Lettera
aperta al Rev.do Don Di Noto, p.c. a Mons. Fisichella e al giornale l'Avvenire
Rev.do
don Fortunato di Noto,
non
si può sottovalutare il prezioso lavoro dell'associazione "Meter", da
Lei fondata, che ha denunciato alla polizia postale migliaia di siti
pedo-pornografici.
Vorremmo
sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le vittime della pedofilia
clericale che hanno chiesto il suo intervento. Vorremmo sapere: anche Lei, come
i vescovi, ha preferito "lavare i panni sporchi in famiglia"? Non Le
sembra troppo facile fare dei violentatori dei capri espiatori, salvando le
gerarchie ecclesiastiche, tutelando l'immagine della Chiesa? Ricorda? Nel tribunale
internazionale di Norimberga sono stati processati i generali, i "cervelli
del male", non i soldati semplici, esecutori materiali di ordini
criminali.
Ora
che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di pubblico dominio - si parla di
"epidemia", fiume in piena, che minaccia di travolgere la Chiesa –
Lei si lancia contro i "quattro mascalzoni". Come esperto di questo
settore non può non sapere, che solo negli USA più di 5.000 preti sono sotto
processo o già incriminati, fra cui una ventina di vescovi. Non sa che le
vittime sono più di 11.000 senza contare quelle sommerse che sarebbero molte di
più? (Perché non prova a "navigare" nel sangue delle vittime, che
scorre ancora nel sito http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp ? Si
tratta delle deposizioni fatte in tribunale, non si invenzioni degli
anticlericali).
Crede
forse che basta togliere dal paniere "quattro mele marce" (secondo
mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non si individuano le
cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi le proprie
responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si ha paura di agire
secondo il vero spirito del Vangelo, come si può proclamarsi dalla "parte
delle vittime"? Di tutto ciò, nessuna traccia da parte di chi si
dichiara "protettore degli innocenti".
Non
un accenno alla differenza tra pedofilia (ed efebofilia) clericale e quella
comune del resto della società. Il prete pedofilo non solo compie un crimine,
ma uccide lo spirito della vittima. Molte vittime sono state talmente devastate
che hanno preferito il suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite
dal "rappresentante di Dio". Arrivano a dire di essere state
"violentate da Dio stesso". Non bastano neppure i risarcimenti
economici e le cure, perché si tratta di sanare le ferite dello spirito,
"stigmate" molto più profonde di quelle della psiche.
La
responsabilità di tutto ciò grava anche sulla coscienza delle gerarchie
responsabili dell'educazione dei seminari e della supervisione del clero.
Ormai abbiamo un'abbondante letteratura al riguardo ed il problema non si
limita alla pedofilia. Vi sono altri guasti che infettano il clero
cattolico. Le statistiche di CARA (Center for Applied Research in the
Apostolate, organizzazione della gerarchia catt. USA) rivelano che meno del
10% del clero osserva il celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno
attuale e passeggero, ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5
al 7% dei preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del
clero avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con
colleghi o in seminario. Negli anni '90 diverse diocesi USA avevano il 10% di
preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era
pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia di abusi indica, che
la gerarchia può dire di non conoscere la natura scientifica della pedofilia,
ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e
criminale.
Si
conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è tenuto nascosto di proposito.
Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si tappa la bocca quando si tratta di
sesso? 2- Che cosa paralizza le vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono
alla segretezza? 4- Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono
sottoposte a pressioni?
Il
libro Sex, Priests, and Secret Codes, The catholic Church's
2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse", Volt Press, Los Angeles,
2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34 anni cura vittime e carnefici,
insegna nei seminari e fa conferenze al clero) mette in evidenza le cause di un
fenomeno tanto complesso quanto occultato per salvaguardare l'immagine della
Chiesa.
Sintetizzo
alcune idee di fondo di questo testo magistrale:
Cospirazione
del silenzio - La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire
per paura del castigo divino. Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di
controllo gioca a favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni
sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la
propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri. Negli USA
gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le commissioni investigative
dichiarano che le diocesi sono responsabili per una specie di cospirazione
al silenzio. Oggi, giudici e pubblica opinione, ritengono che la condotta
dei vescovi sia una forma di collaborazione con il male e c'è chi parla perfino
di "associazione a delinquere".
