Ti invio il testo delle mie riflessioni sul libro di Ernesto Miragoli.

"Caro Ernesto,
                         permettimi di darti del "Tu". Ho appena terminato di leggere il tuo libro in cui ti racconti come prete sposato. Onestamente pensavo che certe cose non mi riguardassero piu'; e che certe riflessioni e discorsi formulati mille volte insieme con Giuseppe Zanon, (prezioso amico che mi aveva prestato il tuo libro), fossero il segno di un ferita rimasta aperta, ma disegno personale soltanto. Invece, a fine lettura, mi sono accorto che tante cose dette e scritte mi toccano ancora da vicino, sia quelle di segno positivo, che quelle di segno negativo. Ho ricevuto formazione missionaria in tanti seminari e case di formazione dei missionari comboniani. Ho abbandonato con coscienza dopo aver chiesto un anno di prova, ed avere conseguito il diploma di licenza in sacra teologia, a Roma, presso l'università urbaniana.
A fine lettura mi sento pero' di formulare le seguenti riflessioni:

1. Ritengo il tuo libro una provocazione positiva, perché è stimolante in senso buono; perché sceglie il dialogo come forma di ricerca e di approccio, sia con la chiesa ufficiale, che con i superiori, senza rinunciare alla ricerca ed all'autonomia di giudizio ed alla solidarietà con i preti sposati.

2. Ritengo positivo il fatto di citare i documenti della chiesa sul sacerdozio e celibato ed il tentativo riuscito di inserirli in un preciso contesto storico e culturale e teologico (ecclesiologia e concili).

3. Io non ho gradito in apertura il "Lei" che ti rivolgi al lettore: crea distacchi più che vicinanze ed il problema di cui tratti ha bisogno di vicinanze e di solidarietà. E la chiesa di distacchi ne ha prodotti anche troppi.

4. Emerge dalla lettura la convinzione personale che tu sei ancora persuaso di essere prete a tutti gli effetti, e che questo per te non contrasta per nulla col fatto di avere realizzato come uomo il tuo sogno d'amore e di avere generato figli:in uno spirito di amore e di servizio verso Cristo e la sua Chiesa.

5. Accenni troppo poco a mio modesto parere, al fatto della tua paternità fisica e pedagogica ed alla tua condizione maritale: rapporto di coppia, con i figli, con la moglie; per uno che è stato prete non e' una novità di poco conto, anche se lasci intravedere al lettore una famiglia buona e solidale; in questo senso tu conduci ancora la tua vita da prete e sembra quasi che tu abbia una seconda vita separata dall'esperienza della famiglia. A mio parere il problema del prete sposato sta proprio in questa doppia identità: è vero o non e' vero?

6. Ho letto anche il libro della Marisa Fumagalli e quello della Desfond: c'è poco da discutere, si tratta di esperienze vive e toccanti che ti inchiodano senza remissione. Il tuo libro rappresenta un passo avanti, perché tenta di passare dalla denuncia al dialogo.

7. Parli troppo poco, a mio parere, della comunità religiosa locale di riferimento: vi si accenna solo in maniera secondaria, come se la comunità dei fedeli fosse più importante e funzionale alla figura del prete. Sembra quasi che questa sia al servizio del prete e non il contrario. Purtroppo questa concezione e' ancora molto diffusa tra il clero e nei laici. Il parroco è considerato come feudatario e la parrocchia come il suo feudo, i fedeli come gregge da pascolare e sono ancora visti come oggetti da governare, non come persone da servire, da rispettare, con cui crescere.

8. L'aspetto forse più bello e costruttivo è l'esigenza del dialogo ed il bisogno di far conoscere il problema: questo rende più sofferto e credibile ciò che scrivi.

9. Ciò nonostante, qua e là, si avverte anche quel bisogno di protagonismo, narcisistico, che e' tipico dei preti educati nei seminari nella cultura classica e pedagogica, quel desiderio inconscio di essere stimati e considerati, quel sentimento di essere un pò al centro dell'universo, proprio quello che Michele Gesualdi, alunno del Priore di Barbiana, rimproverava al suo Priore in maniera bonaria, ma reale. Il desiderio di essere stimati e considerati da santa madre chiesa, ma anche da parte della comunità; e quindi di essere di nuovo integrati con  funzioni di prestigio ma anche di potere.

10.  Noto in questo tuo atteggiamento un pizzico  di nostalgia dei seminari ormai vuoti ma anche di un utero materno protettivo e difensivo, che per troppi anni ha surrogato la funzione genitoriale. In questo senso parli troppo poco di te come padre e marito; questo ti avrebbe permesso di sviluppare il tema interessante della laicità; il pericolo sembra di nuovo essere quello del prete-religioso che rischia di fagocitare la parte laica del marito, dello sposo, del padre fisico e psicologico: anche questi sono splendidi doni per la comunità e la chiesa. Eccome!

11.  Non escluderei il prete sposato dalla vita politica e dall'assunzione di responsabilità sia nella comunità religiosa che nella comunità civile, visto che, come uomo sposato, è laico a tutti gli effetti.

12. Sono pienamente d'accordo di usare tutti i mezzi della comunicazione sociale per far conoscere il problema: televisione, radio, giornali, riviste, convegni per favorire l'affermazione di una nuova cultura, dentro cui il problema possa essere discusso e compreso nella giusta luce.

13. Proposte: sarebbe utile se ogni provincia avesse un proprio referente, di modo che, chi avesse necessità economiche e psicologiche potesse chiedere aiuto senza vergognarsi. Si potrebbe dare vita ad un fondo comune autogestito, un modo concreto di sentirsi collegati in rete e di essere solidali.

14. Formulare delle proposte scritte da inoltrare a Roma, perché si discuta della questione dei preti sposati, in sintonia con i temi che sono già stati presentati da un gruppo di vescovi relativamente al macro  e micro ecumenismo tra le chiese orientale e occidentale, rapporto tra le chiese locali, la sessualità, il celibato ed altro.

   Ho cercato di riferirti a caldo le impressioni che ho raccolto dalla lettura del tuo interessante libro. Anch'io mi porto dentro ancora delle aspirazioni rimaste incompiute. La nostra è ancora un'identità in parte da sviluppare, in parte da ricercare senza indulgere ad alibi.

  Non parli qua e là del libro di Tullo Goffi, dell'educazione affettiva del sacerdote. Penso sia stato uno dei primi a porsi questo problema. Erano gli anni 1962 o giu' di li'

  Qualcosa di interessante era stato anche scritto da Ambrogio Valsecchi sulle nuove forme dell'educazione sessuale; anch'egli buon perito conciliare, poi regolarmente silurato dalle autorità vaticane per le sue posizioni coraggiose e audaci.

  Un altro esperto è Giovanni Cereti, teologo e testimone, che ha approfondito alcune tematiche similari nella chiesa e nella teologia attuale e nel quadro dell'ecumenismo culturale.

  A Brescia c'è Nicola Negretti, ex-prete oratoriano della Pace, che attualmente è la mente più lucida del Consultorio Familiare di via Milano, 16, Brescia, sia per il suo acume scientifico  che per la sua capacità di relazione.

   Mi scuserai Ernesto, se mi sono permesso di avanzare delle proposte senza conoscerti, ma la causa ci unisce, anche se differenti sono le esperienze.

  Con un abbraccio fraterno a Te, a Tua moglie ed ai tuoi figli
                              

  Carlo Castellini