Rev.do monsignor Fisichella,

                                                  tutta la mia stima per il suo coraggioso intervento alla trasmissione  'Anno zero' di Santoro, per aver parlato a nome della Chiesa su fatti di particolare delicatezza in questi momenti, mi permetto ora di intervenire nel dibattito sulla educazione nei seminari degli anni '50 e in appoggio a quanto Le ha scritto Fausto Marinetti nella sua lettera inviataLe il 24/07/'07.

 

Fausto sostiene che in sostanza quella educazione era sessuofoba, che l'argomento

sessualità era male impostato: non faceva crescere serenamente il ragazzo, era di eccessiva importanza, esponeva il giovane al rischio di dover poi rivedere tutto di fronte alla concretezza della vita. Lo sostiene con tanti particolari di vita e con argomenti adeguati.

 

Ebbene, io amico di Fausto e con lui impegnato nel sito chiesaincammino, non posso che confermare quanto lui dice, anche se c'è un pò di differenza tra il mio seminario ed il suo: il mio tra i padri carmelitani e negli anni '50-'63, il suo tra i frati francescani e negli anni '53-'67; per tutti e due  l'area geografica della Lombardia e del Veneto.

 

Potremmo portare a testimonianza di tutto i compagni di collegio di quegli anni, ci sarebbe l'imbarazzo della scelta, ci sarebbero tanti aneddoti che ci fanno ridere di gusto quando ci ritroviamo e ce li raccontiamo. E lo facciamo con serenità e senza rancori verso gli educatori di di allora, anche loro figli di quei tempi, di quella mentalità.

 

Quello che fa pensare però è che figli di quella educazione e di quella mentalità sono in gran parte gli uomini che oggi costituiscono l'attuale gerarchia ecclesiastica, che hanno in mano l'andamento ( non le sorti... ci vuol altro, c'è Cristo Gesù per questo !) della Chiesa di oggi, che hanno pressapoco l'età che va dai 60 agli 85 anni.

 

A volte nei loro atteggiamenti e nelle loro posizioni si può cogliere una eccessiva sopravvalutazione della sessualità come questa fosse importante quanto la fede, quanto la religione, quale misura oggettiva di esse, parametro per giudicare se uno è vero cristiano, è un buon prete. Il sesso è una componente della vita umana, come il mangiare, il bere, il lavorare, il curare la salute, l'essere autononi economicamente ecc., non si identifica con la vita, non si identifica con la pratica religiosa. Non si identifica con la vita del prete perchè questi è un buon prete se ci crede, se ha la vocazione a fare il prete, se sente pienamente il compito di fare da ponte tra gli uomini e Dio. E' un retaggio della educazione del seminario pensare che parametro di tutto sia il sesso, il celibato, la propria vita privata e familiare.

E questo va detto senza niente togliere alla 'fulgida gemma' del celibato  che quando è dono e carisma è certamente una grande cosa,  lustro per la Chiesa e per i suoi uomini.

 

Sostenuti anche dal pensiero di don Zega che afferma: 'La fede autentica non teme il confronto delle idee e la libertà delle opinioni' (OGGI, n° 32, 08/'08/'07), ci permettiamo una osservazione sugli avvenimenti attuali della Chiesa, una osservazione che vuol essere costruttiva e vuol rimanere semplicemte una osservazione personale. Quanto ci è piaciuto l'intervento del Papa a Lorenzago che parlando ai preti di Belluno, Feltre e Treviso ha detto: '...camminiamo con i piedi per terra e con gli occhi rivolti al cielo',  altrettanto non ci piaciuto il richiamo deciso fatto ai vescovi dell'America latina in occasione  della sua visita in Brasile per affermare in modo perentorio, ancora una volta, la legge del celibato obbligatorio, senza discussioni. Anche se si sa che in quella terra i preti che non osservano tale legge sono in notevole percentuale, anche se si sa che il grido di quella terra è la fame di preti e di diaconi per annunciare il Vangelo di Cristo e arginare l'avanzata delle sette protestanti, anche se si sapeva il grido spontaneo di quella terra,  espresso da un suo pastore: 'Il celibato non è un dogma' (card. C.Hummes).

 

I seminari di quegli anni e la loro educazione sulla bella virtù ! S.Luigi che non guardava in volto sua mamma per non subire tentazioni ! La Madonna guardata come donna sublime ma avulsa dalla realtà quotidiana, la donna vista come fonte di tentazioni e possibile pericolo per la propria vocazione! Soprattutto la propria madre, tenuta lontana per non interferire nella educazione al sacerdozio !

 

A quanti si sono liberati da questo pesante fardello, sarà permesso esprimere qualche idea?

 

                                                               Con stima e cordiali saluti

                                                                       Giuseppe Zanon