mini concili a cadenza decennale che consentano di mettere a fuoco poche problematiche per risolverle. So che Martini era stato smentito ed osteggiato per avere osato proporre un Vaticano III, ma dove sono i nostri vescovi quando si tratta di difendere la loro dignità e libertà di parola per il bene della chiesa?! A spulciare codici e pandette? Faccio questa considerazione non perché io sia baciapile, ma perché, tra l'altro, non è la prima volta che la chiesa cattolica ammette dei preti anglicani (sposati o meno non mi fa differenza) che prendono posizioni "contro" la loro confessione religiosa. E non mi pare un buon esempio alla luce del dialogo ecumenico e neanche per avere "più preti". Rimane, ovviamente, la macroscopica contraddizione: si accoglie chi "disobbedisce" dall'Anglicanesimo ma ci si guarda bene dall'esaminare seriamente i guasti che si producono a casa propria invocando proprio la "disubbidienza"! Due pesi e due misure, come sempre avviene quando si fa politica e si dimentica il Vangelo. Chiudo dicendo che non mi aspetto che l'attuale papa, con la sua predilezione per la restaurazione liturgica e le concessioni, per altro inutili, ai Lefebvriani, sia l'"uomo della provvidenza". Tutto è possibile allo Spirito, ovviamente, ma mi pare che siamo dottrinalmente lontani, nella percezione del sacerdozio ordinato, dall'uscire dai concetti che hanno ispirato l'obbligo celibatario.

Ornella

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Da Confronti di Giugno 2008 - l'articolo si riferisce ai contraccettivi ma rimane la questione di principio:

Ricevendo l'episcopato austriaco il 20 novembre successivo (1998), Wojtyla bocciò il metodo democratico con cui al Dialogo avevano osato mettere in discussione il magistero papale: «Poiché la forma di regime più consona all'odierna sensibilità è quella democratica, si è diffusa tra un certo numero di fedeli la richiesta di una democratizzazione della Chiesa. Come non provare profonda tristezza nel constatare questi erronei concetti riguardo alla fede e alla morale? Sulla verità rivelata nessuna "base" può decidere. La verità non è il prodotto di una Chiesa dal basso", ma un dono che viene "dall'alto", da Dio».

 


Era solo questione di tempo!
Ora "mamma santissima chiesa" vedrete se li accoglierà, eccome se li accoglierà per ripopolare il proprio clero in estinzione!!!
E i preti sposati cosa fanno??? Invece di organizzarsi in manifestazioni di massa per far conoscere al mondo dei più (i quali non sanno dell'enorme ingiustizia che subiscono coloro i quali chiedono l'abolizione del celibato che vedono che ad altri preti è concesso di portarsi a seguito la moglie e a loro no), purtroppo loro parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano...... parlano!!!
Scusate il mio sfogo, ma sono estremamente incazzata nel vedere che fino ad oggi, non sono riusciti ad organizzarsi in azioni pratiche!!!
Un saluto.
Patrizia.
 
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=26889&sez=HOME_NELMONDO
 
Scisma nella chiesa anglicana: i conservatori non
riconoscono più autorità arcivescovo Canterbury
 

LONDRA (30 giugno) - Scisma nella chiesa anglicana. L'ala tradizionalista, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay, decide di organizzarsi in struttura indipendente, con il proprio clero e i propri seminari. Va quindi a pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana non riconoscerà più come indiscutibile autorità suprema l'arcivescovo di Canterbury. Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati
rifiutano questa definizione.

Il clamoroso strappo covava da tempo e si è consumato ufficialmente domenica a Gerusalemme, dove per un'intera settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiù in provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il «falso vangelo» predicato dai sacerdoti anglicani "liberali" e si sono ripromessi di essere fedeli ai "principi morali biblici" senza più contaminazioni moderne. D'ora in poi avranno come unico parametro il Book of Common Prayer, il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al «secolarismo miliante e al pluralismo» contribuendo così al generalizzato «declino spirituale».

Il "casus belli" all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - fosse stato consacrato vescovo del New Hampshire. Ma i contrasti risalgono almeno ai primi anni Novanta quando la Church of England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle donne.

I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura ecclesiale alternativa. L'hanno chiamata «The Fellowship of Confessing Anglicans» (Foca). Rifiutano però la parola scisma, sottolineando che opereranno come «chiesa dentro la chiesa». Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora autorità suprema di quella che nel Regno Unito è tuttora la religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va riconosciuto «per il suo ruolo storico» ma nella «realtà post-coloniale» non può essere più considerato il leader indiscusso.

Una delle figure di maggior spicco nella Fellowship of Confessing Anglicans è l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che ha definito «un atto di follia» e «un grossolano errore strategico» la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della Nigeria Peter Akinola, ha
sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la responsabilità per «lo stato di "agitazione e bancarotta" in cui è finita la Comunione Anglicana.


http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_104734889.html

CHIESA ANGLICANA, SCISMA DEI CONSERVATORI

LONDRA - Va a pezzi la chiesa fondata da Enrico VIII, il re-barbablù dalle sei mogli che nel 1535 ruppe con la Roma dei Papi: l'ala tradizionalista della Comunione Anglicana, contraria alla consacrazione vescovile di donne e preti gay e alle nozze religiose tra persone delle stesso sesso, ha deciso di organizzarsi in modo indipendente e autonomo. Avrà un proprio clero e propri seminari. Non riconoscerà più come indiscutibile autorità suprema l'arcivescovo di Canterbury.

Di fatto si va allo scisma, anche se i diretti interessati rifiutano questa definizione. Il clamoroso strappo covava da tempo e si è consumato ufficialmente ieri a Gerusalemme, dove per un'intera settimana circa trecento vescovi conservatori - perlopiù in provenienza di Africa, Asia e Australia - hanno tuonato contro il "falso vangelo" predicato dai sacerdoti anglicani 'liberali' e si sono ripromessi di essere fedeli ai 'principi morali biblici' senza più contaminazioni moderne.

D'ora in poi avranno come unico parametro il 'Book of Common Prayer', il libro delle preghiere uscito nel 1622. A loro giudizio la gerarchia anglicana occidentale (in particolare quella americana) ha manipolato le scritture sacre in un erroneo lavoro di aggioramento e ha anche il torto di non essersi opposta con il dovuto vigore al "secolarismo miliante e al pluralismo" contribuendo così al generalizzato "declino spirituale". Il 'casus belli' all'origine della clamorosa rottura risale al 2003 quando gli anglicani tradizionalisti - molto vicini alla religione cattolica sotto il profilo teologico - reagirono con choc al fatto che negli Stati Uniti un prete apertamente gay - Gene Robinson - era stato consacrato vescovo del New Hampshire. Il disagio viene però da molto più lontano, almeno dai primi Anni Novanta quando la Church of England ammise tra mille polemiche l'ordinazione sacerdotale delle donne. I trecento vescovi riuniti a Gerusalemme - punto di riferimento per almeno trentacinque milioni di anglicani sparsi per il mondo su un totale di ottanta - hanno detto adesso basta alle derive modernistiche: daranno vita ad una vera e propria struttura ecclesiale alternativa.

