Caro don Di Noto,
se il tuo sdegno
per l’olocausto degli innocenti
consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in fondo,
vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali
del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come i
suoi mandanti.
Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con
tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione
seminaristica sessuofoba e misogina non ha una qualche relazione di causa ed
effetto con questi fatti non certo “isolati”? Se per anni si induce il
candidato a ignorare, se non a cancellare la propria corporeità, si potranno
mai produrre presbiteri maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la
sessualità con gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea),
come potremo avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è
temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento
necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente
familiare (U.N. General
Assembly, Document
A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato della Città
del Vaticano non l’ha firmata).
Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, camuffati da “convitti o
semi-internati”, giustificando una segregazione vera e propria con la scusante:
“Ma vanno a casa il sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la
stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le
radici del crimine?
La Commissione indipendente,
quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:
“Molti testimoni
affermano, che (…) ai seminaristi è negato un
normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno
la maturità emozionale di un adolescente. La
mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad
alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare come alcuni
abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal
gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una
causa dell’incidenza degli abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i
seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i
ragazzi siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente,
ma anche emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere
rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le
diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente
sulla preparazione intellettuale a scapito di quella umana. (…) L’81% delle
vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è
caratterizzata da comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato
di routine chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi
non accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un
impedimento all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con
difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire problematiche
sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative al celibato che
possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi testimoni credono
che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e donne o adulti
consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono spesso
vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I vescovi
non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che
“non è affare di nessuno” è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede
alle sue promesse e vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del
vescovo, dei confratelli e dei parrocchiani”.
A ragione
affermi trattarsi di preti che non
avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo
ministero donato da Dio alla Chiesa.
Ma allora non
avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che hanno
collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente pedofili
da una parrocchia all’altra? Non sono complici dei misfatti successivi? Non
dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo
di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e
a godere dei loro privilegi.
E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può
rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei
credenti. (…) E' meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con
atti formali di "scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi
americani:
“I membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come lo scandalo
anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero domandarsi: perché i
vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono
gravemente peccaminose e l’inazione di
quei vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In
qualche modo, “il fumo di Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è
rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia
morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi sono
state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza, insensibilità,
segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i) relazione
inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare in
situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi
superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la
riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno
colto la gravità del problema. Hanno
trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa. Troppo
spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano bisogno di
assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che veri e propri
criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati alle autorità civili.
Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi
sono stati troppo indulgenti e desiderosi di cercare una scappatoia per se
stessi, favorendo il prete a scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al “clericalismo” – una
attitudine per cui preti e vescovi sono
un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del
diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto prevenire molti abusi se i suoi leader
avessero riportato le accuse alle autorità civili. (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato
le vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le
“informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che
perseguano questo obiettivo. Le vittime
non si rivolgevano alla forza pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa
stessa si occupasse del problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita,
una grave mancanza; e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio
pubblico, ha ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei
testimoni affermano che in molti casi i vescovi
non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di
rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di
poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o accettare
cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state emarginate e
ri-vittimizzate. Alcune si sono
suicidate. Altre soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni
sessuali. (…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi
non comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti
meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro drammi è
grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla
promulgazione delle Norme Essenziali,
molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi
hanno lasciato l’episcopato”.
In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni
istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore
dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento. 2-
La minaccia del processo ha indotto alcuni a
trascurare il loro dovere pastorale e a adottare un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno
riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un
problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni
legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 - Alcuni hanno
messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 - Il
codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete
pedofilo.
Affermi: L'abuso
sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta
la comunità cristiana.
Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà
considerato come un peccato,
non sentiremo mai l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità
giudiziarie? L’ha ammesso, nel tribunale di Boston, il
cardinal B. Law: "Non sapevamo fosse un crimine, pensavamo
che si trattasse solo di un peccato".
La Commissione afferma: “Il non aver riconosciuto che l’abuso
sessuale sul minore è un crimine e non
solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo
moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano
mai considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va in
prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è un
crimine, lo sbaglio deve risiedere in
qualche modo nel supporto legale di cui si
avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un evento traumatico;
se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è una “figura paterna” ed è
probabile che causi più danno, che l’abuso perpetrato da altri individui. (…) …
considerando gli abusi più come un disturbo “di identità sessuale” e non un
crimine o un peccato grave, i vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle
proprie responsabilità verso la società e verso la Chiesa”.
Se un’istituzione “divina” continua a considerare materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave,
come potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti
pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai
tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia
all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo mai “dalla parte”
delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni
parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se la legislazione continua
riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile;
se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo “status” o casta; se
un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per diffamazione una
vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di
grosso che non va?
Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli innocenti
meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la “giustizia
umana” prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica pare
considerarlo un peccato da “smacchiare” con un pellegrinaggio o un pio digiuno.
Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia (obbligo
morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma
quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela
con la carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i
danni, risarcire. E' una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici
penali di tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può
obliterare la giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la
carità, il perdono nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle
regole della convivenza civile. E' per questo che quando non si distinguono i
due piani della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e
uno da carnefice si dichiara vittima di un seminarista pedofilizzato!
Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura
catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio
della ragazza madre: "figlio del peccato" come se l'avesse generato
il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo l'istituto e l'assistenza non
la paternità/maternità “secondo Dio”. Un'ignominia, perché vuol dire che non
siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L'orfano
è una vergogna umana”. Non può esistere l'abbandonato se ci sono dei fratelli.
E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha
qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del problema e la sua
relativa vastità non furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si
pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi influenti chiesero
al Vaticano di istituire una procedura amministrativa per la rimozione dei
preti pedofili. La richiesta era basata, in parte, sulle lacune del sistema
canonico, che prevedeva la riduzione allo stato clericale quale punizione per
gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo un lungo processo, che richiedeva la
partecipazione della vittima. Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime
avrebbero subito un ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere imposta se il
prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in base a qualche
malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano stati mandati in
centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi psicologici, la
dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non
era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la
colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori.
Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l’appello
decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il
completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte
all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a
fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il
Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente
negli anni ’90, ma inutilmente. (…)
Molti attribuiscono l’immobilità Vaticana ad una generica riluttanza ad
interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente Americano. (…)
Il Codice di Diritto Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale
di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia, sebbene
il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la dismissione dal
ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole negligenza mancasse
di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa ufficiale statunitense
ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati
Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del
canone 1395”.
Caro don Di Noto,
anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia,
coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e
vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause
profonde della pedofilia clericale; a non minimizzare “Tanto in Italia si
tratta solo di una cinquantina di casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è
troppo facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i
nostri scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel
dire che da noi si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai
emergere il resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà
senza fine.
Così, non sia.
PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:
1- R. Sipe,
T. Doyle, P. Wall, Sex, priests &
secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli
anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti
anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le
cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già condannati e di
oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si
noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o diventa incline
all’omosessualità)
2- La
rivista internazionale di teologia, Concilium,
dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto significativo: “Il
tradimento strutturale della fiducia”.