Celibato
- Le cose si sanno, ma non si dicono, perché inimmaginabili. E così il sesso
del clero è tenuto sotto chiave, protetto e canonizzato dall'etichetta del
celibato. Per i fedeli è impensabile che il prete possa cadere così in basso.
Non viene presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha
disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo "sporco,
peccaminoso, impuro". L'aureola di segreto e di vergogna che lo circonda
conduce all'ossessione per "gli atti impuri". Se il celibato è così
fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una preparazione adeguata.
Per diventare prete uno deve studiare diversi anni. E per gestire le pulsioni?
I vescovi non sono in grado di riformare se stessi né controllare la condotta
sessuale dei preti senza l'aiuto, il controllo e la supervisione dei laici
(=popolo di Dio). Ci sono preti uxorati e pastori protestanti convertiti al
cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di rito latino il celibato
è il tema più controverso. Nonostante l'emorragia e la sofferenza di 120.000
preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e essenziale. Amori
clandestini, concubinato, abusi, figli non riconosciuti, suore stuprate, si
tollera tutto, si rimuovono i fatti, anche il più deplorevole: la pedofilia.
Per la prima volta, dalla riforma protestante, la vita sessuale del clero viene
messa in pubblico. E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la
pedofilia, questa ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che
una cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma altri misfatti, sotterfugi,
miserie e tragedie continueranno ad offuscare l'immagine della chiesa se non si
affronta una delle cause di fondo: il celibato obbligatorio. (cf "Celibato
- Dono o legge?" del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.000
preti siano stati costretti a "lasciare", senza contare coloro che si
"arrangiano", non significa proprio niente per voi? Se fosse una
libera scelta non avremmo questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la
Chiesa, almeno, non sarebbe più "complice" dell'infamia di tanti
abusi sessuali da parte dei "funzionari di Dio". Insomma, non è
evidente che si vuol far credere a tutti i costi che "siamo puri e
casti" ad un prezzo inaudito?
Seminario
- Ormai si ammette che la formazione da apartheid del seminario è inadeguata,
anzi, una delle cause. Le regole stesse (controllo delle stanze, porte aperte,
mai due da soli) fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti
in un ambiente artificiale di soli maschi, che pare favorire l'inclinazione
all'omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze esterne, ma
è generata e si perpetua all'interno del sistema clericale. Quindi non si scaccia
dal basso, ma dall'alto. I vescovi americani riconoscono (attraverso una
Commissione ad hoc), che "ai seminaristi è negato un normale sviluppo
psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale
di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale
"normale" può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di
adolescenti. La Commissione ritiene che questo fenomeno sia una causa
dell'incidenza degli abusi sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i
seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i
giovani siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente,
ma anche emozionalmente" [nostra sintesi]. La "Convenzione sui
Diritti del minore" proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori
dell'ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25,
12.12.1989. Il Vaticano non l'ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123
seminari minori, spacciati per scuole o semi-internati.
Potere
clericale – I genitori delle vittime come hanno potuto permettere che
succedesse? Educati a non mettere in discussione il "reverendo
padre", credono sia peccato contraddirlo o chiacchierare di lui e le sue
attenzioni verso un figlio sono considerate segno di predilezione. Il solo pensiero
di qualche cosa di spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La
vittima accetta le avances del "padre" con la più totale
incomprensione che possa farle del male. Ed egli approfitta del suo potere
spirituale per convincerla che nessuno le crederà. Da dove viene tanto
potere del prete? A lui sono affidati poteri essenziali per la salvezza:
celebrare l'eucarestia, perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio,
poi, rinforza la mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato
"possiede l'autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo
stesso" (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il
curato d'Ars giunge a dire: "Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto
di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice "Dio ti
perdoni", ma "Io ti perdono". Se incontrassi un prete e un
angelo, prima saluterei il prete poi l'angelo. Questi è amico di Dio, il prete
sta al suo posto". Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è di
origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna debolezza, lo
scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè
"immolate".
L'impatto
sulle vittime - Chi violenta un bambino è un "assassino
dell'anima". Chi perde un arto può sostituirlo, ma quando viene ucciso lo
spirito, si perde il senso stesso della vita. Le vittime affermano di essere
state paralizzate, tramortite, perché è inconcepibile che un personaggio così
sublime possa fare del male. Il Dr. Lothstein riferisce: "Mi hanno detto
che la loro anima veniva assassinata. Un assassinio nell'anima, dell'anima. E
non possono superare il senso di colpa e di vergogna. "Come mi è successo?