L'hanno chiamata "The Fellowship of Confessing Anglicans" (Foca). Rifiutano la parola scisma, sottolineando che opereranno come "chiesa dentro la chiesa", ma proprio di questo sembra trattarsi. Significativo il siluro contro l'arcivescovo di Canterbury, finora autorità suprema di quella che nel Regno Unito è tuttora la religione di Stato: per i tradizionalisti - che non gli perdonano di non essersi opposto alla consacrazione del vescovo gay in Usa - va riconosciuto "per il suo ruolo storico" ma nella "realtà post-coloniale" non può essere più considerato il leader indiscusso. Una delle figure di maggior spicco nella 'Fellowship of Confessing Anglicans' è l'arcivescovo di Sydney, il reverendo Peter Jensen, che ha definito "un atto di follia" e "un grossolano errore strategico" la consacrazione del vescovo gay in Usa. Durante il vertice di Gerusalemme un'altra figura di primo piano, l'arcivescovo della Nigeria Peter Akinola, ha sferrato un attacco diretto contro l'arcivescovo di Canterbury - Rowan William - e gli ha addossato la responsabilità per "lo stato di "agitazione e bancarotta" in cui è finita la Comunione Anglicana.


30.06 - Anche se in ritardo vorrei dire alcune cose sugli interventi fatti in questa pagina.
Se siamo divisi in mille rivoli e non si combina niente di rilevante è perchè non sappiamo proporre una chiesa alternativa a questa. Sappiamo solo dire che questa non ci piace, ma non come cambiarla. Questa cosa l'ho detta anche a Sorrivoli e la penso ancora.
La domanda "avete un sogno che vi accomuni realmente?" per me è la domanda centrale. E su questo mi piacerebbe lavorare con qualcuno.
Quando l'unione è data dal nemico in comune dura il tempo di una battaglia. Come il centrosinistra.
La seconda cosa è in riferimento all'intervento di Patrizia.
Secondo te tirare fuori le palle vuol dire marciare su Roma? Significa far casino? Significa protestare perchè gli anglicani convertiti al cattolicesimo possono celebrare la messa e noi no? Vi sembra questo il problema? Chissenefrega dei preti anglicani, e chissenefrega dei documenti romani!
Le palle, secondo me, si vedono quando è ora di lavorare, crescere i figli, star dietro ai propri vecchi. Le palle si vedono quando si costruisce, non quando si butta giù. Tanti cristiani hanno le palle e le hanno proprio perchè in quello che fanno non si mettono in mostra.
Un ' ultima cosa a Chino e Nadia in riferimento a quanto dicono del tentativo di alcuni vescovi  di fare una politica di ricupero ecclesiale dei preti sposati. E a proposito citano il nuovo vescovo di Rimini. Posso dire che se qualche vescovo comincia a proporre qualche impegno importante ai preti sposati mi sembra una buona cosa che non si è vista un gran chè dal concilio a oggi. Molto peggio quando si è dimenticati e cancellati da ogni annuario. Inoltre non so dove avete saputo di tutta questa generosità del vescovo di rimini, che ad esempio nel mio caso, pur essendo io alcuni mesi fa disoccupato, mi ha negato l'insegnamento di religione e ogni altro tipo di collaborazione diocesana.
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Mauro Borghesi
mauroborghesi@tele2.it

Qualche appunto senza pretesa di verità

Sto seguendo con interesse la discussione in sito in merito ai quesiti posti da Umberto.

Non vorrei sembrare monotona, ma come sempre sento poco parlare di chiesa e di comunità. Pare che siano delle astrazioni e invece dovrebbero essere al centro della riflessione congiunta di presbiteri e laici/laiche. Anche presbiteri sposati, con un motivo in più: l’avere sperimentato direttamente la divaricazione esistente tra il mondo nel quale sono stati educati a vivere, quello monosessuato dei celibi consacrati, e quello variegato della quotidianità da celebrare come mariti, lavoratori e padri di famiglia.

Credo che una qualche concretezza giovi a mettere a fuoco quello che in tanti pensiamo e in pochi diciamo:

noi laici/laiche non abbiamo bisogno di “mediatori sacri”, abbiamo bisogno di compagni di cammino;

noi laici/laiche non abbiamo bisogno di “un prete per l’altare” ma di persone sane, equilibrate, serene, celibi o sposate non ci porta differenza alcuna;

noi laici/laiche abbiamo bisogno di crescere, di conquistare quell’adultità che sola potrà guarire tanti mali dettati dalla prevaricazione scambiata per insegnamento e dal “potere” scambiato per autorevolezza;

noi laici/laiche non condanniamo nessuno aprioristicamente, ma soffriamo per le inadeguatezze e le storture della nostra chiesa, e per questo non possiamo che invocare: trasparenza nei rapporti interpersonali, meno separatezza dettata dai “ruoli”, maggiore fraternità e spirito di condivisione di ogni difficoltà, anche personale.

Noi laici/laiche non abbiamo bisogno di essere imboccati, aspiriamo ad avere maggior voce in capitolo nelle scelte pastorali delle nostre comunità, senza la pretesa di sostituirci a nessuno, ma neanche con la pretesa che l’obbedienza sia tale dall’asservire la coscienza di ciascuno.

Noi padri e madri abbiamo bisogno di poter affidare i nostri figli in mani sicure, sapendo bene che non possiamo pretendere che siano più sicure di quelle di altri educatori.

Noi padri e madri abbiamo bisogno di essere certi che non si copra la colpevolezza di chi compie dei delitti ai danni dei nostri figli/e, siano essi minori siano esse delle suore, reificandone i corpi e ferendone irrimediabilmente lo spirito.

Noi donne infine, dobbiamo interrogarci sul perché sia così facile cadere nella trappola di preti  che o non sanno decidersi o talvolta sono dei disonesti come se fossimo delle “minori” e talvolta subire quanto non saremmo disposte a subire da un altro uomo che non sia prete. A questo proposito ha ragione Stefania nel raccomandare l’attenta lettura di Drewermann, con un’avvertenza: una lettura attenta andrebbe fatta anche dai laici e dalle laiche, non per essere “contro” l’istituzione, ma per umanizzarla e riformarla, che poi era l’intenzione originale dell’autore. E per crescere umanamente e spiritualmente uscendo da un senso di colpa che spesso genera solo silenzio: passare dalla colpa alla responsabilità affranca e libera perché va oltre il subire, approdando all'agire. Io non credo infatti che tutte le donne e i preti coinvolti in relazioni se le vadano a cercare, Ho visto e letto troppo dolore per crederlo, e mi guardo bene dal giudicare in merito. Ma suggerisco di razionalizzare le relazioni andando alla radice e di crescere in consapevolezza, perché in ogni rapporto umano esiste corresponsabilità, nessuno escluso. Anche il non decidere contempla una responsabilità: quella della non scelta che poi si traduce sempre in sofferenza e senso di colpa e a volte  in disinganno.

Per quanto concerne nello specifico noi donne, pur rifuggendo da qualsiasi cliché troppo facile, consiglio la lettura dei capoversi di pagg.54/55 della sintesi che Stefania ha fatto sulla “donna nella famiglia cristiana”. Poiché conosco parecchie donne cristiane che non hanno alcuna relazione con un prete ma che sono state cresciute a quel modo e hanno finito col subire in silenzio anche all'interno del matrimonio, credo valga la pena rifletterci perché con quel tipo di educazione Gesù di Nazaret non ha assolutamente nulla a che vedere, bensì hanno molto a che vedere la trasposizione storica del patriarcato e della tradizione assorbite come imprinting sin dalla più tenera infanzia.

