Lettera di Bianca  03 luglio
 
Carissimi tutte/i, che mi avete fatto giungere gli auguri per il matrimonio 
religioso celebrato il 29 giugno scorso, quando mio marito, avendo raggiunto i 
quaranta anni, ha potuto ottenere la dispensa.
Vi ringrazio per il vostro affetto e la vostra vicinanza.
Mi scuso per il ritardo nel ringraziarvi, ma sono presa da tanti pensieri, e 
anche la salute vacilla e mi sento stanca.
Ieri mi sono incontrata con il nostro (mio e di mio marito) confessore ed una 
sua frase mi ha fatto male. Vede me più forte di mio marito, poiché io gli ho 
raccontato un episodio successomi qualche mese fa. Mi ha invitato a sostenerlo 
perchè al fallimento del suo sacerdozio non se ne aggiungano altri. Ho avvertito 
uno squarcio. Gli ho fatto presente che le donne non sono tenute ad innamorarsi 
del sacerdozio: io amo mio marito con tutte le sue fragilità, così come lui ama 
me. Ho anche detto che conosco dei preti sposati i quali coltivano il carisma 
presbiterale in tutto e per tutto, a volte più di chi è in ministero. Non è 
l'abito che fa la persona. Lui nel suo discorso ha scisso l'uomo dal sacerdote.
Gli ho detto che io pretendo il rispetto della sua dignità. Lui è molto dolce e 
sensibile, ha le sue pecche, ma nessuno è perfetto. Intanto come mai nessuno, 
dico nessuno, dopo il matrimonio, ha chiesto la sua collaborazione? Siamo caduti 
nel completo oscuramento della nostra personalità.
Sento di avere sbagliato aprendomi. E' inutile che io sottolinei sempre che, 
anche se mio marito, nel guardarlo, lo vedo in clergyman, è certo che lui, così 
come svolgeva bene il suo ministero, altrettanto sarebbe in grado di svolgerlo 
tuttora. La sua debolezza non è dovuta all’impossibilità di esprimere i propri 
carismi?
Ma mi chiedo se il dirlo serve a qualcosa… Io sono schietta nel parlare, ma 
ritengo inutile buttare parole al vento.
Adesso, care amiche ed amici, vi lascio, ma vi porto nel mio cuore. Vi abbraccio 
Bianca
p.s
Oggi Emilio festeggia il suo IX anniversario di Ordinazione…..  
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