Potrò mai tornare a Dio?" (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La
vita diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata
l'anima. E molte vittime non rivelano l'accaduto neppure dopo molti anni, per
il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di dispiacere al
rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio stesso e questo é
paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è così insopportabile che
solo la denuncia libera da un peso insopportabile. Oppure il suicidio.
Perdonare
la gerarchia - E' incomprensibile che un'istituzione, la quale si proclama il
corpo di Cristo, si svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di
nascondere la sua responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè
se stessa. Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino:
"meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel
mare". La macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla
vittima. Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come
sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo ministro? Il
prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti. Verità e riforma sono
richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato, coperto e trascurato i propri
doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e nascosto sono colpevoli di scandalo.
Pochi vescovi hanno chiesto perdono per la loro negligenza, cecità e
collusione.
Eccesso
e abuso di autorità? - Molti auspicano che Roma si decida ad ascoltare il
"popolo di Dio", ma l'eccesso di potere acceca. I vescovi, convinti
che la loro autorità è da Dio, rigettano ogni critica come un attacco alla loro
persona. Il laicato è ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La
pedofilia potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare:
la frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di
interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una specie di
"onnipotenza", sono costretti a fare i conti con la loro
incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione di
scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di credere che la
gerarchia ha capito il loro trauma e l'orrore vissuti. I più, quasi
miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il loro corpo e la
loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di nuocere. Molti pedofili sono
stati riciclati, altre vittime sacrificate. Perfino la Commissione della
conferenza episcopale USA dice che non si è risposto a certe domande: perché li
avete coperti? Perché gli "offesi" sono stati ignorati? Perché le
gerarchie si sono rifiutate di rivedere il loro modo di amministrare? Perché
hanno persistito nella difesa della loro immagine? Il tragico incubo ha
svegliato il laicato dal coma spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni
capiscono che possono essere adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non
possono accettare le conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle
cattedrali americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire
che non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c'è più spazio
per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state devastate. Non è
in discussione il potere episcopale, ma il tradimento della fiducia, lo stupro
dell'anima, la falsità, l'amministrazione disonesta in nome della religione.
Per
concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente malvagio, voler linciare i
preti pedofili, quegli stessi che si voleva proteggere, occultare,
nascondere e non assumere le proprie responsabilità. Anch'essi, a loro volta,
sono vittime del sistema clericale, del suo secolare misoginismo,
omofobia, patriarcalismo, disprezzo della sessualità. E se si vogliono
mettere al muro i "soldati semplici", perché si continua a
promuovere, premiare i loro "generali", cioè i card. Law, i vescovi
omertosi e quelli che sono giunti al colmo di denunciare le vittime come nel caso di Agrigento? Il card. Law, condannato in
contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della "strage degli
innocenti" a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria Maggiore, dove
continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi, compreso quello del
principio di extraterritorialità. Si tratta di privilegi del tutto evangelici?
E' un buon esempio per i preti in galera? E' quello che farebbe il Cristo
con chi ha contribuito a rovinare la vita di centinaia d'innocenti?
L'educazione
sessuale, il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari
sono responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al "popolo di
Dio" e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i
seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per
l'Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema è
stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire seminari
minori camuffandoli come "semi-internati, scuole vocazionali"?
Uno
studio serio e coraggioso del problema porterebbe a soluzioni più consone con
la pratica apostolica, quando i "presbiteri" erano solo persone (si
sottolinei persone) mature, provate, stimate, scelte dalla comunità, al
servizio della stessa, non del proprio potere, da cui è nato il privilegio, la
casta e… la corruzione.
Preghiamo,
affinché questa "strage degli innocenti" non sia vana. Diamo alle
vittime, oltre alla palma del martirio, la soddisfazione di non essere state
sacrificate invano da mani consacrate. Ed andiamo a visitare in carcere i
poveri preti "colpevoli", perché sono anche loro creature di Dio e
forse meno responsabili di chi li ha "educati" e governati.
Distinti
saluti.
Umberto
P. Lenzi
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