Un’ultima nota riguardo alle comunità di base.

Come siano nate in Italia, ovvero coagulando intorno a un presbitero, è cosa nota. Ma l’intenzione originale delle comunità di base è nata dalla necessità di cristiani/e che non avevano la possibilità di essere serviti/e di messa con frequenza, di continuare nell’evangelizzazione, nella lettura delle scritture, nella catechesi, nella crescita spirituale,  in assenza di un ministro ordinato. Ne è venuto un gran bene: il coltivare autonomamente quello spirito di fraternità/sororità che spesso manca nelle nostre eucaristie così sollecitamente e frequentemente servite, e l’apprezzare nella sua rarità l’eucaristia come momento unificante la comunità senza confinarla alla celebrazione domenicale, ma portandola nel mondo della quotidianità vissuta. Il modello "comunità di base" originario è  un modello significativamente declericalizzato, dove gli uomini e le donne sono costretti a crescere imparando in prima persona a gestire e gestirsi la fede. Così si cresce nella vita quotidiana della condivisione, cosa che non sempre avviene nella pluralità delle mense e dei sacramenti che si riducono a dati statistici. La sacramentalizzazione che non aiuta a vivere una fede incarnata non giova a nessuno, meno che mai alla nostra chiesa.

Questa chiesa non cambierà né con le “marce su Roma” né con altri mezzi di pressione, cambierà se la gerarchia sarà disposta a mettersi in discussione e a mettere in discussione delle strutture obsolete, vedi i seminari minori e parecchia "formazione" sia dei chierici che dei laici/laiche, e a ricercare innanzitutto delle vocazioni adulte, senza demonizzarne l’affettività o sottovalutarla facendo così dell’innamoramento una specie di malattia infantile. Cambierà se ci sarà sufficiente forza, abnegazione, trasparenza, fermezza e coerenza nella testimonianza che il matrimonio non è il rimedio alla concupiscenza, ma è dono, fatica, gioia, sensibilità, capacità di perdono reciproco e anche sofferenza.

Coniugare i due sacramenti non solo penso sia possibile, penso sia far crescere le comunità nella percezione che i rapporti interpersonali tra presbitero e laico/a non sono una specie di “incontro tra due solitudini” riservato a quel brutto mobile che è il confessionale, ma sono “normali”, fraterni, senza malizie e senza per questo non rispettare quei limiti, invalicabili, che si chiamano: rispetto, stima, riguardo all’altro, ma che non debbono essere dettati dalla paura del "sacro", dalla soggezione, da una malintesa e infantile inferiorità.

Cordialmente

Ornella 

 

Intervento di Patrizia

Scusate la mia intromissione, ma non posso fare a meno di intervenire! Desidero contribuire al dibattito con un mio pensiero-riflessione. Non ho riscontrato in tutti voi preti sposati la grinta e il coraggio di tirare fuori gli attributi che sono propri del sesso maschile che, guarda caso, è l'unico che ha la "forza" di poter rivendicare quei diritti che ad alcuni sono stati concessi e ad altri no. Mi riferisco in particolare all'ammissione nel clero cattolico dei sacerdoti anglicani con moglie a seguito.

Mi chiedo e vi chiedo: Possibile che non vi risentite di questa enorme ingiustizia? Possibile che non insorgete in massa? Possibile che non cercate di organizzare nessuna protesta MARCIANDO SU ROMA??? Per completare il mio pensiero, sapete ormai tutti che la chiesa anglicana è prossima allo scisma: sicuramente molti preti sposati saranno accolti da "mamma santissima" chiesa cattolica a braccia aperte per rimpinguare le fila del proprio clero che orami si sta estinguendo naturalmente.

E allora cosa aspettate ancora??? Tirate fuori le p...e, organizzatevi e fate tanto di quel casino, marciate, organizzate cortei con tanto di cartelloni con frasi ad effetto, DOVETE far risvegliare le coscienze anche delle persone normali che non conoscono queste ingiustizie!!!

Ma, forse, vi spaventate di rimetterci il nome, la faccia e quant'altro?!? Vedrete che alla fine il coraggio premia, perchè sono convinta che di fronte alle maniere forti "mamma santissima chiesa", sarà costretta a rivedere il tutto, come ha fatto quando i mussulmani si sono sentiti offesi da Ratzinger o per il caso dell'Università la Sapienza. Anche perchè si sentirà umiliata nel vedere che voi fate conoscere queste ingiustizie al popolo di Dio!!! Scusate il mio modo schietto di questo mio intervento, ma io sono stramaledettamente passionale per carattere e se c'è da affrontare un problema, non trovo giusto girare intorno alle cose e ritengo si debba andare giù diretto, in modo anche poco gentile se questo serve a risvegliarvi!!!

 

Un saluto.

 

Patrizia.

 


Commento di Gualtiero Sollazzi

From: Gualtiero Sollazzi

To: Giuseppe Zanon

Sent: Thursday, June 19, 2008 4:08 PM

 

Carissimo, grazie per avermi ‘citato’ nello “status quaestionis”. Troppo buono e gentile. Condivido i suggerimenti che sono sapienti e che aiutano a ‘lavorare’ meglio.

Credo che ormai sia finita una specie di ’68 di noi preti sposati. Intendo il tempo delle rivendicazioni, della accuse magari vere, dei rinfacciamenti e delle polemiche. E’ una costruzione in negativo. Magari sarà stata utile a suo tempo, ma non ha sbocchi, per me. So bene quante sofferenze, umiliazioni etc. sono alla base di certe cose; so cosa ha significato, e significa, incominciare da capo, andando, come ho fatto io, a pulire la gente ( e poi dove…)  per un po’ di lesso, come dicevano tristemente certi scalcinati giornalisti di un tempo…

Non condivido invece lo spazio che viene dato a chi tiene i piedi in due staffe. Preti fuori e sposi..dentro.  Rispetto, ma non approvo. Ho letto sul Sito qualche storia di lui o di lei che non mi garba. Fare a nascondino qualunque ne sia il motivo, mi imbarazza solo a leggere. Sarà che sono ‘per la luce del sole’; sarà che le scelte vanno fatte completamente e pagate, se occorre. C’è una ‘grandezza’ anche in questo!

Infine, credo a quello che tu citi di me. Sono arciconvinto che se vorremmo giungere a un sacerdozio che preveda il matrimonio, dobbiamo essere non tanto tribuni, ma gente che testimonia. Non gente alla Pannella, si fa per dire, ma alla Charles de Faucoult che nel deserto dei nostri giorni, delle incomprensioni di tanta gerarchia, semina nel silenzio e nella preghiera e ottiene frutto a suo tempo. Anche il deserto può fiorire.

E’ una questione di fede. Sofferta e adulta. Che farà arrivare a mete impensate.

Secondo me. Perdonami se ho torto, ma il pensiero è questo: rispettoso di altri pensieri, ci mancherebbe, e lealissimo su temi così caldi..

Un abbraccio.

 

Gualtiero


Risposta al commento di Stefania

Carissima Stefania e lettori tutti:

Alla tua domanda: “avete un sogno che vi accomuni realmente?” rispondo brevemente, prima secondo la Scrittura e la dottrina della Chiesa, poi con fatti e realta’ piu’ pratiche e diversificate.

  1. Si, tutti (o quasi) i preti sposati hanno in comune la chiamata al ministero (sono chiamati a servire in modo speciale nella comunita’ cristiana) e, ad un tempo, hanno ricevuto “l’Ordine” (sacramento) di esercitarlo. Dal momento che si sono resi conto di non avere il “carisma” del celibato che la Chiesa Romana, tramite regole canoniche, richiede per concedere l’esercizio (“celebret”), si sono sposati, in molti casi con regolare dispensa per il matrimonio. A queste regole pero’ la Chiesa ha gia’ fatto eccezioni ... per convenienza o altro. Lascio qui la discussione che ogni cristiano e’ partecipe del sacerdozio di Cristo nel Battesimo ed e’ quindi chiamato a vari ministeri secondo le proprie doti e carismi.
  1. In realta’ la chiamata a servire in modo speciale rimane impressa ed “indelebile” e si manifesta in maniere piu’ svariate: da un atteggiamento di ribellione, al servilismo di sacrestano-chierichetto, fino all’estremo di stabilire una comunita’ propria (CdB o altro). La frustazione della chiamata lascia segni psicologici profondi che possono manifestarsi in varie forme piu’ o meno costruttive o distruttive.

Questo in sintesi lo STATO che veramente ci accomuna. Il “sogno” e’ che nella Chiesa Romana si rimuovano certe “inumane” e teologicamente “contraddicenti” regole canoniche, laddove ogni cristiano battezzato, senza discriminazione alcuna, possa esercitare la sua “chiamata” al ministero con la “benedizione” (l’ordine) della comunita’ ecclesiale di cui i Vescovi (Apostoli) sono i rappresentanti ufficiali (pastori primariamente assegnati e responsabili?). Il libro di Heinz Vogels e’ una preziosa fonte (biblico-teologica) su questo argomento. Per portare un banale esempio, a cui in questi giorni sono frequentemente esposto, si tratterebbe di un dottore che dopo aver dedicato tutto se' stesso alla sua “passione” (chiamata) di essere medico, solo per il fatto che vuole sposarsi, viene privato della “licenza” medica.

Umberto P. Lenzi

 


 

Commento di Stefania

Le stelle del cielo sono tante e diverse, ma appartengono ad un unico cielo che fa un’unica funzione.

Questo è il punto.

Gli obiettivi non sono comuni e anche le modalità non lo sono.

Lungi da me voler “piangermi addosso”, anche se personalmente non so come potrei, visto che non sono “prete” e non sono “sposato”.

Il mio parere è che non si tratti tanto di organizzazione, ma di intenti o direi meglio, di sogni.

E’ legittimo che ciascuno scelga la realtà in cui operare e le modalità che più gli si addicono, questo lo fa ogni famiglia del mondo.

Cosa è quella che chiamate “la vita ecclesiastica”?

E perché vi sentite ai margini?

La vita della chiesa non dipende da quanto e come il ministero di ciascuno venga riconosciuto dalle gerarchie (e su questo credo che purtroppo non siamo tutti d’accordo), ma da come lo si vive.

Quanto a legarci con il filo sottile di internet, beh, i risultati sono quelli che vediamo.

Non voglio essere pessimista, io non lo sono di natura.

Lascio la parola a voi, lascio ogni decisione a voi, ogni dibattito a voi. Collaborerò con il sito per quelli che sono i miei talenti come ho sempre fatto, sto proseguendo la traduzione del libro di Sipe. E continuerò a frequentare la comunità di base di Roma appoggiando le sue varie iniziative.

Altro non credo di poter fare.

Tra l’altro ho fatto la sintesi del libro di Drewermann, al quale, francamente, è stata riservata pochissima attenzione (non a me, ai contenuti del libro). Lì ci sono, a mio avviso, molte risposte utili.

La mia domanda resta, comunque: avete un sogno che vi accomuni realmente?

Stefania Salomone

 

STATUS QUAESTIONIS

 

'Status quaestionis' per continuare il discorso Umberto-Stefania-Giuseppe-Ernesto-Carlo-Ausilia-

Chino-Umberto.

In filososfia, quando la studiavo in liceo, era una norma definita e precisa fissare prima di ogni trattazione quale fosse esattamento l'argomento da trattare,lo stato della questione, si diceva, onde evitare divagazioni, l'andare per i campi, il dire ognuno a ruota libera quanto gli passava per la testa al momento. Mi sono accorto poi nella vita, specialmente se impegnato socialmente, quanto quella norma fosse utile al fine di avere interventi pertinenti, a qualunque livello.

 

   Se mi permettete, vorrei provare ad abbozzare lo 'status quaestionis' del nostro sito, così che avendo fissato dei paletti, si sappia come procedere.                                                          Gli argomenti sono-Cristo Gesù, con la sua parola (il Vangelo) e i suoi sacramenti;

                               -la Chiesa, sempre in cammino sul passo del popolo di Dio;

                               -il nostro battesimo;

                               -il nostro sacerdozio, con l'eventuale ministero (Uomini senza collare,Sacerdoti s.ministero)

 

  Ce n'è per tutti, ogni realtà può essere inquadrata e vista da questi aspetti, può essere scongiurato il pericolo di essere generici, utopistici, tuttologi (così di moda oggi!). Soprattutto tenendo conto che a legarci è il sottile filo di internet perchè siamo dispersi ai quattro venti e gli incontri di persona sono sempre più difficili.

 

   E possibilmente senza il prurito di piangerci addosso ( siamo frammentari, siamo inconcludenti, siamo personalistici, siamo esibizionisti..) perchè siamo liberi e siamo diversi come diverse sono le stelle del cielo, loro diverse data la loro distanza e la loro composizione, noi data la profondità delle esperienze personali che abbiamo attraversato.

   Per chi vuol vedere,i preti sposati sanno anche organizzarsi come dimostra Vocatio che si appresta a celebrare il trentennio, come dimostrano le Comunità di Base dirette principalmente dai preti sposati, come dimostrano le moltissime associazione all'estero che Umberto continuamente ci propina.

 

  E poi si lavora solo organizzati? Cercavo di coinvolgere nel nostro sito Gualtiero Sollazzi di Massa Carrara;

gli ho strappato a fatica poca cosa, me ne ha detta una grande: 'Giuseppe è con la nostra umile ed autentica vita cristiana che facciamo  progredire la questione dei preti sposati, che facciamo capire quanto sia assurdo che essi siano relegati ai margini della vita ecclesiastica!'

                                                                                   Un saluto carissimo a tutti

                                                                                     Giuseppe Zanon  

 


Rivedere l'appello originale

Carissimi:

Sono contento che sia sorto un grande interesse nel dibattito, ma lo scopo del mio invito era quello di tracciare una “storia” ed un piano compendiando il tutto magari in un dossier che serva da documento “storico” e “profetico” ...  Chi e come s'impegna e si mette a tavolino?

Vi sono esempi concreti: Giuseppe ed il suo ruolo in parrocchia; Sorrivoli e l’esemplare dinamica di quel gruppo; Ernesto ed il sostegno alle coppie in transizione; Fausto e la sua potente penna; ... le comunita’ di base; le organizzazioni nazionali ed internazionali; ... i vari luminari interessati e dediti al rinnovamento ... inclusi laici, preti, Vescovi ecc.

Vi prego di rivedere l’appello originale. Grazie.

Sempre fiducioso anche nella sofferenza.

Umberto


Dibattito: Chino, Nadia, e Stefania

From: Chino [mailto:chino.piraccini@fastwebnet.it]
Sent: sabato 14 giugno 2008 11.36
To: Salomone, Stefania
Subject: Re: Lettera del webmaster

 

Carissima Stefania

 

  hai detto molte cose interessanti che meriterebbero giornate di dibattito. Cosa possiamo/dobbiamo fare??? provo a dire qualcosa che vado ripetendo invano da tanto tempo:

1) Fino a quando 150/100 mila preti e il triplo delle suore non prenderemo coscienza della drammaticità ecclesiale del fenomeno non caveremo un ragno dal buco. Ci mancherà la volontà politica e profetica del cambiamento incisivo.

2) Non è possibile che su 334 chiese cristiane, ufficialmente riconosciute dal consilio ecumenico delle chiese, solo una conservi la legge del celibato vincolante per l'esercizio del ministero. Da ricordare che altre 650 chiese cristiane non sono riconosciute e tutte non hanno il vincolo del celibato. Se si vuole respirare in chiave universale-ecumenica-cattolica dovremo pure rivedere il nostro modo di essere chiesa e non solo per il celibato!!!!!

3) S'impone una seria capacità organizzativa dei diversi gruppi o movimenti nazionali e internazionali che sappiano essere interlocutori credibili e forti difronte allo strapotere della santa sede (o anticristo come diceva Lutero).

4) Diversamente le nostre piccole grida non si sentiranno. Anche perchè i vescovi più scaltri stanno attuando una politica di ricupero ecclesiale dei preti sposati, assegnando loro funzioni diaconali o amministrative ai diversi livelli: dall'insegnamente di religione, alla cura degli anziani, dalla catechesi al coordinamento di incontri di famiglie sulla bibbia (vedi il nuovo vescovo di Rimini): Divide et impera!!!! In questo la chiesa, erede dell'impero romano, non ha nulla da imparare!!!

5) "Un prete che s'innamora non dovrebbe lasciare". E' esperienza frequente di tutti i giorni che il pretino o pretone s'innamora di questa o di quella, anche perdutamente. Dopo qualche tempo la donna, mi pare giustamente, chiede al prete di prendere una qualche decisione. Non credo che sia giusto giocare con gli affetti a lungo. La clandestinità degli affetti sconfina non di rado con un gioco concubinario che crea inevitabili tensioni. La gente scopre che.... e comincia a mormorare, non solo nei piccoli paesi. La donna viene additata, il prete deferito in curia, si dovranno prendere provvedimenti. Storie di tutti i giorni.

Cara Stefi, il prete non vorrebbe lasciare, ma dopo due o tre di queste storie alla don giovanni, trovano il modo di spedirlo da qualche parte, anche là dove non piace!!! D'altra parte il prete non può lasciare!!!! Perchè non ha nè arte nè parte per cui campare. A 40-50 anni ci sarebbe tutto da ricominciare, a fare cosa??

6) Se la lenta emorragia non cambia le cose, neppure l'innamoramento serio senza assunzione di responsabilità anche nella prospettiva di figli, che non sono un accidente sempre casuale, cambia le cose. Sono d'accordo con te. L'assunzione di precise responsabilità, cambia radicalmente la vita...e ti impongono le dimissioni da prete.

7) Infine sul fatto della lenta emorragia che farebbe perdere autorevolezza agli occhi della gente, ti dico sinceramente che a me non risulta. Di amici e conoscenti che hanno la mia esperienza ne seguo tanti, e nessuno di loro ha avvertito il crollo di fiducia e autorevolezza. Certo non hanno continuato ad esercitare come prima e dov'erano prima. Ma con un buon mestiere nelle mani è spesso gente che si è fatta ammirare per il coraggio di decisioni difficili e per l'onestà morale nel superare l'ambiguità pretina nel trattare la donna.

   Cara Stefi, mi piacerebbe che questo dialogo interessante fosse anche sul sito di chiesa in cammino, se tu sei d'accordo. Trasmettilo tu stessa. Ciao, Chino e Nadia 

 

 

From: Salomone, Stefania

To: Chino

Sent: Friday, June 13, 2008 10:15 AM

Subject: RE: Lettera del webmaster

Carissimo Chino,

ti ringrazio per la fiducia e anche per il linguaggio “semiserio”, come lo hai definito.

Non sono una Amazzone dato che non sono mai salita su un cavallo … e non posso essere una Giovanna D’Arco per tutta una serie di motivi, fra cui il fatto che probabilmente, oggi come oggi, non si prenderebbero neanche la briga di accendere un fuoco per bruciarmi.

Mi fa piacere che la Signora Antonietta Potente introdurrà il tema “qualcuno continua a gridare” … peccato che fra i preti sposati non ci sia nessuno che grida insieme a quelli che “continuano a gridare”!

O forse sono io sorda da non sentire queste vostre grida.

Non posso rappresentarvi, io sono una donna. Fra l’altro (e l’ho sempre affermato), la mia opinione è sempre stata quella che un prete che si innamora non dovrebbe lasciare.

La lenta emorragia non cambia le cose; rimpolpa semplicemente le fila di una piccola casta di semi-emarginati, che perdono immediatamente la loro autorevolezza agli occhi della gente.

Salvando le poche eccezioni, ma converrai con me, che la situazione è questa.

Io sto cercando nel mio piccolo di far leva sulle donne, quelle che sono invischiate in relazioni con religiosi, perché spero che almeno loro abbiano il coraggio di uscire allo scoperto e far uscire I PRETI allo scoperto. Ma così non è.

Quelle che aspettano decenni sperando che il prete si decida a lasciare, decisamente non potranno cambiare le cose.

Forse rinunciando alla pretesa che lui lasci, investendo le proprie energie più che sull’attesa, sulla crescita del rapporto, su una sorta di progettualità per costruire la coppia, dimostrando a lui che il rapporto è essenziale tanto quanto il ministero, smettendo di accettare le briciole del suo tempo, costringendolo ad assumersi la responsabilità di vivere un amore. Questo si cambierebbe le cose.

Ma, come dicevi tu, il Vaticano incombe e sa bene che i preti hanno storie (e tante) con donne e uomini, basta che non si sappia. Non è una questione di celibato, è una questione di omertà e di paura. La paura di perdere il proprio ruolo.

Costruendo nei seminari/noviziati esseri che vivono di ruolo, il problema è risolto; non vi rinunceranno mai. E non parlo di lasciare, parlo di investire sulla propria umanità, cosa che il prete vede come perdita della propria “speciale elezione”.

Questo è ciò che io riscontro. Alcune donne si sentono in colpa perché “le sue mani sacre mi hanno toccato”. E di fronte a frasi come questa … che dire? Le prendo per mano e cerco di dare loro quegli strumenti (che poi sono quelli che io sto utilizzando) per riscoprire il volto di Dio Padre, ma è dura. Vanno a fare i pellegrinaggi in ginocchio sui ceci, fanno ore e ore di adorazioni, di penitenziali inutili, solo per stare vicino al prete.

Cosa possiamo/vogliamo fare?

From: Chino [mailto:chino.piraccini@fastwebnet.it]
Sent: venerdì 13 giugno 2008 9.32
To: Salomone, Stefania
Subject: Re: Lettera del webmaster

 

Carissima Stefania

 

condivido in gran parte quanto hai osservato da persona che vive dentro le problematiche dei preti sposati. Personalmente sono convinto da tempo che il punto essenziale per ricominciare sempre da capo è il Vangelo e il cercare di fare comunione con quanti si vogliono incontrare veramente sulla Parola. Nadia ed io cerchiamo di partecipare a tutti gl'incontri possibili di questo genere e li sollecitiamo in continuazione con risultati alterni e non sempre soddisfacenti. Ieri sera eravamo ad un incontro che per tema aveva "la speranza contro ogni speranza", naturalmente in riferimento ai tempi in cui viviamo. Questa sera a Sorrivoli saremo a tavola con Antonietta Potente che ci introdurrà al tema a lei congeniale: "qualcuno continua a gridare!!!!" Preti o non preti siamo tutti interessati e coinvolti nel profondo.

  Saremo 100/150.000 ma non abbiamo visibilità...è la cosa che più mi fa impazzire. Da tempo cerco di lavorare in questo senso e più noto la frantumazione settaria, come la sinistra-l'arcobaleno, sembra che siamo scomparsi nel mare magnum delle emergenze incombenti che annullano le nostre beghe intraecclesiali. Ciò che dà visibilità sono i mezzi di comunicazione che non sono con noi come qualche tempo fa. Ma la responsabilità maggiore è evidentemente nostra perchè ci siamo ritirati nel privato e rassegnati allo stile "schiacciasassi" del buldozer Ratzinger. In Italia poi il Cupolone incombe e detta tutte le regole del menù ecclesiastico fin nei minimi particolari. Si tratta di reagire unendo quelle poche forze che restano dei gruppetti vari, vocatio compresa, per quanto appaia moribonda. Ho sempre lavorato in questo senso ma con risultati da fatica di Sisifo.

   Cara Stefi, ci vuole una Giuditta, una Giovanna D'Arco, una Caterina da Siena che pur essendo analfabeta ha contato tanto. Tu hai cultura buona se non ottima, coraggio

competenze ai diversi livelli, sguaina la santa spada della profezia e prendi la testa di questa masnada di poveri preti sposati rassegnati. Ti seguiremo, novella Amazzone di una nuova possibile chiesa sempre più al femminile. A parte il linguaggio roboante e semiserio, non sto scherzando e non ho nessuna intenzione di prenderti per i fondelli!!!! 

 

Chino e Nadia ti salutano caramente


Intervento di Ausilia

Caro Carlo,

Una semplice osservazione: non esistono "suore sposate"; i preti che si sposano, dal momento che si ritengono ancora preti (..), hanno diritto a chiamarsi preti sposati, ma le suore o sono suore o sono donne sposate o "; la suora si qualifica proprio per non essere sposata. Si tratta di povere categorie umane, ma un po' di esattezza teologica non fa male.

Con affetto,

Ausilia


Risposta di Carlo Castellini

 

Ciao a tutti, cari amici,

                                    che vivete sicuri nei vostri tiepidi siti, considerate se questa e' una chiesa che cammina, e se questo e' un sito fermo sulle sue posizioni. Battuta a parte, ringrazio Umberto per la provocazione e Stefania per lo splendido lavoro di traduzione e di mediazione.

                                     Come laico cristiano, mi sento un poco tagliato fuori dalle vostre discussioni, per certi versi ancora preconciliari di preti sposati, ma che hanno ancora un proprio presbiterio, alla rovescia, come dice Ernesto. D'accordo sullo "sposati"; ma le suore sposate dove le avete messe? Perche' devono essere sempre sottintese? E il sacerdozio dei laici, Umberto, quello del Vaticano II o della Lumen Gentium, in quale angolo lo avete relegato? Sacerdozio regale, sacerdotale e profetico...sto parlando dei Laici non dei preti sposati. Che ognuno dica o scriva quello che piu' gli aggrada mi sembra anche logico; ma che non si sia capaci di uscire dal proprio orticello, me compreso, non e' segno di Chiesa del Grembiule, ma del grembiulino.

                                      Conosco di persona solo alcuni di voi, e mi siete stati amici e di aiuto; per questo mi sento legato al vostro sito; non sono prete sposato ma quasi, anche se tante tematiche mi toccano da vicino, sia come riflessione sul passato che come proiezione verso nel futuro. Il sito non e' da buttare; per me è stato una splendida occasione  di parola e di confronto. Ma coloro che l'hanno pensato e messo in atto devono trovare anche il tempo di qualificarlo, con spesa di idee ma anche di euro, da parte di altri.

                                      Vorrei ricordare a Giuseppe che sono lieto del suo successo nel rapporto con i giovani e famiglie del  calcio; (lo meriti perche' ci hai dato dentro anima e corpo); e' uno sport che si presta moltissimo ad una educazione in senso globale visti i venti che tirano oggi. Ma ti ricordo che io non sono ancora in pensione; e che tu potresti togliere qualche ora alla tua attività per qualificare il sito anche co n interventi di persone ad hoc; non cadrebbe il mondo, mi capisci?

                                      Un'annotazione generale, ma vera, mi sembra: anche noi cadiamo nel solito errore di credere che i nostri interventi medatici, che creano un dialogo e incontro virtuale, tramite il sito, siano quasi piu' importanti del dialogo reale, fatto di incontri umani, di scambio tra persone, fatto con chi puo' e chi ci sta; perche' sono i rapporti umani che diventano segno della Grazia. Quindi se a Sorrivoli,  sta nascendo qualcosa di positivo e di bello, quello e' un luogo da condividere; e mi sembra che alcune esperienze si possano esportare anche a Brescia, Como e Verona.

                                     A proposito di cio', Vi ho resto testimonianza piu' volte nella comunità cristiana del Villaggio Sereno a Brescia: e vi dico subito che le mie quotazioni in borsa (leggi opinione pubblica) non sono lievitate di molto; ma il dado e' stato lanciato; le idee le ho espresse; ho fatto anche i vostri nomi. Io pero' non demordo:so che voi mi avete accolto, ho visto le vostre sofferenze psicologiche, con le quali voi vi siete fatti "samaritani" di altri, per un incontro umano, solidale, aperto. Insomma non bisogna predicare solo nei siti, ma bisogna rivolgersi alle Comunita' di Laici; dove c'è accoglienza Brescia, Como, Cesena, Verona. La battaglia del sacerdozio uxorato non la vincete da soli, ma con l'aiuto di uomini e di donne concreti.

                                      I segni dei tempi? Bisogna considerare il punto di vista. Per chi ha voglia di fare e'  "Adesso", come diceva Mazzolari, invitanto tutti  ad arginare  la marea montante  del fascismo e del comunismo e del relativismo. Se stiamo incerti a scrutare all'orizzonte segni cifrati o firmati, non arriveranno mai. Ognuno di noi e' portatiore di un segno, dei alta caratura.


                                      Un abbraccio. Grazie per l'accoglienza.
                                       Carlo



Risposta di Ernesto Miragoli

Ciao a tutti.

Non posso che sottoscrivere le osservazioni di Stefania anche perchè sono le cose che ripeto da sempre. Mi piace quando scrive:"Ognuno lavora su temi o su attività che più gli piacciono, trascurando l'insieme del lavoro che poi crea unità".

E' il problema, Stefania, che andiamo sottolineando da tempo come preti sposati.

Cercherò di essere chiaro:

1. quando si lascia il ministero si ha una sola preoccupazione: cercare lavoro, casa,ecc.

2. poi vengono dei figli

3. a questo punto le cose si sistemano un poco e si comincia ad interessarsi della cosa

4. si frequentano dei gruppi (la mia esperienza fu Vocatio perchè fui contattato dopo un mio intervento in TV)

5. c'è l'entusiasmo, ma ci si accorge quasi subito che si crea un presbiterio alla rovescia : le nostre mogli sono poco coinvolte, spesso c'è critica feroce nei confronti dell'istituzione chiesa,ecc.ecc. Paola ed io - avendo anche i bambini piccoli ed essendo impossibilitati ad affidarli a qualcuno - abbiamo pensato che avremmo potuto far del bene alla causa aiutando donne e preti in crisi. E siamo andati avanti così.

6. la difficoltà a cui tu accenni (e che a mio avviso è il clou della tua lettera) è data anche dal fatto che siamo formati in seminario per essere capitani di vascello. L'esperienza del ministero (sia per formazione che per realtà sociale che troviamo) acuisce maggiormente tale convinzione psicologica. E non sappiamo condividere. Non perchè non vogliamo, ma perchè non siamo capaci. Se qualcuno contraddice le nostre idee, non sappiamo confrontarci e ci dividiamo. Vocatio è un esempio di associazione che nacque dalla costola di Orma, la quale Orma divenne Hoc facite. Vocatio si ridusse pian piano fino a rimanere quella che è.

 

Dopo aver buttato giù currenti calamo queste idee, mi sento di dover dire - a favore di Umberto - che quel che ha scritto lo condivido a tal punto che mi ha stimolato a riprendere miei scritti sulla spiritualità dei preti sposati, sul sacerdozio familiare  ecc. Non so se avrò tempo di elaborare bene (ho un maledetto lavoro), ma se ce la faccio, ringrazio Umberto per la sua positività.

Positività - o ottimismo - che non condivido quando afferma che i tempi sono maturi.

Per me,no.

I tempi non sono maturi perchè i segnali non ci sono, caro Umberto.

E i segnali non verranno fino a quando andremo divisi alla meta e ci lasceremo incantare dalle sirene dei mass media che ci vogliono in TV o alla Radio o su un giornale per prurito sessuale o per scandali alla Uccelli di Rovo. Anche la settimana scorsa mi hanno chiamato dalla 7: mando per email quel che voglio dire e come voglio partecipare...è un classico: non si fanno più sentire. Ai giornalisti non interessa un dibattito con chi è favorevole al celibato, ma interessa come hai conosciuto tua moglie, quanti preti ci sono in giro che hanno una donna...le solite, stupide cose.

Stefania fa una proposta seria: ripartire dal vangelo.

Io - e GIuseppe Zanon lo sa bene - ripeto la mia da sempre: un centro che raccolga seriamente i casi, un servizio ai preti che hanno lasciato per la ricostruzione dell'iter della pensione, un punto di convergenza a cui tutti possono far riferimento per problemi di dispensa (se la vogliono chiedere) o giuridici (se convivono e poi si sposano in comune, mgari con figli a carico). Un centro dove una coppia in crisi possa trovare il modo di vivere un paio di giorni con qualcuno che non gli scaldi la testa sulla gerarchia che è matrigna, sulle amanti clandestine dei preti ed altre cose del genere, ma li ascolti e li segua. Un buco dove chi deve lasciare la parrocchia perchè ha deciso di sposarsi (magari con lei incinta) possa rifugiarsi quel mese o due per trovare con calma lavoro, sentire di essere a casa propria, confrontarsi su come parlarne ai propri genitori...

Avevamo tentato con CHIF (l'idea di Umberto di finanziarsi in quel modo era magnifica), ma tutto è naufragato. E sai perchè, Stefania? Perchè non avevamo nulla (io per la verità fui cooptato quasi alla fine), ma abbiamo subito segnalato la cosa alla stampa, abbiamo rilasciato interviste...e poi forse non abbiamo scelto le persone giuste, da quel che ho saputo.

Dobbiamo fare le cose in silenzio. Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce.

Dobbiamo mostrare con le opere la nostra fede.

Non posso partecipare a Sorrivoli, ma da quel che vedo mi pare che lì stia nascendo qualcosa di buono in questa direzione. E ne sono felice.

ciao

ernesto

 


Risposta di Giuseppe Z.

Carissima Stefania,

                            ti rispondo a caldo,appena letto il tuo appello.

Complimenti intanto perchè oltre alle traduzioni ed oltre alla direzione della rubrica sulle donne in relazione coi preti nel sito DONNECOSI (complimenti ancora,quante volte ti ho detto che sei forte in questo !) hai trovato tempo per occuparti del sito chiesaincammino. Rispondo a qualche punto.

 

---'Non trovo conclusioni ..consolanti...il lavoro dei preti è frammentario' . Ma come si fa ad unificare quanto fanno i preti sposati dal momento che le posizioni ( più che legittime, sono svariate. Inutile insistere su una unità impossibile,meglio giudicare se quello che fa un gruppo di preti è valido,è presentabile,è credibile....

 

----'Alle buone intenzioni con le quali abbiamo rilanciato il sito ,non è stato dato seguito,almemo non in modo costante'. Giro di corsa la tua domanda a tutti quelli della Redazione che io ho auspicato (dopo Maguzzano) più ristretta,più efficiente,più..interessata,più coesa nel lavoro (l'ho ripetuto fino alla noia che ci vuole un contatto continuo tra quelli della Redazione,anche mediante una e-mail speciale);ognuno si domandi se abbiamo lavorato così,meglio, se abbiamo voglia di lavorare così !

 

--'Dove sono i segni dei tempi.La maggior parte della comunità non sanno neanche..li giudicano traditori'.

Non son come oppormi a questa tua affermazione,parlo di me,della mia realtà:il parroco che mi sollecita continuamente ad impegnarmi di più per la parrocchia,la gente che sa tutto di me e mi stima e ,questa sera ...quante mamme mi darebbero un bacio in fronte(di complemento,di congratulazione !?) perchè stasera e domani sera sfoggio all'Oratorio una esibizione sportiva di tutti i calciatori della società A.C.Gottolengo,la società della quale sono un  pò tutto. Che bello viverlo questo impegno cristiano e sociale...non ho tempo di pensare (troppo) ai problemi dei preti sposati!

 

---'L'unica proposta sensata..è ricominciare tutto d'accapo' .E va bene,io ci sto,avanti sulla linea liberante ed evangelica.

 

---'Perchè non trovo mai commenti da parte vostra su quello che succede nel mondo,proteste,grida,critiche..?'

Ma Stefania,un piccolo gruppo come il nostro dovrebbe cimentarsi ad esaminare i problemi del mondo? Son sicuro che tutti noi lo facciamo personalmente e quando ci occupiamo dei nostri problemi non è per chiuderci,ma per dire qualcosa di sensato,di verificato,di convincente,e non cose generiche.Ti faccio ancora il caso mio:godendo della pensione,ogni giorno leggo quattro giornali ,due della provincia di Brescia,due nazionali (Corriere e Repubblica ),oltre alla Gazzetta (ma di questa mi vergogno un pò!). Seguo quanto avviene nel mondo,quali siano i problemi gravi degli uomini di oggi,li vedo bene riflessi nel sito Il DIALOGO,nel sito ECUMENICI,e in tanti altri. E poi mi permetti un appunto personale:e la tua rubrica sulle donne innamorate di preti ? Non è un chiudersi ad un piccolo mondo,a piccoli problemi ? No,rispondo io, è una parola specifica e competente su un problema (uno dei problemi) di oggi. La leggo ogni giorno e ti rinnovo l'incoraggiamento per questo lavoro,a te , ad Ausilia e a Joelle naturalmente.

 

---'Io ci sono comunque' :Ci siamo tutti Stefania,fin che ci si confronta vuol dire che c'è vita e voglia di fare.Avanti!

       

                                                                                 Un carissimo saluto a tutti  Giuseppe Zanon

 



Risposta di Stefania con commenti di Umberto


Carissimi tutti,

 

mi prendo due minuti per rispondere a questa proposta di Umberto, al quale rinnovo gli auguri di una pronta guarigione.

 

Lungi da me l’idea o l’intenzione di fare polemica, ma il mio punto di vista sulle “consolanti conclusioni” è decisamente diverso.

 

Non trovo conclusioni, e tanto meno consolanti. Anzi, mi sembra che il lavoro dei preti sposati in generale (quindi, eccezioni a parte) sia frammentario.

 

E' vero che il lavoro dei preti sposati e' frammentario e sporadico.

 

Alle buone intenzioni con le quali abbiamo rilanciato il sito non è stato dato seguito, almeno non in modo costante.

 

E' verissimo che la partecipazione al sito e le iniziative che ne sarebbero dovute seguire sono quasi ZERO (vedi populus dei, rentapriest in Italia, organizzazione e partecipazione, ecc.)

 

Ognuno lavora sui temi o sulle attività che più gli piacciono, trascurando l’insieme del lavoro che è poi la cosa che crea unità.

 

Individualismo e campanilismo sono tipici dei  preti "sposati o no".

 

Non trovo quindi una “chiave positiva” di lettura della situazione.

 

Il tema non e' stato lanciato per essere una auto-celebrazione, ma una nuova proposta positiva.

 

Nel mondo ci saranno anche più di 150.000 preti sposati, ma non hanno visibilità, tanto meno in Italia. Non ci sono iniziative per incontri, dibattiti, si scrive da dietro una scrivania o uno schermo (quando dice bene), e, francamente mi sembra un po’ poco.

 

Ci sono invece organizzazioni molto attive all'estero: Brasile, USA, Federazione, ecc. purtroppo in Italia via che lo sparuto numero delle comunita' di base, non c'e' altro di veramente attivo.

 

Dove sono i segni dei tempi? La maggior parte delle comunità non sanno neanche dell’esistenza dei preti sposati, e quei pochi che ne sono al corrente, li giudicano dei traditori, probabilmente per non averne mai incontrato uno.

 

Questo e' verissimo in Italia, ma non applicabile a tutto il mondo. Del celibato e del ministero uxorato non ce ne preoccupiamo solo noi, ma molti anche tra la gerarchia ed il popolo di Dio.

 

Dov’è la profezia? La maggior parte di voi ringrazia il Signore perché la parrocchia non li caccia, o perché la gente li cerca, o perché qualche prete in ministero li invita a pranzo.

 

No, io ringrazio di essere quello che sono, accettato o no. Ringrazio di essere parte di un gruppo di persone "marginalizzato' ma incomodo e talvolta ammirato.

 

Liberi ministri dell’amore? Tutti lo siamo.

 

Vero, ma non per il clero regolare ...

 

Partecipi delle sofferenze di Gesù e Maria … NO COMMENT.

 

Mi fermo qui.

 

L’unica proposta sensata, a mio avviso, è ricominciare tutto da capo, dal Vangelo, organizzare incontri biblici, ripartire da lì. Imparare che il prete è uno come gli altri, che è la comunità ciò che conta, che non si è al servizio degli altri in quanto “preti”, ma in quanto “cristiani”.

 

Questo e' il succo della proposta e mi piace molto come Stefania lo riassume e propone.

 

Assumere su di sé la croce, che non è l’accettazione delle sventure della vita, ma la libera decisione di perdere tutto ciò che si ha, altrimenti si finisce col costruire un’altra casta, magari un po’ ai margini, ma sempre casta.

 

Il tema non è il celibato o il non celibato, il tema è, secondo me: coloro che hanno scelto di lasciare perché una norma non permetteva loro di sposarsi, come hanno saputo trasmettere la loro esperienza? Sono in grado di procedere a prescindere dalle decisioni o dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche? Sono disposti ad andare contro-corrente, battendosi per la giustizia sociale, ben consci che saranno presi a calci nel sedere?

 

Molti dei membri di CORPUS e CITI sono precisamente coinvolti in simili attivita', anche in Brasile i preti sposati sono attivamente coinvolti nell'azione sociale e ministeriale...

 

Perché non trovo mai commenti da parte vostra su quello che succede nel mondo, proteste, grida, critiche, iniziative? Nel sito riportiamo di solito qualcosa che ha scritto qualcun altro, ma anche a questo spesso non seguono commenti.

 

Dove stiamo andando? Le domande che rivolgo a voi, le rivolgo anche a me, ovviamente.

 

Vi chiedo scusa per la durezza delle mie espressioni, ma non ho trovato altre parole più adatte per esprimere la mia disillusione.

 

E' sintomatico ed indicativo che a rispondere sia stata solo Stefania! Ce ne fossero a centinaia di lei ...

 

Io ci sono, comunque.

 

Attendo repliche.

 

Stefania

 

 

 

 


 

 

Carissimi amici di “Chiesa in Cammino”

Propongo qui un lancio positivo:

“I preti sposati segno dei tempi”

Dopo una vasta e meditata lettura, ricerca, e riflessione sul materiale che abbiamo raccolto e pubblicato sul nostro sito www.chiesaincammino.org e tutto il lavoro di individui, associazioni ed organizzazioni che ci riguardano, possiamo permetterci di affermare le seguenti consolanti conclusioni a riguardo dei preti sposati (piu’ di 100,000 negli ultimi 50 anni), non escludendo peraltro i preti celibi d'avanguardia:

Se qualcuno di voi si sente di “investire” le proprie energie e scrivere al riguardo, magari scegliendo uno degli argomenti o proponendone altri adeguati, potremmo farne scaturire una visione positiva e un segno moralmente, non solo accettabile, ma evangelicamente esemplare.

Sarebbe anche molto importante e certamente significativo, coinvolgere altre persone (anche se non appartenenti ai nostri ranghi).

Mettiamoci in chiave "positiva", i tempi sono maturi ...

Rigrazio in anticipo chi si cimentera’ ...

Cordiali saluti .... (sempre positivo anche nella sofferenza)

Umberto

P.S. - Il materiale potrebbe poi essere presentato a Vienna durante il raduno della Federazione ed eventualmente pubblicato sui media amici.